È sempre più alta la tensione in Medio Oriente, mentre mentre si moltiplicano gli avvertimenti su una possibile ripresa degli attacchi statunitensi in Iran dopo le elezioni di metà mandato del 3 novembre. Washington avrebbe già invitato gli alleati del Golfo a prepararsi a nuovi raid dal giorno successivo. Si tratta al momento di indiscrezioni dei media e il segretario di Stato americano Marco Rubio ha tenuto a precisare che il presidente Trump non ha ancora “preso alcuna decisione” in merito a un eventuale nuovo intervento militare in Iran: “Il presidente privilegia un approccio diverso. Se avesse voluto agire in questo modo”, ossia con la forza, “lo avrebbe fatto già settimane o addirittura mesi fa”, ha aggiunto Rubio parlando con la stampa in occasione del G20 di Atlanta.
Mentre proseguono i tentativi di mediazione per evitare un’escalation, già la sola ipotesi di una ripresa del conflitto ha provocato delle conseguenze. Teheran, infatti, minaccia una risposta immediata con tanto di allargamento della guerra. La Guida suprema iraniana, l’ayatollah Mojtaba Khamenei, ha ordinato ai vertici militari di garantire una “risposta immediata ed efficace senza limiti geografici” a qualsiasi minaccia nemica. “Se i nemici dovessero lanciare nuovamente attacchi militari o terroristici, saranno le forze armate della Repubblica islamica e la nazione iraniana a determinare il momento e le condizioni della loro fine”, ha dichiarato, chiedendo anche di aggiornare la lista degli obiettivi includendo tutte le risorse “tangibili e intangibili” di Stati Uniti e Israele.
Il portavoce dell’esercito, Mohammad Akraminia, ha avvertito che un nuovo raid americano allargherebbe il conflitto: “Il fuoco della guerra si estenderà a un’area geografica più ampia e la fine della guerra non sarà nelle mani” di Washington. Secondo i media, gli Stati Uniti avrebbero avvertito gli alleati del Golfo della possibilità di attacchi brevi ma intensi dal 4 novembre. I Paesi della regione starebbero facendo pressione su Washington per scongiurare una nuova escalation e possibili ritorsioni iraniane. La Casa Bianca ha dichiarato di non commentare “piani militari sensibili che potrebbero esistere o meno”, ribadendo che Donald Trump “mantiene tutte le opzioni sul tavolo”. Secondo Axios, il presidente Usa potrebbe valutare una vasta operazione contro Teheran anche in caso di una sconfitta pesante dei repubblicani alle elezioni di midterm.
Sul fronte diplomatico, indiscrezioni di stampa riferiscono di progressi nei negoziati indiretti, con possibili colloqui a Doha e un’intesa preliminare su programma nucleare, Stretto di Hormuz e incentivi finanziari. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha però escluso incontri imminenti con funzionari americani, definendo le notizie “mere speculazioni dei media”, ha confermato che il suo vice si trovi in Qatar e che proseguono le consultazioni con i mediatori qatarioti e pakistani.
Teheran sta inoltre esaminando le proposte sul nucleare. Araghchi ha definito “un passo positivo” la lettera del vicepresidente Usa JD Vance, ma ha ribadito che l’Iran è pronto a ogni scenario: “Non escludiamo alcuna possibilità riguardo allo scoppio di una guerra”. Il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale iraniano, Mohsen Rezaei, dopo aver lodato “il cambio di tono” nella lettera di Vance, ha accusato i Paesi europei di dover pagare il prezzo del conflitto dopo aver sostenuto Israele: “La guerra e il terrorismo hanno un prezzo. Ora tocca a voi pagare”.
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