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Flávio Bolsonaro scappa negli Usa dopo la sconfitta in Brasile: le ragioni della fuga

29 October 2026 at 14:57

A meno di 48 ore dal responso delle urne che hanno decretato a sorpresa il quarto mandato di Ińacio Lula da Silva, il suo antagonista Flávio Bolsonaro ha preso il largo, diretto negli Stati Uniti dopo aver oltrepassato il confine con l’Argentina, azione di cui Javier Milei ha negato il coinvolgimento. Lo attende Trump, che gli ha concesso il visto d’ingresso.

Il Supremo Tribunale Federale (STF) aveva chiesto il ritiro del suo passaporto e il divieto di espatrio per gravi accuse di complicità in riciclaggio. Per capire meglio i dettagli di questa vicenda su cui si è basata la candidatura di Bolsonaro Jr. alla presidenza del Brasile, bisogna partire dal concetto di immunità parlamentare secondo il sistema giuridico nazionale.

In Brasile, la concessione di un tribunale separato dalla giustizia ordinaria è prevista esclusivamente per politici con incarichi parlamentari, in primis il Presidente della Repubblica Federale e il suo vice, poi nell’ordine senatori, deputati e ministri, durante l’esercizio della loro funzione. Quando ciò accade, il personaggio in questione passa sotto la giurisdizione unica del STF, presidiato allo stato attuale dal giudice Alexandre de Moraes, che sta conducendo l’inchiesta su Bolsonaro Jr.

Anche se i candidati alla presidenza non rientrano in questo privilegio, a prescindere che Bolsonaro fosse già senatore, il codice elettorale concede loro una finestra ante voto di 15 giorni durante i quali non possono essere arrestati, che si protrae fino a 48 ore dalla chiusura dei seggi. Periodo sufficiente al mancato presidente per squagliarsela.

De Moraes è da tempo nel mirino di Trump, che ha fatto di tutto per favorire la campagna elettorale del figlio dell’ex presidente, fino a coinvolgere Meta di Zuckerberg, il quale si sarebbe prestato a oscurare l’account Instagram di Lula, favorendo nel contempo la visibilità del profilo di Bolsonaro. Accusa che il creatore di Facebook ha respinto, attribuendo l’incidente al malfunzionamento temporaneo degli algoritmi. Guarda caso, solo da una parte.

Lo scopo principale di Bolsonaro era quindi di salire al Planalto (il palazzo presidenziale, cioè la Casa Bianca brasiliana) ai fini di usufruire della sospensione di azione penale durante il mandato dei 4 anni per i reati precedenti al voto. Periodo dove potrebbe scattare la prescrizione di cui già aveva usufruito Lula, pur condannato in primo grado per il suo presunto coinvolgimento nell’inchiesta Lava Jato.

Va precisato però che tale condanna era stata già annullata per manifesta parzialità del collegio giudicante di allora, composto dall’ex giudice Sergio Moro (ora governatore dello Stato Federale di Paraná) e dal procuratore di Lava Jato Deltan Dallagnol che perse il rinnovo del suo mandato per via di una legge speciale (A Ficha Limpa) promulgata nel 2010 e applicata dal STF per punire la parzialità riscontrata nel processo a Lula.

Flávio è indagato principalmente per riciclaggio ed evasione fiscale in combutta con il suo socio, l’avvocato Willer Tomaz, il quale è anche sotto lente per il dirottamento di fondi INSS (Instituto Nacional Do Seguro Social, l’Inps brasiliano) nei suoi conti privati.

In particolare, Bolsonaro Jr è accusato di aver utilizzato soldi provenienti dal lavaggio di denaro sporco passati per il Banco Master, ai fini di finanziare la produzione del film Dark Horse dedicato al padre, con l’obiettivo di ripulire la sua reputazione macchiata nell’ordine dalla pessima gestione della pandemia durante la sua presidenza, dal tentato colpo di Stato dopo la vittoria di Lula nel 2022, e infine dal tentativo di fuga; fattori che portarono Jair alla condanna a 27 anni, con il carcere commutato poi agli arresti domiciliari temporanei per motivi di salute.

