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“Governo vaff**”: il grido del corteo di Reggio Calabria. “Meloni lo sai quanto costa andare da qui a Milano per curarsi?”

Più di mille persone e nessun incidente a Reggio Calabria per il corteo che ha attraversato il centro storico della città dello Stretto per protestare contro la guerra, il riarmo e le politiche economiche del governo Meloni. Anche sulle note di “Bella ciao”, la manifestazione, partita da piazza De Nava e promosso dall’Usb insieme a Orsa Porti, ha portato in piazza soprattutto tanti giovani, tra bandiere palestinesi, striscioni e slogan contro il carovita e i tagli ai servizi pubblici.

“È una cosa importante – afferma Peppe Marra dell’Usb Calabria – perché la storia ci insegna che quando i lavoratori e gli studenti hanno sposato le stesse cause, qualcosa nel nostro Paese è sempre migliorato”. Piu duro un altro sindacalista, Aurelio Monte, sempre dell’Usb: “State distruggendo l’Italia intera e pensate soltanto ad acquistare armi, e i nostri ospedali stanno crollando. I cittadini sono costretti a emigrare per andarsi a curare”.

Rivolgendosi alla presidente del Consiglio, Monte ha aggiunto: “Tu sai quanto costa fare un viaggio da Reggio Calabria a Milano, a Roma, per andarsi a curare? Non ne hai idea. Tu viaggi con l’aereo di Stato, con l’elicottero e con la macchina blu. Meloni, ormai ti abbiamo sgamato, non sei più credibile. Vai a casa. Basta con gli inganni, basta con le promesse mancate. Governo vaffanculo”.

Nel mirino del sindacalista dell’Usb finisce pure il ministro delle Infrastrutture e il progetto del Ponte sullo Stretto: “Salvini, quel ponte che vuoi fare, mettitelo dietro”. Ma anche il segretario di Forza Italia: “Stanno arrivando i droni. Questo è il nostro ministro degli Esteri, uno che dice di nascondersi quando vediamo i droni. Siamo arrivati a questo livello. Una politica così scarsa, così incompetente, non l’abbiamo mai vista in questa Italia. Sono arrivati a dimostrare che anche gli asini possono andare in Parlamento”.

Tra gli interventi ci sono stati quelli degli studenti, che contestano i tagli all’istruzione e la gestione delle risorse pubbliche. “Io devo prepararmi a combattere per una nazione che neanche mi ascolta?”. E ancora: “Coloro che sono al governo non vogliono un popolo di successo. Loro vogliono delle pedine che seguono il volere di chi paghiamo con i nostri soldi. Alcuni chiameranno queste proteste un weekend lungo, ma quelli lì se lavorano 3 giorni alla settimana è tanto”.

Secondo un altro studente: “È importante andare a scuola e studiare la storia del nostro Paese per evitare di fare gli stessi errori ed evitare di diventare come Salvini, come Vannacci e come Tajani”.
Non mancano, infine, gli slogan antifascisti e quelli contro la presidente del Consiglio: “Meloni, vaffanculo”. Dal microfono c’è il tempo di un ultimo messaggio: “Se spendono miliardi in propaganda è perché sanno che quando la gente si incazza c’è poco da fare. Non bastano tutti i lacrimogeni in faccia e tutte le manganellate in testa e tutti i decreti sicurezza del mondo a fermare la gente quando è incazzata e quando ha detto basta”.

L'articolo “Governo vaff**”: il grido del corteo di Reggio Calabria. “Meloni lo sai quanto costa andare da qui a Milano per curarsi?” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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La migliore pizzeria d’Italia si trova in Calabria, assegnato il premio 2027 di Gambero Rosso

La migliore pizzeria d’Italia del 2027 si trova in Calabria. Il premio arriva con la quattordicesima edizione della guida Pizzerie d’Italia di Gambero Rosso, che quest’anno ha selezionato 824 locali in tutta la Penisola, con 112 nuovi ingressi e 120 insegne premiate con i Tre Spicchi, il massimo riconoscimento previsto.

La nuova edizione ha individuato le pizzerie che si sono distinte per la qualità del prodotto, valutando sia quelle che servono la pizza al piatto sia quelle specializzate nella pizza al taglio.

