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Un elicottero militare è precipitato in Bosnia, morti quattro italiani: due dell’Esercito e due operatori della Croce Rossa. 11 feriti

Un elicottero militare italiano è precipitato nel pomeriggio di oggi, per cause ancora in corso di accertamento, in Bosnia-Erzegovina. Si tratta di un CH-47 Chinook, impegnato nell’ambito dell’operazione Eufor Althea. Il bilancio è di quattro morti e undici feriti, tutti italiani. A confermarlo, in serata, è stato il ministro ministro della Difesa, Guido Crosetto. Le vittime sono due appartenenti all’Esercito Italiano e due al Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana.

Le vittime sono tre uomini e una donna: “Abbiamo atteso che la drammatica notizia della morte dei loro cari fosse portata alle famiglie e volevamo evitare che altre centinaia di famiglie vivessero ore di angoscia in attesa di conoscere i nomi delle persone coinvolte”, ha detto Crosetto rendendo note le identità delle vittime. Sono: il sergente Simone Ruggia, il sergente Claudio Marchesi (entrambi del comando aviazione dell’Esercito), il tenente del Corpo Militare Volontario della Croce Rossa Italiana Franco Adriano Zecchillo e la sergente della Croce Rossa Laura Procacci.

“Gli undici feriti stanno ricevendo le cure necessarie e, al momento, nessuno di loro versa in pericolo di vita. La Difesa ha immediatamente disposto l’invio di un’équipe medica italiana per garantire ai feriti il massimo supporto e la migliore assistenza possibile”, ha sottolineato il ministro esprimendo il cordoglio suo e di tutta la Difesa “alle famiglie dei nostri caduti”: “Non esistono parole capaci di colmare una perdita così grande”, ha aggiunto. L’incidente è avvenuto nella zona di Brčko, al confine con la Serbia, durante un’operazione di routine, ha fatto sapere Eufor.

I militari morti nell’incidente erano in servizio al Comando aviazione dell’Esercito (Aves) di Viterbo, al primo reggimento ‘Antares’. Secondo quanto si apprende, l’elicottero sarebbe partito ieri mattina da Viterbo e, dopo uno scalo all’aeroporto militare di Pratica di Mare, avrebbe raggiunto la Bosnia. “Non è ancora chiara la dinamica dell’incidente, che sarebbe avvenuto in fase di decollo dall’aeroporto di Brcko”, ha dichiarato in diretta al Tg4 l’ambasciatrice d’Italia in Bosnia-Erzegovina, Sarah Castellani. “A bordo c’erano in totale 15 persone italiane“, ha spiegato. Le cause della tragedia, informa la Difesa, sono attualmente in corso di accertamento. Sono già state avviate le attività di indagine necessarie a ricostruire la dinamica dell’incidente e a chiarire le circostanze dell’accaduto.

“Ho appreso con profonda commozione la notizia del decesso dei militari occorso nel tragico incidente elicotteristico in teatro operativo bosniaco nell’ambito dell’operazione ‘Althea’. In questa triste circostanza, voglia rendersi interprete presso l’Esercito Italiano e il Corpo Militare della Croce Rossa dei miei sentimenti di cordoglio e di commossa solidarietà al dolore provocato da questo tragico evento, chiedendo loro di esprimere ai familiari delle vittime la mia vicinanza e solidarietà”, scrive il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in un messaggio al capo di Stato Maggiore della Difesa, il generale Luciano Portolano. Anche dal governo e dai partiti di opposizione arrivano i messaggi di cordoglio. “La notizia del tragico incidente che ha coinvolto un elicottero italiano di Eufor in Bosnia-Erzegovina è motivo di profondo dolore“, scrive sui social la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: “Il mio pensiero va alle vittime, alle loro famiglie e a tutti coloro che, impegnati nella missione per la pace e la stabilità della regione, stanno vivendo ore di angoscia. A loro va la mia più sincera vicinanza e quella del governo italiano”. Anche il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, esprime la sua vicinanza “alle nostre forze armate per la tragedia”: “Un pensiero ai familiari delle vittime. Una terribile disgrazia che scuote il cuore di tutti gli italiani”, scrive il vicepremier sottolineando che l’Ambasciatore d’Italia a Sarajevo “si sta già recando a Brčko, luogo dell’incidente” e che il Ministero degli Esteri “fornirà tutto il supporto necessario. Una preghiera per i nostri caduti e i nostri feriti nell’adempimento del dovere”, conclude.