Quello della fuga è un vizio comune di famiglia, dato che dopo il padre fu Eduardo, fratello di Flavio, a riparare negli Usa, diventando lobbista di Trump che gli concesse asilo politico con lo scopo di sabotare la campagna elettorale di Lula favorendo quella del primogenito.

Tornando all’indagine, secondo il quotidiano O Globo ripreso dalla Bbc Brasil, negli hangar degli aerei dell’avvocato Tomaz gli inquirenti rinvenirono 130 milioni di reais in contanti (circa 22 milioni di euro) provenienti dalle scommesse clandestine, riciclati attraverso il Banco Master.

Anche se Bolsonaro Jr non è ancora apertamente accusato di complicità, gli inquirenti comunque indagano sui 5 viaggi internazionali fatti in 5 mesi dalla famiglia Bolsonaro a bordo dei suddetti aerei di proprietà Tomaz.

Tuttavia il crimine che è valso a Bolsonaro il soprannome Racadinha deriva dall’odiosa estorsione che egli praticava sui suoi dipendenti e su altri impiegati ministeriali, i quali dovevano versare al figlio di Jair una percentuale dei loro stipendi per conservare il posto di lavoro. Ciò non ha però impedito a circa 60 milioni di brasiliani di votarlo, sorpassando nel primo turno Lula. E questo la dice lunga sul cinismo locale, frutto delle disuguaglianze e della corruzione che affligge il colosso sudamericano.

L’arma che ha consentito a Lula di farcela al secondo turno è stata quella del gruppo WhatsApp “Exército do Lula”. 10 milioni di iscritti in pochi giorni, un movimento virtuale di giovani che si è concretizzato in quei voti decisivi per la vittoria, malgrado il sabotaggio dei governatori bolsonaristi che aveva causato ritardi dei trasporti pubblici per ostacolare la folla dei lavoratori diretta ai seggi.

Lo smacco più grande subito da Trump: proprio la chat di Zuckerberg – la più diffusa sul pianeta – ha fatto pendere la bilancia a favore del suo nemico, impedendogli così, senza il Brasile, di completare il suo feudo in Sudamerica con la nazione principale.

Foto © F.Bacchetta

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Wall Street Journal: “Via libera di Trump all’arrivo di Bolsonaro negli Usa. È entrato con un permesso umanitario”

29 October 2026 at 13:58

È scappato dal Brasile dopo avere perso le elezioni ed è arrivato in Florida, prima entrando a piedi in Argentina, poi imbarcandosi su un volo per gli Usa dall’Ecuador. Nei giorni scorsi il presidente Usa Donald Trump aveva dichiarato, prima di partire per un comizio in Ohio in vista delle elezioni di midterm, che non si sarebbe intromesso nella vicenda che riguardava la fuga di Flavio Bolsonaro e, pur sottolineando di non volere essere coinvolto, aveva aggiunto che “è stata un’elezione molto strana, questo è certo”. Ma secondo quanto ricostruito dal Wall Street Journal, il capo della Casa Bianca sarebbe tutt’altro che estraneo alla fuga del candidato sconfitto da Lula, scappato dopo che il giudice Alexandre de Moraes aveva disposto la consegna dei suoi passaporti nell’ambito di un’indagine per sospetto riciclaggio di denaro, nella quale il senatore nega ogni irregolarità. Il giornale finanziario Usa scrive che il tycoon ha approvato personalmente l’ingresso suo e della sua famiglia negli Stati Uniti e il segretario di Stato Marco Rubio si è attivato per il rilascio dei visti. La famiglia Bolsonaro è comunque entrata negli Stati Uniti con un “permesso umanitario” che consente la permanenza di un anno. Il Wsj, che cita alcune fonti, aggiunge inoltre che dall’esilio Bolsonaro intende continuare la sua attività politica. “Sono io il presidente eletto – ha dichiarato Bolsonaro dopo la fuga negli Usa – e i criminali che hanno rubato le elezioni in Brasile fanno parte di un’organizzazione criminale che ha instaurato una tirannia”, ha scritto il senatore in una dichiarazione pubblicata sul suo profilo X, denunciando una “frode elettorale”. “Da qui guiderò l’opposizione”, ha aggiunto.

