❌

Reading view

Nelle ultime 36 ore sbarcati a Lampedusa 315 migranti partiti dalla Libia

Ammontano a 315 i migranti sbarcati nelle ultime 36 ore a Lampedusa. Gli ultimi approdi riguardano 78 persone, di cui 4 minorenni e 17 donne, giunti sull’isola in località Le Acque a bordo di un barcone. Le provenienze sono varie: Bangladesh, Egitto, Eritrea, Iran, Iraq e Siria. Tutti riferiscono di essere partiti da Garabulli (Libia). Un uomo e due donne del gruppo erano inizialmente riusciti a fuggire, ma sono subito stati ritrovati da militari della guardia di finanza e poliziotti.

Poche ore prima, un gruppo di 62 persone di nazionalità bengalese ed egiziana era sbarcato a Cala Galera; l’imbarcazione su cui si trovavano non è stata ritrovata. Una motovedetta della capitaneria di porto, poi, aveva rintracciato 44 migranti tra eritrei, etiopi, somali e sudanesi che viaggiavano su un natante salpato da Abu Kammash (Libia); una donna del gruppo è stata portata al poliambulatorio. In questo momento, all’hotspot per migranti di contrada Imbriacola ci sono 448 ospiti.

L'articolo Nelle ultime 36 ore sbarcati a Lampedusa 315 migranti partiti dalla Libia proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Protesta a Castel Volturno contro la costruzione di un nuovo Cpr: “Siamo in 20mila”. L’arcivescovo di Napoli: “Chi governa si fermi”

“Siamo in 20mila, un risultato inatteso”. A Castel Volturno, nel Casertano, la protesta contro la costruzione di un Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr) si trasforma in una mobilitazione di massa. Migliaia di persone hanno attraversato la città per dire no alla struttura destinata a trattenere i migranti. Quando la marcia è partita dal Centro Fernandes, la Questura ha parlato di circa 10mila partecipanti, ma altri manifestanti si sono aggiunti lungo il percorso verso il Comune. In piazza associazioni, cittadini, esponenti della Chiesa e rappresentanti delle istituzioni, uniti dall’opposizione a un progetto che, denunciano, rischia di aggravare le fragilità di un territorio già segnato da degrado ambientale, sfruttamento e presenza della criminalità organizzata. “Questa struttura il territorio non la vuole, e lo sta dimostrando. I migranti sono angosciati”, ha detto Mimma D’Amico, responsabile del Centro sociale ex Canapificio.

La protesta ha raccolto anche l’adesione dell’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, e del vescovo di Caserta e Capua, Pietro Lagnese. Battaglia ha chiesto “a chi governa di fermarsi, di ascoltare questa terra, di rinunciare al progetto del Cpr di Castel Volturno e di assumersi la responsabilità di superare il sistema dei Cpr. Lo chiedo da prete, con il Vangelo aperto”. Perché “nei Cpr il trattenimento comporta una privazione della libertà legata alle procedure di rimpatrio. Non è l’esecuzione di una condanna penale”, ha ricordato. “Per questo dobbiamo domandarci: quale idea di convivenza stiamo costruendo, se affidiamo a una porta chiusa la risposta a una questione umana tanto complessa?”. Il cardinale ha richiamato anche il contributo degli stranieri alla vita quotidiana: “Ci sono persone delle quali accettiamo la fatica, le braccia, le notti di lavoro. Persone che raccolgono ciò che arriva sulle nostre tavole, assistono i nostri anziani, tengono in piedi pezzi delle nostre giornate”.

“Quella dei Cpr è una falsa sicurezza, perché la vera sicurezza si costruisce con l’integrazione e l’amicizia”, ha detto Lagnese, concludendo davanti al Comune di Castel Volturno il corteo. “Quella di oggi è una festa dell’amicizia tra i popoli, bisogna custodire questo tesoro. Abbiamo dimostrato che si può manifestare senza violenza e atteggiamenti provocatori. I Cpr ledono la dignità delle persone, e fanno vedere i migranti come un problema, ma non sono loro il problema”.

