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Bollo auto, l’esenzione aiuta i meno abbienti ma il governo non sa come finanziarla dal 2028. L’Ufficio di bilancio: “Criticità”

27 October 2026 at 19:38

Se nella prossima manovra arriverà un’estensione dell’esenzione dal bollo auto ai van delle famiglie numerose si saprà solo mercoledì, al termine del Consiglio dei ministri. Intanto a escludere la possibile trasformazione in misura permanente dello stop del pagamento del bollo, che solo per il prossimo anno costa circa 2,36 miliardi di euro, è l’Ufficio parlamentare di bilancio (Upb) che, in un focus, mette in guardia: richiederebbe risorse finanziarie di carattere strutturale e il governo non ha ancora trovato le coperture. Ma l’Upb conferma pure che l’esenzione valida solo per il 2027 aiuterà soprattutto le famiglie meno abbienti e, considerata insieme alle riduzioni di accise sui carburanti disposte nel corso di quest’anno, varrebbe potenzialmente circa la metà del peso del caro carburanti del 2026.

Ripartiamo dai numeri. L’esenzione dal bollo auto prevista per il 2027 riguarderà meno della metà dei veicoli in circolazione (il 45%), ma raggiungerà il 65% degli intestatari e il 73% delle famiglie che possiedono almeno un mezzo. Questo perché la misura prevede l’esenzione per una sola auto di potenza non superiore a 80 kW oppure, in assenza di una vettura, un motociclo o ciclomotore. Il vantaggio sarà così più consistente per i nuclei con minore capacità di spesa: lo 0,9% della spesa nel primo decile, contro lo 0,1% nell’ultimo, dove ci sono i più benestanti. La motivazione è chiara: nelle famiglie con reddito più basso c’è una sola auto di bassa-media cilindrata che rientrerà nell’esenzione, mentre i nuclei più abbienti e con più auto continueranno a pagare dal secondo bollo in poi. A livello familiare, insomma, basta che un solo componente abbia diritto all’esenzione perché l’intero nucleo ne benefici. Una simulazione positiva, considerando che la misura interviene su un tributo che “incide fino a sei volte di più sui bilanci delle famiglie meno abbienti rispetto ai nuclei più agiati”.

Si tratta di un’esenzione che si aggiunge alle riduzioni delle accise varate anch’esse con lo scopo di alleggerire i costi della mobilità privata. Insieme, le due misure valgono potenzialmente lo 0,6% della spesa delle famiglie, circa la metà dell’aumento di spesa causato dal rincaro dei carburanti nel 2026. E due terzi di questo effetto vengono dall’esenzione dal bollo. Ma se le due misure danno un sostegno immediato, funzionano in modo molto diverso. Il taglio delle accise, come il rincaro, è proporzionale a quanto si usa l’auto e pesa in modo quasi uniforme lungo la curva dei decili di spesa, tra 0,2 e 0,3 punti percentuali. L’esenzione riflette i pregi e i limiti del tributo su cui interviene: favorisce maggiormente le famiglie meno abbienti, sulle quali il tributo pesa di più, ma contrasta in modo disomogeneo il rincaro dei carburanti, poiché il beneficio non dipende dall’effettivo utilizzo del veicolo.

E da qui partono le criticità, in primis quella sulle coperture. Se nel 2027 l’esenzione sarà compensata con fondi in avanzo del Pnrr, per il 2028 e il 2029 il tema rimane ancora nell’indeterminatezza. Inoltre la misura è stata varata senza aver considerato fino in fondo l’impatto sulle Regioni, che incassano la tassa e che vedrebbero sostituito il gettito con un trasferimento statale. Il mancato gettito sarà compensato da un trasferimento dello Stato, la cui ripartizione tra le Regioni sarà stabilita da un successivo decreto ministeriale. In questo modo le maggiorazioni delle tariffe che alcune Regioni hanno scelto di applicare finiscono a carico di tutti i contribuenti italiani. Inoltre per l’Upb non è chiaro se il ristoro tenga conto delle modifiche introdotte dal decreto legislativo di agosto. Se fosse ripartito sulla base della normativa precedente, ne vanificherebbe per il 2027 gli effetti sulla distribuzione del gettito tra Regioni: il riassetto del tributo definito in agosto verrebbe così superato, prima ancora di trovare applicazione, dalla misura di settembre.

C’è infine un limite di orizzonte: il confronto considera solo la maggiore spesa per carburanti del 2026. Se i prezzi non tornassero ai livelli precedenti la crisi, le famiglie avrebbero costi più alti anche nel 2027, che qui non sono conteggiati.