Il senatore brasiliano ha ringraziato il presidente argentino Javier Milei, oltre a Trump, per l’accoglienza negli Usa, dove è arrivato con la famiglia il 28 ottobre. In una lettera diffusa dopo l’arrivo a Miami, il figlio dell’ex presidente del Brasile ha denunciato presunti brogli elettorali senza presentare prove e ha chiesto l’annullamento della candidatura di Lula e del suo vice Geraldo Alckmin, accusando le istituzioni brasiliane di persecuzione politica. Bolsonaro Jr ha criticato in particolare il giudice della Corte suprema Cristiano Zanin, contestando la proroga dell’orario di voto fino alle 19, decisa domenica. Secondo il senatore, la misura avrebbe consentito a Lula di ottenere oltre 10 milioni di voti in più rispetto al primo turno.

Il segretario di Stato Usa Marco Rubio e il presidente argentino Javier Milei pare siano state le principali menti dietro alla sofisticata e polemica operazione di intelligence che ha consentito a Flavio Bolsonaro di fuggire dal Brasile. Tra i vari dettagli emersi sulla fuga anche quello riguardante il jet privato utilizzato da Bolsonaro. Il Gulfstream G400 matricola LV-JQW, appartiene infatti alla compagnia privata Baires Fly, legata a sua volta ad uno dei principali scandali di corruzione che coinvolgono attualmente il governo argentino di Javier Milei. La società figura infatti nell’inchiesta sul riciclaggio di denaro proveniente da presunte tangenti negli acquisti di medicinali e forniture dell’Agenzia Nazionale Argentina per i Disabili (Andis). Si tratta dell’indagine condotta dal pm argentino Franco Picardi, che ha individuato nel titolare reale di Baires Fly l’imprenditore Sergio Mastropietro, la mente dietro il “lavaggio di fondi derivanti dai sovrapprezzi applicati agli acquisti effettuati dall’Agenzia”, guidata dall’allora avvocato di Milei, Diego Spagnuolo. Lo stesso Milei utilizzò uno dei velivoli della compagnia per il suo primo viaggio internazionale del 2023 negli Stati Uniti, suscitando polemiche anche perché il volo privato venne finanziato dall’imprenditore Gerardo Werthein, poi nominato ambasciatore dell’Argentina a Washington.

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Bolsonaro jr rompe il silenzio dagli Usa: “Sono io il vero presidente, presto mobilitazioni in tutto il Brasile”

29 October 2026 at 09:47

Prima si è autoproclamato “il vero presidente” del Brasile e poi ha corretto il tiro con la parola “leader”. Ha usato anche lo stemma pre 1968, che richiama gli anni della dittatura militare, poi corretto con quello attuale, della Repubblica Federativa do Brasil, comunque riservato alle comunicazioni ufficiali dello Stato secondo la legge federale 500 del 1971. C’è più di una usurpazione – e qualche sbavatura di troppo – nella lettera con cui l’ex candidato presidenziale Flávio Bolsonaro, assistito da ChatGpt, ha deciso di rompere il silenzio dopo la sua fuga negli Stati Uniti, ringraziando gli alleati Javier Milei e Donald Trump, “grande difensore della libertà di espressione”.

