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Béisbol cubano: Las Tunas encuentra el camino hacia la cima oriental

30 October 2026 at 21:46

La Habana, 30 oct (Prensa Latina) Los Leñadores de Las Tunas aprovecharon el tropiezo de Santiago de Cuba para trepar hoy a la cima de la Zona Oriental, en una jornada de batazos abundantes y movimientos en la clasificación de la 65 Serie Nacional de Béisbol.

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Perché il vertice di Teheran rappresenta una svolta epocale

By: A A
30 October 2026 at 21:05

Dopo il Vertice di Teheran la palla è interamente nel campo dell’Asia occidentale. Gli Stati Uniti non sono nemmeno in gioco

Segue nostro Telegram.

L’immagine trasmessa è stata sensazionale.

Il ministro della Difesa saudita, il principe Khalid, fratello di MbS; il capo dei servizi segreti turchi, Ibrahim Kalin; e il capo delle forze armate pakistane, il feldmaresciallo Asim Munir, tutti e tre membri a pieno titolo dell’Alleanza di Difesa della Mecca, entrano in una sala sontuosa del proverbiale palazzo persiano per salutare – o baciare l’anello – del potentato, pardon, del segretario del Consiglio Supremo di Sicurezza Nazionale (SNSC), Moshen Rezaee, numero due della struttura di potere iraniana, subito dopo la Guida Mojtaba Khamenei.

Non si trattava dell’Alleanza di Difesa della Mecca che, apparentemente, sfilava in parata – in rappresentanza dei neo-ottomani, degli arabi e dei sudasiatici. Si trattava del Vertice di Teheran – così come definito dai persiani.

L’Iran aveva acconsentito a tenere questo vertice rivoluzionario – in realtà suggerito da Asim Munir durante la sua visita a Teheran la scorsa settimana – solo al di fuori del quadro dell’accordo della Mecca, ed esplicitamente nell’ambito della discussione sulla «sicurezza regionale endogena».

Pertanto, sì, si è discusso di Palestina, Libano, Yemen, sicurezza del Golfo e dello Stretto di Hormuz, nello spirito di ridurre le proverbiali «tensioni regionali» e porre fine alla guerra degli Stati Uniti contro l’Iran e l’Asse della Resistenza.

Il Vertice di Teheran potrebbe alla fine significare l’accettazione – riluttante o meno – delle richieste di sicurezza dell’Iran e dello status definitivo dello Stretto di Hormuz, attualmente in fase di elaborazione tramite l’accordo Iran-Oman.

Tutto dipende, ovviamente, da ciò che la Casa dei Saud deciderà alla fine. E questa decisione è direttamente legata al modo in cui Riyadh risolverà il suo sanguinoso conflitto con lo Yemen.

Teheran è stata esplicita: siamo pronti a mediare e ad assistere nella risoluzione della questione yemenita; tuttavia, spetta a Riyadh affrontare – e accettare – le condizioni di Ansarallah. Altrimenti, la guerra – già in corso – continuerà.

Analisi delle «sette condizioni»

È stato il dottor Ali Bagheri Kani, il vicessegretario dell’SNSC di grande competenza, a fornire la migliore visione dall’interno di ciò che veniva discusso al tavolo delle trattative.

  1. Le quattro nazioni hanno identificato Israele come la principale fonte di instabilità regionale, con l’Iran come bersaglio immediato e altri paesi potenzialmente i prossimi (corsivo mio). L’altra fonte sono gli Stati Uniti. Immaginate il principe Khalid che acconsente a tutto quanto sopra.

Un accordo sulla sicurezza duratura in Asia occidentale deve essere costruito dall’interno, senza dipendere da potenze straniere.

Teheran si è posizionata come l’anello centrale (il corsivo è mio) che collega Arabia Saudita, Turchia e Pakistan. Sentitevi liberi di rimanere sbalorditi.

Tutte e quattro le nazioni hanno concordato di proseguire i colloqui. L’Iran coordinerà il prossimo incontro. Non sono ancora state stabilite né la data né la sede.

Aggiunga ora a questo quadro già sbalorditivo uno speciale «Mohsen Rezaee Unplugged»: era decisamente di umore molto più allegro del solito.

Prenda questo passaggio saliente:

«Percepisco la presenza di una nuova atmosfera nella regione. Si è creata grazie alla resistenza del popolo iraniano e alla capacità delle forze armate. Ho avvertito un’atmosfera estremamente positiva nelle discussioni con questi signori».

Pur elogiando «il successo di questa discussione retorica e delle dichiarazioni», Rezaee si è mostrato cauto: «Abbiamo preferito non rilasciare alcuna dichiarazione in questo momento, ma rilasceremo un’unica dichiarazione congiunta in cui concorderemo su questi punti e raggiungeremo un’intesa; l’attuazione di tali questioni sarà concreta e reale, e procederemo in tal senso».

Nel frattempo, rimane un compito sisifeo: come costringere l’Impero della Pirateria a comprendere la diplomazia in Asia occidentale.

Bagheri-Kani: «Gli Stati Uniti devono soddisfare le sette condizioni dell’Iran». Ha poi aggiunto: «Rezaee ha menzionato oggi che il piano di sette giorni potrebbe essere ridotto a cinque giorni o addirittura a quattro».

Analizziamo questi numeri.

Le sette condizioni rimangono le stesse: sono la versione sintetica di quel «gatto morto» ricorrente, il Memorandum d’intesa (MoU), che lo stesso Trump ha strappato e sul quale insiste nel dire che non abbia alcun significato.