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Manovra, addio al taglio Irpef per il “ceto medio”. Verso una flat tax per i neoassunti under 35 e un fondo ad hoc per finanziare nuove pensioni anticipate

27 October 2026 at 16:01

Sulla manovra il governo porterà a casa “quello che è possibile, non l’impossibile. Con la Commissione europea abbiamo fatto progressi e valuteremo stasera le proposte ammissibili“. Giancarlo Giorgetti, sconsolato, prova a tenere insieme i pezzi dell’ultima legge di Bilancio della legislatura, quella pre elettorale. Ma a poche ore dal Consiglio dei ministri convocato per mercoledì alle 12 il nodo delle coperture non è ancora sciolto. E il ministro dell’Economia mette le mani avanti. Il punto è che al momento, stando al Documento programmatico di bilancio, le risorse a disposizione si fermano a 10 miliardi, 5 dei quali attesi peraltro da un contributo del settore finanziario ancora da concordare con i diretti interessati. Il resto è deficit consentito dalla clausola nazionale di salvaguardia attivata per finanziare spese per la difesa e la sicurezza energetica senza che pesino sul percorso di rientro concordato con Bruxelles. Che deve valutare ogni intervento finanziato per quella via. Il via libera definitivo è atteso solo a novembre: l’esecutivo domani dovrà dunque limitarsi ad approvare una bozza. Il testo vero e proprio non arriverà in Parlamento prima della settimana prossima, ben oltre la data usuale del 20 ottobre.

Addio al taglio Irpef per il “ceto medio”

La coperta corta rende impossibile accogliere tutte le richieste dei partiti di maggioranza. In particolare è clamorosamente sfumata, al momento, l’ipotesi ventilata da anni di un taglio dell’Irpef per i redditi sopra i 50mila euro. Nei giorni scorsi il leader di Forza Italia Antonio Tajani l’aveva rilanciato nella versione “a due tappe”: in pratica nel 2027 lo scaglione a cui si applica l’aliquota del 33% sarebbe stato allargato solo fino a 55mila euro, mentre il tetto sarebbe stato portato a 60mila solo l’anno dopo. A patto, si intende, che le destre vincessero le elezioni politiche. Ma lunedì sera, durante l’ultimo vertice tra Giorgetti, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i due vice Tajani e Matteo Salvini e il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi, si è deciso di soprassedere: la misura è costosa e il beneficio per i contribuenti sarebbe troppo ridotto per fare la differenza. È rispuntata in compenso la vecchia suggestione di una detassazione delle tredicesime per i redditi bassi. L’aliquota potrebbe attestarsi al 15% o al 10%.

Flat tax per i neoassunti under 35 e detassazione per i lavoratori giovani

Probabile poi che, sulla scia delle proteste delle ultime settimane finora represse con l’ennesima stretta securitaria, entri in manovra un corposo “pacchetto giovani“: in rampa di lancio c’è l’ennesima flat tax, al 5% per i neoassunti under 35 con redditi fino a 20-30mila euro, a cui verrebbero associate una mini-Irpef per chi ha meno di 30 anni e un lavoro ce l’ha già e un’estensione della no tax area per gli under 25. Obiettivo dichiarato aumentare le retribuzioni nette – per via fiscale invece che agendo sulle cause sottostanti, tendenza recentemente censurata dall’Ufficio parlamentare di bilancio – e contrastare la fuga dei cervelli. Per le imprese si punta inoltre a rafforzare le maxi-deduzioni per le assunzioni: dal 130% al 140% per i giovani e fino al 180% per le giovani madri.

Il governo vorrebbe poi confermare l’imposta sostitutiva al 5% sugli incrementi retributivi legati ai rinnovi dei contratti introdotta con la precedente manovra. Idem per il prelievo agevolato sulle maggiorazioni per il lavoro notturno e festivo e sul salario accessorio del pubblico impiego, con aliquote ipotizzate tra il 10% e il 15%.

Si discute anche di rafforzamento dei congedi parentali e conferma del sostegno alle madri lavoratrici. Quest’anno è già previsto uno sgravio contributivo da 3mila euro all’anno per le dipendenti a tempo indeterminato con almeno tre figli e si punterebbe a razionalizzare l’intervento, forse estendendo la decontribuzione anche a chi ha almeno due figli. Sul tavolo anche la proroga del bonus per le scuole paritarie, chiesto da Noi moderati, e il “libretto previdenziale” per i nuovi nati.

Un fondo ad hoc per la “flessibilità” sulle pensioni

La Lega insiste sulla possibilità di uscire dal lavoro a 64 anni con almeno 36 anni di contributi nel tentativo sempre più acrobatico di poter dire che è stata “superata la Fornero“. Lo stallo verrebbe superato creando un fondo ad hoc da poco meno di un miliardo e rinviando a gennaio il provvedimento con la definizione dei beneficiari dell’anticipo. Resta irrisolto però il nodo della rivalutazione degli assegni: per finanziare gli interventi si valuta una rimodulazione della perequazione delle pensioni medio-alte, vale a dire che ancora una volta verrebbero riconosciute percentuali di recupero dell’inflazione inferiori a quelle che spettano ai trattamenti più bassi. Già oggi l’adeguamento è differenziato: arriva al 100% solo per chi riceve un importo fino a quattro volte il trattamento minimo (che è di 611,85 euro al mese), mentre si ferma al 90% per chi ha un assegno tra quattro e cinque volte il minimo e al 75% per chi riceve un importo superiore a sei volte il minimo.

