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Há 22 anos, Osama bin Laden admitiu pela primeira vez ter ordenado os ataques de 11 de Setembro e se tornou o maior inimigo mundial do século XXI

Em 29 de outubro de 2004, a divulgação de um vídeo inédito alterou os rumos da política internacional e da corrida presidencial nos Estados Unidos. Após passar três anos escondido e sem aparecer em registros visuais, Osama bin Laden reapareceu publicamente para confirmar, pela primeira vez de forma explícita e inequívoca, que havia planejado e ordenado os ataques de 11 de setembro de 2001.

A gravação surgiu a apenas quatro dias da eleição entre George W. Bush e John Kerry, tornando-se o fato conhecido como a “Surpresa de Outubro” naquele pleito.

As justificativas e a estratégia do discurso

Ao se dirigir diretamente aos eleitores americanos, o líder da Al-Qaeda rebateu alegações do governo dos EUA de que o atentado teria ocorrido porque o grupo “odiava a liberdade”, questionando por que países como a Suécia não haviam sido atacados.

Osama bin Laden afirmou que o 11/9 foi uma retaliação ao apoio americano à invasão do Líbano por Israel em 1982 e explicou que a estratégia central do grupo era induzir os EUA a intervenções militares dispendiosas para “sangrar” o país financeiramente.

No mesmo pronunciamento, ironizou a reação do presidente George W. Bush no dia dos atentados — enquanto este permanecia ouvindo a leitura do livro The Pet Goat em uma escola — e acusou a administração americana de abrir frentes de conflito para beneficiar corporações dos setores petrolífero e de armamentos.

Bastidores da inteligência e a opinião pública

Embora a confissão pública em vídeo só tenha ocorrido três anos depois, os órgãos de inteligência já conheciam a autoria dos atentados desde o dia do ataque.

Na noite de 11 de setembro de 2001, por volta das 21h30, o diretor da CIA, George Tenet, informou Bush de que o Centro de Contraterrorismo atribuía a ação a bin Laden e à Al-Qaeda, suspeita anotada pelo próprio presidente em seu diário pessoal naquela noite. Além disso, interceptações de comunicações realizadas no próprio dia pela NSA e pela inteligência alemã já apontavam para a organização extremista.

Apesar dessas constatações e de o governo ter declarado publicamente em 2003 que não havia evidências da ligação de Saddam Hussein com o 11/9, a opinião pública americana permaneceu confusa.

Uma pesquisa do Washington Post realizada dois anos após os ataques revelou que 69% dos americanos acreditavam no envolvimento pessoal do líder iraquiano e 82% achavam que ele havia prestado assistência a bin Laden — percepção influenciada pelo uso do impacto emocional dos ataques para mobilizar apoio à Guerra do Iraque.

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O impacto decisivo nas eleições americanas de 2004

A aparição surpresa do vídeo na reta final da campanha de 2004 definiu o debate político. O pronunciamento colocou a segurança nacional e a Guerra ao Terror no centro da atenção dos eleitores. Integrantes da campanha do candidato democrata John Kerry relataram que tentaram evitar que o pleito se tornasse uma eleição focado no 11 de Setembro, mas o vídeo selou essa pauta.

Posteriormente, o próprio Kerry declarou acreditar que a gravação divulgada às vésperas da votação custou sua eleição à presidência.

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James Talarico, speranza dem in Texas per vincere il seggio al Senato: chi è il 37enne che sfida il candidato sostenuto da Trump

L’ultimo endorsement di richiamo per lui arriva dal figlio dell’ex presidente George H.W. Bush e fratello dell’altro ex commander in chief George W.Bush. Anche Neil Bush si smarca da Donald Trump e sceglie James Talarico, astro nascente dei democratici, che corre per il Senato nello Stato di famiglia, il Texas. È da più di tre decenni che i democratici non vincono un’elezione nazionale, ma ora il seggio del Congresso è contendibile. Talarico, 37enne ex seminarista presbiteriano, ex insegnante di scuola media, è in vantaggio di 5 punti percentuali sul repubblicano Ken Paxton, attuale procuratore generale dello Stato sostenuto dal capo della Casa Bianca.

