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Sciopero generale il 30 ottobre, l’Usb mobilita il Paese contro carovita e riarmo: dai trasporti alla sanità, oltre 50 manifestazioni. La mappa in aggiornamento

“Contro l’economia di guerra imposta dal Governo Meloni, contro il carovita che sta strangolando la popolazione, contro la repressione dei giovani e dei lavoratori che protestano per i loro diritti”. Venerdì 30 ottobre sarà una grande giornata di protesta in tutto il Paese: lo sciopero generale, proclamato dall’Unione sindacale di base, coinvolgerà tutte le categorie del lavoro pubblico e privato. Dalla sanità alla scuola, passando per i trasporti (nonostante la precettazione) e i servizi portuali. Cortei e presìdi sono stati indetti in decine di città, per dare continuità allo sciame di manifestazioni che ha attraversato l’Italia, e non solo, nelle ultime settimane. I sindacati chiamano a raccolta tutti. Gli autotrasportatori e gli agricoltori che hanno bloccato il Paese contro il carogasolio. I lavoratori che chiedono salari più alti e condizioni di vita migliori. Le centinaia di migliaia di studenti che il 16 ottobre sono scesi in piazza per il No Meloni Day. I movimenti per la casa, per l’ambiente e i centri sociali. Più in generale, tutti i cittadini che, di fronte alla crescita dell’inflazione e all’erosione dei loro diritti sociali, osservano la politica rispondere alle crisi investendo miliardi in armi. “In questa situazione nessuno può pensare di salvarsi da solo – ha dichiarato l’Usb, lanciando lo sciopero -. C’è bisogno di unire le proteste e costruire una mobilitazione generale di tutte le categorie sociali e del lavoro, per rivendicare la messa sotto controllo dei prezzi, il rilancio di salari e pensioni, una spesa pubblica indirizzata verso i servizi sociali e non alle armi”.

Usb: “Saldiamo tutte le lotte”

Lo sciopero generale avverrà nella stessa giornata in cui, a livello internazionale, incroceranno le braccia i lavoratori portuali contro la guerra e il traffico di armi. Secondo Usb, saranno oltre 100 i porti coinvolti nella mobilitazione, distribuiti su quattro continenti. Anche per questo il sindacato di base ha scelto il 30 ottobre come data. La volontà è di unire le istanze di tutte le proteste, per saldare le lotte contro la guerra, il riarmo e i loro effetti, come il carovita. Numerose le richieste portate in piazza: salari più alti, il ripristino della scala mobile, lo stop alla crescita dei prezzi, la riduzione dell’Iva sui beni di prima necessità, il no alle politiche di riarmo, la difesa del lavoro e dell’industria, l’opposizione alla speculazione immobiliare e finanziaria.

“Il 30 ottobre scioperiamo e blocchiamo tutto, ancora una volta, per dire chiaramente che i soldi vanno investiti nell’istruzione, nella sanità, nei salari, nelle pensioni e non nella guerra – si legge in una nota di Usb -. Per garantire alle future generazioni un futuro di diritti e di pace e non di guerra e di morte come carne da cannone. Contro l’inconsistenza dei provvedimenti assunti dal governo Meloni, schierato apertamente dalla parte delle compagnie petrolifere e delle banche“. Nel mirino anche le politiche industriali dell’esecutivo, accusato di smantellare ciò che resta dell’industria italiana, “dall’Ilva all’automotive“. Ma l’Usb critica anche le altre grandi organizzazioni sindacali, accusate di “restare a guardare”, mentre in diversi Paesi europei si moltiplicano le proteste.

Fermi scuola, trasporti e sanità

Lo sciopero generale coinvolgerà anche il settore dei trasporti (come confermato da Usb, nonostante la precettazione del ministro Matteo Salvini), con possibili cancellazioni e modifiche ai servizi ferroviari, aerei, marittimi e del trasporto pubblico locale. Per le ferrovie, lo stop inizierà alle 21 di giovedì 29 ottobre e durerà 24 ore. Trenitalia garantirà i servizi essenziali previsti nei giorni feriali, mentre non sono previste fasce di garanzia per i collegamenti FrecciaLink. Possibili variazioni anche prima e dopo gli orari dello sciopero. Anche nel trasporto aereo, la mobilitazione durerà dalle 24 ore, a partire dalla mezzanotte del 30 ottobre. Negli aeroporti di Firenze e Pisa si fermerà anche il personale delle società Consulta, GH Toscana e Toscana Aeroporti. Lo sciopero interesserà inoltre i lavoratori portuali e il trasporto marittimo, mentre per autobus, tram e metropolitane gli orari e le fasce di garanzia saranno definiti a livello locale. Nel comparto autostradale, la protesta inizierà alle 22 del 29 ottobre. Anche il servizio taxi sarà coinvolto per tutta la giornata del 30 ottobre.