“Non era mia intenzione lasciare la Patria, ma so come sarebbe finita. È il classico manuale di qualsiasi colpo di Stato”, ha scritto Bolsonaro Jr, nella lettera diffusa su X, citando anche la vicenda del padre Jair per denunciare una “caccia alle streghe” volta a “silenziare chiunque non sia d’accordo con il regime di eccezione instaurato in Brasile”. Il senatore, a cui sono stati annullati i documenti di viaggio, ha poi ribadito le sue accuse alla Corte suprema diretta dal magistrato Alexandre Moraes, che a suo avviso cercava di renderlo “ostaggio e pedina di scambio per proteggere i magistrati corrotti da un impeachment”. Bolsonaro Jr. si è anche paragonato a figure come Charles de Gaulle e José Martí per poi avvicendarsi agli esempi venezuelani di Juan Guaidó e María Corina Machado. E ribadisce anche la tesi della “frode elettorale” e chiede alla comunità internazionale di “non normalizzare ciò che sta accadendo in Brasile”. L’offensiva di Bolsonaro Jr. prevede anche “una strategia per mobilitare l’opposizione e l’immenso sostegno popolare” a suo favore per “impedire che Lula possa consolidare un regime dittatoriale in Brasile”.

La lettera è stata accolta con perplessità dalla stampa locale, che l’ha definita “golpista” e “senza prove”, come scrive la Folha de São Paulo, ma anche carica di errori e affermazioni false secondo O Globo, Icl Noticias e altri mezzi di informazione. Persino Trump, interpellato dai media statunitensi, sembra smarcarsi – almeno a parole – dalla fuga in avanti di Bolsonaro. “Non commenterà nulla su questo – ha osservato -. Non mi coinvolgerò, ma sono state delle elezioni molto strane sicuramente”. Tuttavia i circuiti Maga, a partire da suo figlio Donald Trump Jr. si schierano apertamente dalla parte di Bolsonaro, inscenando – tramite Meme – l’arresto di Lula, come Nicolás Maduro all’alba del 3 gennaio.

Secondo l’analista politico Daniel Zovatto, la lettera rischia di trasformarsi però in un autogol che con le sue “versioni discordanti” rischia di “minare la credibilità” di Bolsonaro Jr. anche tra i suoi alleati. Reagisce anche il deputato Paulo Pimenta, leader della coalizione governativa alla Camera, denunciando che la lettera “costituisce un atto di tradimento alla Patria, di tradimento al Paese”. Nel frattempo, la Polizia federale brasiliana – su mandato della Corte suprema – ha ufficialmente avviato un’indagine (protocollata Adpf 1178) contro la il network conservatore Rockbridge Network, co fondata nel 2019 dall’attuale presidente Usa J.D. Vance, nel mirino per “ingerenza straniera” e “finanziamento illegale” della campagna presidenziale di Flávio. “Non è ammissibile l’interferenza, diretta o indiretta, di uno Stato straniero”, si legge nella risoluzione, in riferimento agli affari interni del Brasile.

Il caso esplode anche in Argentina, là dove il governo Milei ha facilitato – anche mediante uso improprio dei mezzi dello Stato – la fuga di Bolsonaro. Il deputato Pablo Juliano, del blocco Province unite, ha presentato una richiesta di interpellanza e interrogazione sul ministro degli Esteri Pablo Quirno. “Deve spiegare agli argentini se lo Stato lo ha aiutato a fuggire”. Secondo diverse ricostruzioni, la fuga di Bolsonaro è stata direttamente assistita dal consulente presidenziale Santiago Caputo, presente nella città di Puerto Izagù nelle stesse ore dell’operazione. È giallo anche sulla proprietà del Gulstream G400, matricola LV-JQW, che ha trasportato Bolsonaro Jr., appartenente a Baires Fly S.A., azienda controllata da una rete di imprenditori legata al boss Fred Machado, già sostenitore di Milei, agli arresti negli Usa per narcotraffico, riciclaggio e frode finanziaria.

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Affrontare e sconfiggere il fascismo globale di Trump e amici: così il Brasile ha dato il via

29 October 2026 at 06:25

Destano una triste ilarità i penosi tentativi di motivare in modo astruso e complottista la dilagante opposizione del popolo italiano, con in testa i giovani, a un governo di incapaci attenti solo ai loro interessi personali e a quelli dei loro mandanti.

