❌

Normal view

29 ottobre 1931 – Nasce Franco Interlenghi, il ragazzo romano che mentì a De Sica e diventò una star

29 October 2026 at 06:00

Uno dei volti più amati del cinema italiano, da un provino improvvisato all’Oscar di Sciuscià

Il cinema italiano gli deve moltissimo, ma tutto cominciò con una piccola bugia. Franco Interlenghi, nato a Roma il 29 ottobre 1931, non aveva studiato recitazione, non frequentava accademie e non sognava Hollywood. Era semplicemente un ragazzino romano che giocava per strada. Poi incontrò Vittorio De Sica, raccontò una frottola e si ritrovò protagonista di uno dei capolavori del Neorealismo.

Una carriera iniziata quasi per caso, proprio come accadeva nei film di quell’Italia che cercava di rialzarsi dalle macerie della guerra.

Il provino con De Sica e quella bugia fortunata

La storia sembra scritta apposta per il cinema. Nell’estate del 1945 Interlenghi viveva in via Palestro, vicino a via XX Settembre. Un vicino di casa gli suggerì di presentarsi in via Po, dove De Sica cercava ragazzi per un nuovo film.

29 ottobre 1931 – Nasce Franco Interlenghi, il ragazzo romano che mentì a De Sica e diventò una star

La fila degli aspiranti attori arrivava fino a piazza Fiume. Quando finalmente toccò a lui, il regista gli domandò se sapesse fare a pugni. Franco rispose sinceramente di no e venne immediatamente scartato. Ma il ragazzino aveva già imparato una lezione fondamentale: qualche volta, per entrare nel cinema, bisogna saper recitare anche fuori dal set. Si rimise in fila e, quando De Sica ripeté la domanda, raccontò di fare a pugni con il fratello, con gli amici e persino di allenarsi nella boxe. Il regista, convinto, ordinò di prendere il suo numero di telefono. Una seconda possibilità, una bugia innocente e una carriera straordinaria. A volte, per diventare immortali, basta non accettare il primo rifiuto.

Era nato il protagonista di Sciuscià, il film del 1946 che avrebbe conquistato un Oscar onorario e portato il Neorealismo italiano alla ribalta internazionale.

Da Fellini a Hollywood, il ragazzo con la faccia pulita

Il successo spalancò a Interlenghi le porte del grande cinema. Lavorò con Antonioni, Rossellini, Monicelli e Visconti, diventando uno degli interpreti più richiesti della sua generazione. Nel 1953 Federico Fellini gli affidò il ruolo di Moraldo ne I vitelloni: il giovane inquieto che trova il coraggio di abbandonare la provincia mentre gli amici rimangono prigionieri delle proprie illusioni. Arrivarono anche le produzioni internazionali, accanto a star come Ava Gardner, Humphrey Bogart e Brigitte Bardot. Ma quella bellezza malinconica, perfetta per raccontare l’innocenza del dopoguerra, finì talvolta per imprigionarlo nel ruolo dell’eterno bravo ragazzo.

Antonella Lualdi, l’amore e il ritorno a Roma

Sul set di Canzoni, canzoni, canzoni incontrò Antonella Lualdi, che sposò nel 1955. Un’unione attraversata anche da una lunga separazione, prima del riavvicinamento. Dal matrimonio nacquero due figlie, Stella e Antonellina, entrambe attrici.

Interlenghi continuò a lavorare tra cinema, teatro e televisione, comparendo anche in Romanzo criminale di Michele Placido. Morì il 10 settembre 2015 nella sua casa romana nei pressi di Ponte Milvio.

L'articolo 29 ottobre 1931 – Nasce Franco Interlenghi, il ragazzo romano che mentì a De Sica e diventò una star proviene da Affaritaliani.it.

27 ottobre 2013: ci lascia Luigi Magni, il regista che faceva ridere Roma dei suoi potenti e dei suoi peccati

27 October 2026 at 06:00

A Roma il potere è una faccenda seria. Talmente seria che, per sopportarlo, conviene prenderlo in giro. Luigi Magni lo aveva capito benissimo. E aveva dedicato buona parte della sua vita a raccontare una Capitale nella quale si poteva finire sulla forca per un’idea, mentre per certe nefandezze bastava indossare una tonaca.

A 85 anni, moriva il regista che aveva trasformato la Roma papalina in uno straordinario teatro della commedia umana. Con una certezza: cambiano i secoli, i governi e le divise, ma i vizi del potere godono di ottima salute.

Da Pasquino al Papa Re: quando Roma rideva per non piangere

Nato a Roma nel 1928, Magni aveva cominciato come sceneggiatore prima di passare alla regia. Nel 1969 arrivò Nell’anno del Signore, ambientato nel 1825, con Nino Manfredi nei panni del ciabattino Cornacchia, segretamente autore delle pasquinate contro il governo pontificio.

