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31 ottobre 1541: Michelangelo svela il Giudizio Universale

Il 31 ottobre 1541 Roma assiste a uno degli avvenimenti più straordinari della storia dell’arte. Nella Cappella Sistina viene finalmente scoperto il Giudizio Universale di Michelangelo Buonarroti, un’immensa rappresentazione della fine dei tempi destinata a cambiare per sempre la pittura occidentale.

Papa Paolo III Farnese celebra i Vespri solenni davanti all’affresco appena ultimato. Lo spettacolo è impressionante: quasi 180 metri quadrati di pittura, 391 figure e un’umanità intera sospesa tra salvezza e dannazione. Giorgio Vasari racconterà che l’opera aveva riempito Roma di stupore e meraviglia. E non era certo un’esagerazione.

Cinque anni di lavoro per dipingere la fine del mondo

Il progetto era stato commissionato nel 1533 da Clemente VII, ma soltanto sotto Paolo III Michelangelo aveva potuto dedicarsi pienamente all’impresa. Dal 1536 al 1541, il maestro lavorò alla gigantesca parete dietro l’altare, sacrificando parte delle precedenti decorazioni. Aveva ormai superato i sessant’anni e non era più il giovane artista che aveva affrescato la volta della Sistina.

Al centro della composizione domina un Cristo possente, con il braccio sollevato, mentre intorno a lui santi, angeli e dannati sembrano trascinati in un vortice senza fine. In basso risuonano le trombe dell’Apocalisse, i morti risorgono e Caronte traghetta le anime verso l’inferno, in un evidente richiamo alla Divina Commedia di Dante.

Troppi nudi per il Vaticano: scoppia lo scandalo

L’ammirazione non impedisce le polemiche. I corpi completamente nudi, anche quelli dei santi, provocano l’indignazione dei più rigorosi custodi del decoro ecclesiastico. Tra i critici figura Biagio da Cesena, maestro delle cerimonie pontificie, che giudica quelle anatomie poco adatte a un luogo sacro.

Michelangelo, notoriamente poco incline a incassare le critiche in silenzio, si prende una vendetta artistica: secondo la tradizione, raffigura il suo detrattore nelle sembianze di Minosse, giudice infernale, con orecchie d’asino e un serpente avvolto al corpo. La polemica proseguirà anche dopo la morte dell’artista. Nel 1564 Daniele da Volterra riceverà l’incarico di coprire alcune nudità con panneggi dipinti, guadagnandosi l’immortale soprannome di Braghettone.

Il volto segreto di Michelangelo e un capolavoro immortale

L’affresco custodisce anche un dettaglio inquietante: nella pelle scorticata sorretta da San Bartolomeo molti studiosi riconoscono un autoritratto deformato dello stesso Michelangelo. Una presenza enigmatica, quasi una confessione delle inquietudini spirituali del maestro.

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