Dopo un per la verità alquanto timido tentativo di dare la colpa a Putin o alla “guerra ibrida” in genere, hanno sbattuto in prima pagina Youssef Siher, un giovane giornalista e ricercatore, per giunta di origini marocchine, che, secondo gli Sherlock Holmes del Viminale, sarebbe lo stratega degli scontri e dei saccheggi. A parte l’intrinseca ridicolaggine di tale ipotesi dato che fra l’altro l’apertura della pagina web incriminata è successiva agli incidenti, colpisce molto negativamente il teorema accusatorio sviluppato dalla dottoressa Crupi, tutto basato sulla natura “rivoluzionaria” dell’azione propagandistica progettata da Siher. La rivoluzione, anche solo vagheggiata o menzionata, diventa reato grave.

Gongola Nordio, garantista coi ricchi e potenti, inflessibile coi poveri, specie se animati da idee “sovversive” per quanto confuse, e pronto a seguire il luminoso esempio israeliano mettendo in galera i minorenni.

La realtà è molto più semplice delle teorie complottiste. Il popolo italiano si è rotto definitivamente le scatole di Meloni & C. Lo sta dimostrando nelle piazze, prossimamente nello sciopero del 30 ottobre e anche in quello del 20 novembre. Occorre manifestare in modo determinato ma pacifico incanalando nei canali costituzionalmente previsti la giusta rabbia e tenendo presente che, come non mi stancherò di ripetere a costo di irritare qualche cretino, non sono certo gli appartenenti alle Forze dell’ordine a essere i veri nemici.

Il popolo dimostrerebbe senz’altro anche nelle urne i propri sentimenti, sempre che i leader del campo largo non siano talmente gonzi da imbarcare Renzi e altri loschi figuri, e mettano al centro del loro programma il no alla guerra, al riarmo, al genocidio e alle diseguaglianze e il sì a un miglioramento effettivo della condizione di vita delle masse popolari e dei servizi sociali in genere.

A queste condizioni potremmo finalmente liberarci di Meloni & C. Ma perché ciò avvenga occorre segnare una netta e decisa discontinuità rispetto alle politiche guerrafondaie e antipopolari ispirate alla ricetta Draghi che hanno caratterizzato sia il governo Meloni sia quelli che lo hanno preceduto.

Uscendo dagli angusti confini della nostra oscura provincia italica, possiamo facilmente renderci conto della portata globale della partita in corso. Ci troviamo infatti di fronte, sul piano planetario, a una belva imperialista ferita e proprio per questo ancora più pericolosa, il cui innegabile declino di fronte all’ascesa della Cina e dei Brics sprigiona i miasmi pestilenziali e micidiali della guerra e del fascismo.

Tale fase dell’imperialismo si regge d’altronde sulla base materiale costituita dallo strapotere di pochissime aziende tecnologicamente avanzate, guidate da iper miliardari che da tempo hanno perduto ogni sentimento di umanità. Sono queste potenti forze economiche che stanno dietro a Trump e Netanyahu e ai vari governi ad essi vergognosamente asserviti, compreso quello italiano. La strategia è il ricorso alla violenza brutale contro i popoli, a partire dagli eroici palestinesi e cubani, vittime entrambi di strategie imperniate, sia pure con mezzi e intensità al momento differenti, sul genocidio.

È in effetti indispensabile, in questi perigliosi frangenti, riprendere il battagliero spirito antifascista che ha vittoriosamente contraddistinto i nostri bisnonni, padri e nonni, spingendoli fra l’altro a dar vita a documenti giuridici di fondamentale importanza come la Costituzione italiana e la Carta delle Nazioni Unite, oggi attaccate frontalmente da chi odia ogni diritto e ogni legge che non sia quella della giungla.

Particolarmente significativo è il richiamo agli anni Trenta, vigilia della Seconda Guerra Mondiale. Oggi come allora siamo di fronte a una vera e propria Internazionale Nera. Ieri Hitler, Mussolini, Franco. Sono stati sconfitti ma al prezzo di decine di milioni di morti. Oggi Trump, Netanyahu, Milei. Dobbiamo sconfiggerli prima che provochino danni ancora più irreparabili, anche perché già ne hanno fatti a sufficienza.