A rendere noto l’incidente era stata la stessa Forza militare dell’Unione Europea in Bosnia-Erzegovina: ha parlato di un velivolo della missione precipitato nella zona di Brčko, al confine con la Serbia. In serata l’Eufor conferma in un comunicato che l’elicottero è precipitato durante un’esercitazione di routine. La missione europea aggiunge che non si sono registrati danni a infrastrutture, proprietà o veicoli civili e nessun civile è rimasto ferito nell’incidente. I servizi di emergenza della Bosnia-Erzegovina e il team di collegamento e osservazione dell’Eufor sono giunti sul posto, hanno recuperato il personale coinvolto e lo hanno immediatamente trasportato presso le strutture mediche di Brcko. L’Eufor, aggiunge la nota, sta conducendo un’indagine approfondita e completa per accertare le cause di questo tragico incidente, e pubblicherà le informazioni pertinenti non appena disponibili e verificate. La missione europea si dice inoltre “profondamente addolorata per questa tragica perdita di vite umane ed esprime le sue più sentite condoglianze agli amici e ai familiari di coloro che hanno perso la vita al servizio della pace”.

Eufor ha invitato i cittadini a non diffondere informazioni non verificate e disinformazione e a informarsi sull’incidente esclusivamente attraverso i canali ufficiali. La missione europea è presente in Bosnia-Erzegovina dal 2004, quando subentrò alla forza di peacekeeping della Nato dispiegata dopo la guerra del 1992-1995. Attualmente conta diverse centinaia di militari provenienti da 24 Paesi europei.

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Turchia, crolla un “camino delle Fate” in Cappadocia: due morti. La frana provocata da forti piogge

È uno dei simboli della Turchia e, nello specifico, la principale attrazione turistica della Cappadocia. Ed è possibile che siano state le forti piogge che hanno colpito la regione a fare crollare un ‘camino delle fate’ all’ingresso del Museo all’aperto di Göreme. Il governatore di Nevşehir, Hüseyin Kök, ha annunciato che due persone hanno perso la vita e una è stata tratta in salvo ma è ferita. “A seguito di un crollo roccioso innescato da una frana a Göreme, abbiamo recuperato i corpi di due persone. Una persona ferita è stata trasportata in ospedale, dove sta ricevendo le cure d’emergenza. Le operazioni di ricerca e soccorso sono ancora in corso”, ha dichiarato Kök, aggiungendo che la frana è stata causata dalle “abbondanti precipitazioni”, riferisce l’emittente Ntv. “Nell’area interessata dal crollo erano presenti delle persone. Sebbene non si tratti di una zona destinata al passaggio dei pedoni – e quindi non particolarmente affollata – vi erano comunque delle persone. Sul posto sono giunte la gendarmeria e le forze di polizia. Sono in corso intensi interventi di soccorso. Le persone vengono allontanate dalla zona per precauzione, dato il rischio di ulteriori crolli”, ha affermato il corrispondente di Ntv sul posto, aggiungendo che la frana si è verificata alle 15 ora locale, le 13 in Italia. In Cappadocia, una delle zone turistiche più note della Turchia, già nel 2024 e nel 2025 erano stati registrate delle frane che avevano portato al crollo di alcuni ‘cammini delle fate’, formazioni rocciose a forma piramidale, ma il cedimento delle strutture non aveva provocato né feriti né vittime.

(immagine tratta da Wikipedia)

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Wall Street Journal: “Via libera di Trump all’arrivo di Bolsonaro negli Usa. È entrato con un permesso umanitario”

È scappato dal Brasile dopo avere perso le elezioni ed è arrivato in Florida, prima entrando a piedi in Argentina, poi imbarcandosi su un volo per gli Usa dall’Ecuador. Nei giorni scorsi il presidente Usa Donald Trump aveva dichiarato, prima di partire per un comizio in Ohio in vista delle elezioni di midterm, che non si sarebbe intromesso nella vicenda che riguardava la fuga di Flavio Bolsonaro e, pur sottolineando di non volere essere coinvolto, aveva aggiunto che “è stata un’elezione molto strana, questo è certo”. Ma secondo quanto ricostruito dal Wall Street Journal, il capo della Casa Bianca sarebbe tutt’altro che estraneo alla fuga del candidato sconfitto da Lula, scappato dopo che il giudice Alexandre de Moraes aveva disposto la consegna dei suoi passaporti nell’ambito di un’indagine per sospetto riciclaggio di denaro, nella quale il senatore nega ogni irregolarità. Il giornale finanziario Usa scrive che il tycoon ha approvato personalmente l’ingresso suo e della sua famiglia negli Stati Uniti e il segretario di Stato Marco Rubio si è attivato per il rilascio dei visti. La famiglia Bolsonaro è comunque entrata negli Stati Uniti con un “permesso umanitario” che consente la permanenza di un anno. Il Wsj, che cita alcune fonti, aggiunge inoltre che dall’esilio Bolsonaro intende continuare la sua attività politica. “Sono io il presidente eletto – ha dichiarato Bolsonaro dopo la fuga negli Usa – e i criminali che hanno rubato le elezioni in Brasile fanno parte di un’organizzazione criminale che ha instaurato una tirannia”, ha scritto il senatore in una dichiarazione pubblicata sul suo profilo X, denunciando una “frode elettorale”. “Da qui guiderò l’opposizione”, ha aggiunto.

