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Brasile, il ritorno di Lula spiazza i mercati: conti pubblici e tassi al centro delle preoccupazioni

27 October 2026 at 17:30

La sorprendente vittoria di Lula, le prevedibili sfide di governo

La vittoria di Luiz Inácio Lula da Silva al ballottaggio delle elezioni presidenziali in Brasile ha sorpreso sia gli investitori sia gli istituti che elaborano sondaggi. I mercati si erano posizionati in vista di una vittoria di Flávio Bolsonaro, dopo il primo turno e il rafforzamento della rappresentanza conservatrice in Parlamento. Lula, 81 anni, ha invece conquistato uno storico quarto mandato presidenziale, spingendo i mercati a rivedere le aspettative fiscali e monetarie per la più grande economia dell’America Latina.

L’analisi

La vendita degli asset brasiliani seguita alla rielezione di Lula mostra che molti investitori si erano posizionati in vista di un cambio di presidente. Tuttavia, le prospettive per l’economia brasiliana sono più stabili di quanto suggeriscano le oscillazioni degli asset del Paese, anche se una certa volatilità dei mercati è comprensibile, data la complessa storia delle politiche economiche brasiliane.

Nonostante la clamorosa rimonta politica di Lula, la composizione del Congresso brasiliano conta almeno quanto il risultato delle elezioni presidenziali. Nelle elezioni legislative svoltesi il 5 ottobre, insieme al primo turno delle presidenziali, i partiti conservatori hanno rafforzato la propria presenza in entrambe le Camere del Congresso. Il Partito Liberale di Bolsonaro ha ottenuto la più ampia rappresentanza parlamentare di un singolo partito dall’entrata in vigore della Costituzione del 1988, soprattutto al Senato. La sua maggiore influenza, insieme a quella degli altri rappresentanti conservatori, renderà più complessi i rapporti di Lula con il Parlamento.

Gli impegni di spesa di Lula, costosi, assunti durante la campagna elettorale dipendono dall’approvazione del Congresso. La composizione più conservatrice del Parlamento probabilmente limiterà l’espansione fiscale e potrebbe imporre un approccio pragmatico alla politica economica. Le voci progressiste che hanno sostenuto la vittoria di Lula potrebbero acquisire maggiore influenza, ma la realtà parlamentare ostacolerà cambiamenti significativi rispetto all’attuale quadro di politica economica. I mercati ricalibreranno le proprie valutazioni sui fondamentali del Brasile nel medio periodo, riconoscendo che Lula probabilmente accetterà alcuni vincoli e porterà avanti il proprio programma attraverso un Parlamento che né il suo partito né i suoi alleati hanno mai dominato.

Credibilità fiscale

Per il momento, prevediamo che il Brasile registrerà un moderato rallentamento economico a causa degli effetti ritardati degli elevati tassi d’interesse reali della Banca centrale del Brasile (BCB), che prevalgono sugli interventi di sostegno mirati che Lula ha fatto approvare dal Congresso uscente. Prevediamo che il Brasile registri una crescita del prodotto interno lordo (Pil) reale dell’1,8% nel 2026, in rallentamento all’1,6% l’anno successivo.

La fragilità del real brasiliano dopo le elezioni potrebbe determinare un andamento dell’inflazione complessiva leggermente più elevato, oltre agli effetti dei prezzi dei prodotti energetici. Tuttavia, un’impennata dell’inflazione è improbabile se la BCB riuscirà a stabilizzare l’andamento del real e le aspettative d’inflazione del settore privato attraverso una politica monetaria relativamente restrittiva.

La credibilità fiscale sarà probabilmente il tema determinante del quarto mandato di Lula. Durante la campagna elettorale, le sue promesse populiste sono state stimate in circa lo 0,3-0,5% del Pil. Sebbene modesti se considerati isolatamente, questi impegni arrivano mentre il Brasile fatica a mantenere gli obiettivi di un piccolo avanzo primario proposti da Fernando Haddad, ex ministro delle Finanze di Lula.