Possibili ripercussioni anche sui servizi di scuola e sanità. Alla mobilitazione proclamata dall’Usb, si aggiunge lo sciopero generale indetto da Usi-Cit, con l’adesione di Cub Scuola Università Ricerca, Cub Sanità, Fisi e Flmuniti-Cub. Per quanto riguarda il mondo dell’istruzione, la protesta potrò coinvolgere tutto il personale scolastico, con possibili interruzioni delle attività didattiche. Ripercussioni sono attese anche nel sistema sanitario, sia pubblico che privato, dove lo sciopero potrebbe rallentare alcune prestazioni ambulatoriali, visite già programmate e attività non urgenti. Rimane comunque garantita la tutela dei servizi essenziali, comprese le prestazioni di pronto soccorso. La partecipazione non è automatica per tutti gli addetti e l’indizione dello sciopero non comporta necessariamente la chiusura totale dei servizi. L’entità delle ripercussioni dipenderà dalle adesioni registrate

La mappa delle proteste (in aggiornamento)

Sono previste manifestazioni in almeno 50 città, distribuite in 18 regioni, con un calendario ancora in aggiornamento. In Friuli Venezia Giulia, appuntamento a Trieste, alle 9 al Varco 4 del Punto Franco Nuovo. In Veneto si manifesta a Padova, alle 8 alla stazione, Vicenza, alle 8 in piazza Castello, a Verona alle 7.30 in piazzale 25 Aprile, Venezia alle 9, Campo Santa Margherita. Gli appuntamenti in Piemonte: a Torino, alle 9.30 in piazza Palazzo di Città, a Novara, alle 9.30 in piazza Cavour, a Verbania, alle 17 in piazza Ranzoni, ad Alba, alle 8.30, piazza Garibaldi, Cuneo alle 9, piazza Europa. In Lombardia mobilitazioni a Milano, alle 10 in piazza Duca d’Aosta, a Brescia, alle 9 alla stazione della metropolitana San Faustino, e a Bergamo, alle 17 in piazza Gaza, a Porta Nuova.

In Emilia-Romagna appuntamenti a Piacenza, alle 8 al parcheggio Cheope (Facsal), a Bologna, alle 9.30 in piazza Maggiore, e a Rimini, alle 9 all’Arco d’Augusto. A Ravenna la mobilitazione prevede diverse tappe: preconcentramento alle 9 in piazza del Popolo, concentramento alle 10 in Darsena e partenza del corteo alle 11 verso Marina di Porto. Alle 12.30 è previsto un pranzo sociale in piazzale della Marina, da dove partirà un secondo corteo alle 14. In Liguria si manifesta a Imperia, alle 9.30 in piazza Ulisse Calvi, e a La Spezia, alle 9.30 davanti alla Prefettura. A Genova sono previsti due appuntamenti: alle 9.30 al Varco Albertazzi e alle 10 alla stazione Principe.

Le città coinvolte in Toscana: a Massa appuntamento alle 17 in piazza Garibaldi, a Carrara alle 6 al porto, a Pisa alle 9 in piazza Gaza (piazza XX Settembre), a Firenze alle 10 in piazza Bambine e Bambini di Beslan, alla Fortezza da Basso, a Siena alle 9 al terminal bus di Pescaia, a Piombino alle 16 in piazzale Premuda, al porto, a Grosseto 9.30, piazza Rosselli. A Livorno due appuntamenti: alle 6 alla rotatoria Ponte Penova e alle 9 in piazza Cavour. Nelle Marche si manifesta ad Ancona, alle 10.30 in corso Carlo Alberto, sul lato di piazza Ugo Bassi. In Umbria appuntamento a Perugia, alle 8.30 in piazza Partigiani. Le mobilitazioni nel Lazio: a Civitavecchia, alle 9 in corso Centocelle, davanti al Teatro Traiano, a Roma, alle 10.30 in piazza dei Cinquecento, a Latina 9, piazza del Popolo.

In Abruzzo appuntamento a Pescara, alle 10 in piazza Italia, mentre in Molise si manifesta a Campobasso, alle 9 in piazza San Francesco, a Termoli 8.30, piazza Donatori di Sangue. Due le mobilitazioni in Campania: a Napoli, alle 9.30 in piazza Mancini, e a Benevento, alla stessa ora in piazza Vittoria Colonna. In Basilicata appuntamento a Potenza, alle 9 in piazza Cagliari. In Puglia si scende in piazza a Bari, alle 9.30 in piazza Prefettura, e a Lecce, alle 9 a Porta Napoli. Due le manifestazioni anche in Calabria: a Cosenza, alle 9 in piazza Loreto, e a Reggio Calabria, alle 9 in piazza De Nava.