Il senatore brasiliano ha ringraziato il presidente argentino Javier Milei, oltre a Trump, per l’accoglienza negli Usa, dove è arrivato con la famiglia il 28 ottobre. In una lettera diffusa dopo l’arrivo a Miami, il figlio dell’ex presidente del Brasile ha denunciato presunti brogli elettorali senza presentare prove e ha chiesto l’annullamento della candidatura di Lula e del suo vice Geraldo Alckmin, accusando le istituzioni brasiliane di persecuzione politica. Bolsonaro Jr ha criticato in particolare il giudice della Corte suprema Cristiano Zanin, contestando la proroga dell’orario di voto fino alle 19, decisa domenica. Secondo il senatore, la misura avrebbe consentito a Lula di ottenere oltre 10 milioni di voti in più rispetto al primo turno.

Il segretario di Stato Usa Marco Rubio e il presidente argentino Javier Milei pare siano state le principali menti dietro alla sofisticata e polemica operazione di intelligence che ha consentito a Flavio Bolsonaro di fuggire dal Brasile. Tra i vari dettagli emersi sulla fuga anche quello riguardante il jet privato utilizzato da Bolsonaro. Il Gulfstream G400 matricola LV-JQW, appartiene infatti alla compagnia privata Baires Fly, legata a sua volta ad uno dei principali scandali di corruzione che coinvolgono attualmente il governo argentino di Javier Milei. La società figura infatti nell’inchiesta sul riciclaggio di denaro proveniente da presunte tangenti negli acquisti di medicinali e forniture dell’Agenzia Nazionale Argentina per i Disabili (Andis). Si tratta dell’indagine condotta dal pm argentino Franco Picardi, che ha individuato nel titolare reale di Baires Fly l’imprenditore Sergio Mastropietro, la mente dietro il “lavaggio di fondi derivanti dai sovrapprezzi applicati agli acquisti effettuati dall’Agenzia”, guidata dall’allora avvocato di Milei, Diego Spagnuolo. Lo stesso Milei utilizzò uno dei velivoli della compagnia per il suo primo viaggio internazionale del 2023 negli Stati Uniti, suscitando polemiche anche perché il volo privato venne finanziato dall’imprenditore Gerardo Werthein, poi nominato ambasciatore dell’Argentina a Washington.

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Ucraina, droni russi contro una banchina del treno a Dnipro: “Almeno 13 morti”

Le forze armate russe hanno attaccato con droni la banchina della stazione ferroviaria di Dnipro, sulla quale si trovava il treno Dnipro-Zaporizhzhya. Almeno “13 persone sono state uccise nell’attacco russo a Dnipro. Almeno cinque i feriti”, ha reso noto il capo dell’amministrazione militare regionale di Dnipropetrovsk, Oleksandr Ganzha. L’attacco è l’ultima di una serie di raid russi nella regione, dove, nelle ultime settimane, attacchi condotti con droni e aerei da guerra hanno danneggiato edifici residenziali e infrastrutture critiche. La città di Dnipro è stata più volte presa di mira nel corso del conflitto: l’ultima il 25 ottobre, quando le autorità avevano riferito della morte di quattro persone.

“Un orribile attacco russo ha colpito la stazione ferroviaria di Dnipro – ha scritto su X Volodymyr Zelensky -. I russi hanno lanciato un’incursione con droni contro un binario dove si trovavano un treno per pendolari e un treno passeggeri. Purtroppo, al momento, si contano 13 vittime accertate”. “Quanti attacchi terroristici ha sferrato la Russia contro il nostro popolo da quando le sanzioni contro alcuni oligarchi russi e il settore energetico russo sono state revocate, anziché portare a una de-escalation?”, domanda il presidente ucraino riferendosi a Alisher Usmanov e Mikhail Fridman, rimossi dall’Unione europea dalla lista dei miliardari il 22 settembre. Secondo Zelensky “è giunto il momento di adottare nuove e più severe misure sanzionatorie da parte dell’Ue, degli Stati Uniti e del G7”.