Brasile, il ritorno di Lula spiazza i mercati: conti pubblici e tassi al centro delle preoccupazioni

È troppo presto per prevedere quali saranno le priorità di spesa di Lula nel 2027, ma l’attuale quadro fiscale sarà difficile da gestire, date le conseguenze volatili sui mercati dei capitali. Finanziare nuove spese attraverso un aumento della tassazione sarà altrettanto difficile, data la complessità del sistema fiscale brasiliano, mentre tagliare altre voci di spesa sarebbe politicamente complicato. I mercati seguiranno con attenzione la scelta della persona che Lula nominerà a dicembre per affrontare queste questioni di politica economica. Sarà la prima importante occasione per il presidente rieletto di tranquillizzare gli investitori.

Sul fronte della politica monetaria, gli investitori rivedranno le aspettative di rapidi tagli dei tassi d’interesse. L’ottimismo riguardo a un ulteriore allentamento monetario aveva riflesso in parte le aspettative di una vittoria di Bolsonaro e le speranze di un maggiore slancio nelle riforme fiscali.

I dati economici più recenti suggeriscono che la stretta monetaria sta producendo effetti sull’economia, con una certa moderazione dell’attività e dei consumi. I funzionari della banca centrale continuano a definire restrittiva la politica monetaria, il che implica che un ulteriore allentamento sia possibile. Tuttavia, è probabile che i responsabili della politica monetaria attendano maggiori certezze sulla politica fiscale prima di riprendere il ciclo di tagli dei tassi.

Prevediamo pertanto che la BCB manterrà un approccio prudente, lasciando invariati i tassi d’interesse nei prossimi sei mesi, mentre la nuova amministrazione chiarirà le proprie priorità fiscali. Il nostro scenario centrale prevede quindi un allentamento graduale, a partire dall’attuale tasso ufficiale del 13,75%, fino a portare i tassi intorno al 12,25% entro la fine del 2027. I rischi, tuttavia, sono orientati verso un numero inferiore di tagli qualora le preoccupazioni fiscali dovessero intensificarsi.

Brasile, il ritorno di Lula spiazza i mercati: conti pubblici e tassi al centro delle preoccupazioni

Le elezioni hanno anche implicazioni internazionali. I rapporti tra le amministrazioni Lula e Trump si sono rivelati complessi e potrebbero riemergere ulteriori controversie commerciali. Bolsonaro aveva condotto la campagna elettorale promettendo relazioni più strette con la Casa Bianca, sostegno alle iniziative di friend-shoring e fonti alternative di approvvigionamento di terre rare strategiche, un mercato dominato dalla Cina.

La Cina resta di gran lunga il principale partner commerciale del Brasile, rappresentando il 29% delle esportazioni brasiliane in valore nel 2025. Il Brasile esporta quindi verso la Cina quasi tre volte quanto esporta verso gli Stati Uniti, rendendo la domanda cinese di prodotti brasiliani una fonte essenziale di ricavi. La vittoria di Lula significa che saranno mantenute relazioni amichevoli con la Cina.

Implicazioni per gli investimenti

Per gli investitori, la conseguenza immediata è il perdurare della volatilità. Il risultato elettorale impone ai mercati di ricalibrare le aspettative sulla politica fiscale e monetaria e sulle riforme. Il Brasile deve affrontare ostacoli economici, tra cui una crescita debole della produttività, carenze infrastrutturali, un sistema fiscale complesso e bassi livelli di investimento nel lungo periodo. Tuttavia, il Paese resta vincolato e sostenuto dallo stesso quadro istituzionale esistente prima del voto: una banca centrale indipendente, regole fiscali e un Congresso frammentato. Nel loro insieme, questi fattori dovrebbero limitare la portata di cambiamenti radicali delle politiche economiche in entrambe le direzioni.

