❌

Reading view

“Ha ucciso la moglie con una flebo di insulina e intascato la polizza vita”: arrestato infermiere a Verona

Un uomo di 35 anni, Nadir Rossi, è stato arrestato a Verona con l’accusa di avere ucciso la moglie, Jessica Dalla Chiara, 32 anni. Il femminicidio risale al 24 giugno 2024. Rossi, che lavora come infermiere, avrebbe somministrato alla donna insulina via flebo per scopi non terapeutici, causandole una crisi ipoglicemica, prima a casa e successivamente in ospedale, dove la donna era stata ricoverata. L’uomo avrebbe anche incassato l’indennizzo per la morte della moglie, che due anni prima aveva stipulato una polizza sulla vita.

Rossi, all’epoca dei fatti, era infermiere da quattro anni al pronto soccorso del Policlinico Borgo Roma di Verona. Anche Dalla Chiara svolgeva la stessa professione, nell’assistenza domiciliare integrata dell’Ulss 9 scaligera, nella sede di Bussolengo, dove i due vivevano con la figlia. Secondo le cronache di quei giorni, Dalla Chiara era stata ricoverata una prima volta per un’ipoglicemia e aveva trascorso un mese in ospedale. Venerdì 21 giugno era stata dimessa, ma nella notte tra sabato 22 e domenica 23 le sue condizioni erano nuovamente precipitate e il suo cuore si era fermato il 24.

A due anni di distanza, la procura di Verona – pubblico ministero Alberto Sergi – ha chiesto e ottenuto dal giudice per le indagini preliminari Carola Musio la custodia cautelare in carcere per Rossi, al termine degli accertamenti portati avanti dalla Squadra Mobile scaligera.

L'articolo “Ha ucciso la moglie con una flebo di insulina e intascato la polizza vita”: arrestato infermiere a Verona proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Milano, uccide il padre malato di demenza senile: arrestata. “Lo tenevo imbavagliato al letto per evitare problemi con i vicini”

Ha ucciso il padre perché “non ne potevo più, i vicini si lamentavano delle sue urla“. Davanti al gip che la sentirà domani, Giovanna Jacob probabilmente ripeterà la sua drammatica confessione di domenica pomeriggio: “Forse ho ucciso mio padre, lo contenevo a letto perché non ne potevo più e i vicini si lamentavano delle sue urla“. 56 anni, è stata arrestata a Milano dai carabinieri con l’accusa di omicidio aggravato dal vincolo di parentela per la morte del padre Carlo, 87 anni, ex ingegnere elettronico e critico cinematografico affetto da una grave forma di demenza senile. Il teatro di quella che si configura come l’ennesima tragedia di padre e figlia in preda da tempo alla solitudine è stato un appartamento, alla periferia del capoluogo lombardo dove entrambi vivevano.

Il pm Guido Schininà ha già chiesto per Giovanna Jacob la convalida dell’arresto e che rimanga in carcere. La donna comparirà davanti al giudice Sonia Mancini nella giornata di domani e presumibilmente ripeterà che non era sua intenzione uccidere l’anziano padre ma che, ormai da qualche settimana, era costretta a legarlo al letto. Era sfiancata dalle cure che da sola doveva prestare quotidianamente al genitore ormai da oltre un anno. Poi erano arrivate le lamentele dei vicini per le urla e lei, non sapendo più che fare, da alcune settimane aveva cominciato a tappargli anche la bocca con dell’ovatta. Il padre Carlo si dibatteva infatti da tempo in preda alla demenza senile e urlava e lei aveva iniziato a contenerlo con ogni mezzo.

A chiamare i carabinieri del Nucleo radiomobile e della Compagnia Monforte domenica scorsa è stata proprio Giovanna Jacob, appassionata di cinema come il padre e autrice anche lei di articoli su alcune riviste: “Fate presto, venite, forse ho ucciso mio padre“. Ma quando sono arrivate le forze dell’ordine, per l’uomo non c’era più niente da fare. La donna ha ammesso davanti al suo letto di averlo imbavagliato e legato al letto “per evitare problemi con i condomini“. Domani ribadirà la sua verità e il giudice in base anche agli accertamenti tecnici e medico legali stabilirà la volontarietà del gesto o se invece sia sia trattato di una tragedia involontaria, maturata nella solitudine di un padre e di una figlia lasciati a se stessi. Senza che nessuno abbia mai segnalato problemi provenienti da quel trilocale.

L'articolo Milano, uccide il padre malato di demenza senile: arrestata. “Lo tenevo imbavagliato al letto per evitare problemi con i vicini” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Duplice femminicidio Villa Pamphilj, la Procura chiede l’ergastolo per Francis Kaufmann: “Manipolatore narcisista”

Chiesto l’ergastolo con isolamento diurno per tre anni per Francis Kaufmann, presunto autore di un duplice femminicidio nel giugno 2025 a Villa Pamphilj. La Procura di Roma contesta al 47enne il duplice omicidio aggravato della compagna Anastasia Trofimova e della figlia Andromeda di appena 14 mesi: secondo l’accusa, l’uomo ha soffocato la prima e strangolato la seconda. I corpi delle donne furono trovati nel parco romano a distanza di pochi metri l’uno dall’altro. Nella requisitoria il pm Antonio Verdi ha sostenuto che l’imputato è un “persona lucida, un narcisista patologico con capacità manipolatorie, un impostore”, e ha puntato il dito contro gli agenti della polizia che non hanno agito come avrebbero dovuto: Kaufmann era stato fermato in strada dalle forze dell’ordine due giorni prima del ritrovamento dei corpi, quando la compagna era già morta, visibilmente ubriaco e in compagnia della piccola Andromeda.