Alla manifestazione ha partecipato anche il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha annunciato battaglia contro la realizzazione del centro. “Costruire il Cpr a Castel Volturno vuol dire non conoscere il territorio, è un danno incredibile. Ricorreremo in tutti i modi, rivolgendoci al giudice civile o amministrativo, e anche facendo resistenza passiva e pacifica tutti insieme. Da qui non ci muoveremo”, ha dichiarato. La Regione, ha aggiunto, è contraria alla realizzazione di Cpr sia a Castel Volturno sia in altre località. “Qui ci vogliono investimenti nei servizi, e noi vogliamo farli”. Ma, poco prima che partisse la manifestazione, è arrivata la notizia dell’aggiudicazione da parte di Invitalia dell’appalto per la costruzione del Cpr. Il contratto è stato assegnato a una cordata di imprese, tra cui alcune campane, con un ribasso del 25%. Il costo complessivo dell’intervento supera i 31 milioni di euro e la struttura dovrebbe essere pronta entro la fine del 2028.

Per l’assessore regionale Andrea Morniroli, presente alla marcia, l’aggiudicazione conferma la volontà del governo di procedere nonostante l’opposizione del territorio. L’area individuata, in località La Piana, è stata inserita dal governo tra i siti di interesse strategico nazionale, una decisione che consente di superare i vincoli ambientali che la Regione aveva cercato di rafforzare inserendo la zona nella Rete Natura 2000. L’avvocatura regionale valuterà la possibilità di un ricorso.

Libera ha portato in corteo sagome che ricordano le vittime della strage di San Gennaro del 18 settembre 2008, quando furono uccisi sette cittadini ghanesi, accostandole a quelle delle persone morte nei Cpr. “Sono tutti vittime di un’unica matrice, quella razzista“, ha affermato Mariano Di Palma, coordinatore di Libera Campania. In un territorio “martoriato dalla camorra e dal degrado ambientale“, ha aggiunto, il centro “non serve, perché non farebbe altro che creare un altro ghetto”.

La deputata del Pd Rachele Scarpa, presente al corteo, ha denunciato le condizioni di trattenimento riscontrate durante le visite ispettive nei Cpr: “Ho visto con i miei occhi la violenza e la disfunzionalità di un sistema che il governo vuole estendere a tutte le regioni. Una quantità di sofferenza inimmaginabile, prodotta solo per propaganda, per ostentare il pugno duro su rimpatri che, in larga parte, non vengono nemmeno eseguiti attraverso quei centri. È fallimentare un’idea di sicurezza fondata sulla privazione prolungata della libertà per ragioni amministrative, su condizioni di trattenimento disumane, sulla sedazione collettiva e sull’abuso di psicofarmaci“.

L'articolo Protesta a Castel Volturno contro la costruzione di un nuovo Cpr: “Siamo in 20mila”. L’arcivescovo di Napoli: “Chi governa si fermi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Milano, il presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre indagato per istigazione a delinquere aggravata

Youssef Siher, ricercatore 30enne di origini marocchine e giornalista freelance, è indagato per istigazione a delinquere aggravata. È accusato di essere l’organizzatore della pagina Instagram “Movimento 17 ottobre“, nata dopo le proteste della scorsa settimana. Laureato all‘università Statale di Milano e attivista Pro Pal, formalmente residente in provincia di Brescia, è stato portato nella questura del capoluogo lombardo per essere interrogato.

Il primo ad annunciare il fermo è stato lo stesso ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, sostenendo che avrebbe “contatti con gli ambienti antagonisti”: “La sua individuazione riafferma un messaggio chiaro e inequivocabile: non saranno possibili zone franche e la risposta dello Stato sarà immediata”. Anche il ministro della Difesa Guido Crosetto è intervenuto sulla vicenda, complimentandosi con Piantedosi e con la Polizia di Stato: “Non un emarginato, ma una persona molto introdotta e che aveva avuto molte più occasioni di lavoro e collaborazioni di gran parte dei suoi coetanei”, ha scritto Crosetto, sostenendo che Siher è una persona che avrebbe frequentato “il gotha dell’intellighenzia italiana”. E “si sono visti i risultati”, ha detto.