Qual è la migliore pizzeria d’Italia secondo Gambero Rosso

A conquistare il riconoscimento di “Pizzeria dell’anno” assegnato dal Gambero Rosso è Bob Alchimia a Spicchi, locale di Montepaone, in provincia di Catanzaro, nato dal progetto di Roberto Davanzo e Anna Rotella.

Il riconoscimento è stato assegnato a una realtà che, secondo il giudizio degli esperti, rappresenta una delle espressioni più dinamiche del panorama contemporaneo della pizza italiana. La sua identità, infatti, non si esaurisce nella preparazione dell’impasto o nella scelta dei condimenti, ma riflette una concezione ampia del lavoro in pizzeria.

Come è stato spiegato, non si tratta soltanto di un prodotto da servire al cliente, ma di un progetto gastronomico che si distingue per:

  • personalità;
  • visione;
  • capacità di innovare.

Pizzerie d’Italia 2027, come cambia la guida del Gambero Rosso

Con questa quattordicesima edizione della sua guida sulle pizzerie, Gambero Rosso ha anche modificato il sistema di valutazione per stilare l’elenco 2027 delle migliori pizzerie d’Italia. In particolare:

  • è stato superato il voto in centesimi ed è stato assegnato come unico riconoscimento il simbolo degli “Spicchi”;
  • sono stati assegnati da uno a tre livelli in base al grado di eccellenza delle insegne selezionate.

In questo modo, attività con modelli di servizio differenti sono state ricondotte a un sistema di riconoscimento comune, senza che la tipologia di locale – al piatto, al taglio, da asporto – determini l’adozione di un simbolo distinto (nelle precedenti edizioni, infatti, oltre agli “Spicchi” c’erano le “Rotelle”).

Il cambiamento arriva in una fase complessa per il comparto della ristorazione. Le pizzerie devono gestire il rincaro delle materie prime, dell’energia e degli altri costi operativi, oltre alle difficoltà legate alla ricerca di personale qualificato. Pertanto, in questo contesto, gli esperti hanno deciso di premiare la capacità di mantenere standard elevati senza perdere di vista il rapporto qualità-prezzo, ma senza fare distinzioni tra le varie attività.

La guida del 2027 seleziona complessivamente 824 locali, dei quali 112 sono nuovi ingressi. Le insegne che raggiungono il massimo livello (Tre Spicchi) sono 120, di cui 12 entrate per la prima volta nel gruppo o ritornate dopo un periodo di assenza. Sono invece 102 le pizzerie che hanno ricevuto i Due Spicchi.

I nuovi Tre Spicchi 2027

Tra le insegne che, nell’edizione 2027, entrano nel gruppo dei Tre Spicchi figurano:

  • Grano di Sergio Scovazzo, a Santena, in provincia di Torino, già premiato con Tre Pani nella guida dedicata ai migliori panifici italiani;
  • Kilo, a Imperia, il progetto di Jacopo Chieppa;
  • La Piedigrotta di Antonello Cioffi, a Varese;
  • Carlo Sammarco, ad Aversa, pizzeria che porta il nome del suo titolare;
  • La Bolla, a Caserta, situata all’interno del boutique hotel Villa Maria Cristina;
  • L’Ammaccata di Cristian Santomauro, a Casal Velino;
  • Glamour di Antonello Scatorchia, a Rionero in Vulture, già riconosciuto come Pizzaiolo Emergente nel 2023;
  • L’Arcipelago del Therasia Resort, a Vulcano, nelle Isole Eolie.

Tornano invece tra i Tre Spicchi:

  • La Ventola di Antonio Polzella, a Rosignano Marittimo, dopo un periodo di fermo legato a motivi di salute;
  • 400 Gradi, a Lecce, che oggi vede il giovane pizzaiolo Riccardo Toraldo alla guida del forno.

Completano infine il gruppo dei 12 nuovi Tre Spicchi due ingressi diretti:

  • Brando, a Gioia del Colle, con Roberta Esposito;
  • Spazio by Franco Pepe, la pizzeria del 7Pines Resort a Baja Sardinia, nel territorio di Arzachena.