Consideriamo eccessiva la forte svendita degli asset brasiliani dopo le elezioni, che ha cancellato tutti i guadagni del Paese dall’inizio di luglio, rispetto alla probabilità di un’ampia continuità delle politiche economiche. Manteniamo pertanto la nostra preferenza per le azioni brasiliane.

A nostro avviso, le incertezze legate alle elezioni erano già incorporate nei prezzi di mercato, insieme a valutazioni interessanti, rendimenti da dividendi interessanti e fattori ciclici favorevoli agli utili. Il recente calo ha riportato le valutazioni a livelli interessanti e ci aspettiamo una ripresa nelle prossime settimane, con il ridursi dell’incertezza politica. In un mercato azionario globale fortemente esposto all’intelligenza artificiale, le azioni brasiliane offrono anche vantaggi in termini di diversificazione.

Brasile, il ritorno di Lula spiazza i mercati: conti pubblici e tassi al centro delle preoccupazioni

I fattori che determinano gli utili delle imprese brasiliane sono in larga misura legati alla domanda interna e alle materie prime, offrendo una fonte di rendimento relativamente indipendente dal ciclo degli investimenti nell’intelligenza artificiale. Inoltre, le abbondanti risorse naturali del Paese contrastano con i vincoli energetici e infrastrutturali affrontati da alcune economie sviluppate. Ciò non solo sostiene i vantaggi competitivi del Brasile, ma potrebbe anche accrescerne l’importanza strategica in un’economia globale sempre più caratterizzata da scarsità di risorse e frammentazione. Da quando Lula ha concluso il suo secondo mandato nel 2011, la composizione degli indici dei mercati emergenti ha continuato a cambiare in seguito alla performance del settore tecnologico in Corea del Sud e Taiwan. Questi due mercati rappresentano oggi la metà dell’indice MSCI Emerging Markets in termini di capitalizzazione. Di conseguenza, il peso del Brasile nell’indice è sceso dal 15% di 15 anni fa al 5% attuale.

Il settore tecnologico dei mercati emergenti continua a essere una delle nostre preferenze azionarie, insieme a Taiwan e Corea del Sud, sostenuto dal perdurare del ciclo di investimenti nell’intelligenza artificiale. Per i mercati obbligazionari, l’attenzione alla credibilità fiscale espone i rendimenti dei titoli di Stato brasiliani in valuta locale al rischio di un brusco rialzo, nonostante i tassi d’interesse reali siano già elevati. Le scadenze più lunghe potrebbero subire pressioni qualora le preoccupazioni sulla sostenibilità del debito aumentassero il premio richiesto dagli investitori.

Un eventuale indebolimento della valuta potrebbe inoltre limitare i tagli dei tassi d’interesse attesi dai mercati. È plausibile un rialzo iniziale di circa 150 punti base, con i rendimenti dei titoli a cinque anni che potrebbero raggiungere il 15% entro la fine del 2026. Anche il debito sovrano denominato in dollari è esposto a un ampliamento degli spread di circa 50-60 punti base rispetto ai Treasury statunitensi, portando le valutazioni più vicino a quelle dei titoli sovrani con un rating inferiore di un livello. L’aumento dei costi di finanziamento interni accrescerebbe l’onere del debito e potrebbe alimentare maggiori aspettative di emissioni sui mercati internazionali. La stabilizzazione dipenderà dalla credibilità degli impegni fiscali del governo.

Prevediamo che il real brasiliano si indebolisca fino a circa 5,50 per dollaro nei prossimi mesi, riflettendo le incertezze sulla politica fiscale. Nel più lungo periodo, la valuta dovrebbe poi oscillare intorno a quota 5,20 per dollaro. La valutazione del real appare equa, anche tenendo conto del crescente profilo del debito brasiliano. I prezzi elevati delle materie prime e i tassi d’interesse reali storicamente alti dovrebbero fornire un sostegno. La nomina del ministro delle Finanze, probabilmente intorno a dicembre, potrebbe rappresentare un ulteriore fattore in grado di influenzare il cambio.

