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Corte costituzionale, Francesco Viganò è il nuovo presidente: il professore scelto da Mattarella prende il posto di Amoroso

28 October 2026 at 13:44

Sarà Francesco Viganò il nuovo presidente della Corte costituzionale. La Corte, riunita in camera di consiglio, lo ha eletto all’unanimità come successore di Giovanni Amoroso, che il 14 novembre terminerà il suo mandato di nove anni. Sessant’anni, milanese, Viganò è professore di Diritto penale all’Università Bocconi: nominato alla Consulta nel marzo 2018 dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ne è vicepresidente dal gennaio 2025.

Tra le sentenze più importanti firmate recentemente da Viganò c’è quella che ha sancito la legittimità costituzionale dell’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, cancellato dalla legge Nordio del 2024, pur sottolineando gli “indubbi vuoti di tutela penale” lasciati dalla riforma. Il neo-presidente incontrerà la stampa la mattina di lunedì 16 novembre, dopo il suo insediamento. La sua sarà una presidenza breve: il suo mandato infatti scadrà tra pochi mesi, l’8 marzo 2027.

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Youssef Siher torna libero: la gip rigetta la richiesta di convalida del fermo e l’applicazione della misura in carcere

28 October 2026 at 12:06

Youssef Siher torna libero. È questa la decisione, secondo fonti legali, del gip Tiziana Landoni che ha rigettato la richiesta di convalida del fermo e l’applicazione della misura cautelare in carcere proposta dalla pm Francesca Crupi, titolare dell’inchiesta con il procuratore Marcello Viola. L’ordinanza smonta punto per punto la ricostruzione della Procura: “Ha evocato la ‘disobbedienza civile’, non ha istigato alla violenza”, scrive la giudice. Immediatamente dopo la diffusione della notizia, Giorgia Meloni interviene con un video accusando la gip: “Siher ha organizzato le manifestazioni che hanno portato alle devastazioni”. Ma la premier afferma il falso: la sua pagina social è stata aperta solo dopo gli incidenti, come hanno accertato gli inquirenti.

Il 30enne, amministratore dei canali social del “Movimento 17 ottobre“, è stato fermato il 24 ottobre con l’accusa di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche (quest’ultimo reato introdotto con il decreto sicurezza entrato in vigore poche ore prima del fermo). Il procuratore Marcello Viola e la pm Francesca Crupi avevano chiesto la convalida e l’applicazione della misura cautelare in carcere contestando il pericolo di fuga e il rischio di reiterazione del reato.

Inizialmente presentato da media e commenti dei politici come “l’ideatore” degli scontri e delle devastazioni del weekend precedente a Milano, dalla lettura del decreto di fermo erano emersi numerosi dubbi sulle accuse mosse al 30enne. A partire dal fatto che le pagine social sono state aperte dopo gli scontri (che, infatti, non vengono contestati a Siher). Nonostante questo l’argomento è ancora rilanciato oggi da Meloni. In più, dall’analisi della chat su Telegram, è emerso che solo l’1% dei post era per la violenza (nessuno dei quali condiviso dallo stesso 30enne).

Durante l’udienza di convalida, che si è tenuta martedì nel carcere milanese di San Vittore dove Siher si trova detenuto da sabato scorso, il 30enne si è avvalso della facoltà di non rispondere. I suoi avvocati, Benedetto Ciccarone e Yasmina Abu Sharar, avevano ribadito che il loro assistito “non ha fatto niente. Non c’è stata alcuna condotta istigatoria alle violenze, non c’è il terrorismo, non c’è alcun reato e noi nell’udienza abbiamo contestato le imputazioni dal punto di vista del diritto“, hanno spiegato. Anche per la gip non sussistono gravi indizia di colpevolezza e Siher, per questo, è stato scarcerato.