Ricapitoliamo: revoca delle sanzioni; cessazione delle minacce militari; riconoscimento del diritto dell’Iran all’uso pacifico dell’energia nucleare; cessazione del sostegno a Israele; riconoscimento dei diritti sovrani dell’Iran sullo Stretto di Ormuz; cessazione delle interferenze negli affari interni dell’Iran; e fornitura di garanzie credibili contro future aggressioni.
Persino i cammelli nel cuore del Nejd sanno che gli «Eccezionali» non adempiranno mai a nessuno di questi impegni.

Ciò che cambia ora è la tempistica. Secondo il piano originale, nell’improbabile eventualità che gli Stati Uniti avessero soddisfatto le condizioni, il sesto giorno lo Stretto di Ormuz sarebbe stato aperto; e il settimo giorno, come per volere divino, sarebbero iniziati i negoziati.
La nuova proposta di Rezaee può essere interpretata solo come una gioiosa provocazione: tutto può essere fatto in cinque giorni o addirittura in quattro, perché no?

Rezaee sta sostanzialmente affermando che tutte e sette le condizioni rimangono valide; ma se Trump fosse davvero interessato ai negoziati (non lo è: vuole una capitolazione), l’Iran non avrebbe bisogno di attendere sette giorni. Ne bastano quattro.

Qualunque cosa accada in seguito – e dopo le elezioni di medio termine negli Stati Uniti potrebbe benissimo verificarsi un attacco militare alla Trump – è Teheran a dettare ancora i tempi. Oltre alle sette condizioni – che costituiscono i prerequisiti per qualsiasi negoziazione. Oltre alla tempistica. Oltre al fatto che, in assenza di progressi, lo Stretto di Ormuz rimarrà chiuso.
Ciò che Bagheri-Kani e Rezaee – i due massimi responsabili della sicurezza – stanno sottolineando è che l’Iran ha presentato una fattura all’Impero della Pirateria. A proposito, ogni singola voce della fattura è già stata approvata dallo stesso Presidente degli Stati Uniti, per quanto egli cerchi di svicolare.

O sicurezza “endogena” o nulla

A prima vista, l’Alleanza di Difesa della Mecca avrebbe dovuto essere vista come un potente allineamento di sicurezza e difesa collettiva guidato dai sunniti.

Eppure l’ultima cosa che l’Impero della Pirateria, strategicamente svantaggiato, si aspetterebbe è che il trio iniziasse a esplorare vie di cooperazione con la nazione che era stato costretto a considerare una minaccia esistenziale.

Non sottovalutate mai i persiani. Dimostrando la loro consueta finezza, ciò che hanno appena fatto è stato ribaltare strategicamente il contenimento dell’Iran.

Nel prossimo futuro l’Iran potrebbe persino prendere in considerazione l’adesione all’Alleanza di Difesa della Mecca – che non pochi studiosi musulmani autorevoli descrivono effettivamente come una blasfemia nei confronti della Mecca.

Prima di ciò, gli «sceicchi del petrolio» – quelle controparti del Golfo Persico dei «chihuahua del Baltico» – potrebbero andare incontro alla loro rovina, qualora si rivelassero incapaci di disinnescare l’incessante incitamento anglo-salafita alle guerre settarie.

Gli iraniani sono devoti della sacra Mecca e di Medina tanto quanto gli yemeniti – poiché entrambi i popoli furono direttamente elogiati dal Profeta (gli iraniani furono indicati come impareggiabili nel discernimento della conoscenza e nella ricerca della saggezza).

E ciò spiega in definitiva perché questo incontro sia stato definito «Vertice di Teheran» – senza alcun nesso con l’idea di un patto della «Mecca».

Per quanto riguarda gli yemeniti, Mohammad Ali al-Houthi, membro chiave del Consiglio politico supremo di Ansarallah, ha posto le cose in chiaro: ha criticato aspramente le affermazioni dell’Arabia Saudita secondo cui la visita del principe Khalid a Teheran mirerebbe a un allentamento delle tensioni nella regione, sottolineando che la retorica diplomatica di Riyadh è in contraddizione con il protrarsi della guerra, del blocco e dell’occupazione dello Yemen.

Dopo il Vertice di Teheran, la Guida Mojtaba Khamenei ha incontrato di persona Mohsen Rezaee. Il Numero Uno che parla con il Numero Due.

Khamenei ha esplicitamente chiesto di porre fine all’attuale stato di «né guerra né pace» garantendo il rispetto delle sette condizioni e «mantenendo il controllo sullo Stretto di Ormuz».

Rezaee ha infatti illustrato a Khamenei l’idea di una sicurezza «endogena» in tutta l’Asia occidentale. Si tratta di una controparte diretta della spinta russa verso l’«indivisibilità della sicurezza» alla fine del 2021, alla quale gli Stati Uniti e la NATO avevano allora risposto con un silenzio elocitante.

Eppure ora la palla è interamente nel campo dell’Asia occidentale. Gli Stati Uniti non sono nemmeno in gioco. Spetta alla Turchia, all’Arabia Saudita, al Pakistan e all’Iran far sì che ciò avvenga.

Aneel mantém bandeira tarifária verde em novembro

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Pelo segundo mês consecutivo, as contas de luz não terão cobrança de tarifa extra, informou nesta sexta-feira (30) a Agência Nacional de Energia Elétrica (Aneel). A manutenção da bandeira verde permanece em novembro devido às condições favoráveis de geração.

A bandeira tarifária verde voltou a vigorar em outubro, após cinco meses de bandeira amarela, que tem custo adicional de R$ 1,885 a cada 100 kWh consumidos para todos os consumidores conectados ao Sistema Interligado Nacional (SIN).

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"O aumento de chuvas nas regiões onde estão localizadas as principais usinas hidrelétricas traz equilíbrio nos reservatórios. Nesse cenário, não haverá necessidade de maior acionamento de termelétricas, cujo custo é mais elevado", esclareceu a agência reguladora.