Per chi vuole scoprire tutte le pizzerie selezionate – 824 locali distribuiti sul territorio nazionale – la guida Pizzerie d’Italia 2027 del Gambero Rosso è disponibile in versione cartacea e digitale. La novità di quest’anno è proprio la possibilità di consultare la pubblicazione online, registrandosi sul sito ufficiale (gamberorosso.it).

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Calabria, possibile resa dei conti tra boss finisce in tragedia. Uccisa la compagna del capo clan rivale

La Dda vuole vederci chiaro ma la sensazione è che dietro all’omicidio avvenuto nella notte tra sabato e domenica ci sia stata una resa dei conti tra boss della ‘ndrangheta. Questo è il timore di investigatori ed inquirenti dopo l’agguato compiuto in contrada Lattughelle di Cassano allo Ionio, nel quale è rimasto ferito il 64enne Damiano Pepe, indicato come un boss della “cosca degli zingari”, ed è stata uccisa la compagna Silvana Sibarelli, di 60 anni.

Gli atti dell’inchiesta passeranno dunque alla Dda di Catanzaro, forse già da oggi. Sulla matrice mafiosa dell’agguato non sembrano esserci dubbi, sia per le modalità – una trentina di colpi di arma lunga, forse anche un kalashnikov, sparati da due sicari – che per la personalità dell’obiettivo. Pepe, conosciuto come “Tripolino”, era uscito dal carcere nel 2019 dopo avere scontato 26 anni di reclusione per omicidio e associazione mafiosa.

Gli investigatori dei carabinieri del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Cosenza e della Compagnia di Cassano, intanto, hanno cominciato a visionare le immagini dei sistemi di videosorveglianza presenti in tutta la zona alla ricerca di un indizio, anche minimo, che possa indirizzare le indagini verso una pista ben definita per risalire all’identità degli assassini. Sul fatto che l’obiettivo dei sicari fosse Pepe, gli investigatori non hanno dubbi.

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Al Sud scoppia anche la rivolta del pane, cosa c’è dietro la protesta di cui in pochi stanno parlando

Mentre l’attenzione pubblica è concentrata sulle vetrine rotte di Milano, nel Sud Italia si allargano le proteste che, in questi giorni, hanno visto mobilitarsi il comparto della panificazione artigianale. Anche in questo caso c’entra il caro prezzi, che sta aggravando la situazione di chi già denuncia da tempo i rapporti sempre più complicati con la grande distribuzione organizzata.

Le contestazioni arrivano dalla Calabria e, anche se diverse, si intrecciano con quelle degli autotrasportatori, poiché riportano al centro il tema del costo del cibo e della sostenibilità economica delle piccole imprese.

La rivolta del pane prende piede al Sud: cosa sta succedendo in Calabria

La mobilitazione dei panificatori è iniziata il 16 ottobre 2026 a Cosenza, quando 31 artigiani dell’Alto Ionio cosentino hanno deciso di unirsi alla protesta degli autotrasportatori lungo la statale 106, nella piana di Sibari. Dopo una prima serrata di due giorni, la manifestazione è proseguita fino a martedì 20 ottobre, per far luce sulle difficoltà di un settore composto in larga parte da piccole imprese familiari.

A preoccupare è stato soprattutto l’annuncio relativo a possibili aumenti dei listini all’ingrosso che, se confermato, renderebbe impossibile mantenere in equilibrio i conti senza trasferire integralmente sui consumatori l’aumento delle spese. Il prezzo del pane potrebbe infatti passare da 3 a 3,80 euro al chilo a partire dal prossimo novembre in alcuni esercizi.

L’aumento ipotizzato è pari a 80 centesimi al chilo, ovvero circa il 26,7% in più rispetto al prezzo iniziale. Se applicato, significherebbe spendere 4 euro in più per acquistare cinque chili di pane rispetto a quanto si pagherebbe con il listino precedente.

Secondo quanto riferito da Monti al Corriere della Sera, tra le voci che stanno incidendo maggiormente sui bilanci c’è la farina, il cui prezzo sarebbe aumentato di 10 euro al quintale dalla metà di settembre, ma anche i rincari del gas e dell’elettricità, indispensabili per alimentare i forni e mantenere operativi i laboratori.