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Morte David Rossi, la Dda di Firenze indaga per omicidio: fascicolo aperto anche a Brescia. La figlia: “Finalmente”

28 October 2026 at 12:01

Due nuove indagini, una nel capoluogo toscano e una a Brescia, per fare luce sulla morte di David Rossi, l’ex capo comunicazione di Montepaschi di Siena morto il 6 marzo del 2013 dopo essere precipitato dalla finestra del suo ufficio di Rocca Salimbeni, nella città toscana. La Direzione distrettuale antimafia di Firenze sta indagando da qualche mese, da quanto si apprende, per omicidio: è la prima volta che succede dopo due indagini della magistratura senese che hanno archiviato la morte di Rossi come suicidio. A riportarlo sono il Corriere della Sera e la Repubblica.

Il lavoro dei magistrati e la pista della ‘ndrangheta

È stata la procura di Siena a inviare gli atti a Firenze, competente sui reati legati alla criminalità organizzata in Toscana, dopo un esposto della moglie di Rossi, Antonella Tognazzi, e della figlia, Carolina Orlandi, che da anni chiedono di indagare per omicidio. I due quotidiani riferiscono anche che ci sarebbe un fascicolo aperto anche alla procura antimafia di Brescia: Mps gestiva un budget di 50 milioni di euro l’anno per le sponsorizzazioni e nel Mantovano Mps sosteneva una squadra di rugby. Poco prima della morte di Rossi ci fu un taglio di una decina di milioni. Si indaga quindi sul movente economico, cercando di capire chi avrebbe beneficiato di quel denaro e se ci fosse l’interesse anche di personaggi legati alla ‘ndrangheta, come alcuni testimoni, ascoltati in Procura tra Firenze e Brescia, avrebbero raccontato. Nel fascicolo di Firenze sono confluiti anche gli atti della commissione parlamentare di inchiesta bis che a marzo scorso aveva presentato la relazione intermedia in cui si escludeva l’ipotesi del suicidio

Dunque, come detto, anche la Direzione distrettuale antimafia di Brescia indaga sulla morte. Il fascicolo è arrivato la scorsa estate sul tavolo della pm Claudia Passalacqua, con l’obiettivo di verificare eventuali legami con la criminalità organizzata nel Mantovano, in particolare nell’area di Viadana, e possibili intrecci con la cosca di ‘ndrangheta Grande Aracri, originaria di Cutro, in Calabria, e da tempo radicata tra Mantovano e in Emilia. Tra gli aspetti da approfondire ci sarebbero alcuni movimenti finanziari. Quello bresciano è uno dei tre filoni investigativi antimafia sulla vicenda, insieme a quelli delle Dda di Firenze e Bologna, che starebbero esaminando contesti e possibili collegamenti differenti.

Le parole dei familiari: “Speriamo si arrivi fino in fondo”

“Finalmente anche per la procura l’archiviazione come suicidio è superata; lo Stato non si divide e contraddice più, è omicidio per tutti“. Lo ha detto Carolina Orlandi, figlia di David Rossi, commentando la notizia dell’apertura da parte della procura antimafia di Firenze di un fascicolo con ipotesi di omicidio per la morte del padre. Orlandi si è sempre battuta contro l’ipotesi del suicidio suffragata dalle indagini della magistratura senese

“Sono 14 anni che speriamo in quello che oggi è finalmente accaduto; speriamo che questa procura, a differenza di altre, vada avanti con l’intento di scoprire ciò che è successo a David”. Lo ha affermato all’Adnkronos Antonella Tognazzi, vedova di David Rossi. “Non conosco gli atti però finalmente si indaga per omicidio che è la giusta parola che andava ipotizzata fin da subito – continua – Per noi oggi è un bel risultato e continuiamo a chiedere che si lavori seriamente per capire cosa gli è successo”.

“Da oltre un anno avevamo depositato la nostra istanza di riapertura e l’avevamo corredata di elementi precisi, dettagliati, fatti che ritenevamo nuovi e assolutamente incompatibili con il provvedimento di archiviazione che era ormai consolidato per suicidio”. A dirlo sempre all’Adnkronos è l’avvocato Carmelo Miceli, legale della vedova di David Rossi e della figlia. Miceli si è detto convinto che gli aggiornamenti “mettono la parola fine sulla parola suicidio- I fatti nuovi che sono stati da noi prodotti e via via prodotti anche dalla Commissione di inchiesta, evidentemente, hanno consentito di superare quel provvedimento”.

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