Criado em 2015 pela Aneel, o sistema de bandeiras tarifárias reflete os custos variáveis da geração de energia elétrica. Divididas em cores, as bandeiras indicam quanto está custando para o SIN gerar a energia usada nas residências, em estabelecimentos comerciais e nas indústrias.

As cores das bandeiras tarifárias são definidas a partir da previsão de variação do custo da energia em cada mês. Quando a conta de luz é calculada pela bandeira verde, não há nenhum acréscimo. Quando são aplicadas as bandeiras vermelha ou amarela, a conta sofre acréscimo a cada 100 quilowatts-hora (kWh) consumido.

Os valores cobrados são os seguintes: 

  • na bandeira amarela, com condições de geração menos favoráveis, a tarifa sofre acréscimo de R$ 1,88 para cada 100 quilowatt-hora (kWh) consumidos; 
  • na bandeira vermelha, no Patamar 1, com condições mais custosas de geração, a tarifa sofre acréscimo de R$ 4,46 para 100 quilowatt-hora kWh consumido. 
  • na bandeira vermelha, no Patamar 2, as condições de geração são ainda mais custosas, e a tarifa sofre acréscimo de R$ 7,87 para cada 100 quilowatt-hora kWh consumido. 

Leclerc marca el ritmo en el estreno de la Fórmula Uno en México

30 October 2026 at 20:26

Ciudad de México, 30 oct (Prensa Latina) El monegasco Charles Leclerc encabezó hoy la primera sesión de entrenamientos libres del Gran Premio de México de Fórmula Uno, por delante del italiano Andrea Kimi Antonelli y el británico Frederik Vesti.

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Justiça manda Meta excluir posts sobre demissão por voto político

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Responsável pelo Instagram, Facebook e Threads, a Meta terá de retirar do ar publicações que incentivem empresários a perseguir, expor ou demitir funcionários por suas preferências políticas, decidiu a Justiça do Trabalho.

A liminar foi concedida nesta quinta-feira (29) pelo juiz Bruno José Perusso, da 77ª Vara do Trabalho de São Paulo, em ação civil pública apresentada pelo Ministério Público do Trabalho (MPT).

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O órgão pede ainda o pagamento de R$ 50 milhões por danos morais coletivos. A empresa tem até 24 horas, a partir da notificação, para remover 14 conteúdos identificados pelo MPT.

A decisão também prevê a suspensão da recomendação algorítmica dessas publicações e a divulgação de um alerta sobre assédio eleitoral aos usuários das três plataformas no Brasil.

Assédio eleitoral

Segundo o Ministério Público do Trabalho, a ação foi motivada pelo recebimento de mais de 3.080 denúncias de assédio eleitoral em todo o país durante o pleito de 2026. Desse total, 1.147 comunicações foram registradas em um intervalo de 72 horas após o segundo turno.

De acordo com o órgão, publicações nas redes sociais incentivavam empregadores a:

  • investigar os perfis de funcionários para identificar suas preferências políticas;
  • monitorar o voto dos trabalhadores;
  • deixar de contratar pessoas por suas convicções políticas;
  • demitir empregados que apoiaram candidatos diferentes dos preferidos pelos patrões; e
  • expor trabalhadores à ridicularização pública por suas escolhas eleitorais.

O MPT também aponta que os sistemas de recomendação das plataformas, como a aba "explorar" do Instagram e os reels (vídeos curtos) sugeridos, poderiam ampliar o alcance desse tipo de conteúdo.

Obrigações da Meta

A decisão estabelece uma série de medidas que deverão ser cumpridas pela empresa:

  • remoção: excluir, em até 24 horas após a notificação, as 14 publicações indicadas pelo MPT;
  • recomendações: interromper o impulsionamento algorítmico dos conteúdos identificados;
  • notificação: comunicar aos responsáveis pelas contas atingidas que as publicações foram removidas por determinação judicial, em até 48 horas;
  • preservação de provas: manter os materiais retirados e seus registros técnicos até o fim do processo; e
  • alerta aos usuários: publicar um aviso institucional nas três plataformas em até 72 horas, com permanência de cinco dias consecutivos.

O comunicado deverá informar que a legislação brasileira proíbe a discriminação de trabalhadores por convicção, preferência ou manifestação política, inclusive em processos seletivos e decisões de demissão.

Liberdade de expressão

Na decisão, o juiz Bruno José Perusso destacou que a liberdade de expressão e a manifestação de opiniões políticas são direitos assegurados, mas não autorizam o incentivo a práticas discriminatórias nas relações de trabalho.

O magistrado diferenciou a manifestação de opiniões partidárias da incitação à perseguição profissional de trabalhadores por suas escolhas eleitorais.

A decisão também ressalta que a possibilidade de demissão sem justa causa não permite que empregadores utilizem a preferência política do funcionário como motivo para punição discriminatória.

Multas e indenização

Em caso de descumprimento da ordem de remoção, a Meta poderá receber multa diária de R$ 50 mil por publicação mantida no ar. Já o descumprimento da obrigação de divulgar o comunicado institucional poderá resultar em multa de R$ 200 mil.

A liminar tem caráter provisório e não representa o julgamento definitivo da ação. O pedido de indenização de R$ 50 milhões por danos morais coletivos ainda será analisado pela Justiça.

O processo tramita na 77ª Vara do Trabalho de São Paulo. A Meta poderá contestar a decisão nas instâncias da Justiça do Trabalho.