Un ulteriore elemento riguarda i materiali per il confezionamento. Per carta e plastica, gli aumenti segnalati arriverebbero fino al 50%, con un impatto significativo sulle attività che devono preparare e consegnare quotidianamente il pane a negozi e supermercati.

I bonus richiesti

Accanto al caro materie prime, c’è poi il problema del costo del lavoro. La panificazione artigianale richiede spesso turni notturni o nelle prime ore del mattino, perché il pane deve essere pronto per la vendita quando i clienti iniziano la giornata. Questo comporta spese maggiori per la gestione del personale, che si vanno ad aggiungere ai rincari del periodo, e che rendono insostenibile il proseguimento di molte attività.

Pino Cesarini, panificatore che lavora insieme a tre familiari e due dipendenti, ha richiamato l’attenzione proprio sulla necessità di agevolazioni contributive per le assunzioni. A lui si è unito anche Eugenio Bettarini Briatico, panificatore di Francavilla Marittima, che ha evidenziato le difficoltà di sostenere salari e spese crescenti. Questo perché per le imprese di dimensioni ridotte, mantenere un organico sufficiente è essenziale, ma può diventare economicamente difficile quando aumentano le spese e i ricavi non crescono allo stesso ritmo.

Il nodo della grande distribuzione

Tra le ragioni della protesta c’è infine il rapporto con la grande distribuzione organizzata. Produttori e panificatori che riforniscono supermercati e che sono coinvolti nella mobilitazione hanno denunciato pressioni sui listini di vendita e una gestione penalizzante dei margini commerciali. Nello specifico, secondo le testimonianze degli operatori, alcuni supermercati avrebbero preteso di trattenere per sé fino al 50% dei rincari applicati al prezzo del pane al pubblico, lasciando ai panificatori una quota insufficiente a coprire gli effettivi aumenti dei costi delle materie prime e dell’energia.

È anche per questo che i panificatori chiedono di rivedere i rapporti lungo la filiera, affinché la distribuzione del rischio commerciale non finisca per gravare soprattutto sui produttori più piccoli.

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Sciopero tir, stop ai blocchi in Sicilia e Calabria: decreto in Cdm e linea dura del Viminale

La protesta degli autotrasportatori contro il caro gasolio (e non solo) è giunta a una triste svolta. Dopo giorni di blocchi, che hanno messo in difficoltà buona parte del Sud (in buona parte unito a sostegno dei manifestanti, ndr), nella serata di mercoledì 21 ottobre 2026 sono stati sospesi i presidi in Sicilia e in Calabria. Diverso il discorso in Campania, dove sono stati liberati alcuni snodi autostradali.

Il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri per approvare un decreto legge con le misure per l’autotrasporto e nuove risorse per l’agricoltura. Sul fronte dell’ordine pubblico, il Viminale ha però avviato un’azione a tappeto contro i presidi illegali, con 1.339 persone identificate. Non proprio l’intervento a supporto dei lavoratori esausti che ci si sarebbe aspettato.

Sicilia e Calabria sospendono la protesta

La Sicilia è la regione che ha fatto il primo passo e, di fatto, quella che si è beccata dure critiche sui social. La svolta è giunta in serata, dopo un incontro in Prefettura a Catania. L’Associazione imprese autotrasportatori siciliani (Aias), che manteneva i blocchi lungo l’autostrada Messina-Catania, davanti al porto di Palermo e in altre strade dell’isola, ha deciso di sospendere la protesta.

Ecco le parole del presidente dell’Aias Giuseppe Richichi:

Abbiamo deciso di revocare il blocco dei tir poiché abbiamo ricevuto delle rassicurazioni da parte del prefetto che anche noi siederemo ai tavoli nazionali per i confronti sul tema dell’autotrasporto.

Una decisione che ha ribaltato quanto deciso soltanto poche ore prima. L’assemblea all’interporto di Catania aveva infatti votato all’unanimità il “fermo a oltranza”.

