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Duplice femminicidio Villa Pamphilj, la Procura chiede l’ergastolo per Francis Kaufmann: “Manipolatore narcisista”

26 October 2026 at 17:13

Chiesto l’ergastolo con isolamento diurno per tre anni per Francis Kaufmann, presunto autore di un duplice femminicidio nel giugno 2025 a Villa Pamphilj. La Procura di Roma contesta al 47enne il duplice omicidio aggravato della compagna Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda di appena 14 mesi: secondo l’accusa, l’uomo ha soffocato la prima e strangolato la seconda. I corpi delle donne furono trovati nel parco romano a distanza di pochi metri l’uno dall’altro. Nella requisitoria il pm Antonio Verdi ha sostenuto che l’imputato è un “persona lucida, un narcisista patologico con capacità manipolatorie, un impostore”, e ha puntato il dito contro gli agenti della polizia che non hanno agito come avrebbero dovuto: Kaufmann era stato fermato in strada dalle forze dell’ordine due giorni prima del ritrovamento dei corpi, quando la compagna era già morta, visibilmente ubriaco e in compagnia della piccola Andromeda.

Nel processo, la difesa ha chiesto e ottenuto una perizia psichiatrica: la salute mentale di Kaufmann, che in aula si era presentato con il nome di Rexal Ford, non sarebbe stata compromessa al punto da rinvenire limitazioni alla capacità di intendere e di volere del soggetto; tuttavia, lo scorso maggio il giudice aveva deciso di sospendere il processo e di trasferire l’uomo in una struttura del servizio psichiatrico. Sono inoltre stati sentiti quattro testimoni che sostengono di aver visto l’imputato con in braccio una bambina aggirarsi nei dintorni di villa Pamphili poche ore prima del ritrovamento dei due cadaveri.

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“Il nipote del boss fotografato col politico FdI, chiedeva di votare per lui”: l’inchiesta de Lo Stato delle cose

26 October 2026 at 14:40

Il nipote del boss mafioso avrebbe fatto campagna elettorale per un candidato di Fratelli d’Italia. A raccontarlo è l’ultima puntata dell’inchiesta de “Lo Stato delle cose”, la trasmissione condotta da Massimo Giletti, che da diverse settimane indaga sul rischio delle infiltrazioni mafiose nel mondo degli appalti per le pulizie negli ospedali. L’inviato Silvio Schembri ha ricostruito come molti appartenenti della famiglia Genova lavorino persino all’interno del Tribunale di Palermo. Quasi tutti sono incensurati e occupano posti al vertice delle ditte che si occupano di pulizie negli uffici pubblici.

Anche Nino Genova è stato a capo dell’area operativa della ditta Dusmann, una delle aziende che si occupano delle pulizie negli uffici pubblici. Incensurato, nipote del boss detenuto Salvatore Genova, la trasmissione Rai ha trovato una sua foto con Fabrizio Ferrara, deputato regionale di FdI. Un testimone che ha lavorato per Nino Genova, inoltre, racconta che proprio il parente del boss avrebbe chiesto di votare per Ferrara alle ultime elezioni del 2022. Lo Stato delle cose è in onda stasera su Rai3 alle 21 e 15.

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Crotone, pagato 2,45 euro l’ora per accudire 20 cavalli: operaio sfruttato in un maneggio. Arrestato il titolare

26 October 2026 at 13:47

Lavorava per dieci ore al giorno, con una retribuzione di 2,45 euro l’ora, senza dispositivi di protezione. Erano queste le condizioni a cui era sottoposto un cittadino extracomunitario privo di permesso di soggiorno in provincia di Crotone, dove questa mattina i carabinieri del Nucleo ispettorato dal lavoro hanno arrestato il titolare del maneggio. Il blitz anticaporalato ha permesso di fare luce sulle condizioni disumane a cui era sottoposto l’operaio, costretto a lavorare in totale solitudine per dieci ore al giorno per sei giorni alla settimana e privo di qualsiasi dispositivo di protezione individuale (dpi), che accudiva oltre 20 cavalli e puliva le relative stalle.

I carabinieri, su richiesta del procuratore della Repubblica di Crotone, Domenico Guarascio, hanno sottoposto a sequestro preventivo i box e i manufatti del maneggio. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, l’indagato avrebbe approfittato dello stato di bisogno e di clandestinità della vittima, adescandola con la falsa promessa di aiutarla a regolarizzare la propria posizione sul territorio italiano. Secondo l’accusa, l’imprenditore aveva vessato il cittadino extracomunitario, costretto a vivere in totale isolamento e gravemente sfruttato. Il titolare del maneggio è stato posto agli arresti domiciliari per illecita intermediazione e sfruttamento lavorativo.

