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La carta della conservazione tranquilla? Farà vincere Meloni. La previsione di Pombeni

30 October 2026 at 14:37

Meloni, Calenda, il centro, Vannacci, il proporzionale. Una bussola per le elezioni politiche l’ha fornita a Formiche.net il politologo Paolo Pombeni che, partendo dai sommovimenti al centro (come De Luca e Calenda) disegna il perimetro del centrodestra a guida Meloni, con due punti fissi: la ragionevole conservazione di Fratelli d’Italia, con cui la premier può puntare al bis e l’effetto sorpresa che sta svanendo per l’ex generale anti Ue.

La nuova legge elettorale con il proporzionale costringe i partiti a prestare attenzioni ai territori, dopo gli anni di listini bloccati e candidati calati dall’alto?

Sì e no. Sì, perché ovviamente bisognerà raccogliere il maggior numero di voti possibile con l’astensionismo che c’è, e no perché il problema dei territori è indubbiamente “il” problema: comunque le liste verranno gestite dalle segreterie e lo spazio per le preferenze sarà minimo. Dunque alla fine i partiti sono convinti che ciascuno avrà i suoi supporter.

In questo senso bisogna leggere l’apparentamento del movimento di Cateno De Luca con il centrodestra, dopo che negli anni passati si parlava molto di un civismo solo a sinistra?

Credo che più che altro sia un effetto simulazione. Secondo me un civismo di destra non è propriamente così visibile.

Crede che sia la strada possibile per disinnescare Vannacci, che nel frattempo si sta sgonfiando?

Sì, concorre anche questo ma da questo punto di vista il centrodestra ha al suo interno risorse sufficienti per misurarsi. Inoltre il momento di fortuna di Vannacci si sta esaurendo.

L’ex generale ancora qualche giorno fa ha parlato di un tema come l’Italexit che sembrava essere uscito dai radar della politica italiana. Crede che dinanzi agli elettori questo sia un disco rotto, rispetto a elementi più programmatici come per esempio il nucleare o il piano casa?

Sì, credo di sì. Il tema di poter uscire dall’Europa non è nella nostra tradizione: la Brexit funzionava perché gli inglesi hanno, sia pure pagandola a caro prezzo, una tradizione di isolazionismo. Invece l’isolazionismo italiano non è mai esistito e il sovranismo coinvolge solo delle minoranze.

La rottura rispetto al passato è rappresentata dalla stabilità di questo governo: è un trend ormai riconosciuto?

Il problema è che non esiste più quell’impulso alla mobilità fra le classi dirigenti che è esistito per molto tempo. Ormai la situazione si va abbastanza stabilizzando soprattutto io direi nel centrodestra, nel centrosinistra no. Prevale l’idea di una coalizione che non intende dividersi, pena la sconfitta elettorale. Anche lo stesso Salvini fa solo spettacolo con le sue uscite, poi una volta giunto il momento di governare rientra nei ranghi.

Come si intreccerà il centrismo di Calenda e Marattin in questo scenario?

Sono due discorsi diversi. Calenda ha una sua capacità di stare sulla scena, lo ha dimostrato anche col suo background di competenza: poi purtroppo è eccessivamente solipsista, per cui non riesce a andare oltre un certo limite. Difficilmente si sposterà sul centrodestra, perché la sua forza è proprio quella di non piegarsi alla politica delle bandierine. Marattin invece è una novità assoluta, per cui non si sa se e quanto può riuscire ad incidere.

Qual è l’elemento che la presidente del Consiglio potrà giocare più di altri per raggranellare i voti mancanti al raggiungimento del famoso 42%?

La carta della conservazione tranquilla: una conservazione ragionevole può essere pagante. Magari potrebbe fare una cosa che finora non ha fatto, cioè cercare di mostrare che va al di là dell’idea partitica in sé.