In Sicilia sono previsti tre appuntamenti: a Palermo, alle 9 in piazza Politeama, a Catania, alle 9.30 al porto, ad Alcamo 8.30, quartiere Maria Ausiliatrice, e a Pozzallo (Ragusa), alle 17 in piazza dei Marinai. Infine, in Sardegna, si manifesta a Sassari, alle 9.30 in piazza San Vincenzo, a Nuoro, alle 9 in via Dante, e a Cagliari, alle 9.30 in piazza Garibaldi, da dove partirà un corteo diretto al porto.

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Stop armi all’Ucraina? L’annuncio di Salvini subito sconfessato dagli alleati di governo. Tajani: “Pronto il nuovo pacchetto”. Crosetto: “Il nostro impegno non cambia”

“Alzi la mano chi ritiene che io abbia questo mandato per portare questa nostra posizione”. A parlare, al Congresso che lo ha riconfermato segretario della Lega per altri quattro anni, è Matteo Salvini. La posizione l’ha esplicitata appena prima: “Non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina“. Il leader del Carroccio, dunque, ha promesso ieri di portare in Consiglio di ministri lo stop all’invio di armamenti a Kiev. Ma a distanza di un giorno, gli alleati sgonfiano le sue velleità. Prima l’altro vicepresidente del Consiglio, Antonio Tajani, poi il ministro della Difesa, Guido Crosetto.

La linea dell’Italia “non può cambiare” dice oggi Crosetto al termine della riunione a Parigi coi suoi omologhi. “È un impegno che ci siamo presi al livello internazionale, europeo e Nato. Consideriamo quello che sta accadendo in Ucraina molto pericoloso per la sicurezza dell’Europa e quindi sappiamo che l’aiuto all’Ucraina non è un aiuto ad una terza nazione, ma un aiuto al nostro futuro, alla nostra sicurezza, e continueremo a farlo nel limite delle nostre possibilità”.

Stamattina il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri ha risposto direttamente a Salvini: “La mia posizione è nota, siamo dalla parte dell’Ucraina e continueremo ad aiutarla finché sarà necessario. È pronto già il prossimo pacchetto di tipo militare che invieremo quanto prima a Kiev”. E da destra, a fare opposizione al leader della Lega, è il suo ex sodale Roberto Vannacci: “Sarà il solito bluff che va in onda negli ultimi tre anni? Salvini si vannaccizza e dice basta ad armi e soldi all’Ucraina. Allora siamo pronti a una crisi di governo tra qualche settimana, visto che il pacchetto armi è già pronto. Noi di Futuro nazionale voteremo convintamente No”. Con Edoardo Ziello, capogruppo di FnV alla Camera, che provoca il ministro dei Trasporti: “Ponga la questione dell’interruzione di forniture di armi e finanziamenti a favore di Zelensky nel vertice di maggioranza altrimenti risulterebbe un chiacchierone. Aveva promesso che se eletto segretario avrebbe portato la linea Vannacci su Kiev al prossimo Consiglio dei ministri che a quanto si apprende si terrà tra domani o dopodomani e sarà preceduto da un vertice di maggioranza che si terrà nella giornata odierna. È il momento perfetto per dimostrare di passare dalle parole del congresso ai fatti del governo. Se non lo dovesse fare risulterebbe un chiacchierone che prende in giro gli italiani”.

Intanto proprio oggi il Consiglio Ue ha adottato oggi una serie di otto decisioni che consentono l’utilizzo di fondi a favore dell’Ucraina nell’ambito dello Strumento europeo per la pace (Epf). Tali decisioni permettono il rimborso parziale, tramite l’Epf, di aiuti militari già forniti dagli Stati membri, per un importo complessivo di 4,7 miliardi di euro. Prevedono inoltre un finanziamento supplementare per la missione di assistenza militare dell’Ue a sostegno dell’Ucraina (Eumam Ukraine), pari a 230 milioni di euro.

Queste decisioni – ricorda il Consiglio in una nota – rappresentano un passo importante verso l’attuazione dell’accordo politico raggiunto dagli Stati membri dell’Ue il 25 settembre 2026, volto a mobilitare 6,6 miliardi di euro a favore dell’Ucraina attraverso l’Epf. L’accordo includeva lo stanziamento di un miliardo di euro in nuovi aiuti militari all’Ucraina e un ulteriore rafforzamento della missione Eumam Ukraine nel 2027. Con le decisioni di oggi, il sostegno complessivo dell’UE all’Ucraina nell’ambito dell’Epf sale a 10,8 miliardi di euro, di cui 9,9 miliardi destinati al rimborso degli aiuti militari forniti dagli Stati membri e 950 milioni all’addestramento militare nell’ambito della missione Eumam.