 

Caseiro explorado e usado como laranja no DF receberá pensão mensal

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A Justiça do Trabalho determinou o pagamento de uma pensão mensal de um salário mínimo a um caseiro de 56 anos que passou 28 anos trabalhando para uma família no Distrito Federal em condições análogas à escravidão.

O homem também foi usado como laranja em cinco empresas ligadas aos empregadores, chegando a figurar como sócio majoritário e administrador de negócios que desconhecia.

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A decisão judicial prevê ainda o bloqueio de até R$ 324,2 mil em ativos financeiros de quatro integrantes da família e proíbe que os investigados utilizem o nome, Cadastro de Pessoas Físicas (CPF), assinatura ou outros dados pessoais do trabalhador em atos jurídicos.

O descumprimento da determinação poderá resultar em multa de R$ 50 mil por ocorrência.

O Ministério Público do Trabalho no Distrito Federal (MPT-DF) ajuizou uma ação civil pública contra os quatro familiares e pede R$ 2 milhões em indenizações, além do pagamento dos direitos trabalhistas não quitados durante quase três décadas.

Exploração

Natural da Bahia, o trabalhador chegou a Brasília em 1998 e começou a atuar como caseiro em uma residência no Núcleo Rural Córrego do Torto, no Lago Norte. Entre as atividades desempenhadas estavam serviços de jardinagem e cuidados com animais.

Segundo a investigação do MPT, ele recebia cerca de R$ 200 por semana, não tirava férias e vivia em condições precárias. O trabalhador também não tinha conta bancária nem telefone celular, e sua carteira de trabalho ficava com uma integrante da família.

A fiscalização começou após uma denúncia anônima recebida em agosto de 2026. A operação contou com a participação do MPT, da Auditoria-Fiscal do Trabalho e da Polícia Federal. Foram lavrados 13 autos de infração, incluindo um pelo reconhecimento de trabalho em condições análogas à escravidão.

Uso como laranja

Além das violações trabalhistas, a investigação identificou que integrantes da família transferiram participações em cinco empresas para o nome do caseiro. Em algumas sociedades, ele chegou a figurar como único sócio e administrador.

Em um dos negócios, o trabalhador aparecia como proprietário de 90% do capital social. À equipe de fiscalização, porém, afirmou que nunca havia trabalhado com empresas e que sequer sabia o que era uma empresa.

O MPT também identificou seis execuções judiciais relacionadas ao nome dele, três delas de natureza fiscal.

Em decisão de 15 de outubro, o juiz Márcio Roberto Andrade Brito, da 10ª Vara do Trabalho de Brasília, reconheceu indícios robustos de uso indevido da identidade do trabalhador para manter atividades empresariais de terceiros, por meio de operações societárias com características de fraude.

Modalidades

De acordo com o MPT-DF, o caso reúne as quatro modalidades de trabalho em condições análogas à escravidão previstas na legislação brasileira:

  • Trabalho forçado: quando a pessoa é submetida ao trabalho mediante coerção;
  • Jornada exaustiva: quando a duração ou a intensidade das atividades compromete a saúde e a dignidade do trabalhador;
  • Condições degradantes: quando há violações graves de direitos fundamentais, como falta de condições adequadas de trabalho, higiene e moradia;
  • Servidão por dívida: quando a liberdade do trabalhador é restringida em razão de débitos.

A caracterização do trabalho análogo à escravidão não depende da existência de cárcere ou de impedimento físico para deixar o local. A presença de apenas uma das modalidades previstas na legislação já é suficiente para configurar a condição.

Pensão e assistência

Além da pensão mensal de um salário mínimo e do bloqueio de bens, a Justiça proibiu os quatro investigados de utilizar os dados pessoais do caseiro em qualquer ato jurídico.

A situação do trabalhador também exige acompanhamento da rede de assistência social. Segundo relatório de 21 de outubro, ele ainda permanecia no imóvel onde viveu por quase três décadas, apesar do reconhecimento das condições de exploração.

O documento aponta dependência material e dificuldade para construir alternativas de subsistência. O trabalhador também demonstrou resistência em deixar a residência.

Na ação civil pública, o MPT pede que a Justiça determine a separação entre o homem e a família no prazo de três meses, com acompanhamento da rede de proteção social.

O órgão pede ainda R$ 1,5 milhão por danos morais individuais e R$ 500 mil por danos morais coletivos, totalizando R$ 2 milhões em indenizações, além da quitação dos direitos trabalhistas devidos.

SUS detecta quase 10 mil testes positivos para HPV de alto risco

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Desde que o exame molecular de rastreio de HPV em mulheres começou a ser disponibilizado pelo Sistema Único de Saúde (SUS), 9.904 testes apresentaram resultado positivo para HPV de alto risco, que é o subtipo do vírus associado ao risco de câncer do colo do útero. 

O exame DNA-HPV é indicado pela Organização Mundial da Saúde (OMS) desde 2013 e começou a ser utilizado pelo SUS no início do ano em substituição ao teste Papanicolau. A vantagem do exame molecular é que ele é capaz de detectar a presença do vírus antes mesmo de ele evoluir para uma lesão pré-cancerígena, o que ajuda a prevenir e a identificar de forma precoce muitos casos de câncer de colo do útero.

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Um estudo realizado pelo Centro de Atenção à Saúde Integral da Mulher da Universidade Estadual de Campinas (Unicamp) com mulheres de um programa na cidade de Indaiatuba, em São Paulo, mostrou que o uso do exame de DNA-HPV antecipou em 10 anos a detecção do câncer de colo do útero. 

Enquanto a média de idade de rastreamento desse tipo de câncer pelo exame Papanicolau é de 49,3 anos, com o teste molecular de DNA a média de idade foi de 39,6 anos. 