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Il pm chiede il carcere per Youssef Siher: “Può sviluppare strategia rivoluzionaria”

26 October 2026 at 12:56

Youssef Siher, il ricercatore 30enne italiano di origini marocchine, fermato su disposizione della Procura di Milano per essere la presunta “mente” del canale social Movimento 17 ottobre, avrebbe avuto una conoscenza degli strumenti informatici tale da poter “sviluppare una strategia rivoluzionaria“. È uno degli elementi valorizzati dai pm nella richiesta di convalida del fermo e di applicazione della misura cautelare in carcere, nella quale si ritiene sussistente, oltre al pericolo di fuga, anche quello di reiterazione del reato.

Il 30enne, che si trova al carcere di San Vittore, è accusato di istigazione a delinquere con l’aggravante della finalità del terrorismo e dal mezzo informatico e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche (reato quest’ultimo che fa parte dell’ultimo decreto del governo). La procura, nella richiesta firmata dal procuratore Marcello Viola e dalla pm Francesca Crupi, ritiene che Siher abbia assunto “un profilo di spicco nel movimentismo” ed era “conoscenza degli strumenti informatici idonei a sviluppare una strategia rivoluzionaria anche attraverso la pubblicazione di comunicati utili a concentrare in piazza migliaia di persone“. Le istruzioni fornite agli utenti “denotano un chiaro disegno strategico nel senso che le piazze indicate come luogo di concentramento risultavano per l’appunto strategiche al fine di impedire i controlli delle forze dell’ordine. Sull’ideologia manifestata tale da far ritenere insufficienti gli arresti domiciliari”, si sottolinea nel provvedimento.

Quanto al pericolo di fuga “appare evidente la sussistenza”, scrivono i pm. Sebbene Siher sia “italiano di seconda generazione”, per la Procura “ha dimostrato di avere particolari abilità e capacità di muoversi e di aver contatti relazionali che lo potrebbero aiutare a far perdere le sue tracce”.

Secondo quanto trapela, sarebbe finita al centro degli accertamenti degli investigatori anche una chat WhatsApp. Da quanto si è saputo, infatti, si indaga anche sugli ultimi contatti che Youssef Siher avrebbe avuto prima di essere rintracciato e sottoposto a perquisizioni informatiche la mattina del 24 ottobre. Dal suo notebook, infatti, a cui la Polizia Postale ha potuto accedere perché non protetto da password, a differenza del telefono (lui si è rifiutato di comunicare la chiave di accesso), risultava, si legge negli atti, che il 30enne avesse utilizzato quel “devices in questione anche per collegarsi al proprio whatsappweb dove all’interno era attivo l’account denominato Youssef Siher”. E in questa pagina “si poteva riscontrare la presenza di diversi messaggi da parte di terzi che chiedevano informazioni sulla manifestazione del 24 ottobre”. Negli atti del provvedimento di fermo, come già emerso anche ieri, né in quelli della richiesta di convalida e di custodia cautelare in carcere, non c’è alcun elemento su presunti contatti tra Siher e hacker filorussi.

“Per lo smartphone l’indagato non ha fornito le credenziali di accesso”, hanno scritto i pm negli atti. Sul telefono sotto sequestro, ad ogni modo, si tenterà comunque di accedere nell’ambito delle indagini in corso, probabilmente con accertamenti irripetibili. Si sta analizzando, intanto, anche altro materiale trovato negli altri dispositivi sequestrati. In un’annotazione del 24 ottobre della Polizia Postale, che conduce le indagini assieme alla Squadra mobile e alla Digos della Polizia, si dà conto di come Siher avesse attiva sul suo notebook anche “l’applicazione Telegram Desktop configurata” con il suo account e che nella “sezione Comunicati del Movimento 17 Ottobre risultavano attivi i due messaggi programmati relativi all’indicazioni della piazze in cui concentrarsi” sabato scorso. Il 30enne, scrive la Procura, aveva “programmato l’invio, rispettivamente per le ore 14.31 e 15.31, di disposizioni organizzative sui luoghi ossia le varie piazze d’Italia, dove gli appartenenti al citato gruppo Telegram ed i loro adepti avrebbero dovuto riunirsi”. Messaggi che, però, non sono mai partiti, perché sono scattate le perquisizioni e i sequestri a suo carico.

L’udienza di convalida, davanti alla giudice per le indagini preliminari di Milano Tiziana Landoni, è attesa per domani, martedì 27 ottobre.

