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“A Rocco Siffredi ho detto: ‘Hai mostrato il cu*o al mondo e io nuoccio alla tua immagine?’. Fellini? Voleva una gigantessa con tre tette, una nana che fuma, una circense”: così Amanda Lear

“Cos’è la vita? Un paradosso”. Basterebbe questo aneddoto per sintetizzare l’acume dissacrante di Amanda Lear, svelato in una lunga intervista rilasciata al settimanale D di Repubblica. La scena è grottesca e geniale al tempo stesso. Lei e Rocco Siffredi si accordano per un progetto lavorativo: devono cantare insieme “Parole parole” di Mina. Tutto sembra pronto, finché nel cuore della notte il telefono della cantante squilla. “Una notte mi chiama: ‘Sai Amanda, ci ho ripensato, potrebbe nuocere alla mia immagine'”. La reazione dell’attrice è fulminea, spietata e irresistibile: “Mi viene da ridere e glielo dico: ‘Hai mostrato il culo a tutto il mondo e adesso sono io a nuocere alla tua immagine?’. Robe da pazzi”. Un epilogo inevitabile: “Come è finita? Come sempre, ridendo fino a star male”.

È un manifesto di pura libertà quello che la Lear consegna a D di Repubblica, una rivendicazione di egoismo che sfocia nel disincanto. Come quando rivela il suo metodo infallibile per gestire la noia mondana: “Vuole sapere cosa faccio quando non mi va più di stare in un posto? Sparisco. Me ne vado. Scappo tutte le volte che sento che è il momento di fuggire perché c’è sempre un istante in cui evaporare. Sono a cena e mi annoio? Mi alzo, faccio finta di andare in bagno e cerco l’uscita. Gli altri al tavolo dicono ‘madonna che maleducata’ e io sono già lontana, libera, felice. Un atto di egoismo? No, un manifesto di altruismo: se mi annoio io non escludo che gli altri, vedendomi, pensino: ‘Oddio, ancora questa, non se ne può più'”.

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“È stato subito chiaro che si trattava di una pietra speciale”: compra un anello al mercatino per 10 euro e lo indossa tutti i giorni per 30 anni, poi l’incredibile scoperta: era un vero diamante da 650mila euro

Fine degli anni Ottanta, Inghilterra. Un fine settimana come tanti in un parcheggio di Isleworth, nella zona ovest di Londra, tra bauli aperti e tavolini pieghevoli carichi di cianfrusaglie. Una donna si ferma davanti a una scatola di bigiotteria usata in un car boot sale, i tradizionali mercatini britannici delle pulci. Le interessano alcuni bracciali, ma nel mucchio nota anche un anello con una grossa pietra trasparente. La montatura è annerita, la gemma è opaca e le sue dimensioni sono talmente sproporzionate da renderla visivamente finta. Il venditore chiede 12 sterline per l’intero lotto. Lei contratta, scende a 10, e se lo porta a casa.

Inizia così la storia di quello che, per trent’anni, è diventato l’accessorio da tutti i giorni di un’inconsapevole cittadina britannica. Un anello da cocktail indossato per fare la spesa, sbrigare le faccende quotidiane o uscire, senza alcun timore di perderlo o rovinarlo. D’altronde, a chi verrebbe mai in mente di custodire in cassaforte un pezzo di finto vetro pagato pochi spiccioli?

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Dalle forme per scarpe a 34 euro ai servizi di piatti da oltre mille euro: svuotata la villa dei Gucci alla Camilluccia, gli oggetti della famiglia in vendita un mercatino dell’usato di Roma

Nessuna casa d’aste internazionale o fiera dell’antiquariato di lusso. Per portarsi a casa un frammento autentico della dinastia Gucci, oggi è sufficiente varcare la soglia del Mercatino dell’usato di via Somalia, in un quartiere non centrale di Roma. La storica villa di famiglia sulla Camilluccia, fatta edificare da Aldo Gucci tra la fine degli anni Quaranta e il 1951, è in fase di completo svuotamento. Dalle forme per scarpe logate ai comodini laccati, fino a un esclusivo portapistola, gli arredi, gli abiti e i complementi della quotidianità di una delle dimore più sfarzose della Capitale sono finiti tra gli scaffali di un negozio dell’usato, scatenando una caccia all’affare tra collezionisti e semplici curiosi.

A innescare questa insolita svendita è stato Alessandro Gucci, discendente della casata di moda, che ha contattato direttamente i gestori del punto vendita romano per affidare loro i beni in conto vendita. “Siamo molto soddisfatti di essere stati scelti”, ha spiegato Roberto, titolare del franchising. “La nostra attività si basa sul concetto di riuso e sostenibilità ambientale, quindi l’idea che oggetti così preziosi vengano non gettati ma riutilizzati è una buona notizia”.