Di Homin Lee (Senior Macro Strategist, Banque Lombard Odier & Cie SA) e Patrick Kellenberger (Emerging Market, Equity Strategist, Banque Lombard Odier & Cie SA)

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Brasile, mistero su Flavio Bolsonaro: “È fuggito dal Paese per non farsi arrestare”. Fonti Usa: “Sta venendo qua”

27 October 2026 at 17:04

Nemmeno il tempo per il suo partito di riconoscere la vittoria dell’avversario alle ultime presidenziali, Luiz Inácio Lula da Silva, che scoppia un caso intorno a Flavio Bolsonaro. Il figlio dell’ex presidente Jair, secondo quanto riportato dai media locali, ha lasciato il Brasile fuggendo negli Stati Uniti, con un passaggio intermedio in Argentina. A conferma di questo, scrive Reuters, c’è la testimonianza di due funzionari americani che confermano l’imminente arrivo nel Paese del candidato sconfitto in Brasile. Anche altri media hanno confermato la ricostruzione citando, invece, persone vicine alla famiglia.

La polizia aveva deciso in giornata di annullare il passaporto del candidato di destra brasiliano dopo il suo rifiuto, il giorno precedente, di consegnarlo spontaneamente alle autorità, come richiesto. Lui stesso sui social aveva raccontato: “Sono andato a trovare mio padre, che come sapete è agli arresti domiciliari. E mentre stavo uscendo, la Polizia Federale di Lula era alla sua porta, in mezzo alla strada. Mi hanno ordinato di consegnare i passaporti e mi hanno anche proibito di lasciare il Paese”. Una delle ipotesi è che la decisione delle autorità fosse legata alla richiesta alla Corte Suprema del deputato Lindbergh Farias, schierato con Lula, di sequestrare il documento perché coinvolto anche lui nelle indagini in corso sul fratello, Eduardo, circa lo scandalo dei finanziamenti al film sulla vita del padre, Dark Horse. Nella denuncia, Lindbergh sostiene che esista un collegamento tra le azioni di Eduardo negli Stati Uniti, la campagna internazionale per le sanzioni contro i giudici della Corte Suprema e il finanziamento illecito al film.

Adesso, però, la priorità è diventata quella di capire come abbia fatto Flavio Bolsonaro a lasciare il Paese. La Polizia federale sta verificando i registri ai valichi di frontiera e quelli dei voli per capire come abbia lasciato il Paese. Indagini partite dopo che il sito argentino Infobae, scrive Folha de S.Paulo, ha riferito che Bolsonaro avrebbe preparato la sua fuga nella notte, attraversando la frontiera con l’Argentina, passaggio che sulla base dell’accordo tra i Paesi del Mercosur è possibile fare con la sola carta d’identità, quindi anche senza passaporto. A quel punto, avrebbe trovato un jet privato per volare negli Usa. Il governo di Javier Milei nega però che sia entrato nel Paese.

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Ha un problema di incontinenza durante la gara di powerlifting, Renata Touma decide di pubblicare il video: “La forza non si misura solo dal peso che sollevi”

27 October 2026 at 12:00

Un messaggio importante arriva dal Brasile e dall’atleta 28enne Renata Christina Touma: una situazione di potenziale imbarazzo può diventare invece l’occasione per raccontare qualcosa di nascosto. Che cosa è successo? Touma è stata vittima di un inconveniente durante una gara di powerlifting, la ‘Copa SP de Levantamento Terra’: mentre stava eseguendo la prova di stacco da terra, tentando di sollevare la bellezza di 192,5 kg, la 28enne ha avuto una piccola perdita urinaria. Il video è subito diventato virale, ma Touma non si è nascosta. Anzi, ha deciso di postarlo lei stessa, per raccontare con grande naturalezza come l’incontinenza urinaria da sforzo sia una condizione comune tra le atlete che praticano discipline come il powerlifting o il sollevamento pesi.

