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Sara Teasdale, lo spazio bianco del dolore (traduzione di Stefano Dal Bello)

La contemplazione della Bellezza, degli uccelli e dei petali di poinsettia in volo, la presenza del dolore e della Morte: dalle passeggiate nei parchi o per le vie cittadine, nel breve tempo tra un ricovero e l’altro, Sara Teasdale (Saint Louis, 1884 – New York, 1933) raccoglie immagini e sensazioni e ce le riconsegna filtrate da una sensibilità cristallina, da versi delicati, compatti, brucianti. L’incedere a piccoli passi durante periodi di inquieta e vitale convalescenza si riversa nella struttura dei suoi componimenti. In Flame and Shadow (1920), il libro della sua maturità, la brevità delle poesie nel grande spazio bianco della pagina, il ritmo e la sonorità di ogni verso riflettono quei momenti di sofferenza e stupore, di degenza e rivelazione che hanno accompagnato la vita della poetessa, fino alla morte per suicidio a quarantotto anni. Le immagini poetiche – limpide e concrete – sono rese da parole preziose, scelte con cura. L’apparente semplicità che ne deriva nasconde un’insolita chiarezza della visione, e una capacità di arrivare all’essenziale spesso scambiata per materiale da canzonetta malinconica.

Ho cercato di mantenere intatte le fondamenta di queste poesie, ma l’approssimazione insita in ogni atto di traduzione mi ha convinto ad accompagnare le mie versioni con i testi originali. Il lettore più accorto potrà allora sentire la vera materia sonora che scorre attraverso l’opera di Sara Teasdale.

S. D. B.

Compensation

I should be glad of loneliness
And hours that go on broken wings,
A thirsty body, a tired heart
And the unchanging ache of things,
If I could make a single song
As lovely and as full of light,
As hushed and brief as a falling star
On a winter night.

*

Ricompensa

Dovrei esser grata alla solitudine,
all’ora che avanza con ali spezzate,
al corpo assetato, al cuore stanco,
al fisso dolore dentro le cose.
Se potessi, farei una poesia
tanto incantevole e piena di luce,
breve e silente: una stella cadente
in una notte d’inverno.

***

The New Moon

Day, you have bruised and beaten me,
As rain beats down the bright, proud sea,
Beaten my body, bruised my soul,
Left me nothing lovely or whole –
Yet I have wrested a gift from you,
Day that dies in dusky blue:

For suddenly over the factories
I saw a moon in the cloudy seas –
A wisp of beauty all alone
In a world as hard and gray as stone –
Oh who could be bitter and want to die
When a maiden moon wakes up in the sky?

*

Novilunio

Giorno, mi hai picchiata e illividita,
pioggia sul limpido mare orgoglioso,
corpo battuto, anima pesta,
nulla di bello hai lasciato, di intero –
ma da te ho strappato un dono,
Giorno che muori in ombroso cobalto:

sopra le fabbriche, in lampo improvviso
vidi una luna sul mare di nuvole –
un isolato respiro di grazia
sul mondo duro e grigio come pietra –
oh, chi amareggiato vorrebbe la morte
con una luna nascente nel cielo?

***

Nightfall

We will never walk again
As we used to walk at night,
Watching our shadows lengthen
Under the gold street-light
When the snow was new and white.
We will never walk again
Slowly, we two,
In spring when the park is sweet
With midnight and with dew,
And the passers-by are few.
I sit and think of it all,
And the blue June twilight dies, –
Down in the clanging square
A street-piano cries
And stars come out in the skies.

*

Crepuscolo

Non andremo più a passeggio
come a notte facevamo,
le nostre ombre, guardando, allungarsi
sotto la luce dorata dei pali
quando la neve era candida, fresca.
Non andremo a passeggiare
lentamente, noi assieme,
in primavera nel parco addolcito
da mezzanotte e rugiada,
e con i pochi passanti.
Siedo e penso a tutto questo,
muore il crepuscolo azzurro di giugno –
sulle piazze risonanti
una pianola singhiozza,
sorgono in cielo le stelle.

***

The garden

My heart is a garden tired with autumn,
Heaped with bending asters and dahlias heavy and dark,
In the hazy sunshine, the garden remembers April,
The drench of rains and a snow-drop quick and clear as a spark;

Daffodils blowing in the cold wind of morning,
And golden tulips, goblets holding the rain –
The garden will be hushed with snow, forgotten soon, forgotten –
After the stillness, will spring come again?

