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Meloni, la manovra elettorale ascolta anche i giovani: “Li abbiamo visti in piazza, ma non diamo risposte a chi sfascia le vetrine ma a chi vuole dimostrare il suo talento”

28 October 2026 at 20:00

“Un pacchetto di misure”. Salario, affitti a canone concordato, climatizzatori e pompe di calore per tutte le scuole ed efficentamento energetico per le università. “Proviamo a dare risposte concrete – afferma la presidente del Consiglio Giorgia Meloni in conferenza stampa, durante l’illustrazione della Legge di Bilancio – misure che penso possa parlare a chi effettivamente si lamenta di problemi che sono reali nella nostra nazione e cerchiamo di dare un segnale di attenzione: non è vero che le Istituzioni non ci sono per questi ragazzi”.

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Il 30 ottobre si sciopera per ragioni che gli ottusi governanti non capiranno mai

28 October 2026 at 17:23

Lo sciopero generale del 30 ottobre nasce da un evento che ha pochi precedenti nel mondo del lavoro: lo sciopero internazionale di più di 100 porti del Mediterraneo e dell’Atlantico contro l’uso militare delle infrastrutture, il riarmo, la guerra. I portuali, una delle categorie più antiche del mondo del lavoro, ancora una volta hanno lanciato un appello di mobilitazione che si sta diffondendo ovunque. Tante volte abbiamo sentito dire che ci vorrebbe una lotta dei lavoratori oltre le frontiere degli Stati: il 30 ottobre quei confini saranno superati dallo sciopero che unisce i portuali di mezzo mondo.

In Italia lo sciopero è diventato generale grazie alla decisione della USB e di altri sindacati di base; e ora sta diventando un appuntamento di tutti.

Il 30 ottobre avremo in Italia una grande giornata di lotta, contro il carovita e le politiche di guerra, che unirà le piazze giovanili di queste settimane con tutto il mondo del lavoro che non piega la testa.
Ricordate il rimprovero qualunquista per le manifestazioni sulla Palestina: ma perché non vi mobilitate sui problemi degli italiani? Ora si scende in piazza per obiettivi materiali, concreti, immediati. Vedremo se quella polemica si rivelerà, come io credo, strumentale e semplicemente un sostegno al governo Meloni.

Si sciopera per i salari, i servizi pubblici, le scuole, la sanità; e contro l’economia e la politica di guerra, che provocano il carovita e ingigantiscono le ingiustizie sociali. Ma oltre a tutto questo, si sciopera per un motivo che gli ottusi governanti reazionari e chi sta con loro non riusciranno mai a capire. Voglio raccontare questo motivo partendo dalla mia esperienza personale.

Vivo a Brescia, dove ho fatto il sindacalista negli anni settanta e ottanta tra durissime lotte di fabbrica. Spesso mi capita di incontrare gli operai di allora, oggi pensionati. Ebbene, quando mi salutano ricordandosi di me, presto tutti arrivano a dire la stessa cosa: quanti scioperi, quante lotte! Non portavamo mai a casa una busta paga intera, mi dicono, ma sai una cosa, ne valeva la pena. Perché i padroni ci rispettavano e il rispetto vale di più di qualsiasi perdita di salario.

Oggi i giovani al lavoro non sono rispettati. I salari sono miseri, si muore per omicidi sul lavoro che sono una vergogna per la civiltà, i ricchi insultano i poveri, si offendono i disoccupati spiegando che è colpa loro se non trovano un posto. Non c’è più rispetto per il lavoro, perché chi comanda non ha alcun timore dei lavoratori, mentre al contrario sono i lavoratori che hanno paura di chi comanda.

Questo è ciò che denunciano coloro che erano operai nel passato, ma oggi le loro riflessioni amare hanno finalmente una prima risposta positiva. I giovani e sempre più lavoratrici e lavoratori stanno alzando di nuovo la testa. È un’onda di sollevazione sociale che percorre tutta l’Europa e che ora è finalmente arrivata anche in Italia. Il governo reagisce con rabbia e repressione, non solo con i decreti sicurezza, ma con provvedimenti antisciopero. Ultima l’ingiunzione di non scioperare nei trasporti perché il 30 ottobre sarebbe troppo vicino al giorno dei morti.

Una classe dirigente ottusa, incapace di qualsiasi mediazione sociale, reagisce alla contestazione solo con la violenza istituzionale, quella che colpisce i manifestanti con lo Stato di Polizia e quella contro i lavoratori con divieti e precettazioni. Ed è bene ricordare che le pratiche antisciopero dei governi italiani, e in particolare del Governo Meloni, sono state condannate a livello europeo come lesive della libertà.

In tutti i luoghi di lavoro dilagano prepotenza e autoritarismo. Essi colpiscono in particolare le lavoratrici e i lavoratori precari, i migranti, le donne, i giovani. Ma un po’ tutto il mondo del lavoro subisce un regime che minaccia le libertà garantite dalla Costituzione. Tutto il mondo del lavoro, in diverse gradazioni, è sotto ricatto e viene colpito nella libertà di dire di dire ciò che pensa, di protestare contro le ingiustizie che subisce. Siamo arrivati persino allo spionaggio aziendale su ciò che scrivono i dipendenti sui social, che può essere usato come causa di licenziamento per “infedeltà all’impresa”.

Un sistema di oppressione copre tutto il mondo del lavoro e lo sciopero è duro e difficile non solo per la perdita salariale, ma per le minacce di rappresaglia che subiscono i lavoratori. Proprio per questo oggi lo sciopero generale dà voce a chi ancora non riesce a farsi sentire. Si parte da un inizio comune, ci si dà coraggio assieme, affinché poi in ogni luogo di lavoro si ribaltino i rapporti di forza e le lavoratrici e in lavoratori siano di nuovo in grado di porre le loro condizioni a chi comanda.

Oggi lo sciopero generale ha tanti giusti obiettivi, ma prima di tutto serve a riconquistare il rispetto.

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Il ministro Giorgetti prova a lasciare la conferenza stampa ma Meloni lo blocca: “Se vai via tu noi che facciamo?”

28 October 2026 at 17:14

Siparietto tra la presidente del consiglio Giorgia Meloni e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti. Il ministro ad un certo punto si alza dicendo che se ne deve andare (dopo che anche Matteo Salvini aveva abbandonato Palazzo Chigi) e la premier lo blocca: “Se te ne vai pure tu che facciamo? Cinque minuti, resta cinque minuti”. Richiesta accolta dal ministro che ha ripreso posto per rispondere ad una domanda. Stesso copione di fronte ad un ultimo intervento della stampa, con la presidente del Consiglio che lo ferma: “Dai, Gianca”. E lui: “Eh, ma se fanno le domande sull’Ucraina…”.

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