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La protesta a Bari: “Meloni guardi in faccia gli italiani e ascolti”. “In corteo anche per il Sud troppo spesso ignorato”

“Meloni ci dice che l’unica persona che può mandarla via sono gli italiani. Io, in quanto cittadina brasiliana, non ancora meritevole della cittadinanza italiana nonostante sia qui da quando avevo sette anni, le direi di guardare in faccia gli italiani e farsi dire che cosa vogliono. Perché lo stanno dicendo a gran voce da giorni”. Júlia ha 23 anni, è studentessa e ha l’accento barese, ma non gli stessi diritti dei suoi amici. È una delle voci del corteo spontaneo che ieri ha attraversato il centro di Bari, da piazza Ferrarese al porto.

Non tutti si riconoscono in un movimento preciso: alcuni dicono di far parte del Movimento 17 ottobre, altri sono semplici cittadini, come lei. “Fino all’ultimo non sapevo che fare, poi abbiamo deciso semplicemente di esserci e di iniziare a camminare”, ha raccontato Júlia, che ha sfilato insieme a centinaia di giovani per le vie del centro storico barese. Attorno a lei, studenti e lavoratori hanno marciato sotto la pioggia, tra tamburelli, musica e slogan. “Vogliamo diritti, ma ci danno polizia”, hanno gridato i manifestanti. Ai lati della strada, alcuni commercianti hanno osservato preoccupati il passaggio del corteo. “Chiudere i negozi, abbassare le serrande, come se fossimo terroristi”, ha detto la studentessa, che ha poi aggiunto: “Bari è una piazza pacifica. Stiamo parlando di problemi concreti, cercando di portare alla luce quelli del Sud, troppo spesso ignorato“. Marco, 20 anni, elettricista di Rutigliano, ha invitato a guardare oltre le immagini degli scontri: “Camminare, parlare, con la musica. Questi sono i veri momenti da ascoltare, non quello che spacca le vetrine, non quello che fa il dito medio alle telecamere”. A tenere insieme le storie è la difficoltà di immaginare un futuro. Júlia ha spiegato di non poter contare sul sostegno della famiglia: “Vivere qui a Bari significa dover fare i conti con monolocali a 800 euro, prezzi irraggiungibili”. Anche studiare diventa difficile, tra strutture inadeguate, trasporti inefficienti e pochi servizi.

Marta, 22 anni, studia scultura all’Accademia di Belle Arti di Bari. “Non c’è nemmeno l’argilla all’università”, ha raccontato con amarezza. Vorrebbe aprire una bottega. E’ il suo sogno, ma i costi la frenano. “Vorrei avere un piccolo laboratorio, ma dovrei spendere, spendere e spendere ancora”. Per molti partire sembra l’unica alternativa. “Se dobbiamo essere così tanto oppressi, io preferisco andarmene, anche se mi dispiacerebbe“, ha concluso Marco. Il corteo si è poi sciolto in serata, ma resta la domanda che attraversa le voci raccolte in strada: quale futuro per una generazione che non si sente ascoltata.

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Allerta a Milano, Roma e Torino per le proteste. Perquisizioni della Digos in 18 città: “A Bari folto gruppo di minori preparava saccheggi a negozi”

È una vigilia di tensione in Italia in vista delle manifestazioni annunciate per sabato. Allerta altissima a Milano, Torino e Roma dopo la guerriglia urbana nel capoluogo lombardo della scorsa settimana che ha visto protagonisti bande di giovani (tanti minori) incappucciati. La Digos ha effettuato perquisizioni in 18 città italiane a seguito delle manifestazioni del 17 e del 18 ottobre. Su delega dell’autorità giudiziaria e di iniziativa, la polizia ha eseguito una serie di perquisizioni domiciliari e personali a carico di circa 100 persone, di cui 51 minorenni, identificati nei gravi disordini. Le perquisizioni sono state eseguite ad Arezzo, Bari, Bergamo, Bologna, Bolzano, Como, Firenze, Genova, Lodi, Napoli, Pescara, Padova, Cremona, Verbania, Aosta, Monza, Varese, Verona.