Nei comunicati diffusi e pubblicata dalla pagina Instagram, nelle scorse ore il Movimento 17 ottobre rivendicava il rifiuto di ogni forma di rappresentanza politica tradizionale: “Non ci rappresenta nessuno, ci rappresentiamo da soli”, si legge nel primo manifesto. “Siamo giovani che hanno scelto di smettere di aspettare”, scrivono gli autori, dichiarando di non fidarsi “delle istituzioni e di questo governo” né “delle strutture politiche classiche”. E aggiungono: “Non vogliamo un posto al tavolo di chi ci ha tolto la sedia: vogliamo costruire un altro tavolo, tutti insieme, dal basso”. A proposito delle prossime manifestazioni si legge ancora: “I violenti siete voi che ci avete negato il futuro, ora quel futuro ce lo prendiamo”. E ancora: “Non rinunciamo a scendere in strada”; “Non ci hanno fermato con le leggi, non ci fermeranno con i blindati”.

Siher ha fatto uno stage all’Ispi nel 2024 e, ha fatto sapere in una nota l’Istituto per gli studi di politica internazionale, “da allora non ha più collaborato con l’Istituto”. Nel 2022 ha fatto uno stage a ilfattoquotidiano.it e successivamente ha collaborato saltuariamente fino al 2025, anno in cui ha firmato due pezzi sulle rivolte in Tunisia. “I suoi interessi di ricerca – si legge sul suo profilo pubblicato sul sito dell’Ispi – si concentrano sull’Islam politico, sui movimenti politici islamici e sul rapporto tra Islam e nazionalismo arabo. Ha conseguito una laurea in Comunicazione e un master in Scienze politiche presso l’Università degli Studi di Milano“.

L'articolo Milano, il presunto organizzatore della pagina Movimento 17 ottobre indagato per istigazione a delinquere aggravata proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Movimento 17 ottobre, salta l’annuncio delle piazze alle 14.30: corteo spontaneo partito da Cairoli

Ci si aspettava l’annuncio delle piazze alle 14:30 sulla pagina Instagram @movimento17ottobre e invece non è accaduto. Al momento dai profili social del Movimento 17 ottobre, il cui presunto ideatore Youssef Siher è stato fermato dalla polizia, non sono state pubblicate informazioni sui ritrovi dei cortei improvvisati che erano stati annunciati nella giornata di ieri. A Milano non solo piazza Duomo è fortemente presidiata dalle forze dell’ordine e dall’esercito, ma anche altri luoghi che sono considerati sensibili dalle forze dell’ordine e da dove potrebbero partire azioni improvvisate, dopo i disordini dello scorso fine settimana.

Si tratta della stazione di Cadorna, piazza Castello e via Dante, la stazione di Garibaldi e la zona di piazza Oberdan e corso Buenos Aires. In piazza Castello – dove la settimana scorsa è stato assaltato il negozio Dechatlon – è comunque massiccia la presenza delle forze dell’ordine, così come negli altri luoghi. La polizia sta facendo controlli random sui passanti e soprattutto su ragazzi giovanissimi. In piazza Gae Aulenti ci sono una volante e agenti in borghese. Davanti alla Stazione di Garibaldi agenti della guardia di finanza chiedono i documenti ai ragazzi. Anche i binari sono presidiati da numerosi militari e agenti di polizia. In corso Buenos Aires una delle vie dello shopping milanese tutti i negozi sono aperti, un presidio delle forze dell’ordine in piazza Lima controlla i passanti. Intanto un corteo spontaneo si è mosso dalla zona di Cairoli a Milano: sono un centinaio i manifestanti pacifici, giovanissimi e studenti, che si muovono intonando cori contro il governo o ripetendo ‘siamo tutti antifascisti’.