Nel processo, la difesa ha chiesto e ottenuto una perizia psichiatrica: la salute mentale di Kaufmann, che in aula si era presentato con il nome di Rexal Ford, non sarebbe stata compromessa al punto da rinvenire limitazioni alla capacità di intendere e di volere del soggetto; tuttavia, lo scorso maggio il giudice aveva deciso di sospendere il processo e di trasferire l’uomo in una struttura del servizio psichiatrico. Sono inoltre stati sentiti quattro testimoni che sostengono di aver visto l’imputato con in braccio una bambina aggirarsi nei dintorni di villa Pamphili poche ore prima del ritrovamento dei due cadaveri.

L'articolo Duplice femminicidio Villa Pamphilj, la Procura chiede l’ergastolo per Francis Kaufmann: “Manipolatore narcisista” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Uccide la fidanzata a coltellate nel Varesotto e scappa in Abruzzo: si costituisce ai carabinieri

Un uomo di 53 anni si è costituito per aver aver ucciso la compagna giovedì mattina a Vergiate, in provincia di Varese. Le numerose coltellate con cui Marco Panichi ha confessato di aver colpito la donna di 36 anni originaria della Colombia, ne hanno causato il decesso.

I due erano in viaggio nel Varesotto e, dopo l’omicidio, Panichi è rientrato in Abruzzo e si è costituito spontaneamente alla caserma dei carabinieri di via Genserico Fontana. Secondo il difensore, l’avvocato Leonardo Casciere, l’uomo sarebbe inizialmente fuggito per paura e avrebbe raggiunto il padre prima di consegnarsi.

Dopo aver aperto la porta dell’abitazione con l’intervento dei Vigili del Fuoco, i carabinieri di Gallarate sono entrati nell’appartamento che i due avevano preso in affitto e hanno trovato il corpo della donna sul pavimento della camera da letto, con diversi fendenti al corpo e al collo.

Accanto alla donna è stato trovato un coltello da cucina, indicato dagli investigatori come l’arma utilizzata. Il fermo del 53enne, originario di Civitella Roveto, in provincia dell’Aquila, è stato disposto dall’autorità giudiziaria di Avezzano, in accordo con la magistratura lombarda. La salma è stata trasferita all’Istituto di Medicina legale di Pavia, dove sarà eseguita l’autopsia. La Procura di Busto Arsizio ha avviato ulteriori accertamenti per ricostruire la dinamica dell’omicidio.

Secondo quanto riferito dall’avvocato Casciere all’Ansa, l’aggressione non sarebbe partita da lui ma dalla donna, per motivi di gelosia. A sostegno della sua tesi, il legale ha menzionato anche le lesioni sul braccio di Panichi, ma sarà la documentazione sanitaria ad accertare il numero esatto delle lesioni, la loro gravità ed eventualmente la compatibilità delle ferite con un tentativo di autodifesa da parte della vittima. A breve prevista la convalida del provvedimento da parte del giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Avezzano.

L'articolo Uccide la fidanzata a coltellate nel Varesotto e scappa in Abruzzo: si costituisce ai carabinieri proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Bimba di tre anni uccisa a coltellate in casa a Tortona, fermata la madre

Una bambina di poco più di tre anni è stata trovata morta nella notte tra giovedì 22 e venerdì 23 ottobre in un’abitazione di via Baluardo, a Tortona, in provincia di Alessandria. A fare la scoperta sono stati i carabinieri, intervenuti nell’alloggio di social housing gestito dalla cooperativa Agape, vicino alla chiesa di Santa Maria Canale.

In casa, al momento del ritrovamento, c’era soltanto la madre, una donna straniera di circa trent’anni. La donna è stata immediatamente ascoltata dal magistrato di turno e successivamente fermata. Le circostanze della morte e la dinamica dell’accaduto sono ancora in fase di accertamento, ma la piccola sarebbe stata uccisa con un grosso coltello da cucina.

Secondo quanto riportato da La Stampa, la vicenda si inserirebbe in una situazione familiare complessa, segnata da contrasti tra la donna e il padre della bambina, di origini italiane. La madre avrebbe avuto l’affidamento esclusivo della piccola.

Stando alle ricostruzioni del quotidiano, nel corso di una recente udienza in tribunale sarebbe stato avviato un percorso per favorire il riavvicinamento tra padre e figlia. L’uomo sarebbe stato descritto come violento nei confronti dell’ex compagna, ma non della bambina. Sulla scena del crimine è al lavoro la sezione investigativa della Scientifica del comando provinciale dell’Arma.

L'articolo Bimba di tre anni uccisa a coltellate in casa a Tortona, fermata la madre proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