Un fronte, quello siciliano, nettamente spaccato. Il Comitato trasportatori siciliani (Cts) di Salvatore Bella aveva infatti già revocato il fermo dopo l’incontro con il ministro Matteo Salvini del 20 ottobre. L’Aias contestava invece l’accordo, chiedendo:

  • contributi straordinari sul gasolio;
  • sospensione dei versamenti contributivi;
  • finanziamenti agevolati per rinnovare i mezzi;
  • maggiori tutele per i piccoli trasportatori.

Sciopero tir

In Calabria invece lo stop è stato annunciato da Fedralog, la federazione regionale della logistica che aveva proclamato il fermo. Ecco un sunto di quanto riportato nella nota ufficiale:

Abbiamo deciso di sospendere l’astensione dai servizi per dare fiducia al Governo e al ministero.

L’attenzione resta però massima e se l’incontro del 27 con Salvini non darà risposte reali, si spiega, “organizzeremo un grande corteo verso Roma con tutti i nostri mezzi. La misura è colma e il tempo delle attese è finito”.

Come detto, differente la situazione in Campania. Secondo Vincenzo Parisi, rappresentante degli autotrasportatori, sono stati liberati i presidi di Caserta e di Mercato San Severino, nel Salernitano, ma camion e trattori si sono spostati allo svincolo di Pontecagnano. Nel Casertano, dopo le identificazioni della Polizia, sono stati rimossi i presidi vicino alle autostrade, mentre restavano quelli nelle aree industriali e interportuali. In Basilicata, infine, è stato sciolto dopo quattro giorni il presidio sulla statale 106 Jonica.

Decreto in Cdm e fondi per l’autotrasporto

Dopo il vertice a Palazzo Chigi con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, i vicepremier Antonio Tajani e Matteo Salvini e i Ministri Francesco Lollobrigida e Matteo Piantedosi, il Governo ha convocato per giovedì 22 ottobre, alle 12, un Consiglio dei ministri.

Si punta all’approvazione di un decreto legge che riunisca gli interventi a sostegno dell’autotrasporto, così come ulteriori risorse per il comparto agricolo. Secondo il Ministero delle Infrastrutture, il provvedimento dedicherà particolare attenzione ai piccoli operatori, i cosiddetti padroncini, e a chi è rimasto escluso dalle misure previste dalla normativa europea.

Tra gli interventi già individuati figurano:

  • ristori per il caro gasolio;
  • sospensione dei canoni di leasing;
  • digitalizzazione della lettera di vettura.

In termini concreti, parlando di risorse, Salvini ha svelato una cifra, diciamo. Oltre un miliardo di euro sbloccato per il settore. Il Ministro ha confermato che “i 430 milioni sono in pagamento da oggi agli autotrasportatori per il caro gasolio, con 32mila imprese che verranno aiutate”.

A ciò si aggiungono 50 milioni per i mesi di settembre e ottobre, per un totale di 480 milioni destinati al caro carburante tra marzo e ottobre. Un totale che non basta ma che, stando al Ministero, copre il 70% dei maggiori costi.

Altri 590 milioni saranno poi erogati per sostituire i camion più vecchi con mezzi nuovi. Salvini ha anche smentito un messaggio audio circolato online, secondo cui l’accordo sarebbe stato rifiutato: “Non fidatevi delle balle che girano in rete”.

Non tutti, però, sono convinti. Dai presidi del Casertano circola malcontento, con alcuni manifestanti che hanno contestato le somme. Quanto sbloccato, dicono, sarebbe parte di “soldi già destinati alla categoria”. I sindaci di Napoli e Bari, Gaetano Manfredi e Vito Leccese, hanno intanto chiesto di anticipare il confronto del 27 ottobre: “Rischiamo città paralizzate e sommerse dai rifiuti”. Per l’agricoltura, infine, Lollobrigida ha annunciato “ulteriori interventi” contro il caro carburanti. Al tempo stesso, però, le sue parole sono tra le più problematiche pronunciate da esponenti di questo esecutivo.

Linea dura sui blocchi

Se da un lato c’è stato spazio per il dialogo, dall’altro il Ministero dell’Interno ha avviato un’azione a tappeto per identificare chi attua “in forma illegale presidi stradali che intralciano la circolazione, soprattutto in Campania”.