Conferma delle detrazioni per chi ristruttura, in forse la cedolare sugli affitti a lungo termine

L’orientamento è confermare le detrazioni al 50% per le ristrutturazioni, che altrimenti dal 2027 scenderebbero al 36%, e il bonus elettrodomestici. Per l’Ecobonus si valuta un’aliquota fino al 65%. Si discute anche di una regolarizzazione per chi è rimasto coinvolto in irregolarità legate al Superbonus (lavori incompleti o non conformi, false asseverazioni) attraverso il versamento di un’imposta sostitutiva. Noi Moderati propone una cedolare secca al 5% sugli affitti a lungo termine. La misura è in forse, così come una cedolare solo sugli affitti di immobili commerciali.

L’estensione della flat tax

Matteo Salvini, a margine del congresso del Carroccio, ha ribadito che tra le priorità c’è anche l’estensione del regime forfettario dagli attuali 85mila a 100mila euro di ricavi e compensi. Intervento che deve però fare i conti con i vincoli europei sull’esenzione dall’Iva, tanto che allo studio c’è un intervento ibrido con la separazione tra trattamento fiscale dei redditi e obblighi relativi all’Iva, che tornerebbero in vigore sopra gli 85 mila euro riducendo la convenienza della flat tax.

Poco per la sanità

I 2,4 miliardi aggiuntivi indicati per la sanità nel Documento programmatico di bilancio sono ben lontani dalle richieste avanzate dal ministro Orazio Schillaci, che ha chiesto almeno 5,5 miliardi, e dalle Regioni. La Conferenza delle Regioni a settembre aveva fatto presente la necessità di oltre 18 miliardi aggiuntivi per il triennio 2027-2029. Forza Italia propone poi un contributo da 300 a 500 euro per gli over 75, con limiti Isee, per sostenere le spese sanitarie non coperte dal Servizio sanitario nazionale, a partire dalle cure dentali. Tra le alternativa un sistema di rimborsi. In bilico l’abolizione strutturale del bollo auto, con limiti di potenza.

Le coperture e il nodo banche

Il governo conta di ottenere circa 5 miliardi dal settore finanziario, ma il confronto con gli istituti resta aperto. Tra le ipotesi rese note dal Sole 24 Ore ci sono un aumento dell’addizionale Ires, un nuovo raddoppio della Tobin tax sulle transazioni finanziarie e il blocco nel 2027 di alcune componenti fiscali differite. Forza Italia chiede che il contributo non abbia carattere punitivo e valuta il coinvolgimento di Cassa depositi e prestiti, oltre alla possibilità di escludere le banche di credito cooperativo. Il presidente dell’Abi Antonio Patuelli, che nei giorni scorsi ha evocato il motto latino ‘pacta sunt servanda‘ con riferimento al fatto che solo l’anno scorso era stato raggiunto un accordo su un contributo triennale, ha detto di non avere notizia della convocazione di un incontro con il governo per discutere di eventuali nuove tasse.

Sugar tax e plastic tax, che dopo anni di rinvii dovrebbero entrare in vigore a gennaio, verrebbero ulteriormente spostate in là di sei mesi. Tra le coperture, invece, figurano circa 700 milioni attesi dal settore dei giochi. Si valuta anche un possibile ulteriore aumento delle accise sulle sigarette.

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Manovra, sconto Irpef agli under 35 e contributo dalle banche di 5 miliardi

27 October 2026 at 08:05

Manovra, sconto Irpef agli under 35 e contributo dalle banche di 5 miliardi

La maggioranza continua a discutere, sono ore cruciali per la presentazione del testo ufficiale con tutte le misure previste nella nuova manovra. Il vertice convocato per la tarda sera di ieri serve ad avvicinare l’intesa sulla Manovra e farla così approdare in Consiglio dei ministri forse già nella giornata di domani. I due capitoli più complicati – riporta Il Corriere della Sera – restano le pensioni (con la Lega orientata a introdurre l’uscita dal lavoro a 64 anni) e l’Irpef (Forza Italia ha insistito fino all’ultimo per estendere l’aliquota al 33% ai redditi almeno fino a 55 mila euro).

Il Documento programmatico di Bilancio (Dpb) con i numeri della prossima finanziaria – prosegue Il Corriere – è stato approvato lo scorso 13 ottobre dal Consiglio dei ministri e inviato a Bruxelles. Il testo calcola in 23,5 miliardi di euro il costo della manovra economica, con un extradeficit di 14,4 miliardi accordato dall’Ue per i capitoli difesa e energia. Gli interventi previsti riguarderanno misure per famiglie e welfare, voci a cui saranno destinati circa 5 miliardi; mentre sono 3,5 i miliardi per le imprese.

Nella Manovra dovrebbe figurare un pacchetto di misure per aumentare l’occupazione degli under 35. L’idea è lavorare su un fronte duplice, con interventi a favore delle imprese che assumono e sgravi per i giovani che trovano un lavoro. Coperture permettendo, l’intento è potenziare gli sconti per le aziende che assoldano giovani, l’altra questione è, come detto, alleggerire le imposte per i neo assunti. Per quest’ultima ipotesi balla una possibile flat tax al 5%, in alternativa, un abbattimento fino al 50% del reddito su cui pagare le tasse.

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