(Foto di DSNS Ukrayiny, l’autorità governativa responsabile per la protezione civile)

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Studente di Foggia esce illeso dal disastro ferroviario in Spagna e rimane per prestare soccorso

Uscito illeso dal disastro ferroviario in Spagna, è rimasto a prestare aiuto ai feriti. È la storia di Antonio Narciso, studente originario di Foggia, che dopo essere sopravvissuto all’incidente ha deciso di rimanere e aiutare i soccorritori. La notizia è riportata dal Corriere della Sera. Il giovane è infatti un volontario della Protezione civile in Puglia, in particolare dell’associazione Prima Vela di Foggia. “Le ore sono frenetiche e c’è davvero tanto da fare“, ha scritto sui social dopo aver rassicurato amici e familiari sulle sue condizioni.

Narciso ha così deciso di mettere la sua esperienza e la sua formazione al servizio dei soccorsi spagnoli. Sui social ha anche descritto il lavoro intenso che le squadre di recupero stanno svolgendo, restituendo il clima di emergenza e frenesia che una tragedia del genere porta con sé; in particolare, per ciò che concerne gli italiani coinvolti nel disastro ferroviario, attualmente ci sono tre donne disperse, mentre gli altri sei passeggeri che si trovavano a bordo dei convogli sono stati recuperati e sono in condizioni stabili. La situazione è perfettamente riassunta dalle parole di Narciso: “Stiamo dando il massimo unendo le forze“.

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Cuba, l’Italia si inchina agli Stati Uniti e si astiene sulla risoluzione Onu che chiedeva la fine dell’embargo

Ufficialmente i rapporti tra Giorgia Meloni e Donald Trump sono ai minimi storici, ma se c’è da piegare la testa a a Washington il governo non si tira indietro. E’ accaduto ieri a New York, dove l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha chiesto a larga maggioranza la fine dell’embargo economico statunitense contro Cuba, in vigore da decenni. Tuttavia, un’intensa attività da parte degli Stati Uniti ha spinto diversi paesi a opporsi alla risoluzione o ad astenersi per la prima volta dopo anni. Tra questi c’è stata anche l’Italia. La risoluzione ha ottenuto 130 voti a favore, 25 astenuti e 17 contrari, tra i quali Stati Uniti e Israele. L’anno precedente, i sì erano stati 165, 7 i no e 12 le astensioni.

Stati Uniti e Cuba si sono scambiati accuse durissime nella sala dell’Assemblea Generale, trasformando un dibattito sull’embargo commerciale imposto da Washington decenni fa in un teso confronto verbale tra le due delegazioni. L’ambasciatore Usa Mike Waltz ha accusato il governo dell’Avana di arricchire la propria élite mentre la popolazione comune è alle prese con carenze e difficoltà economiche. Oltre a respingere la definizione di “blocco” utilizzata da Cuba per descrivere le misure di Washington. “Non esiste alcun blocco – ha detto Waltz – Un blocco è un cordone di navi militari attorno a un’isola. Non è questo il caso”.

La delegazione cubana ha interrotto più volte il discorso, costringendo il presidente dell’Assemblea a intervenire per richiamare le parti a rispettare le regole. A un certo punto, Waltz si è rivolto direttamente alla delegazione cubana affermando: “Questa è l’America, queste sono le Nazioni Unite. Non siamo nella vostra dittatura comunista. Non potete mettermi a tacere”. Il ministro degli Esteri cubano, Bruno Rodríguez Parrilla, ha replicato accusando Waltz di affermazioni false e di aver mancato di rispetto all’Assemblea: “Sta offendendo la dignità del popolo e del governo di Cuba”, ha sottolineato.

Il voto dell’Assemblea Generale Onu ha un peso politico, ma solo il Congresso di Washington può revocare l’embargo a Cuba, risalente all’epoca della Guerra Fredda. L’Assemblea adotta questa risoluzione ogni anno da oltre tre decenni, con la sola eccezione del 2020, durante la pandemia di Covid. “Sono soddisfatto del fatto che così tanti paesi, tra cui importanti economie come la Corea, la Germania e altri, abbiano cambiato la loro posizione”, ha detto ai giornalisti Waltz dopo il voto. “La diplomazia richiede tempo, ma ora che abbiamo assistito a una triplicazione del numero di paesi che hanno mutato orientamento, ci aspettiamo che questo trend continui a crescere”, ha aggiunto.