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Operaio muore sul lavoro in un’azienda agricola a Brindisi schiacciato da un macchinario

26 October 2026 at 12:52

Un operaio di 51 anni è morto in un’azienda agricola di Brindisi, schiacciato da un macchinario che stava trasportando. L’incidente sul lavoro è avvenuto nelle campagne tra il capoluogo adriatico e San Pietro Vernotico. Sul posto è intervenuto il personale sanitario del 118, ma i tentativi di rianimare l’uomo di Cellino San Marco sono stati vani.

La dinamica dell’incidente è ancora da chiarire e sul posto è intervenuto anche il personale del servizio per la prevenzione e la sicurezza negli ambienti di lavoro (Spesal) per verificare il rispetto delle norme sulla sicurezza e accertare eventuali responsabilità.

La Polizia locale di Brindisi sta effettuando sul posto ulteriori accertamenti per chiarire la dinamica esatta che ha portato al decesso dell’operaio. Si tratta del quinto morto sul lavoro oggi. La notizia dell’operaio 51enne segue quella dell’incidente di stamattina nell’Agrigentino, in cui hanno perso la vita quattro operai in un incidente frontale con un tir.

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Femminicidio Giulia Tramontano: riconosciuta la premeditazione per Alessandro Impagnatiello nell’appello bis

26 October 2026 at 12:39

La Corte d’Appello di Milano ha riconosciuto l’aggravante della premeditazione per Alessandro Impagnatiello, condannato in primo e secondo grado per il femminicidio della compagna Giulia Tramontano, uccisa con 37 coltellate il 27 maggio 2023 a Senago, nel Milanese, mentre era incinta di sette mesi di loro figlio. La decisione arriva alla fine di un secondo processo di appello.

Nel primo processo d’appello, pur confermando l’ergastolo, la Corte non aveva riconosciuto l’aggravante della premeditazione in quanto, secondo i giudici, l’avvelenamento della donna era finalizzato a provocare un aborto, non ad ucciderla. La Procura generale aveva impugnato la sentenza nella parte in cui questa aggravante era esclusa e la Cassazione le aveva dato ragione, disponendo così l’appello bis.

La decisione è fondamentale per ciò che concerne l’esecuzione della pena, poiché comporta un “isolamento diurno di tre mesi“. Tra 45 giorni saranno pubblicate le motivazioni. Applausi e abbracci tra i familiari di Giulia Tramontano e l’avvocato Nicodemo Gentile alla lettura della sentenza. “Penso che Impagnatiello e la sua famiglia dovrebbero essere l’esempio del fallimento sociale”, aveva detto la sorella della vittima prima dell’ingresso in aula.

La procuratrice generale Maria Pia Gualtieri aveva chiesto il riconoscimento dell’aggravante “per mettere a posto le cose e dare il giusto nome” ai fatti, anche se “la decisione non potrà far tornare in vita la povera Giulia Tramontano”, ma è necessaria perché “ci sono azioni che non possono essere dimenticate, ma sono espressione della massima intensità del dolo”. Per Gualtieri, l’aggravante serve a restituire il senso della “brutale personalità” dell’imputato: “Impagnatiello – ha affermato – ha avuto tutto il tempo per ritornare sulla sua decisione, ma non lo ha fatto. Ha voluto determinare la morte di Giulia per continuare la sua relazione con l’altra donna”.

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Incidente tra auto e tir su una statale nell’Agrigentino: morti quattro operai

26 October 2026 at 08:24

Quattro operai sono morti in un incidente stradale nell’Agrigentino. Si stavano dirigendo al lavoro nelle campagne quando l’auto sulla quale viaggiavano, una Fiat Punto, si è scontrata frontalmente, poco prima delle 7, con un tir condotto da un uomo di 43 anni. Un impatto violentissimo che non ha lasciato scampo ai quattro operai.

L’incidente è avvenuto lunga la strada statale 123 in territorio di Naro, Agrigento. Ai sanitari del 118 giunti sul luogo dello scontro non è rimasto che constatarne il decesso. L’uomo alla guida del mezzo pesante, invece, è rimasto illeso.

Le vittime sono tutte originarie di Canicattì: Antonio Agrò, 64 anni; Diego Giordano, 53 anni; Antonino Di Vincenzo, 60 anni e Gioacchino Liborio. I vigili del fuoco hanno estratto i corpi degli operai dalla vettura accartocciata per l’impatto violento col tir. Carabinieri e polizia hanno eseguito i rilievi per ricostruire la dinamica dell’incidente mortale. Il traffico sulla statale è rimasto bloccato per permettere la rimozione dei mezzi.

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