Até agora, 26 estados já utilizam o novo protocolo. O Espírito Santo, estado que ainda não fez a substituição, deve receber os novos testes ainda este ano, segundo o Ministério da Saúde (MS). 

De acordo com o Instituto Nacional de Câncer (Inca), o Brasil poderá registrar cerca de 19,3 mil novos casos de câncer do colo do útero por ano até 2028. O tumor é o terceiro mais comum em mulheres no País, mas se detectado precocemente tem chances de cura que superam os 95%.

Miguel Maya e três administradores executivos vendem 7,7 milhões de ações do por cerca de 8,3 milhões

30 October 2026 at 18:47

Quatro administradores executivos do BCP, incluindo o presidente executivo, Miguel Maya, e o administrador financeiro, Miguel Bragança, venderam 7,7 milhões de ações do banco, num valor total de cerca de 8,35 milhões de euros, segundo um comunicado enviado ao mercado esta sexta-feira.

De acordo com as notificações de transações de dirigentes, Miguel Maya vendeu três milhões de ações ao preço de 1,08399 euros, o que perfaz cerca de 3,25 milhões de euros. O CFO, Miguel Bragança, alienou 1,2 milhões de títulos a 1,08388 euros, num total de aproximadamente 1,3 milhões de euros.

Também João Nuno Palma, vice-presidente da Comissão Executiva, vendeu 1,5 milhões de ações a 1,08387 euros (cerca de 1,63 milhões de euros), e Maria José Campos, vogal da Comissão Executiva, vendeu dois milhões de ações a 1,08381 euros, ou seja, cerca de 2,17 milhões de euros. Todas as operações foram realizadas em Lisboa.

O banco esclarece, em comunicado, que, após estas operações, estes administradores mantêm, a título individual, uma posição em ações do BCP de valor superior a duas vezes a respetiva remuneração fixa anual bruta. Para este cálculo, são contabilizadas as ações já atribuídas, mas cuja entrega está diferida, nos termos da política de remuneração em vigor.

O BCP adianta que a Comissão Executiva consultou previamente o Conselho de Remunerações e Previdência, uma vez que a decisão de reduzir a exposição ao título resultou exclusivamente de os administradores considerarem imprudente, para si próprios e para o banco, que a ação BCP tivesse um peso excessivo nos seus patrimónios mobiliários individuais.

Segundo o comunicado, o Conselho de Remunerações e Previdência considerou legítimas as motivações apresentadas e recomendou que eventuais operações fossem realizadas nos 30 dias seguintes à apresentação pública de resultados, para garantir “máxima transparência” e evitar interpretações inadequadas sobre a motivação das vendas.

O banco sublinha que o entendimento assenta na necessidade de assegurar um alinhamento patrimonial relevante e continuado entre os interesses dos administradores executivos e os de longo prazo do banco, dos acionistas e dos restantes stakeholders, reconhecendo, ao mesmo tempo, a importância de uma adequada diversificação do património pessoal dos gestores, num quadro de transparência, previsibilidade e adequada perceção pelo mercado.

O BCP conclui que a atuação agora observada respeita “em tudo”, nos termos, na forma e no tempo, as recomendações do Conselho de Remunerações e Previdência.

As ações do banco caíram 2,49% para 1,08 euros.

François Edouard Drion é o novo CEO do Crédit Agricole Auto Bank

30 October 2026 at 18:36

O Crédit Agricole Auto Bank anunciou em comunicado uma mudança de liderança na sua estrutura executiva: François Edouard Drion, atual Diretor-Geral e CEO da Agos em Itália, foi nomeado novo Chief Executive Officer do Grupo CA Auto Bank. A tomada de posse oficial está agendada para o dia 1 de fevereiro de 2027.

François Edouard Drion sucede a Giacomo Carelli, responsável por liderar marcos históricos da instituição — como a transição de FGA Capital para FCA Bank em 2015 e a criação do CA Auto Bank e da Drivalia em 2023. Carelli transitará para a empresa-mãe Crédit Agricole Personal Finance and Mobility (CAPFM), onde assumirá o cargo de Global Head of Automotive, Mobility, Insurance and Services.

Com 59 anos, François Edouard Drion é graduado pelo Sciences Po Paris e possui pós-graduação em Finanças pela Universidade Paris Dauphine. Conta com uma vasta trajetória de cerca de três décadas no setor bancário e financeiro internacional, com passagens pelo BNP Paribas onde foi Head of Retail Banking para o Médio Oriente e CEO do BNP Paribas na Argélia; pelo Crédit Agricole (ingressou no Grupo como CEO do Crédit Agricole Sérvia e passou em 2011 para o cargo de CEO do Crédit Agricole Egito).

A transição totalmente interna visa reforçar a posição do CA Auto Bank no mercado europeu e guiar o plano de crescimento rentável e sustentável da instituição.

O novo CEO fala da experiência na gestão bancária “adquirida nos mercados internacionais e, mais recentemente, em Itália com a Agos” e diz que o seu objetivo agora é “desenvolver ainda mais o posicionamento do CA Auto Bank na Europa, trabalhando em sinergia com os nossos parceiros e apoiando as redes de vendas e os clientes finais através de soluções financeiras e de mobilidade eficazes”.

Stéphane Priami, Diretor-Geral Adjunto do Crédit Agricolee Presidente do CA Auto Bank, destacou a relevância do banco nos objetivos de médio prazo do Grupo, elogiando também a liderança de Giacomo Carelli e dando as boas-vindas ao novo executivo.

O Crédit Agricole Auto Bank é detido a 100% pelo Crédit Agricole Personal Finance & Mobility.