Perdere il controllo della propria vescica durante il massimo sforzo, in questo caso per sollevare quasi due quintali, può essere spiacevole ma ha una spiegazione fisiologica: lo sforzo può portare alla perdita di controllo dei muscoli del pavimento pelvico. Per questo, Renata Touma ne ha parlato pubblicamente: “Sei tu a controllare la tua storia. Nessun altro. La forza non si misura solo dal peso che sollevi, ma dalle scelte che fai, dalla disciplina che sviluppi e dal modo in cui reagisci alle sfide“, ha scritto su Instagram.

La 28enne brasiliana ha spiegato con sincerità che appunto l’incontinenza non è un fatto raro tra le atlete di forza: “Non puoi controllare tutto quello che succede”. Ma ha chiarito anche che non ha nessuna intenzione di fermarsi. Anzi, proverà nuovamente a sollevare i 192,5 kg, che sarebbe il suo nuov record personale: “È in questo spazio che risiede il potere: nella tua capacità di agire, perseverare e continuare a costruire il tuo percorso. La domanda è: cosa farai con quello che hai tra le mani?”, ha concluso Touma.

In un altro post, la brasiliana ha spiegato nel dettaglio la scelta di pubblicare il video e di non nascondere quanto accaduto: “Viviamo in un’epoca in cui la perfezione, che semplicemente non esiste, viene promossa quotidianamente sui social media. Mostriamo i nostri successi, le nostre migliori angolazioni, i nostri risultati e spesso nascondiamo tutto ciò che non è andato come previsto“. Poi Touma ha aggiunto: “Ma portare la vita reale dentro di essa è importante. Forse, soprattutto, in un ambiente in cui molte persone si sentono sotto pressione per apparire sempre perfette”.

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Per Lula elezione record, ma la sfida è appena iniziata: Bolsonaro punta al sabotaggio e gli Usa sono sempre più lontani

27 October 2026 at 08:51

In venti giorni, Luiz Inácio ‘Lula’ Da Silva – rieletto presidente al ballottaggio del 25 ottobre – ha guadagnato 10,3 milioni di voti in più rispetto al primo turno. E alla fine ha staccato di 4,4 milioni di voti l’avversario Flávio Bolsonaro, che pure partiva in vantaggio (2,2 milioni di voti). Ed è la prima volta, dal 1989 – anno in cui il Brasile è tornato alle urne dopo vent’anni di dittatura e altri quattro di transizione – che chi perde al primo turno vince al ballottaggio. “Non era mai successo”, scrive su ‘O Globo’ l’analista Bernardo Franco Mello, elencando altri elementi inediti dell’elezione: “Non era mai stato eletto un presidente all’età di 80 anni. Nessuno era mai stato eletto quattro volte per governare il Brasile“. Lula ha anche invertito il risultato pro-Bolsonaro che al primo turno era stato registrato in 211 municipi che prima avevano votato il figlio di Jair: la maggior parte di loro (76) si concentra a Minas Gerais, lo stato che ha deciso l’elezione seguito da São Paulo, Paraná, Rio do Grande Soul e altri. Al ballottaggio è anche diminuita l’astensione rispetto al primo turno, dal 21,08% al 19,21%, la più bassa dal 2006, sommando circa 3 milioni di voti all’elezione. Inoltre, i voti bianchi/nulli sono diminuiti di 1,53% (1,8 milioni circa).

