❌

Reading view

Oleshky, quella telefonata del Papa dall’ospedale: così la diplomazia vaticana spinge per i negoziati di pace

Nulla succede per caso in Vaticano. Quando papa Leone ha telefonato dalla stanza del Gemelli a Putin per chiedere una tregua ad Oleshki al fine di evacuare civili e permettere l’arrivo di aiuti umanitari nella martoriata località ucraina, poteva anche farlo due giorni dopo oppure una settimana prima. La verità è che era ed è in gioco molto di più. Si è aperta quella che gli anglosassoni chiamano una finestra di opportunità. La possibilità di aprire un negoziato per arrivare alla fine del conflitto russo-ucraino. E proprio in questo momento papa Leone intende spingere le parti a proseguire su questa strada.

Dopo quasi cinque anni di guerra si è arrivati a un bivio. O si mette mano ad un accordo oppure si scivolerà verso un prolungamento del conflitto per altri due anni. Una sorta di automatismo a cui l’Unione europea finora pare essersi accodata.

Non è quello che ha in mente la diplomazia vaticana. Concludendo ad agosto il suo viaggio a Mosca (dopo essere stato a Kyiv a luglio) il ministro degli Esteri vaticano mons. Paul Gallagher (in foto) è stato netto. “Per essere chiari: questa guerra deve finire”, ha dichiarato. Poi, per non lasciare adito a interpretazioni diverse, ha soggiunto: “E’ urgente e necessario terminare le ostilità e pianificare le relazioni future per non rimanere prigionieri dei torti del passato”. E’ questa la visione a cui si ispira papa Leone, convinto già da cardinale che l’aggressione russa all’Ucraina rispondeva ad un riflesso imperialista, ma egualmente convinto che bisogna rompere l’escalation crescente del conflitto.

Ancora una volta il Vaticano dimostra di guardare alla situazione mondiale senza retorica, con la lucida consapevolezza di chi – come sottolinea spesso papa Leone – proprio in un’era di brutalità e di caos come quella attuale ritiene sia necessario “ricostruire la pace”.

“Stiamo entrando in un periodo in cui assistiamo a intensi sforzi per portare a termine la guerra in Ucraina”, ha spiegato recentemente mons. Gallagher durante un incontro con l’Associazione stampa estera a Roma. “E siamo felici di queste iniziative”, ha soggiunto riferendosi ai contatti in corso tra Washington, Mosca e Kyiv. In attesa che si arrivi ad un incontro trilaterale con Trump, Putin e Zelensky e che si svolgano colloqui tecnici per definire le questioni di sicurezza tra Ucraina e Russia (così è stato fatto trapelare negli Stati Uniti), la Santa Sede appoggia questo processo.

Nessuna ansia di mediazione, ha fatto capire Gallagher, le parti non lo chiedono e il Vaticano si limita a sostenere gli sforzi in atto e a continuare l’azione umanitaria iniziata dal cardiale Zuppi.

E l’Europa? L’Unione europea vorrebbe essere presente al tavolo negoziale, ma in questi anni non è venuta da Bruxelles nessuna proposta tranne la ripetizione di sanzioni per “mettere in ginocchio” Mosca. Per più di due anni Bruxelles ha appoggiato il cosiddetto piano di pace ucraino, che consisteva in un elenco di obblighi per Mosca: sostanzialmente un diktat e per ciò stesso irrealizzabile. Ora che questo “piano di pace” è tramontato e dimenticato, l’Unione non riesce a trovare un accordo interno per una proposta che guardi al futuro. L’idea di Francia, Germania, Gran Bretagna di portare truppe in Ucraina per garantire una pace futura si è egualmente mostrata irrealizzabile.

Il Vaticano non parla mai a caso…. Si notino le parole di mons. Gallagher al termine della sua missione moscovita: bisogna anche “pianificare le relazioni future per non rimanere prigionieri dei torti del passato”. E’ l’invito a guardare lontano, lavorando per una futura architettura paneuropea di cui la Russia torni a fare parte.
Il tempo stringe. “La storia cambia di giorno in giorno”, avverte il capo della diplomazia vaticana.

In Vaticano non dimenticano come Nato e Unione europea guardarono dall’alto in basso il piano di pace elaborato dall’Accademia pontificia delle scienze sociali nell’estate 2022. Prevedeva: 1) Niente ingresso dell’Ucraina nella Nato, 2) Autonomia amministrativa, culturale ed economica del Donbass che rimaneva parte integrante dell’Ucraina, 3) Congelamento dello status della Crimea, 4) Costituzione di un fondo internazionale per la ricostruzione dell’Ucraina con la partecipazione russa. Era certamente meglio della situazione prodottasi oggi, ma gli fu riservato un gelido e sprezzante silenzio da parte di Bruxelles.

Putin tuttavia deve stare attento. Se pretende troppo e continua ad irrigidirsi, potrebbe perdere un’occasione, che non è detto si ripresenti nuovamente. Come operazione militare da parte di chi si considera una grande potenza, la guerra in Ucraina è andata male per la Russia. E nel confronto con l’esercito, l’intelligence e la capacità industriale di Kyiv in campo militare, Mosca ha perso.

Qualche storico ricorda cosa successe al regime zarista all’inizio del secolo scorso, quando la Russia perse la guerra con il Giappone. Il trono degli zar finì per essere rovesciato.

L'articolo Oleshky, quella telefonata del Papa dall’ospedale: così la diplomazia vaticana spinge per i negoziati di pace proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