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Caduti in Bosnia, Meloni e Crosetto al Villaggio Difesa: “L’Italia non dimenticherà”. Il cordoglio delle istituzioni 

30 October 2026 at 14:43

Tragedia nei Balcani, l’omaggio delle istituzioni: fiori e raccoglimento al Circo Massimo

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme al ministro della Difesa Guido Crosetto, si è diretta al Villaggio Difesa per rivolgere un tributo alla memoria dei Caduti.

Le parole della Premier Meloni

“Simone, Claudio, Franco Adriano, Laura. Quattro vite spezzate mentre servivano l’Italia. Oggi il mio pensiero è per loro e per chi li ama. Insieme al ministro Guido Crosetto, ho deposto un mazzo di rose al Circo Massimo per rendere omaggio ai nostri quattro militari che hanno perso la vita in Bosnia”. Lo ha dichiarato Giorgia Meloni in occasione della memoria dei Caduti.

“Abbiamo voluto che – ha spiegato la premier sui social – il villaggio della Difesa, allestito in vista del 4 novembre, diventasse un luogo di raccoglimento aperto a tutti. Un luogo dove ogni italiano possa portare un fiore, lasciare un pensiero, fermarsi in silenzio. E far sentire alle famiglie dei nostri caduti la vicinanza di un’intera nazione. So che nessuna parola può colmare un’assenza così grande. Ma esserci è un dovere. Stringerci a chi soffre, custodire il ricordo di chi abbiamo perso, accompagnare i feriti e i loro cari in queste ore difficili”. “A chi vorrà venire al Circo Massimo, chiedo un gesto semplice: portate un fiore. In quel fiore ci saranno il vostro affetto, il vostro rispetto, il grazie dell’Italia. Simone, Claudio, Franco Adriano, Laura: non vi dimenticheremo”, ha aggiunto. 

Il cordoglio di Guido Crosetto

“Oggi è un giorno di dolore immenso. Simone, Claudio, Franco Adriano e Laura. Quattro vite spezzate mentre servivano l’Italia. Quattro persone che non ci sono più. Quattro famiglie alle quali nessuna parola potrà restituire ciò che hanno perduto. Da padre, da marito, da cittadino e da Ministro della Difesa, sento tutto il peso di questa tragedia. Quando uomini e donne delle nostre Forze Armate perdono la vita mentre svolgono il proprio dovere, non sono soltanto le loro famiglie a essere colpite. È tutta la nostra comunità che perde qualcosa.

E io, tutti noi della Difesa, oggi, sentiamo profondamente questa perdita. Sto andando in Bosnia, con il Capo di Stato Maggiore della Difesa per rendere omaggio ai nostri Caduti, per stare vicino ai nostri militari feriti, per accertarmi personalmente delle loro condizioni e portare loro la vicinanza tangibile e l’affetto di tutta la Difesa e del Paese”. Lo ha scritto su X il ministro della Difesa Guido Crosetto. 

“Vorrei poter trovare le parole giuste – ha aggiunto – poter dare una risposta, poter alleviare almeno un po’ il dolore di chi sta vivendo queste ore terribili. So che non sarà possibile. Ma ci sono momenti in cui non servono parole. Serve esserci. Guardare negli occhi le persone, stringere una mano, ascoltare, condividere il dolore ed aiutare, facendo sentire che nessuno sarà lasciato solo.

Oggi anche il Villaggio della Difesa al Circo Massimo però dovrà cambiare significato. Non sarà più un luogo nel quale festeggiare le Forze Armate, ma un luogo nel quale l’Italia potrà fermarsi, ricordare Simone, Claudio, Franco Adriano e Laura e stringersi idealmente alle loro famiglie e ai nostri feriti. E con loro ricordare tutti i servitori dello Stato che negli anni hanno perso la vita o sono stati feriti. La Difesa è una famiglia. E oggi è una famiglia ferita. Ma è anche una famiglia che non dimentica i propri membri e che non abbandona chi soffre. A Simone, Claudio, Franco Adriano e Laura va il mio pensiero più profondo. Ai loro cari il mio abbraccio. Ai nostri feriti, la promessa che saremo loro vicini, come sempre. L’Italia non dimenticherà”.

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Bosnia, elicottero precipitato: ecco chi sono le quattro vittime. I ritratti

30 October 2026 at 08:40

Bosnia, elicottero precipitato: ecco chi sono le vittime

Nell’incidente che ha coinvolto un elicottero italiano impegnato nell’ambito dell’operazione Eufor Althea in Bosnia-Erzegovina, sono deceduti quattro militari: due appartenenti all’Esercito Italiano e due al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana (CRI). Ma chi sono le vittime? A perdere la vita sono stati Simone Ruggia e Claudio Marchesi, che appartenevano alla componente aerea dell’Esercito, e il tenente Franco Adriano Zecchillo e la sergente Laura Procacci della Croce Rossa.

Per Procacci – riporta Il Corriere della Sera – era la prima missione internazionale. Originaria di Andria, alla salute aveva dedicato tutta la sua vita: si era trasferita a Roma per studiare Medicina e durante l’Università si era impegnata nella Croce Rossa. Proprio lo scorso marzo aveva giurato come sergente, prima donna a raggiungere il grado di sottufficiale nel Corpo militare volontario della Croce Rossa italiana.