I social: ponte con le classi subalterne – Lula ha anche saputo mobilitare il voto delle donne (58,9%) e dei giovani tra 16 e 24 anni (49,8%). Forte del voto delle classi popolari, dove si registrano 30 milioni di persone che hanno superato la povertà grazie ai programmi di welfare, Lula ha ottenuto anche il voto moderato, fuggito in massa dall’hate speech di Bolsonaro. La chiave, spiegano gli attivisti del Partito dei lavoratori a Ilfattoquotidiano.it, è stata il cosiddetto “Exército do Lula”, una rete di attivisti digitali nata per innovare il discorso del candidato 80enne e aggirare la censura di Meta. “Abbiamo parlato con il linguaggio dei Social – spiega il deputato André Janones, stratega di campagna di Lula – e abbiamo trasformato un canale WhatsApp in una macchina elettorale capace di connettere direttamente con il popolo”. Campagna rafforzata dalla Par condicio algoritmica imposta dal Tribunale supremo elettorale a Meta, i cui Social – previo intervento umano – si erano indebitamente sbilanciati a favore di Bolsonaro. “Lula ha saputo articolare la dimensione virtuale con quella territoriale”, ha commentato l’analista Beatriz Stolowicz, dello storico Istituto messicano della Radio.

La sfida: unire il Paese, nonostante Bolsonaro – La comunicazione politica sarà chiave anche dopo il voto là dove il Lula IV affronta già le insidie di Bolsonaro, che – svelano alte fonti a Ilfatto.it – userà la sua maggioranza relativa del Partito liberale al Congresso (121 deputati) e al Senato (28) come megafono per contestare la validità del risultato, tenere alta la tensione e ostruire l’attuazione del programma elettorale progressista. Bolsonaro – a cui è stato sequestrato il passaporto su provvedimento del magistrato della Corte suprema Alexandre Moraes, causa indagini per riciclaggio – punta a far fronte comune con altre formazioni di opposizione (tra cui socialdemocratici e repubblicani) per porre il veto su eventuali emendamenti costituzionali in materia tributaria e bloccare l’approvazione della Legge di bilancio, nell’intento di tagliare fondi in materia ambientale, di diritti o pari opportunità.

I “patti di governabilità” con il centro – Ma anche Lula gioca già le sue carte: il leader 80enne cerca già “patti di governabilità” con le formazioni di centro, che risulta comunque frammentato, attraverso la rielezione di figure moderate alla guida della Camera (Hugo Motta) e del Senato (Davi Aicolumbre). Il tentativo è quello di pacificare un Paese lacerato da divisioni politiche e sociali, promettendo – come affermato nella notte del 25 ottobre – di “governare per 215 milioni di brasiliani”. In gioco c’è anche un programma elettorale basato su pilastri come Istruzione, attraverso l’espansione del sussidio Pé-de-Meia a contrasto dell’abbandono scolastico, mobilità urbana (garantendo trasporto pubblico alle periferie) e altre politiche di Welfare come il programma Bolsa Familia e Minha Casa, Minha vida, alleanza tra pubblico e privato che punta a raggiungere 10 milioni di brasiliani entro fine mandato. Altrettanto importante risulta il condono a 3,6 milioni di microimprenditori, molti di loro provenienti dai ceti più umili del Paese, come ambulanti – venditori di cibo, piccoli banchi di frutta nei mercati rionali -, idraulici, elettricisti, sarti e altre figure alla base del tessuto economico brasiliano e che insieme rappresentano il 30% del Pil locale.
Commercio estero: rotte alternative – Altra sfida importante riguarda il commercio estero, che equivale al 32% del Pil, là dove Donald Trump parla ancora di «elezione truccata», nonostante le presunte simpatie per Lula, e mantiene la propria linea di fermezza in materia di dazi. Il presidente brasiliano cerca così nuovi mercati di export con i Brics, in particolar modo Cina e India, e con l’Europa mediante l’accelerazione dell’accordo Ue-Mercosur. È anche scontro con i mercati finanziari, che puntavano tutto sul cavallo sbagliato: l’Ibovespa è crollato del 16,6% (una delle peggiori cadute dal 1998), Petrobras a -30% e il dollaro ha staccato il real di +12%.

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