Ieri infatti, la pagina “Movimento 17 ottobre”, dopo avere convocato i ritrovi una serie di piazze nei luoghi simbolo di Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Padova, Bari e Genova, aveva annullato tutto. Ma non la mobilitazione. “Non andate a Piazza Duomo, a Piazza Nettuno o negli altri luoghi già indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro“, si leggeva nel post social. Solo alle 14.30 di sabato, sui social, sarebbero dovuti esser noti tre luoghi di ciascuna città dove si invitano i manifestanti a presentarsi in gruppo (“non andate da soli”, viene specificato), ma non è stato pubblicato nulla dopo che Youssef Siher, presunto ideatore della pagina, è stato fermato e perquisito in questura. Dopo un’ora (alle 15.30), sarebbe dovuto essere comunicato un altro luogo, una grande piazza, da raggiungere in corteo. “Quando lo diremo noi, dove lo diremo noi”, è la frase che chiudeva il comunicato con il motto “Be water” (sii come l’acqua). Fin qui, però, non è successo nulla.

L'articolo Movimento 17 ottobre, salta l’annuncio delle piazze alle 14.30: corteo spontaneo partito da Cairoli proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Accoltellamento al Parco Dora di Torino: ucciso un ragazzo, caccia all’aggressore

Un ragazzo ventenne è stato accoltellato a Parco Dora, nella periferia di Torino: trasportato in ospedale in condizioni gravi, è morto poco dopo a causa delle lesioni. Secondo quanto riferito da La Stampa, la vittima è stata ritrovata venerdì intorno alle 18.30 vicino ad un monopattino elettrico e con l’addome gravemente ferito. L’allarme è stato dato da un residente della zona che ha visto un’altra persona allontanarsi di corsa. Il colpevole non è ancora stato individuato e non si conosce il movente dell’atto: sulla vicenda indaga la squadra mobile della questura di Torino.

L'articolo Accoltellamento al Parco Dora di Torino: ucciso un ragazzo, caccia all’aggressore proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Incidenti sul lavoro, a Baveno un uomo muore schiacciato tra un muro e un camion

Sabato mattina a Baveno, in provincia del Verbanio-Cusio-Ossola, in Piemonte, un uomo di 48 anni ha perso la vita rimanendo schiacciato tra un muro e un camion. Non è ancora chiara la dinamica dell’incidente mortale: secondo le prime ricostruzioni, un autospurgo si sarebbe messo in moto autonomamente. L’allarme nel piccolo comune sul Lago Maggiore è scattato questa mattina alle 8: sul posto, in via Due Riviere si sono recati immediatamente polizia e soccorritori, oltre ai vigili del fuoco che hanno impiegato oltre 20 minuti nelle operazioni di estrazione del corpo.

Appena quattro giorni fa, nel bresciano, un’altra morte sul lavoro con dinamica simile: un operaio è rimasto schiacciato in un cestello elevatore nello stabilimento di Acciaierie Venete a Sarezzo, nel Bresciano.

L'articolo Incidenti sul lavoro, a Baveno un uomo muore schiacciato tra un muro e un camion proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Agguato mafioso in Calabria: uccisa Silvana Sibarelli, la moglie del boss Damiano Pepe. Lui è ferito gravemente

È stata uccisa nella notte Silvia Sibarelli, 60 anni, moglie del boss ‘ndranghetista Damiano Pepe, 64 anni, ritenuto dagli inquirenti uno dei vertici della criminalità organizzata della Sibaritide. I due sono stati vittima di un agguato, avvenuto intorno alla mezzanotte, in contrada Lattughelle, a Cassano allo Jonio (Cosenza): la coppia è stata colpita alle spalle da dei proiettili esplosi quasi sicuramente da un’arma lunga. Secondo chi indaga, all’agguato hanno partecipato almeno due persone. Sui fatti indagano i carabinieri della Compagnia di Cassano allo Ionio.

Il boss mafioso è adesso ricoverato nel reparto di chirurgia d’urgenza dell’ospedale Annunziata di Cosenza: è in gravi condizioni ma, secondo Il Corriere della Calabria, non sarebbe in pericolo di vita. Nel 2019 Damiano Pepe è uscito dal carcere dopo 26 anni di detenzione per un omicidio, mentre il fratello, Eduardo, fu ucciso nel 2002 in una guerra tra clan.