Anche al Sud l’attenzione è molto alta. Perquisizioni e interrogatori sono in corso dalle prime ore dell’alba in tutta la provincia barese nell’ambito di una vasta operazione della Polizia, con il coordinamento della Dda e della Procura per i minori di Bari. Secondo l’ipotesi investigativa “un folto gruppo di giovani e giovanissimi era pronto a colpire e saccheggiare, sull’onda di quanto accaduto lo scorso fine settimana a Milano, diversi negozi” del centro di Bari.

Gli inquirenti ipotizzano reati di istigazione a delinquere finalizzata alla devastazione e saccheggio, con finalità di terrorismo e la detenzione di armi, munizioni ed esplosivi. La Digos di Bari – fa sapere la Questura in una nota – ha “costantemente monitorato i principali social attraverso i quali i giovanissimi stavano organizzandosi per colpire, a partire dal pomeriggio di oggi, i negozi dell’alta moda italiana ed internazionale, oltre a negozi sportivi e di elettronica ubicati nel centro città”, in particolare in via Sparano, via Melo, via Argiro e Corso Vittorio Emanuele, che sono le principali strade dello shopping barese. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, inoltre, i giovanissimi erano in procinto di procurarsi armi, materiale esplodente e arnesi da scasso, da utilizzare anche nei confronti delle forze dell’ordine.

Livello di vigilanza molto alto, pertanto, in tutta la penisola. A Milano i negozi del lusso di via Monte Napoleone si preparano al weekend, con il timore di nuovi scontri e atti di danneggiamento. In alcuni esercizi commerciali ci si sta preparando a installare pannelli di compensato sulle vetrine, con l’obiettivo di attutire eventuali colpi e limitare il rischio di rottura dei vetri.

Gli scontri di sabato e domenica scorsi hanno colto di sorpresa anche i veterani dei disordini di piazza, cioè le ali più dure di antagonisti, centri sociali e anarchici. E negli ultimi giorni si sta assistendo – rilevano fonti di sicurezza – ad iniziali tentativi di salire sul carro dei nuovi contestatori da parte degli storici protagonisti degli scontri urbani. E le manifestazioni annunciate per domani costituiranno un banco di prova per verificare eventuali saldature tra le diversi componenti della protesta violenta. Un’analisi di quello che si muove in questo ambito e dei possibili sviluppi è stata fatta dal direttore dell’Aisi, Bruno Valensise, ascoltato per oltre tre ore dal Copasir.

La saldatura dei diversi fronti viene considerata come possibile, anche se gran parte dei giovanissimi di sabato scorso si sono mossi non per ragioni ideologiche. Per questo è importante ciò che accadrà nelle prossime ore, quando sono convocate manifestazioni in tante città. Anche il Movimento 17 ottobre ha dato appuntamento per le 15 in luoghi simbolo di Bologna (piazza Nettuno), Milano (piazza Duomo), Torino (piazza Castello), Roma (Circo Massimo), Firenze (piaza Santa Maria Novella), Padova (piazza Mazzini), Bari (piazza Umberto I) e Genova (piazza De Ferrari), per una “mobilitazione permanente contro il governo dei padroni”. Allerta alta a Milano come anche nella Capitale, dove si svolgerà la manifestazione nazionale per la pace “Fuori l’Italia dalla guerra“, a cui sono attesi circa 10mila partecipanti, con appuntamento alle 14 in piazza della Repubblica. La mattina a Roma sfileranno anche gli studenti di destra con lo slogan ‘Sblocchiamo tutto’. Tra le mobilitazioni in programma, a Torino movimenti e studenti scenderanno in piazza al grido “Noi la guerra non la paghiamo” e sempre per la pace si manifesterà anche a Padova e Bari.

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