Sindicato da Hotelaria do Sul protesta em hotéis de Lisboa no dia 2 de novembro

30 October 2026 at 18:35

O Sindicato do Trabalho na Indústria de Hotelaria, Turismo, Restaurantes e Similares do Sul vai realizar, no próximo dia 2 de novembro, uma ação de protesto “porta-a-porta” junto a vários hotéis de Lisboa para exigir aumentos salariais e o desbloqueio da contratação coletiva.

Em comunicado divulgado esta sexta-feira, 30 de outubro, o sindicato afeto à CGTP explicou que a iniciativa se insere numa campanha nacional da Federação dos Sindicatos da Agricultura, Alimentação, Bebidas, Hotelaria e Turismo de Portugal (FESAHT) contra os baixos salários e pela negociação dos contratos coletivos.

A estrutura sindical denunciou que o setor da hotelaria continua marcado por “baixos salários, precariedade e perda de poder de compra”, apontando um contraste entre o crescimento do turismo e a degradação das condições de trabalho.

De acordo com o comunicado, o Contrato Coletivo de Trabalho (CCT) dos hotéis do Centro-Sul encontra-se “bloqueado desde 2004”, situação que o sindicato atribui à “reiterada indisponibilidade da Associação da Hotelaria de Portugal (AHP)” para negociar a revisão do documento.

A ação de protesto vai consistir numa rota com concentrações junto às entradas de diversas unidades hoteleiras na zona da Avenida Fontes Pereira de Melo e áreas envolventes, com o intuito de alertar hóspedes e clientes para a situação laboral no setor e apelar à intervenção dos grupos hoteleiros junto da associação patronal.

As concentrações estão programadas para decorrer ao longo da manhã do dia 2 de novembro, entre as 08h30 e as 12h00, em estabelecimentos como o Evolution Lisboa Hotel, Sheraton Lisboa Hotel e Spa, America Diamond’s Hotel, HF Fenix Urban, Ibis Styles Lisboa Centro Marquês de Pombal, Sana Lisboa e Eurostars Lisboa Parque.

Samba Digital fecha 1.º semestre com lucro líquido de 53 mil euros em queda

30 October 2026 at 18:34

A Samba Digital SGPS, empresa de marketing desportivo internacional cotada no Euronext Growth Lisbon, registou no primeiro semestre de 2026, com um volume de negócios de 3,304 milhões de euros e um lucro líquido de 53 mil euros que compara com 239 mil euros um ano antes.

As contas consolidadas são apresentadas em euros; a evolução do volume de negócios expresso em dólares inclui o efeito cambial sobre a contribuição da atividade francesa.

Face ao primeiro semestre de 2025, o volume de negócios aumenta 15,2 %, o EBITDA passa de −331 mil euros para +559 mil euros e o resultado líquido de −490 mil euros para +53 mil euros, o que permite ao Grupo regressar a resultados operacional e líquido positivos, embora permaneça abaixo dos níveis do S1 2025.

O volume de negócios atingiu os 3,304 milhões de euros, o que representa uma quebra de 2,0% face ao primeiro semestre de 2025. No entanto, após conversão, este valor equivale a 3,858 milhões de dólares, registando um crescimento de 5,7% em comparação com o mesmo período do ano anterior. Além disso, verificou-se um crescimento de 15,2% em euros face ao segundo semestre de 2025.

“A maior parte do aumento dos custos decorre da abertura do escritório de Atlanta, destinado a reforçar a estrutura comercial e operacional nos Estados Unidos, e da passagem de vários colaboradores-chave em França, anteriormente trabalhadores independentes, para o regime de trabalho por conta de outrem”, lê-se no comunicado.

O EBITDA situou-se em 559 mil euros, com uma margem de 16,9%, e o resultado operacional foi positivo em 165 mil euros. No semestre homólogo, o EBITDA tinha sido de 769 mil euros e o resultado líquido de 239 mil euros.

No segundo semestre de 2025, a empresa tinha registado EBITDA negativo de 331 mil euros e um prejuízo líquido de 490 mil euros.

A companhia atribui a redução da rentabilidade face ao ano anterior ao reforço da estrutura operacional, nomeadamente com a abertura do escritório de Atlanta, nos Estados Unidos, e com a integração de vários colaboradores-chave em França no regime de trabalho por conta de outrem.

Estes movimentos visam fortalecer a gestão das atividades americanas e garantir a continuidade das competências do grupo.

As depreciações e amortizações subiram 26,8%, para 394 mil euros, refletindo os investimentos nas ferramentas tecnológicas, incluindo a plataforma FanSight, infraestrutura de inteligência de mercado desenvolvida pela Samba Digital para o setor do desporto.

A FanSight ajuda clubes, ligas e federações a compreender os seus públicos e mercados internacionais, cruzando dados digitais com critérios económicos e comerciais.

O grupo está a explorar a sua utilização para identificar potenciais parceiros de patrocínio e a avançar na integração com ferramentas de inteligência artificial, com conectores já operacionais com Claude e ChatGPT.No primeiro semestre, a Samba Digital celebraram novos contratos com o CF Montréal e os Houston Texans e renovaram colaborações com o Paris Saint-Germain, Chelsea FC, World Rugby e Kansas City Chiefs.

A taxa de renovação para a época 2026-2027 situou-se em 97%.Após o encerramento da subsidiária brasileira, o grupo estuda o reagrupamento das atividades operacionais sob a Samba Digital US, através de uma eventual entrada em espécie ou venda da Samba Digital France pela sociedade-mãe portuguesa.

Em 30 de junho de 2026, a caixa e equivalentes de caixa ascendiam a 647 mil euros e os capitais próprios consolidados a 24,77 milhões de euros.