Il bilancio è stato diffuso proprio dal Viminale e si parla di 1.339 persone identificate, 71 denunciate e 242 sanzionate sul piano amministrativo. Le forze dell’ordine hanno scortato circa 500 tir soltanto in Campania, un servizio che, secondo Palazzo Chigi, “sarà garantito a chiunque ne faccia richiesta per poter continuare a lavorare in sicurezza”.

Il Ministero si è impegnato inoltre a garantire la continuità dei rifornimenti di prima necessità, dai generi alimentari ai farmaci. Il Ministro Piantedosi ha poi riunito prefetti e questori per sollecitare la massima attenzione su possibili infiltrazioni criminali.

Parole durissime sono state pronunciate nel pomeriggio di mercoledì 21 ottobre. Il tutto a corredo di un generale atteggiamento governativo che avrà un netto peso, in un verso e nell’altro, alle prossime elezioni. Alla Camera, il Ministro delle Imprese Adolfo Urso ha precisato che “impedire il passaggio dei soli camion, lasciando transitare le automobili, configura comunque un blocco stradale, con conseguenze penali anche detentive”.

Ed ecco che da un lato si chiede di poter vivere dignitosamente e dall’altro si sfrutta lo spauracchio di multe, denunce e detenzione. Sulla stessa linea il viceministro Edoardo Rixi, che teme “infiltrazioni di bande organizzate”. In merito non è mancato il pensiero espresso ad alta voce di Lollobrigida, che ha parlato di “casi evidenti di infiltrazioni criminali”.

Chi protesta, anche pacificamente, è da condannare alla gogna (o peggio). E così ecco spuntare anche il Codacons, che ha annunciato denunce alle Procure se i blocchi non saranno rimossi. Il tutto mentre le 11 associazioni nazionali dell’autotrasporto, da Anita a Unatras, hanno chiesto a Piantedosi di intervenire: “Continuare a bloccare il Paese non è più giustificabile”.

Supermercati, carburante e prezzi: che succede

Le conseguenze dei blocchi sono sotto gli occhi di tutti al Sud ma, come detto, ciò non ha fatto vacillare il generale sostegno da parte del popolo, in strada e sui social. Federdistribuzione ha segnalato scaffali sempre più vuoti in Puglia, Calabria e Campania, con merci ferme nei centri distributivi. A Bari, invece, gli operatori stimano scorte sufficienti solo per pochi giorni, mentre a Gela l’acqua minerale è diventata introvabile. Ancd-Conad ha parlato invece di sprechi per decine di milioni di euro.

Un po’ di conseguenze iniziano però a lambire anche i confini del Centro-Nord. In Veneto l’ortofrutta arriva “a singhiozzo”, secondo Confcommercio, e in Toscana si registrano i primi problemi di approvvigionamento, mentre in Umbria la situazione resta al momento sotto controllo.

Supermercato vuoto

Sul fronte dei carburanti, a Napoli si sono formate code di ore davanti ai pochi distributori ancora riforniti, con difficoltà anche per il Gpl. Diversi automobilisti hanno inoltre denunciato prezzi fuori mercato (in alcuni casi gli aumenti sono stati svelati anche in piccoli alimentari, ndr), con il diesel venduto fin oltre i 3 euro al litro e la benzina fino a 2,499 euro. Ciò a fronte di medie intorno a 2,25 e 1,99 euro.

Per contrastare eventuali speculazioni, la Guardia di Finanza ha avviato controlli sugli impianti, mentre a Crotone è stata istituita una task force. Qui le compagnie che hanno aderito al tetto promosso da Eni, fissato a 1,99 euro per la benzina e 2,19 euro per il gasolio, stanno rispettando gli impegni, ma alcune pompe indipendenti avrebbero toccato i 2,8 euro al litro per il gasolio.

Aeroporti, scuole e servizi pubblici: com’è la situazione

La protesta ha inevitabilmente colpito anche il trasporto aereo. Secondo i Notam diffusi da Enav, ovvero gli avvisi ufficiali per i piloti, il carburante per gli aerei è risultato indisponibile o limitato negli aeroporti di:

  • Crotone;
  • Reggio Calabria;
  • Napoli;
  • Catania.