“L’Italia, nel ribadire la vicinanza al popolo cubano e la necessità di continuare gli aiuti umanitari, ha scelto di astenersi assieme ad altri paesi alleati come Germania, Olanda, Polonia, Grecia, Bulgaria, Romania, Estonia, Lettonia e Croazia”, ha riferito la Farnesina. In sintesi, si legge nella nota, “l’Italia ritiene che vada accelerato un cambiamento con le autorità cubane: l’embargo economico imposto dagli Stati Uniti a Cuba ha conseguenze economiche e umanitarie negative per il popolo cubano. La revoca dell’embargo potrebbe rendere più efficaci le riforme economiche e favorire una ulteriore apertura dell’economia cubana, a beneficio del popolo cubano: ma le riforme non arrivano, le decisioni delle autorità cubane sono il motivo della crisi attuale. La mancanza di libertà politiche ed economiche, le debolezze strutturali e le inefficienze di lunga data del sistema economico hanno contribuito in misura significativa alla crisi attuale”.

“Sono necessarie urgentemente riforme politiche, economiche, sociali e giudiziarie sostanziali da parte delle autorità cubane per alleviare le sofferenze del popolo cubano. Le 176 misure economiche e sociali adottate lo scorso giugno dovranno essere attuate rapidamente”, prosegue la nota. L’Italia, sottolinea la Farnesina, “inoltre rimane profondamente preoccupata per la situazione dei diritti umani a Cuba, in particolare dopo gli eventi del luglio 2021, e ribadisce il suo appello al governo cubano affinché rilasci tutti i prigionieri politici. Deploriamo inoltre, si legge, che la posizione di Cuba sulla guerra di aggressione illegale della Russia contro l’Ucraina continui a essere incompatibile con i principi della Carta delle Nazioni Unite. Cuba ha votato contro la risoluzione dell’Assemblea generale Onu del 24 febbraio 2026 che promuoveva un cessate il fuoco e una pace duratura in Ucraina“.

Pazienza se l’Avana dà una grossa mano all’Italia nella sanità pubblica, dove i medici cubani rappresentano una realtà consolidata, in particolare in Calabria. Per far fronte a una cronica e drammatica carenza di personale, la Regione ha siglato un accordo con l’Avana che prevede il reclutamento di quasi 500 camici bianchi. Attualmente, centinaia di specialisti caraibici prestano servizio negli ospedali calabresi, lavorando in prima linea nei pronto soccorso e nei reparti più in affanno. Dopo una prima esperienza emergenziale in Lombardia e Piemonte durante la pandemia del 2020, questa cooperazione è diventata strutturale: l’intesa è stata infatti prorogata fino al termine del 2027 per garantire la continuità dei servizi sanitari essenziali.

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Spagna, 3 italiane disperse nello scontro tra treni. Il sistema di sicurezza in tilt, poi l’ordine “inspiegabile” della centrale di controllo: “Riprenda la marcia normale”

“Le autorità spagnole hanno indicato una terza cittadina italiana dispersa a causa dell’incidente fra due treni ad alta velocità nella regione di Toledo”, ha fatto sapere nella serata di ieri la Farnesina. La situazione dei connazionali coinvolti è quindi la seguente: 5 passeggeri sono stati recuperati in condizioni stabili dai 2 treni coinvolti nell’incidente. Un sesto è ricoverato in un ospedale di Toledo; altre 3 sono considerate ‘disperse'”, recita ancora il bollettino del ministero degli Esteri, che fa il punto sulla nuova tragedia dell’alta velocità che ha lasciato la Spagna sotto shock, riaprendo una ferita profonda: quella del disastro di Adamuz, avvenuto lungo la stessa tratta Madrid-Siviglia solo nove mesi fa. Il bilancio ancora non definitivo è pesantissimo, con almeno 68 vittime e oltre 60 feriti, mentre le squadre d’emergenza scavano ancora tra i rottami alla ricerca dei corpi. Tra le centinaia di persone a bordo – ben 397 sul solo treno della compagnia Renfe partito alle 8:53 – si contano anche i nove connazionali, tra cui le tre donne disperse (una delle quali di origini pistoiesi).