A questo corpo apparteneva anche il lombardo Zecchillo, tecnico di fisiopatologia cardiocircolatoria e perfusione cardiovascolare all’Ospedale di Legnano. Dal 1990 tenente della Croce rossa, aveva una grande competenza nelle attività di soccorso e intervento in casi di emergenza. Autore di numerose pubblicazioni, aveva tenuto diversi corsi ed era stato relatore di molte tesi di laurea alle Facoltà di Medicina delle Università di Milano e Varese.

Le vittime dell’Esercito

Ruggia e Marchesi erano tecnici di volo, e facevano parte del Primo reggimento Aviazione dell’esercito “Antares” di Viterbo. Ruggia era originario di Salerno. Era un appassionato di corsa e di immersioni subacquee. Sui social scrivevano di lui: “E tu Simone accetti e superi sempre nuove sfide”. Marchesi, 35 anni, era originario di Orvieto, nel Ternano. Appassionato di sci e calcio, sport che aveva praticato da ragazzo. Oltre ai quattro morti, nella tragedia di ieri si contano anche undici feriti (dieci militari dell’Esercito e uno della Croce Rossa): “Nessuno di loro versa in pericolo di vita“, ha precisato ieri sera il ministero della Difesa.

Da quanto è trapelato ieri sera, il Chinook precipitato subito dopo il decollo era partito mercoledì proprio dalla base nella città laziale, e dopo una tappa all’aeroporto militare di Pratica di Mare, aveva raggiunto la Bosnia. Allo stesso raggruppamento apparteneva anche l’elicottero precipitato ad Abu Dhabi nel 1980, un incidente durante una dimostrazione che costò la vita a tredici persone.

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Bosnia, ecco che cosa è successo. L’elicottero italiano in avvitamento e la tragedia: muoiono in 4, i feriti sono 11 (e c’è un precedente)

30 October 2026 at 04:42

Nell’incidente che ha coinvolto un elicottero italiano impegnato nell’ambito dell’operazione Eufor Althea in Bosnia-Erzegovina, sono deceduti quattro militari e i feriti sono 11. Due delle vittime erano appartenenti all’Esercito Italiano e due al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana (CRI). Lo rende noto il ministero della Difesa. A bordo del velivolo si trovavano complessivamente 15 persone. Undici i feriti: stanno ricevendo le cure necessarie e, al momento, nessuno di loro versa in pericolo di vita. La Difesa ha immediatamente disposto l’invio di un’équipe medica italiana per garantire ai feriti il massimo supporto e la migliore assistenza possibile.

“Ci uniamo al dolore dei familiari del sergente Simone Ruggia, del sergente Claudio Marchesi, del tenente del Corpo militare volontario della Croce rossa italiana Franco Adriano Zecchillo e del sergente del Corpo militare volontario della Croce rossa Laura Procacci, che hanno perso la vita servendo l’Italia, la Difesa e l’Esercito”. In un post su X il ministro della Difesa Guido Crosetto rivolge il suo cordoglio ai familiari dei militari caduti nell’incidente in Bosnia-Erzegovina, dove è precipitato un elicottero italiano impegnato nell’ambito dell’operazione Eufor Althea. Quattro i militari che hanno perso la vita: due appartenenti all’Esercito Italiano e due al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana (CRI). I due sergenti appartenevano all’Aviazione dell’Esercito. “L’angoscia e la sofferenza per questo tragico evento cambieranno ciò che avevamo previsto per la Festa delle Forze armate del 4 novembre”, ha aggiunto il ministro.

Che cosa è successo? “È quasi certamente un guasto tecnico”. “Dettagli? Impossibile, è troppo presto, ci potrebbero volere giorni per capire e risalire alle cause”. Al ministero della Difesa, le prime ore dopo la tragedia, sono concentrati su altro, sul bilancio delle vittime, le famiglie da contattare prima che arrivino le notizie dai media, italiani o bosniaci. Poi arrivano brandelli di informazioni aggiuntive, filtra che – riporta Il Corriere della Sera – i piloti si sono salvati, “ed è stato quasi un miracolo”, commentano nel governo. Filtra anche un’ipotesi di guasto specifico, gli esperti di elicotteri hanno guardato il video che è stato postato su Facebook dalla Bosnia, sembra che uno dei due rotori si sia bloccato, o abbia operato un’inversione della rotazione. Almeno questo sembrano raccontare le immagini e i pochi fotogrammi disponibili prima dello schianto: le sequenze di un avvitamento anomalo.

C’è un precedente, stesso elicottero, stessa città. Il Chinook caduto in Bosnia è di Viterbo. E Viterbo ha già pianto per un CH-47 Chinook. Era domenica 30 marzo 1980, aeroporto di Abu Dhabi. La missione si chiamava “Ghibli”, come il vento del deserto: doveva provare che il gigante a due rotori reggeva sabbia e caldo. Volo dimostrativo a quota bassissima, vicino a un hangar. Le pale del rotore posteriore urtano la struttura, l’elicottero si ribalta, i serbatoi si squarciano. In pochi secondi è un rogo. Sei militari muoiono sul colpo, altri quattro nelle 48 ore successive, per le ustioni.

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