In questa prospettiva assumono speciale importanza anche i prossimi appuntamenti elettorali, compreso quello italiano. La grande e inaspettata vittoria di Lula in Brasile ci infonde nuove speranze. Ma ancora più importante è la lotta sociale e politica per la costruzione di un fronte internazionale antifascista e progressista. Come negli Anni Trenta l’Europa è un campo di battaglia fondamentale. Occorre liberarsi delle tre emme (Macron, Meloni, Merz) e al tempo stesso respingere la crescita delle destre fasciste che si nutrono delle disastrose politiche neoliberiste e guerrafondaie delle élites europee e dell’afasia della sinistra.

Quest’ultima deve fare piazza pulita dei seguaci di Tony Blair e rilanciare un proprio progetto che sia totalmente alternativo alle élites occidentali sterministe che propugnano e organizzano guerre e genocidi per puntellare il proprio dominio oggi più che mai malfermo. Tempi duri ma entusiasmanti ci attendono. Vediamo di prepararci adeguatamente.

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Bolsonaro jr rompe il silenzio da Miami: “Sono io il presidente eletto del Brasile. Un’organizzazione criminale…”

29 October 2026 at 05:28

Flavio Bolsonaro, candidato presidenziale di destra sconfitto in Brasile, ha ribadito di essere il legittimo leader del suo Paese, dopo essere arrivato negli Stati Uniti per iniziare un esilio auto-imposto. La sfida lanciata da Bolsonaro nel fuggire in Florida preannuncia ulteriori turbolenze per il Brasile, dove domenica il presidente di sinistra Luiz Inacio Lula da Silva ha vinto un combattuto ballottaggio elettorale. “Sono io il presidente eletto; i criminali che hanno rubato le elezioni in Brasile fanno parte di un’organizzazione criminale che ha instaurato una tirannia”, ha dichiarato Bolsonaro in un comunicato pubblicato sul suo profilo X, denunciando una “frode elettorale”. “Guiderò l’opposizione da qui“, ha affermato. In una nota successiva, ha corretto la sua dichiarazione, definendosi “leader” anziché “presidente”.

Bolsonaro, 45 anni, è atterrato a bordo di un jet privato all’aeroporto Opa-Locka Executive, vicino a Miami. L’amministrazione del presidente Donald Trump ha solidi legami con Bolsonaro e con suo padre, Jair Bolsonaro – attualmente agli arresti domiciliari in Brasile per aver tentato di ribaltare l’esito delle elezioni del 2022, perse proprio contro Lula. Trump ha ribadito la sua tesi secondo cui le elezioni brasiliane sarebbero state “molto strane”, precisando tuttavia ai giornalisti che “non intende farsi coinvolgere” nella pretesa di Flavio Bolsonaro alla presidenza. Sono ancora in corso di chiarimento i dettagli su come Bolsonaro, accompagnato dalla moglie e dalle figlie, sia riuscito a raggiungere il suolo statunitense.

“Voglio condividere con voi un po’ del sentimento di un cuore di madre. Sono molto triste“, scrive Rogeria Bolsonaro, ex moglie dell’ex presidente Jair, su X. “Il mio cuore sanguina (grazie a Dio che è un cuore forte) perché un altro figlio si è visto costretto a lasciare la sua Patria amata a causa di persecuzioni ingiuste, infondate e arbitrarie. Ora sono 4 i nipoti di cui sarò privata di accompagnare da vicino la crescita, di festeggiare insieme le loro vittorie e conquiste e di confortare nelle ore difficili. Non potrò essere vicina quando avranno la febbre, per posare la mano sulle loro fronti e verificare se è forte o no. Ma il nostro Dio sa quello che fa e io confido totalmente in Lui. So che mi darà la forza per sopportare tutto questo. Avrei molto di più da dire su tutto quello che sta accadendo alla mia famiglia, ma non ci starebbe in questo spazio. Ripeto sempre che i miei figli sono la mia vita. Vi amo troppo, oltre misura. La distanza ci separa, ma l’amore ci unisce. E ora separata da un altro, mi resta solo dire un arrivederci Flavio, figlio mio caro. Dio vi benedica. Arrivederci”.

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