Il governo spagnolo guidato da Pedro Sanchez ha sostenuto che la causa più probabile della tragedia sia un errore umano, attribuibile a funzionari del Centro di Controllo dell’Adif, la società pubblica responsabile della gestione delle infrastrutture ferroviarie. L’incidente è avvenuto a meno di un mese dalle elezioni in cui il leader dello Partito socialista punta a essere riconfermato per un quarto mandato. I partiti hanno interrotto gli appuntamenti di campagna elettorale ad eccezione di Vox che ha puntato il dito contro il premier e i casi di corruzione che hanno visto coinvolti esponenti del suo partito. Il Partito popolare ha chiesto un’indagine governativa e la revisione della rete ferroviaria.

Alle 8:53 un treno della compagnia ferroviaria spagnola Renfe, con a bordo 397 passeggeri, partito dalla stazione di Madrid Atocha e diretto a Siviglia, ha tamponato il treno Iryo 6097, (marchio commerciale di Intermodalidad de Levante S.A., partecipato da Trenitalia), con a bordo 147 passeggeri, che era fermo lungo lo stesso binario nei pressi di Urda, nella provincia di Toledo. L’impatto ha fatto deragliare gli ultimi vagoni dell’Iryo e i primi del Renfe che sono precipitati in un terrapieno. “I primi minuti sono stati di shock. Abbiamo visto persone intrappolate tra le lamiere”, “abbiamo cercato di estrarre i feriti e i morti” dai vagoni, ha raccontato un passeggero, Fernando Seco, a Tve, visibilmente sconvolto. Una scena “dantesca”, ha detto l’arcivescovo di Toledo accorso sul luogo dell’incidente per dare conforto alle persone coinvolte.

Il Paese “è in lutto”, ha detto Sanchez che ha promesso poi di fare luce sull’accaduto. “Andremo fino in fondo: se ci sono state negligenze, si saprà e, se ci sono stati malfunzionamenti nel sistema di sicurezza, si interverrà con la massima fermezza”, ha aggiunto dopo essersi recato sul luogo della tragedia. Il premier ha definito inaccettabile che un Paese come la Spagna abbia sofferto due incidenti lungo l’alta velocità nello stesso anno. Quello di Adamuz, avvenuto nella sera del 18 gennaio, in cui persero la vita 46 persone, secondo la Commissione d’inchiesta sugli incidenti ferroviari spagnola è avvenuto per la rottura di un binario. Ora si sta indagando sulle cause che hanno portato a questo nuovo disastro.

Il ministro dei Trasporti, Oscar Puente, da tempo nel mirino dell’opposizione, ha affermato che l’incidente è stato causato da quello che ha definito un ordine “inspiegabile” proveniente dal Centro di Controllo dell’Adif a seguito di un guasto al sistema di sicurezza. Puente ha spiegato che alle 8:30 il sistema di controllo Lzb è caduto per un problema informatico in un tratto ferroviario di 63 km, causando l’arresto di tutti i treni che stavano circolando in quell’area. Senza sistema Lzb ha preso il controllo della situazione il Centro dell’Adif che alle “8:36 ha deciso di far riprendere la marcia con normalità al treno della Renfe”, che si è poi scontrato con il treno Iryo fermo.

“Riprenda la marcia normale“, sembra essere stato l’ordine impartito dal centro di controllo ferroviario di Atocha, a Madrid, al macchinista del treno. Tre registrazioni audio, pubblicate da El Pais e dall’emittente pubblica Tve, documentano le comunicazioni tra i conducenti e il centro di controllo nei minuti precedenti alla tragedia.

“La decisione di far ripartire la circolazione dei treni non essendo stato ripristinato il sistema Lzb spetta al Centro di Controllo, e il Centro attraverso gli operatori ha preso la decisione di far ripartire i treni in circostanze che per noi sono inspiegabili” e inoltre non come si sarebbe dovuto ipoteticamente fare, “ovvero con un velocità bassa, a 40km/h che permetta al macchinista di poter fermare il treno” in caso di problematiche lungo il binario, ha detto Puente.

Tra le 8:36 e le 8:53, che è il momento approssimativo dell’impatto, il treno Renfe ha percorso 25 km con una velocità “che potrebbe arrivare fino a 100km/h“, impiegando tra i 15 e i 17 minuti prima di tamponare il treno Iryo. In questo lasso di tempo nessuno è intervenuto per bloccarlo. La Guardia Civil ha interrogato l’operatore del centro di controllo in servizio mentre alcuni media spagnoli hanno puntato il dito contro il sistema Lzb che doveva essere sostituito.

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