*

Il giardino

Il cuore è un prato stanco nell’autunno,
colmo di aster piegati, di pesanti e scure dalie,
e nell’offuscato sole si ricorda dell’aprile,
gli acquazzoni e il bucaneve vivo e limpido: scintilla.

I narcisi mossi al vento gelido nel farsi giorno,
i dorati tulipani, coppe colme nella pioggia –
il giardino silenziato dalla neve, presto scordato, scordato –
tornerà la primavera, dopo l’immobile inverno?

***

In a Cuban garden

Hibiscus flowers are cups of fire,
(Love me, my lover, life will not stay)
The bright poinsettia shakes in the wind,
A scarlet leaf is blowing away.

A lizard lifts his head and listens
Kiss me before the noon goes by,
Here in the shade of the ceiba hide me
From the great black vulture circling the sky.

*

In un giardino cubano

I fiori di Ibisco sono coppe di fuoco,
(amami, amore, la vita trascorre)
e la Poinsettia si muove nel vento,
fluttua nell’aria un suo petalo rosso.

Una lucertola resta in ascolto,
baciami prima che muoia il meriggio,
celami in ombra alla ceiba
dagli avvoltoi che volteggiano neri.

L'articolo Sara Teasdale, lo spazio bianco del dolore (traduzione di Stefano Dal Bello) proviene da Il Fatto Quotidiano.

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Hilde Domin, lo spazio-tempo dell’esilio (Traduzione di Gino Chiellino)

Hildegard Löwenstein (Colonia 1909- Heidelberg 2006), ancor prima di diventare Hilde Domin, si era trasferita a Roma nel 1932 a seguito del suo futuro marito, Erwin Walter Palm, studioso di archeologia. Entrambi di cultura ebraica, vi sono rimasti fino al 1939, termine ultimo per non evitare la deportazione. L’esperienza romana, proprio perché volontaria e positiva per entrambi, contribuisce a fare loro affrontare l’esilio nella Repubblica Dominicana diversamente dalle attese e dagli intenti più diffusi tra gli esiliati di lingua tedesca. Senza voler negare le esperienze dolorose e stranianti che comporta ogni forma di esilio, Hildegard Löwenstein lo vive anche come incontro positivo con una cultura sconosciuta, alla quale nel corso degli anni si sentirà legata così profondamente da ricavarne il suo pseudonimo: Hilde Domin.

Nelle poesie di Hilde Domin non sono rari i riferimenti ai temi fondanti della letteratura dell’esilio del Novecento. Ma allo stesso tempo, come per esempio nelle poesie Slegata e Con le nuvole a garanzia, alla poetessa interessa cogliere i mutamenti esistenziali causati da una vita esule. Nella poesia Slegata, dove “la parola fluttua sull’acqua del tempo”, l’esclusione forzata dell’esiliato dallo spazio natale genera il sopravvento del tempo e di conseguenza la rottura del paradigma spazio-temporale; nella poesia Con le nuvole a garanzia, invece, viene esaltata la certezza che l’esiliato prima o poi riuscirà a ricomporre “in un angolo della terra” l’equilibrio salvifico tra spazio e tempo.

Abele, alzati! sottolinea l’appartenenza laica di Hilde Domin alla cultura ebraica europea, che a sua volta costituisce una fonte altrettanto determinane per la sua produzione poetica.

G. C.

***

Losgelöst

Losgelöst
treibt ein Wort

auf dem Wasser der Zeit
und dreht sich
und wird getragen
oder geht unter.

Du hast mich lange vergessen.
Ich erinnre schon niemand,
dich nicht
und niemand.

Dies Wort von mir zu dir,
dies treibende Blatt,
es könnte von jedem
Baum

auf das Wasser gefallen sein.S. 161

*

Slegata

Slegata
fluttua una parola

sull’acqua del tempo
e si volta
e viene tenuta a galla
o affonda.

Da tempo mi hai dimenticato.
Non ricordo nessuno,
non te
e nessuno.

Questa parola da me a te,
questa foglia fluttuante,
caduta forse da un qualsiasi
albero
sull’acqua.