Tra carbonari destinati al patibolo, cardinali inflessibili e popolani disincantati, Magni raccontava una città dove la giustizia dipendeva spesso da chi amministrava il potere. Nel cast, oltre a Manfredi, Claudia Cardinale, Alberto Sordi e Ugo Tognazzi.

Nel 1977, con In nome del Papa Re, arrivò un altro capolavoro. Manfredi interpretava monsignor Colombo da Priverno, magistrato ecclesiastico alle prese con una coscienza decisamente più ingombrante della propria carriera. Un film premiato con il David di Donatello, capace di mescolare comicità e tragedia, anticlericalismo apparente e profonda riflessione morale.

Nino Manfredi, il complice perfetto della romanità

Il sodalizio con Manfredi fu uno dei più felici del cinema italiano. Due artisti capaci di raccontare Roma senza trasformarla in una cartolina per turisti. Magni non era semplicemente un regista nostalgico. Con La Tosca, In nome del popolo sovrano e La carbonara utilizzò la storia per interrogare il presente. La sua Roma era un gigantesco palcoscenico dove il popolo pagava il biglietto e i potenti pretendevano pure l’applauso.

Nel 2019 la Capitale gli ha intitolato un belvedere al Giardino degli Aranci, proprio accanto al viale dedicato a Nino Manfredi. Una riunione artistica postuma, con vista privilegiata sulla città che avevano amato e raccontato.

Magni sosteneva con forza di non essere un “mangiapreti”. Il suo bersaglio era il potere temporale, non la fede. Una distinzione fondamentale, soprattutto in una città che ha sempre avuto qualche difficoltà a separare l’altare dal palazzo.

L'articolo 27 ottobre 2013: ci lascia Luigi Magni, il regista che faceva ridere Roma dei suoi potenti e dei suoi peccati proviene da Affaritaliani.it.

24 ottobre 1896 – Il principe basso, la sposa altissima e le nozze che fecero impazzire la città

24 October 2026 at 06:00

Roma si veste a festa per il matrimonio dei futuri sovrani

Il 24 ottobre 1896 Roma celebra un matrimonio destinato a entrare nella storia d’Italia. Il principe ereditario Vittorio Emanuele di Savoia sposa Elena del Montenegro, figlia del principe Nicola. Un’unione dinastica che mobilita la Capitale, richiama curiosi e aristocratici e offre ai romani uno spettacolo decisamente fuori dall’ordinario.

La giornata comincia al Quirinale, dove viene celebrato il matrimonio civile, e prosegue nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, a piazza Esedra, per la cerimonia religiosa. L’architetto Giuseppe Sacconi realizza per l’occasione uno speciale apparato decorativo sulla facciata della chiesa. Tra carrozze, uniformi e abiti sontuosi, non manca qualche particolare capace di suscitare commenti. Soprattutto uno: Vittorio Emanuele è alto appena 153 centimetri, mentre Elena raggiunge il metro e ottanta. Ventisette centimetri di differenza che non passano inosservati. Per una volta, a corte, è la sposa a guardare il marito dall’alto in basso. E non per ragioni dinastiche.

Una conversione religiosa e una suocera assente

Dietro i sorrisi ufficiali si nascondono complicazioni diplomatiche e familiari. Elena, cresciuta nella fede ortodossa, si è convertita al cattolicesimo il 21 ottobre, nella Basilica di San Nicola a Bari, condizione necessaria per le nozze religiose. Una decisione che provoca il disappunto della madre, la principessa Milena, tanto da indurla a non partecipare al matrimonio. Un’assenza ingombrante, soprattutto considerando l’importanza dell’evento.

Anche la stampa non risparmia qualche frecciata. Il giornalista Edoardo Scarfoglio aveva dedicato alle nozze un articolo intitolato Le nozze coi fichi secchi, criticando un’unione giudicata poco brillante sotto il profilo del prestigio dinastico. Insomma, il gossip sulle famiglie reali funzionava benissimo anche senza social network.

Dal Quirinale alla fine della monarchia

Malgrado le perplessità iniziali, il matrimonio si rivela un’unione affettuosa. Vittorio Emanuele ed Elena condividono una vita privata relativamente riservata, lontana dagli eccessi mondani della corte. Quattro anni dopo, il 29 luglio 1900, l’assassinio di Umberto I a Monza trasforma i due sposi nei nuovi sovrani d’Italia. Il loro regno attraverserà guerre mondiali, fascismo e il definitivo tramonto della dinastia sabauda, sancito dal referendum del 2 giugno 1946.

L'articolo 24 ottobre 1896 – Il principe basso, la sposa altissima e le nozze che fecero impazzire la città proviene da Affaritaliani.it.

❌