Ciclismo paralímpico: Ricardo Ten conquista oro en el Mundial

30 October 2026 at 19:45

Apeldoorn, Países Bajos, 30 oct (Prensa Latina) El español Ricardo Ten conquistó hoy el título mundial de scratch en el Campeonato de Ciclismo Paralímpico de Pista, apenas mes y medio después de sufrir una fractura de clavícula.

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Noa Argamani shares the philosophy she lives by

30 October 2026 at 19:08
Noa Argamani at The Long Play event
Noa Argamani spoke to editor in chief Jamie Heller at Business Insider's Long Play event on Thursday.

Carl Timpon/BFA

  • At Business Insider's Long Play event, Noa Argamani described her optimistic outlook on life.
  • Argamani was held in Hamas captivity for 246 days.
  • She's now pursuing a career in venture capital to help Israeli founders and Israel.

Noa Argamani said she never doubted that she would return home alive when she was held hostage by Hamas.

That optimism was unwavering, she said in a conversation with editor in chief Jamie Heller at Business Insider's "The Long Play" event on Thursday, even as two friends died in captivity and she regularly heard rockets and bombs exploding.

"I was by myself in a tiny room," Argamani said.

She said she found something to be grateful for in the smallest of comforts, like half a liter of water, a sock, or a blanket.

"I said thank you for everything that I have at that moment," said Argamani, who was rescued after 246 days in captivity after being kidnapped in the October 7, 2023 attack on Israel.

She said optimism has become a defining part of how she moves through the world. Each morning, she said, "I see the cards that I have in my hand, and I play in the best way that I can."

Argamani said she has reflected on her special skills and resources and how they align with her goals. In the past several years, she said, she has improved her English and sharpened her public speaking skills, taking to the global stage to advocate for the release of the other Israeli hostages and share her experience.

At the time she was taken hostage, Argamani was studying AI in her third year of college, with the idea of becoming a software engineer or, eventually, maybe a founder. While in captivity, Argamani told herself she loved the life she was living and would finish her degree when she returned home.

But after that, so much changed, she said.

Following an internship this year, she joined venture capital firm Vine Ventures as head of platform. The company backs early-stage startups, with a focus on AI, cybersecurity, and defense tech. She's now working with Israeli founders and companies with the goal of helping them expand globally and strengthening Israel's security through economic success.

Argamani said she still has much to learn about VC. She joined Vine in part because of the relationship she developed with its founder and managing partner, Eric Reiner, who helped her advocate for the release of the remaining hostages.

For now, she said, she sees the role as her opportunity to build her career and help her country.

"Now I have the opportunity to be on this stage and talk about all of the things that I've been through, and also how I want to build the future," Argamani said.

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Pesca na foz do Rio Doce volta a ser liberada depois de dez anos

Logo Agência Brasil

Após dez anos, a pesca voltou a ser liberada na área marinha próxima à foz do Rio Doce, entre Aracruz e Linhares, no Espírito Santo.

A decisão, dos ministérios da Pesca e Aquicultura (MPA) e do Meio Ambiente e Mudança do Clima (MMA), foi tomada com base em uma nota técnica da Agência Nacional de Vigilância Sanitária (Anvisa) que apontou não haver perigo para o consumo de pescados. 

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Com isso, os pescados da região poderão ser comercializados e consumidos.

A atividade pesqueira foi suspensa após o rompimento da barragem de Fundão, em Mariana (MG), por causa da possibilidade de contaminação dos peixes, moluscos e crustáceos. 

A Portaria n°75/2026 estabelece que a atividade pesqueira profissional na área delimitada deverá ser exercida por pescadores e embarcações devidamente regularizados, quando exigido pela legislação. O ordenamento da pesca na região não altera o pagamento do Programa de Transferência de Renda (PTR).

“Também deverão ser observadas as normas vigentes sobre períodos de defeso, áreas com restrição à pesca, espécies protegidas, tamanhos mínimos de captura, modalidades permitidas, equipamentos utilizados e medidas para reduzir a captura incidental”, disse o MPA.

A fiscalização ficará a cargo dos órgãos competentes. Além disso, a retomada da atividade pesqueira será acompanhada por um Plano de Ação Integrado, coordenado pelo MPA e pelo MMA, em articulação com os demais órgãos competentes, entre eles Ministério da Saúde (MS), Anvisa e as instâncias de gestão participativa.

O plano conta com medidas de implementação, monitoramento e avaliação da atividade pesqueira. Ele poderá ser atualizado com base nos resultados do monitoramento, em informações técnicas e científicas e na participação das comunidades pesqueiras.

Rompimento 

A atividade de pesca foi suspensa, em 2016, por tempo indeterminado, por decisão da Justiça do Espírito Santo que atendeu pedido do Ministério Público Federal (MPF).

O órgão apontou a inexistência de estudos conclusivos sobre a contaminação de peixes, moluscos e crustáceos que vivem na região, devido aos rejeitos da barragem de Fundão, da Samarco, rompida em 5 de novembro de 2015, em Mariana (MG).

O rompimento despejou aproximadamente 40 a 55 milhões de metros cúbicos de rejeitos de mineração de ferro, contaminando toda a Bacia do Rio Doce. Os rejeitos soterraram os distritos de Bento Rodrigues e Paracatu de Baixo e 19 pessoas morreram.

Nota técnica

A nota técnica com dados de monitoramento ambiental e da atividade pesqueira produzidos pela Anvisa apontou não haver nas regiões dulcícola, marinha e de mangue, a presença de chumbo e mercúrio acima do limite máximo tolerado, definido em normas nacionais e internacionais.

Para cobre, cromo, ferro, níquel, manganês e zinco, a presença detectada situa-se na média.