Famiglia, amore per i propri vicini e poi, ovviamente, fede: le parole d’ordine, da texano di ottava generazione, della campagna di Talarico sono spiazzanti per la retorica di Paxton e Donald Trump – che lo descrivono come un democratico estremista sotto mentite spoglie – e tutta la potente macchina finanziaria repubblicana, Elon Musk in testa, scesa in campo in queste ultime decisive settimane per scongiurare la possibilità che Talarico, che gli ultimi sondaggi danno avanti di due, tre anche 4 punti, possa far centrare il sogno, fino a pochi mesi fa impensabile, di una vittoria al Senato in uno stato come il Texas dove sono oltre 30 anni che i democratici non vincono a livello nazionale. Il candidato dem, peraltro, è spesso del mirino di Trump, che gli ha affibbiato il nomignolo di ‘Tala-freak-o‘, dandogli del vegano, negli sforzi per tracciare un profilo non in linea con lo stereotipo texano.

“In queste elezioni non c’entra il partito democratico o il partito repubblicano, è una cosa più grande, queste elezioni devono puntare alla visione di quello che il nostro stato può essere”, ha detto in uno dei suoi ultimi comizi il democratico ribadendo il messaggio bipartisan, quello che in America si chiama della ‘big tent’, con cui promette che dal Senato di Washington guiderà “la lotta contro i finanziatori mega miliardari e i politici burattini che hanno preso il controllo del Texas“, come recita il programma. Un messaggio che ha non solo galvanizzato e riunito le varie anime del partito democratico, ma sta attirando repubblicani, delusi da Trump e in generale dai repubblicani per la questione del carovita, del prezzo della benzina e, elemento molto rilevante in Texas, la costruzione dei data center per l’intelligenza artificiale. Ma forse l’elemento che ha aiutato e sta aiutando maggiormente la sorpresa Talarico nei sondaggi è il fatto che come avversario ha una delle figure politiche più controverse del Texas, l’attuale procuratore generale Paxton.

Paxton ha vinto le primarie perché sostenuto vigorosamente da Trump che ha voluto così togliere il seggio a John Cornyn, senatore al quarto mandato che il tycoon ha voluto punire perché ‘sleale’. Non ha aiutato la candidatura di Paxton il fatto che la moglie Angela, anche lei esponente repubblicana texana, abbia chiesto il divorzio nell’estate del 2025 accusandolo, con tanto di citazioni biblica, di adulterio. Salvo poi chiedere alle elettrici texane di tapparsi il naso e votare per tutti i candidati repubblicani a novembre “a prescindere dalle loro debolezze’.

E dal vecchio establishment repubblicano texano, di cui Cornyn fa parte e che ha un punto di riferimento al clan dei Bush – anche se quella che era un tempo la dinastia politica repubblicana sta perdendo progressivamente influenza nel Gop controllo dal mai amato Trump -, sono arrivati dubbi, reticenze e vere e proprie prese di distanze nei confronti di Paxton . E, sebbene George W. Bush non abbia preso una posizione ufficiale, il Nyt scrive che ha escluso Paxton da una raccolta di fondi organizzata per candidati Gop al Senato. Invece hanno preso posizioni pubbliche contro Paxton il suo ex stratega Karl Rove, e per decenni il deus ex machina della politica repubblicana texana, e ora il fratello minore dell’ex presidente, Neil, ha annunciato di aver votato in anticipo per Talarico perché “profondamente preoccupato” per la condotta di Paxton e invece “enormemente impressionati” dai principi pragmatici del democratico. Il candidato repubblicano ha però dalla sua la pioggia di milioni di dollari che stanno arrivando, in particolare da Musk, che gli permettono di spendere tre volte di più del dem in questi ultimi giorni decisivi. Tanto che si prevede che alla fine la sua campagna, tra primarie e elezioni, arriverà a spendere 380 milioni di dollari, una cifra astronomica per un’elezione al Senato in uno stato considerato una roccaforte Gop.

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