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Riarmo, ad Augusta la Flotilla blocca una nave che rifornisce la base Usa di Sigonella. Poi il blitz della Finanza

Per oltre sei ore, nella mattinata di lunedì 26 ottobre, due barche a vela della Global Sumud Flotilla hanno impedito l’accesso al porto siciliano di Augusta alla Sunaid X, una nave cargo di 129 metri battente bandiera portoghese che deve scaricare materiali destinati alla base Usa di di Sigonella. Il blocco è iniziato alle 5 del mattino, sono intervenute la Guardia di finanza e la Guardia costiera. Poco prima delle 11.30, raccontano gli attivisti, la nave “è ripartita a tutta velocità” e i finanzieri “hanno minacciato di salire a bordo” delle due barche, che hanno preferito seguire la motovedetta in porto.

“Su quella nave sono materiali dual use, civile e militare, prodotti chimici, roba destinata ai doni che partono da lì a supporto delle operazioni militari di Stati Uniti e Israele”, dicono gli attivisti. Secondo la campagna “No Harbour For Genocide” la nave avrebbe preso il posto della Vm Vita nei trasporti per la Defence Logistics Agency (Dla), l’agenzia del Dipartimento della Difesa Usa che gestisce gli approvvigionamenti per le basi statunitensi nel mondo. Il supporto almeno logistico fornito da Sigonella alle forze armate israeliane che hanno devastato Gaza e alla guerra israelo-statunitense contro l’Iran è largamente documentato.

La Sunaid X è la stessa nave fermata giovedì 22 per quattro ore davanti al porto di Livorno, in un’azione organizzata dagli attivisti della Flotilla con il Gap (Gruppo autonomo portuali) e l’Usb (Unione sindacale di base), che per venerdì 30 ha proclamato lo sciopero generale in Italia a supporto della giornata mondiale di lotta dei portuali contro i traffici d’armi. Coinvolgerà un centinaio di scali marittimi in 17 Paesi di tutto il pianeta, da San Francisco all’India passando per numerosi porti europei.

A bordo delle due barche, con le bandiere palestinesi e le vele e gli scafi dipinti secondo la tradizione della Flotilla per Gaza, c’erano attivisti italiani e di altri Paesi europei. Tra gli altri Spagna, Grecia e Regno Unito. In un filmato diffuso su Instagram uno di loro, con la kefiah, chiama la nave, che si vede in lontananza, sulla radio Vhf: “Sunaid X, Sunaid X, qui è Sumud, mi ricevete?”. Dal cargo rispondono e l’attivista avverte: “State trasportando forniture a una base militare che è profondamente coivolta nella guerra sionista e nel genocidio del popolo palestinese, il porto è bloccato per voi, non siete i benvenuti qui, siamo contro la macchina della guerra. I lavoratori portuali – aggiunge l’attivista della Sumud – sono in sciopero e non scaricheranno i vostri materiali, non vogliono essere complici di un genocidio, lavorano per dare da mangiare alle loro famiglie, non per uccidere bambini innocenti”.

Le altre navi, ovviamente, entravano e uscivano liberamente dalla grande rada del Porto Megarese di Augusta, dove c’è la base della Marina militare oltre ai terminal del Petrolchimico di Priolo. Per oltre sei ore la Guardia di Finanza e la Guardia costiera hanno chiesto agli attivisti di togliere il blocco, poi la minaccia di un’azione di forza. A Livorno è finita con il sequestro di tre barche e la denuncia dei partecipanti all’azione per interruzione di pubblico servizio.

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Torino, cariche della polizia contro i manifestanti in Piazza Castello

Momenti di tensione a Torino quando la polizia ha impedito ai manifestanti che si sono ritrovati in piazza Castello di procedere verso via Po. Gli agenti hanno respinto i manifestanti con una carica di alleggerimento, con gli scudi e i manganelli. La polizia aveva invitato partecipanti a procedere verso l’area Nord della città, attraverso i Giardini reali. Lo striscione d’apertura del corteo recita ‘Noi la guerra non la paghiamo, Torino è contro il riarmo, no datacenter e caro benzina’. Tra gli slogan scanditi anche ‘Tout le monde déteste la police’.

Dopo la prima carica, manifestanti e agenti si sono divisi. Quindi sono partite altre due cariche di alleggerimento, che hanno permesso alla polizia di avanzare di alcuni metri. In testa al corteo ci sono gli autonomi, tutti a volto scoperto. Alla manifestazione partecipano anche famiglie e studenti. Poi sono arrivati anche gruppi di giovani incappucciati. Nel frattempo il corteo, dopo alcune cariche di alleggerimento delle forze dell’ordine, ha cambiato percorso, procedendo verso via Pietro Micca.

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