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Cinque attivisti italiani fermati in Cisgiordania durante la raccolta delle olive: la Farnesina chiede il rilascio immediato

Erano insieme ad alcuni cittadini palestinesi e li affiancavano mentre erano impegnati nella raccolta delle olive, uno dei più rilevanti fattori di sostentamento per chi abita in Cisgiordania. Ma cinque attivisti italiani sono stati fermati dalle autorità israeliane nei pressi del villaggio di Al Lubban al-Gharbiyye nell’ambito di un’operazione che ha coinvolto anche altri cittadini stranieri, e trasferiti in una stazione di polizia. La Farnesina, da Roma, ne ha chiesto il rilascio immediato, mentre sul posto si sono attivati l’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il Consolato Generale d’Italia a Gerusalemme per ottenere chiarimenti sulle circostanze del fermo e garantire loro assistenza consolare.

La stagione della raccolta delle olive è un momento ad altissimo rischio di incidenti con i coloni, e sono tanti gli attivisti che arrivano nei Territori da tutto il mondo per portare sostegno e aiuto, ma anche a fare da scudo, agli agricoltori locali. La scorsa settimana due italiani – Alberto e Manuel Tartarotti, un padre e un figlio arrivati da Bolzano per consegnare fondi umanitari e sostenere la raccolta nei campi – erano stati trattenuti per oltre un giorno dalla polizia israeliana con l’accusa di terrorismo, e poi formalmente espulsi. Il giorno successivo, un’altra stretta contro i volontari impegnati a difesa dei raccoglitori di olive aveva portato al fermo di un gruppo di attivisti del quale facevano parte anche cinque cittadine italiane: anche loro, trattenute per ore in una stazione di polizia e interrogate, sono state espulse il giorno successivo.

Sempre la scorsa settimana in una maxiretata dell’Idf erano finiti una novantina di volontari, tra cui anche il candidato ebreo democratico al Congresso degli Stati Uniti Brad Lander. “Stavo solo raccogliendo olive in Cisgiordania – aveva scritto sui social in quell’occasione -. L’occupazione è un crimine secondo il diritto internazionale. Raccogliere olive non è un reato secondo nessuna legge che io conosca”. Lander, insieme a decine di altri, è stato successivamente rilasciato sotto severe restrizioni di movimento.

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Incidente ferroviario in Spagna, la Farnesina: “Gli italiani ancora dispersi sono tre”. I racconti choc

Le autorità spagnole hanno indicato una terza cittadina italiana dispersa a causa dell’incidente fra due treni ad alta velocità nella regione di Toledo, lo rende noto la Farnesina. La situazione dei connazionali coinvolti é quindi la seguente: 5 passeggeri sono stati recuperati in condizioni stabili dai 2 treni coinvolti nell’incidente. Un sesto è ricoverato in un ospedale di Toledo; altre 3 sono considerate “disperse”. Le autorità spagnole hanno iniziato ad effettuare le operazioni di riconoscimento delle salme.

Sono proseguite per tutta la notte a Urda, vicino a Toledo, le operazioni di soccorso dopo lo scontro ieri fra due treni dell’alta velocità. Almeno 68 persone sono morte e più di 180 sono rimaste ferite. Nove gli italiani coinvolti, fra cui tre donne che risultano ancora disperse. Oltre 700 soccorritori sono al lavoro da ieri. Due grandi gru rimuovono i resti delle carrozze distrutte con l’aiuto di droni con sensori termici che cercano di individuare le persone che potrebbero essere ancora intrappolate. Droni della Guardia Civil, poi, per ore hanno mappato l’area, un tentativo di contribuire a ricostruire la dinamica dell’incidente.

È di almeno 68 morti il bilancio del nuovo, gravissimo incidente ferroviario che ha scosso la Spagna ad appena nove mesi dalla tragedia di Adamuz, in Andalusia, dove 46 persero la vita nello scontro tra due convogli usciti dai binari. Ieri mattina un treno Renfe ad alta velocità diretto da Madrid a Siviglia ha urtato un convoglio della compagnia privata Iryo, controllata al 51% da Fs, che si trovava fermo all’ingresso della stazione di Urda, nei pressi di Toledo. Nell’impatto, le due carrozze di coda del treno Iryo si sono ribaltate e sono finite lungo una scarpata.

Il numero delle vittime, tra cui figura l’ex ministra del Lavoro del Partito Popolare, Fatima Banez, potrebbe ancora salire. Sono infatti in condizioni gravi quindici dei circa 60 feriti che, su un totale di oltre 150, sono stati ricoverati negli ospedali, dove continuano a giungere le ambulanze. Il numero dei dispersi, secondo fonti della Moncloa, non è inoltre ancora chiaro. Il governo spagnolo dà invece “per certo” che tra i deceduti vi siano cittadini stranieri.

I racconti drammatici di chi era su quel treno

“Ero sul treno Iryo delle 7.54, lavoro tra Siviglia e Madrid. Ho avuto – racconta uno dei passeggeri che si è salvato a Il Corriere della Sera – la fortuna di essere nel vagone numero 7, uno di quelli di testa. Alle 8.39 ci siamo fermati e, dato che prendo spesso il treno, mi è sembrato normale. Ho pensato: “Un altro blackout, o una fermata per problemi tecnici”. Ma alle 8.51 o 8.52, all’improvviso, mentre eravamo seduti, sono stato scaraventato contro i sedili di fronte a me. È stato un impatto brutale, assolutamente brutale”. Sebastián stima che, quando l’AVE (l’altro convoglio) si è scontrato con l’Iryo, sia rimasto “in aria per circa quattro o cinque secondi”, che gli sono sembrati “una vita”.

Tangui Binier, 22 anni, viaggiava nella carrozza numero otto dell’Iryo. “Ci siamo fermati e c’è stato un impatto fortissimo: siamo stati sbalzati contro il sedile davanti a noi. Non capivamo cosa stesse succedendo”, racconta. “C’era del fumo; abbiamo preso gli estintori ma c’erano molte persone intrappolate all’interno”, spiega. Binier era con suo padre, che non crede di poter parlare di ciò che ha vissuto. “Abbiamo dovuto far scendere dal treno molte persone con costole rotte, una con una caviglia rotta. Ho visto molte cose terribili“, ha detto il giovane.

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