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Ex Ilva, la Cassazione conferma la chiusura dell’area a caldo di Taranto: a rischio 10.000 posti

29 October 2026 at 15:14

La Corte di Cassazione ha respinto i ricorsi presentati dai commissari straordinari di Acciaierie d’Italia, confermando in via definitiva la sentenza della Corte d’Appello di Milano: l’area a caldo dell’ex Ilva di Taranto chiude per ragioni di tutela ambientale e sanitaria. Trattandosi dell’ultimo grado di giudizio, la pronuncia chiude i contenziosi pendenti e certifica lo stop alle attività.

Il verdetto giunge a 48 ore dal vertice di Palazzo Chigi tra Esecutivo e sindacati, togliendo una delle incertezze che, secondo il Sottosegretario Alfredo Mantovano, impedivano un cronoprogramma definito.

Cosa comporta lo spegnimento di Taranto

La decisione della Corte, che ha confermato il verdetto in appello, interessa l’area a caldo del sito pugliese, la sezione dell’impianto in cui le materie prime vengono fuse all’interno degli altoforni per la produzione dell’acciaio primario. Delle quattro strutture presenti a Taranto, solo un altoforno risultava ancora operativo, o comunque mantenuto in assetto di preriscaldo. Con la sentenza definitiva, l’impianto dovrà fermarsi entro la fine del mese.

Le conseguenze operative si riflettono sull’intera catena industriale, gruppo che conta circa 10.000 dipendenti. L’interruzione della produzione a Taranto blocca l’approvvigionamento dei semilavorati destinati alle lavorazioni a freddo negli altri siti del gruppo:

  • Genova Cornigliano;
  • Novi Ligure;
  • Racconigi.

Gli effetti sulla gara di vendita e sulla decarbonizzazione

La pronuncia giudiziaria azzera l’assetto produttivo basato sul ciclo integrale a carbone a pochi giorni da una scadenza decisiva. Il prossimo 8 novembre scade infatti il termine per la presentazione delle offerte vincolanti per l’acquisto dei complessi aziendali del Gruppo Ilva e di Acciaierie d’Italia.

In assenza della continuità garantita dall’area a caldo tradizionale, i potenziali acquirenti dovranno strutturare i propri piani industriali sulla transizione verso i forni elettrici e l’impiego del preridotto per la decarbonizzazione del sito. Una conversione tecnologica che, per quanto annunciata da tempo, richiede tempi di realizzazione e risorse finanziarie che probabilmente ora non sono disponibili.

Ammortizzatori sociali e prospettive occupazionali

Con la conferma della Cassazione dello spegnimento dell’altoforno per motivi ambientali e di tutele sanitarie per lavoratori e popolazione residente, torna al centro del dibattito la gestione della tenuta occupazionale. Potrebbero trovare conferma le misure preannunciate dal Governo per la prossima Manovra di bilancio, legate a incentivi all’esodo, prepensionamenti e all’estensione della cassa integrazione straordinaria a rotazione.

Assume sempre più rilevanza il percorso di confronto avviato dall’Esecutivo con alcuni grandi gruppi a partecipazione pubblica come Fincantieri, Rheinmetall, Leonardo e Ferrovie dello Stato. I commissari straordinari trasmetteranno a queste aziende i profili del personale dipendente dell’ex Ilva per valutare riassorbimenti e progetti industriali alternativi sul territorio.

Lagarde si dimette dalla BCE, lascia in anticipo la presidenza dal 7 febbraio 2027

29 October 2026 at 10:49

Christine Lagarde lascia la presidenza della Banca Centrale Europea. Lo ha comunicato in una nota diffusa giovedì 29 ottobre nella quale informa il Consiglio direttivo e il presidente del Consiglio europeo António Costa che lascerà l’incarico nel 2027, precisamente il 7 febbraio.

L’addio arriva in anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato, fissata al 31 ottobre 2027. La notizia arriva a poche ore dalla decisione sui tassi di politica monetaria e in un momento nel quale l’UE deve fare i conti con un’inflazione che viaggia su percentuali elevate.

Lagarde si dimette in anticipo dalla BCE

In un comunicato arrivato a Francoforte nella mattinata di giovedì 29 ottobre 2026, Christine Lagarde ha annunciato le dimissioni dalla presidenza della Banca Centrale Europea.

Lascerà l’incarico il 7 febbraio 2027, con circa nove mesi di anticipo sulla scadenza del mandato. Infatti Lagarde si era insediata il 1° novembre 2019 e avrebbe dovuto chiudere i suoi otto anni di mandato, non rinnovabile, il 31 ottobre 2027.

Come e quando si sceglierà il successore di Lagarde

Per la nomina del successore di Christine Lagarde bisognerà attendere gli svariati passaggi burocratici della macchina europea. La nomina finale, come indicato dall’articolo 283 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, spetta comunque al Consiglio europeo.

Il percorso però ha diversi passaggi. In breve:

  • il Consiglio dell’Unione europea formula una raccomandazione;
  • vengono consultati il Parlamento europeo e il Consiglio direttivo della Bce;
  • vengono consultati i leader dei Paesi che hanno l’euro.

Il parere dell’Eurocamera non è vincolante e alla fine la scelta avviene a “maggioranza qualificata”.

La Bce ha già spiegato in una nota che “il successore della presidente Lagarde sarà nominato dal Consiglio europeo secondo la procedura di nomina prevista dall’articolo 283 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”.

Cosa cambia per tassi, mutui e risparmi dopo le dimissioni di Lagarde

Fino a febbraio 2027, non dovrebbero esserci cambiamenti nella linea della BCE dettata dalla presidente dimissionaria. In genere un cambio al vertice potrebbe portare una temporanea volatilità sui mercati, soprattutto per comprendere al meglio quale potrebbe essere la linea futura del successore di Christine Lagarde.

Per mutui e risparmi, non ci sono effetti dovuti alle dimissioni della presidente della BCE. Si tratta di fattori che vengono stabiliti in base all’andamento Euribor per i tassi variabili e IRS per i tassi fissi e ovviamente anche a seconda delle decisioni prese dal Consiglio direttivo.

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