Le compagnie sono state così invitate a rifornirsi negli scali di partenza. In questo contesto, WizzAir ha avvertito di possibili limitazioni sui voli. Per quanto riguarda gli aeroporti calabresi, la Sacal, ovvero la società di gestione, ha assicurato che non sono previsti impatti sui voli programmati. Resta regolare intanto il traghettamento tra Calabria e Sicilia.

Disagi anche per i servizi essenziali. Poste Italiane ha comunicato ritardi nelle consegne di pacchi e corrispondenza da e per:

  • Calabria;
  • Sicilia;
  • Campania;
  • Puglia.

A Napoli l’associazione Nessuno Tocchi Ippocrate ha segnalato rischi per i trasporti sanitari, dai pazienti in dialisi ai trasferimenti tra ospedali. In Campania l’Eav ha annunciato possibili riduzioni dei servizi di autobus e, in assenza di carburante, di alcune corse ferroviarie dal 24 ottobre.

A Praia a Mare e Tortora è stata invece sospesa la raccolta dei rifiuti porta a porta, mentre a Isola di Capo Rizzuto, nel Crotonese, una scuola ha sospeso la mensa dal 22 ottobre perché i pasti non arrivano più. Tornando a Napoli, infine, la Federico II ha annunciato il ritorno alla didattica a distanza, considerando la crisi dei carburanti.

I danni ad agricoltura e industria

Tra i settori più colpiti c’è l’agroalimentare:

  • si è fermata la produzione di mozzarella di bufala campana Dop, perché il latte non arriva ai caseifici entro le 60 ore previste dal disciplinare;
  • nel Casertano i produttori di mela annurca Igp hanno interrotto la raccolta;
  • in Calabria Coldiretti segnala kiwi, agrumi e olive bloccati e operatori del Nord, che si riforniscono già in Spagna;
  • in Sicilia il mercato ortofrutticolo di Vittoria non ha ripreso l’attività.

Secondo Legacoop Agroalimentare, se i blocchi proseguissero fino al 27 ottobre, i danni potrebbero arrivare a decine di milioni di euro. A Termoli, ad esempio, la pesca si è fermata perché i camion non riescono a trasportare il pescato e al porto manca persino il gasolio per i pescherecci.

Le difficoltà riguardano anche l’industria e i servizi. Gli industriali di Campania e Puglia parlano di “attività produttiva alla paralisi”, mentre a Cosenza il gruppo di surgelati Gias ha annunciato lo stop delle linee, con 200-300 lavoratori su 400 che rischiano di restare a casa. Ance Calabria segnala invece che acciaio e bitume non arrivano più nei cantieri, e Aigrim-Fipe stima già 50 ristoranti di catena chiusi al Sud.

Sullo sfondo infine restano i costi strutturali del settore. Confcommercio offre un dato interessante. Tra il 2019 e il 2026 il gasolio è aumentato di circa il 30% e oggi pesa per il 40% sui costi operativi delle imprese di autotrasporto. Sul piano locale, la Regione Campania ha annunciato un fondo per il caro gasolio in agricoltura. In merito però c’è un po’ di confusione sulle cifre, con circa 13 milioni secondo il presidente Roberto Fico, che diventano 20 milioni, come “prima base di partenza”, secondo Coldiretti Campania.

Cosa succede ora

Gli appuntamenti cardine ora sono due. Il primo è il citato Consiglio dei ministri di giovedì 22 ottobre. In quest’occasione si dovrà tradurre in un decreto legge l’insieme degli impegni presi con la categoria. Il secondo è l’incontro del 27 ottobre con il Ministro Salvini. Una data che diverse sigle considerano decisiva.

Molte realtà hanno soltanto sospeso il blocco, minacciando di riprendere la mobilitazione in caso di mancata concretezza governativa, fino a un corteo verso Roma, se le richieste non saranno accolte. Per i cittadini del Sud, intanto, il ritorno alla normalità di rifornimenti e servizi dovrebbe essere graduale, mentre resta da capire se tutti i presidi ancora attivi nelle aree industriali verranno rimossi nelle prossime ore.

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