“Giù le mani dalla città”, commenta Gianpaolo Iacobini, sindaco di Cassano allo Jonio. “Davanti a una scìa di sangue che si allunga restano indispensabili e fondamentali la prevenzione, la formazione e lo sviluppo socio-economico. Tuttavia, altrettanto importante, e sicuramente urgente, diventa una risposta fatta di ancor più intenso controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine, di un’azione giudiziaria sempre più rapida e incisiva, di un impegno civile maggiormente visibile ed efficace”. Il primo cittadino annuncia che, già nelle prossime ore, chiederà formalmente al prefetto “la convocazione del Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, per l’adozione di ogni misura utile e opportuna”, mentre “lunedì pomeriggio, insieme al vescovo, monsignor Francesco Savino, promuoveremo un’assemblea pubblica per discutere di quanto accaduto e, soprattutto, delle iniziative da assumere”.

L'articolo Agguato mafioso in Calabria: uccisa Silvana Sibarelli, la moglie del boss Damiano Pepe. Lui è ferito gravemente proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Operazione contro gioco illegale e scommesse clandestine a Prato: individuate sei bische e sequestrati oltre 33mila euro

Sei bische clandestine individuate in tre settimane, oltre 33mila euro in contanti sequestrati nelle diverse operazioni insieme a tutto il materiale utilizzato per il gioco d’azzardo. È il bilancio di una serie di controlli effettuati a Prato il 2, 9, 13 e 23 ottobre per contrastare la diffusione delle attività di gioco illegale e delle scommesse clandestine. Le verifiche hanno riguardato appartamenti, associazioni ricreative e culturali, immobili adibiti a uffici e locali commerciali, compresa una struttura destinata al pronto moda. Secondo la Procura di Prato, diretta dal procuratore Luca Tescaroli, gli ambienti individuati erano nella disponibilità di cittadini cinesi e risultavano frequentati anche da italiani, alcuni dei quali con precedenti.

Il quadro emerso dagli accertamenti restituisce una realtà articolata, con locali attrezzati per il gioco tradizionale, soprattutto il mahjong, e strutture dotate di computer utilizzati per accedere a piattaforme online non autorizzate. In alcuni casi, le sale erano organizzate in modo da limitare l’accesso dall’esterno e controllare l’identità delle persone in ingresso.

Venerdì 2 ottobre, gli operatori dell’Ufficio Antifrode dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, insieme alla polizia locale di Prato, hanno effettuato un accesso in un locale di via Castagnoli 39/41, sede dell’associazione culturale ‘Game’. All’interno è stata individuata una bisca abusiva con 27 postazioni dotate di monitor, tastiere e cuffie, oltre a due personal computer. In un’area della struttura erano presenti tre tavoli da gioco ricoperti di panno verde, sui quali si trovavano tessere e dadi utilizzati per diversi giochi, tra cui il mahjong. Al momento del controllo, gli investigatori hanno trovato trenta persone impegnate a giocare.

Nel locale venivano inoltre distribuite bevande senza autorizzazioni. Tra il materiale sequestrato 3.344 euro in contanti, custoditi in un cassetto nella disponibilità del gestore, tre libri mastri e l’immobile. I registri contenevano annotazioni relative alle prenotazioni delle prestazioni e alle ricariche effettuate, elementi che potranno contribuire alla ricostruzione delle modalità di funzionamento dell’attività. La presenza di tante postazioni informatiche, accanto ai tavoli predisposti per i giochi tradizionali, è uno degli elementi che caratterizzano il quadro complessivo delineato dagli investigatori: le strutture individuate non erano infatti tutte organizzate nello stesso modo, ma comprendevano anche strumenti potenzialmente destinati al gioco attraverso internet.

L'articolo Operazione contro gioco illegale e scommesse clandestine a Prato: individuate sei bische e sequestrati oltre 33mila euro proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