***
Auf Wolkenbürgschaft
Ich habe Heimweh nach einem Land
in dem ich niemals war,
wo alle Bäume und Blumen
mich kennen,
in das ich niemals geh,
doch wo sich die Wolken
meiner
genau erinnern,
ein Fremder, der sich
in keinem Zuhause
ausweinen kann.
Ich fahre
nach Inseln ohne Hafen,
ich werfe die Schlüssel ins Meer
gleich bei der Ausfahrt.
Ich komme nirgends an.
Mein Segel ist wie ein Spinnweb im Wind,
aber es reißt nicht.
Und jenseits des Horizonts,
wo die großen Vögel
am Ende ihres Flugs
die Schwingen in der Sonne trocknen,
liegt ein Erdteil
wo sie mich aufnehmen müssen,
ohne Pass,
auf Wolkenbürgschaft. S.131
***
Con le nuvole a garanzia
per Sabka

Mi struggo di nostalgia per una terra
dove non sono mai stata,
dove alberi e fiori tutti
mi conoscono,
dove non vado mai,
ma dove le nuvole
si ricordano esattamente
di me,
uno straniero, che non
può liberarsi in lacrime
dentro casa sua.

Navigo
per isole senza porto,
getto in mare le chiavi
subito alla partenza.
Non arrivo da nessuna parte.
La mia vela è come una ragnatela nel vento,
ma non si strappa.
E aldilà dell’orizzonte,
dove i grandi uccelli
alla fine del loro volo
asciugano le grandi ali nel sole,
c’è un angolo di terra
dove dovranno accogliermi,
senza passaporto,
con le nuvole a garanzia.

***
Abel steh auf
Abel steh auf
es muss neu gespielt werden
täglich muss es neu gespielt werden
täglich muss die Antwort noch vor uns sein
die Antwort muss ja sein können
wenn du nicht aufstehst Abel
wie soll die Antwort
diese einzig wichtige Antwort
sich je verändern
wir können alle Kirchen schließen
und alle Gesetzbücher abschaffen
in allen Sprachen der Erde
wenn du nur aufstehst
und es rückgängig machst
die erste falsche Antwort
auf die einzige Frage
auf die es ankommt
steh auf
damit Kain sagt
damit er es sagen kann
Ich bin dein Hüter
Bruder
wie sollte ich nicht dein Hüter sein
Täglich steh auf
damit wir es vor uns haben
dies Ja ich bin hier
ich
dein Bruder
Damit die Kinder Abels
sich nicht mehr fürchten
weil Kain nicht Kain wird
Ich schreibe dies
ich ein Kind Abels
und fürchte mich täglich
vor der Antwort
die Luft in meiner Lunge wird weniger
wie ich auf die Antwort warte

Abel steh auf
damit es anders anfängt
zwischen uns allen

Die Feuer die brennen
das Feuer das brennt auf der Erde
soll das Feuer von Abel sein

Und am Schwanz der Raketen
sollen die Feuer von Abel sein S. 364-365

*
Abele, alzati!

Abele, alzati!
bisogna rappresentarlo di nuovo
ogni giorno bisogna rappresentarlo di nuovo
ogni giorno la risposta deve essere ancora davanti a noi
la risposta deve in ogni caso esistere
se tu non ti alzi Abele
come potrà la risposta
quest’unica risposta giusta
finalmente cambiare
possiamo chiudere tutte le chiese
abolire tutti i codici
in tutte le lingue del mondo
solo se tu ti alzi
e la ritiri
la prima risposta falsa
all’unica domanda
che veramente conta
alzati
affinché Caino dica
affinché possa dirlo
Io sono il tuo custode
fratello
come non potrei essere il tuo custode
Alzati ogni giorno
affinché si presenti a noi
questo Sì io sono qui
io
tuo fratello
Affinché di figli di Abele
non abbiano più paura
perché Caino non sia Caino
Lo scrivo io
un figlio di Abele
e ogni giorno ho paura
della risposta
l’aria nei miei polmoni diminuisce
mentre aspetto la risposta

Abele, alzati!
affinché si ricominci diversamente
tra tutti noi

I fuochi che ardono
il fuoco che arde sulla terra
sia il fuoco di Abele

E in coda ai razzi
ci siano i fuochi di Abele.

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