Secondo quanto si legge sulle cronache locali, i camion fanno la spola da giorni tra la tenuta e il negozio, riversando sul mercato oggetti unici: una sedia tripolina in pelle, un tris di calici a forma di cervo, borse vintage, vasi e felpe dai colori iconici. Mentre i pezzi più prestigiosi mantengono quotazioni elevate, alcuni lotti minori hanno già trovato un acquirente in tempi record: due paia di forme per scarpe in legno con il marchio inciso sul fondo sono state cedute rispettivamente a 34 e 45 euro. Sono passati di mano anche un collare decorato per cani (45 euro), una cornice priva di vetro (67 euro), un’agenda (40 euro) e un comodino in legno dipinto di verde (112 euro). “Noi abbiamo fatto una valutazione e poi agiamo in conto vendita quindi i ricavi torneranno ai Gucci”, ha precisato il titolare. “C’è tanta richiesta, ci chiamano per sapere se sono davvero prodotti griffati, si è scatenata grande curiosità attorno a questo trasloco”. Un tam tam che ha spinto anche noi di FqMagazine a fare qualche ricerca. Verificando il sito internet del Mercatino in questione, abbiamo notato che, accanto agli annunci più “standard”, appaiono in effetti diversi pezzi di assoluto pregio che potrebbero essere già parte dell’arredo di villa Gucci, come un servizio completo di piatti firmato Richard Ginori in vendita a oltre 1.000 euro o uno svuotatasche in vetro di Murano da 708 euro. Insomma, tutto al mercatino sì, ma non tutti i prezzi sono proprio abbordabili per chiunque.

Lo sgombero degli arredi coincide con un indizio immobiliare inequivocabile: l’annuncio della vendita della villa è improvvisamente sparito dal sito dell’agenzia incaricata, la Barnes International. Un dettaglio che, unito all’arrivo dei camion dei traslochi, lascia ipotizzare la conclusione a buon fine della compravendita.

Costruita dopo il trasferimento di Aldo Gucci da Firenze a Roma per espandere l’impero aziendale, la dimora fonde elementi della tradizione toscana con influenze anglosassoni, legate alle origini della moglie del fondatore. Si tratta di un complesso monumentale di 1.200 metri quadrati coperti disposti su quattro livelli (suddivisi in due edifici principali), comprendente dodici camere, dodici bagni, saloni di rappresentanza, una sala biliardo e uno scalone che conduce a un ampio terrazzo con vista sull’Altare della Patria, il tutto immerso in un parco di due ettari e mezzo dotato di piscina. Sul mercato dal 2023, la proprietà aveva visto recentemente scendere il prezzo di richiesta dai 15 milioni iniziali a 11,5 milioni di euro. Ora, in attesa di conferme sui nuovi proprietari, la storia domestica della famiglia si disperde tra gli annunci online e le vetrine di via Somalia.

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“Non chiamerò la scuola per farti concedere il permesso di truccarti, non aggirerai le regole”: il “no” di Victoria Beckham alla figlia Harper

Neppure avere come madre una delle donne più influenti del fashion e del beauty system garantisce un lasciapassare contro le rigide regole scolastiche. Lo ha scoperto a sue spese Harper Beckham, la quindicenne ultimogenita di Victoria e David, che ha tentato invano di ottenere un “trattamento speciale” per poter aggirare il divieto di indossare il make-up in classe.

A svelare il curioso aneddoto familiare è stata la stessa Victoria Beckham, intervenuta in un video realizzato per il brand Milk Makeup e durante un’ospitata al programma televisivo americano Today. Di fronte allo stop imposto dai docenti, l’adolescente ha cercato l’appoggio materno: “Di recente mi ha detto: ‘Mi hanno comunicato che non posso truccarmi per andare a scuola’”, ha raccontato la stilista. “Poi ha aggiunto: ‘Perché non vogliono che io sia al meglio?’. E infine mi ha chiesto: ‘Mamma, non puoi chiamare la scuola?’“. La risposta dell’ex Spice Girl è stata però categorica e irremovibile: “Non posso, Harper”, ha tagliato corto, confermando che il regolamento scolastico non ammette deroghe nemmeno per la famiglia Beckham.

Eppure, se tra i banchi il trucco resta rigorosamente vietato, fuori dalle mura scolastiche Harper sta già seguendo le orme imprenditoriali della madre. Come rivelato dal tabloid inglese The Sun, la ragazza starebbe lavorando al lancio del suo marchio cosmetico personale, che si chiamerà Harlo by Harper. Un progetto curato con insospettabile professionalità per la sua età, tanto che la quindicenne ha sfoderato le sue doti manageriali direttamente in salotto: “Ha preparato due presentazioni in PowerPoint per noi”, ha rivelato divertita Victoria al Today show. “La prima era perché voleva un suo brand di bellezza. E la seconda era perché voleva farsi la permanente ai capelli”.

Un’attitudine al business che inorgoglisce i genitori, i quali cercano comunque di mantenere la figlia ancorata alla realtà della sua età. “Harper ama la bellezza e la cura della pelle fin da quando era piccola“, ha concluso Victoria Beckham. “Si è sempre seduta sulle mie ginocchia mentre mi pettinavano e truccavano, e adora partecipare con me alle riunioni di sviluppo dei prodotti. Ha una passione, ha un sogno, ma è giovane. Va ancora a scuola e sta per affrontare gli esami“. Il business milionario, per ora, dovrà attendere il suono della campanella.

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