O MPA informou ainda que a água e os sedimentos do Rio Doce são monitorados continuamente pelo Programa de Monitoramento Quali-quantitativo Sistemático de Água e Sedimento (PMQQS), e não há alertas de não conformidade reportados pelo programa.

O ministério informou ainda que a liberação da atividade pesqueira, não substitui nem afasta as obrigações de reparação, recuperação e monitoramento previstas no acordo judicial relacionado ao rompimento da barragem.

Países consideram insuficientes ações contra crise da biodiversidade

A 17ª Conferência das Partes das Nações Unidas (COP17) da Convenção sobre Diversidade Biológica (CDB) termina nesta sexta-feira (30), em Yerevan, na Armênia, com uma avaliação pouco positiva sobre os avanços nas ações globais para conter a crise da biodiversidade.

O documento final que deve ser acordado entre os 192 países signatários da convenção ainda está em discussão nesta sexta-feira (30), mas uma versão publicada pelo secretariado da convenção já traz algumas avaliações sobre a primeira revisão do Marco Global de Kunming-Montreal (GBF, na sigla em inglês).    

De forma geral, os relatórios nacionais apresentados pelos países em relação ao tratado internacional trouxeram muitas lacunas nos dados e capacidade de monitoramento dentro dos países.

>> Clique aqui e conheça as metas do Brasil

Do que foi apresentado, o balanço dos indicadores para o cumprimento das 23 metas de proteção da biodiversidade para 2030 foi negativo, afirma o documento.

“As Partes informaram que menos da metade das metas nacionais relacionadas a qualquer meta global estavam em vias de ser alcançadas”, destaca o texto.

Avanços

Entre os avanços nas metas do tratado internacional, os países destacam medidas para deter a extinção de espécies, o aperfeiçoamento do manejo sustentável de animais silvestres, com benefícios às populações vulneráveis, e ações de enfrentamento dos impactos das mudanças climáticas sobre a biodiversidade por meio de Soluções Baseadas na Natureza.

Também foram apontados avanços na aplicação de práticas sustentáveis em sistemas produtivos como áreas agrícolas, de pesca, aquicultura e silvicultura, com foco na biodiversidade e no empenho em restaurar as funções da natureza.

O texto destaca ainda avanços desiguais entre os países quanto ao financiamento público e incentivos positivos para a diversidade biológica, a criação e o desenvolvimento de capacidade, o acesso à tecnologia e a transferência de tecnologia, bem como para a cooperação científica e técnica.

Desafios

Por outro lado, os países apontaram dificuldades para avançar nas metas que tratam da redução de espécies exóticas invasoras, na promoção de escolhas sustentáveis, como evitar desperdício de alimentos e gerar menos resíduos.

A conectividade de áreas de conservação terrestres, de água doce e marinha, por meio de corredores verdes e azuis, uma das fortes contribuições levadas pelo Brasil para os debates em Yerevan, também foi uma das metas que foram apontadas como de menor avanço pelos países.

Outras metas que também foram apontadas com menos avanços nos países foram a exigência de divulgação de impactos e riscos à biodiversidade causados por grandes empresas e instituições financeiras, além da reforma e eliminação de subsídios nocivos à biodiversidade.

“Houve poucos avanços na mobilização e no acompanhamento dos incentivos financeiros e positivos do setor privado e na redução dos incentivos, incluindo subsídios, prejudiciais à diversidade biológica”, destaca o texto.

Financiamento

Os relatórios dos países, especialmente os menos avançados e os pequenos Estados insulares em desenvolvimento, apontaram a falta de disponibilidade de meios de implementação suficientes como o obstáculo mais comum à implementação das metas.

O balanço também identificou dificuldades relacionadas à escassez de recursos relatada por atores não governamentais como povos indígenas, comunidades locais, mulheres, jovens e pessoas com deficiência também.

Para a diretora executiva da organização social LACLIMA, Caroline Rocha, além do balanço do Marco Global, e dos avanços sobre a repartição dos benefícios da biodiversidade, a COP17 será considerada uma conferência de sucesso se as medidas adotadas forem capazes de fazer os recursos prometidos para financiar a biodiversidade chegarem a quem precisa.

A meta do Marco é mobilizar US$ 200 bilhões por ano de todas as fontes até 2030, com US$ 30 bilhões em financiamento público internacional. Segundo Caroline, em 2025, o financiamento global para a biodiversidade é estimado em um valor entre US$ 7,9 e US$ 92,4 bilhões anuais.

Na Armênia foram anunciados US$ 60 milhões para o Fundo Global para a Biodiversidade (GBFF, na sigla em inglês) e novos compromissos com o 9º ciclo do Fundo Global para o Meio Ambiente (GEF, na sigla em inglês) em torno de US$ 4,4 milhões.

Para Caroline, são valores modestos e que precisam ser ampliados com o destravamento do debate sobre a entrada de mais países como a China, na lista de doadores, além da diversificação das ferramentas de financiamento.

“A lacuna só vai fechar se a conversa sair dos fundos e entrar em outros tipos de financiamento, como fundos multilaterais, setor privado e fundos públicos. O próprio desenho do Marco prevê que a maior parte do esforço venha do redirecionamento de US$ 500 bilhões em subsídios prejudiciais à natureza.”, conclui.

 

Itamaraty diz ter convocado diplomata após fuga de Flávio pela Argentina; Milei nega

30 October 2026 at 18:46
O Itamaraty disse ter convocado, nesta quinta-feira (29), a encarregada de negócios da Argentina em Brasília, María Emilia Cortés, para prestar esclarecimentos pela atuação do governo de Javier Milei na fuga de Flávio Bolsonaro (PL). O ultraliberal nega que o Brasil tenha tomado essa medida. Leia mais (10/30/2026 - 15h46)
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