Cateno De Luca approda nel centrodestra. L’esordio a Roma con La Russa e ministri: “Chiamatemi Ulisse. Puntiamo al 3%”. E profetizza: “Voto il 9 e 10 maggio”

30 October 2026 at 07:46

A Cateno De Luca non manca certo un’ambiziosa spavalderia. “Non scelgo mai la strada del minimo sforzo e massimo risultato, e che ci volete fare sono un’Ulisse da questo punto di vista sì! Un Ulisse, sì!”, scalda la sala, ricordando il lungo percorso, che lo ha portato fino alla kermesse nella Capitale. Per celebrare l’approdo nel centrodestra di Sud Chiama Nord, formazione politica siciliana presieduta dall’ex 5 Stelle Laura Castelli, si è svolta una kermesse di assoluto primo piano con una tre giorni all’Hotel Massimo D’Azeglio a Roma, con la partecipazione dei principali ministri del governo Meloni. Da Crosetto, a Piantedosi, Da Lollobrigida a Pichetto Fratin e di viceministri e sottosegretari e che si è chiusa col videomessaggio del presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

“Siamo alla vigilia delle elezioni. Probabilmente le dimissioni (del governo Meloni, ndr) ci saranno dopo il ‘Milleproroghe’ per una questione anche tecnica e si voterà domenica e lunedì 9 e 10 maggio. Un election day con elezioni politiche ed elezioni comunali” afferma sicuro il leader di Sud Chiama Nord. Ad aprire la tre giorni il Presidente del Senato, Ignazio La Russa, che molti indicano come uno degli sherpa che hanno lavorato all’approdo di De Luca nel centrodestra nazionale: “Mentre altri si dividono, si dividono, si frastagliano, noi ci allarghiamo senza fare ‘campi’ e questo allargamento con un movimento come Sud Chiama Nord per me è un motivo di orgoglio”.

Il partito guidato da De Luca, alle ultime elezioni regionali in Sicilia, prese il 25% e De Luca afferma “partiamo dal’1,5% ed è possibile arrivare e superare il 3%”. E la formazione siciliana riuscì nel 2022 ad eleggere un deputato, Francesco Gallo e una senatrice, Dafne Musolino, poi transitata in Italia Viva. Sud Chiama Nord è stata la prima formazione ad attivarsi, all’indomani dell’approvazione della nuova legge elettorale, ‘Melonellum’ o ‘Stabilicum’, formando una componente parlamentare all’interno del Gruppo Misto a Montecitorio attraverso il ‘prestito di un deputato da parte di Fratelli d’Italia e l’arrivo dal gruppo Misto dell’ex Fdi Manlio Messina, come vi avevamo già raccontato e che consentirà alla nuova formazione politica di raccogliere un numero inferiore di firme per la presentazione delle liste elettorali.

Il progetto ‘civico’ e di sindaci si contrappone a Progetto Civico Italia di Alessandro Onorato, che invece si posiziona nel centrosinistra, a cui Cateno De Luca riserva bordate: “civismo in provetta per un posto in Parlamento e noi diciamo No ed è stato il primo motivo per il quale non abbiamo accettato l’amore clandestino che ci ha proposto il centrosinistra”.

Ma Cateno De Luca ne ha anche per il leader di Futuro Nazionale. “Generale Vannacci non è assolutamente accettabile che tu diventi il generale delle stronz*****. Ogni cosa che dice, ogni ricetta che formuli è una stronz*****. E al partito dei caz******, c’è il partito del pragmatismo”.

In sala, nell’ultima giornata, ex leghisti come Mario Borghezio “non mi candido l’ho detto anche al generale” (Vannacci, ndr) e Paolo Grimoldi, oggi, alla guida di ‘Patto per il Nord’ a cui Cateno riserva parole al miele e citazioni di Gianfranco Miglio e una standing ovation per Umberto Bossi con l’annuncio “se lui vorrà” di una candidatura per il figlio Renzo. “La vostra è una scelta di campo e sono certa che gli italiani vi premieranno, Grazie e buon cammino” le parole di Giorgia Meloni. “Il ‘Campo largo’, grazie alla babele che rappresenta, politicamente, sicuramente, sarà un campo santo. Non ci sono discussioni su questo”.

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