❌

Reading view

Gli Studenti sconfiggono Vucic e sperano nella svolta europea: il sogno di un Paese con istituzioni trasparenti e democratiche

Ad Aleksandar Vucic non è bastato onorare il genocida Ratko Mladic con funerali di Stato per titillare il nazionalismo dei serbi, specialmente dei giovani che guardano all’Europa. Dopo 14 anni alla guida del Paese, il suo ultimo disperato tentativo per rimanere al potere facendosi eleggere di nuovo primo ministro dopo essersi dimesso anticipatamente dalla presidenza della Repubblica si è infranto contro il muro dell’aspirazione di oltre metà della popolazione di vivere e crescere in un Paese con istituzioni trasparenti e realmente democratiche in grado peraltro di far entrare il Paese nell’Unione europea.

La “Lista degli Studenti”, con a capo il cardiologo e docente universitario di Novi Sad Ilija Srdanović, ha costretto l’equilibrista conservatore neoliberale Vucic, da sempre vicino a Mosca e a Pechino anziché a Bruxelles, ad ammettere la sconfitta a seggi appena chiusi. L’enorme affluenza, anche tra gli espatriati, ai seggi aveva fatto comprendere a Vucic che il giochetto non gli era riuscito: se non si fosse dimesso a un anno dalla scadenza del mandato, sarebbe ancora presidente della Repubblica. Le manifestazioni di massa di questi due anni – iniziate subito dopo la tragedia dei 16 morti in seguito al crollo della pensilina appena ricostruita con fondi pubblici nella stazione ferroviaria di Novi Sad – tuttavia invece di spegnersi con l’aumento delle intimidazioni e strette sulla libertà di stampa da parte del presidente e del suo partito, l’SNS, al governo sono andate aumentando mettendolo di fatto all’angolo. I lavori di ristrutturazione della stazione erano stati appaltati anche a imprese cinesi, sollevando accuse di corruzione. Nel 2018 la cinese Zijin ha comprato il 63% della società che gestisce le miniere di rame di Bor. Vucic aceva sostenuto anche il progetto di Rio Tinto per estrarre litio nella valle di Jadar, nonostante le proteste degli abitanti che temono danni alle falde acquifere e quindi alle coltivazioni. Gli studenti hanno pertanto chiesto contratti e responsabilità. Vucic ha risposto accusandoli di essere al servizio di potenze straniere. La polizia ha arrestato e picchiato manifestanti.

Da parte sua il movimento studentesco ha presentato un programma: contratti stabili, libri scolastici gratuiti, medicinali meno cari, case accessibili, confisca dei patrimoni illeciti. La Sinistra Europea ha sostenuto ufficialmente la loro lista. Queste legislative sono state di fatto un referendum contro Vucic diventato l’emblema della corruzione di Stato e del business senza regole. Non solo il movimento studentesco ma la maggior parte dei serbi ha mostrato di esigere una scelta anche in ambito geopolitico. Ma Vucic non l’ha fatta, anzi ha cercato in ogni modo di reprimere il dissenso piuttosto che il dialogo, soprattutto con la generazione Z.

Ora la prova decisiva per capire dove andrà la Serbia con i suoi 6.5 milioni di cittadini sarà osservare tre decisioni del nuovo governo: l’indipendenza della magistratura; il rapporto con la Russia e Cina; i progressi nella normalizzazione con il Kosovo.

Se su questi fronti arriveranno cambiamenti concreti, la vittoria degli studenti potrà diventare l’inizio di una vera svolta europea.

Se invece prevarranno le difficoltà interne e la continuità geopolitica, la Serbia potrebbe cambiare governo senza avvicinarsi in modo significativo all’Unione.

La caduta del “ sistema Vucic” può aprire la porta dell’Europa, ma non significa che la Serbia l’abbia già attraversata.

L'articolo Gli Studenti sconfiggono Vucic e sperano nella svolta europea: il sogno di un Paese con istituzioni trasparenti e democratiche proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Serbia al voto, la lista degli studenti sfida il partito di Vucic. Perché il voto a Belgrado è importante per l’Europa

Milosh si è laureato due giorni fa in ingegneria al politecnico di Milano e spera che il suo regalo sarà la vittoria alle elezioni di oggi della Lista degli Studenti che è nata proprio nella sua città di origine: Novi Sad. È proprio in questa città della Serbia dove due anni fa ha cominciato a formarsi il movimento studentesco che potrebbe far perdere la scommessa all’ex presidente della Repubblica, già primo ministro, Alexandar Vucic, dimessosi tre mesi fa allo scopo di indire elezioni legislative anticipate e candidarsi di nuovo alla guida dell’esecutivo, non potendo più aspirare a rimanere alla presidenza per la terza volta quando l’anno prossimo i 6.5 milioni di serbi aventi diritto al voto dovranno eleggere il nuovo capo dello Stato.

Vucic pur essendo al potere da 14 anni con il suo “partito Progressista Serbo” (SNC) neo liberista conservatore non ne vuole sapere di lasciarlo nonostante da ben 24 mesi ci siano manifestazioni di massa contro di lui e il suo partito. Iniziate nelle università di Novi Sad, in seguito alla caduta di una pensilina da poco ristrutturata della stazione ferroviaria in cui rimasero uccise 16 persone, tra le quali alcuni universitari, le dimostrazioni hanno subito coinvolto oltre agli studenti anche i docenti di tutte le scuole e buona parte della società civile. La ragione principale della rabbia popolare, estesasi di giorno in giorno a tutto il paese, è la corruzione di Stato. Il crollo della pensilina appena rifatta con i soldi pubblici è diventato insomma l’emblema della massiccia corruzione governativa e istituzionale. Che è una delle cause per cui la Serbia non è ancora riuscita a entrare nell’Unione Europea a cui aspira da tempo.

L’esito delle legislative è dunque rilevante non solo per i serbi ma anche per noi europei e per Russia e Cina, con le quali Belgrado ha da sempre rapporti stretti. Inoltre la parzialità dei media, le intimidazioni agli elettori e le irregolarità nelle liste elettorali fanno sì che qualsiasi risultato potrà tuttavia essere contestato, scatenando proteste di massa e aggravando l’instabilità regionale. “Temo che Vucic farà di tutto per evitare la sconfitta, mi aspetto brogli o peggio”, sottolinea Milosh rientrato in Serbia per votare.

I sondaggi danno SNS e la lista degli studenti testa a testa. Senza il raggiungimento della maggioranza assoluta dei seggi e a causa del sistema proporzionale c’è chi avverte potrà essere impossibile formare una coalizione di governo costringendo il paese a nuove elezioni.

L’SNS di Vucic è il fulcro della lista “Serbia Unita“. Il partito si affida al controllo delle casse pubbliche, a una copertura mediatica favorevole e a un forte sostegno nazionalista, grazie anche alla recente decisione populista di onorare con funerali di Stato il criminale di guerra e genocida Ratko Mladic.

La Lista degli Studenti rifugge le gerarchie di partito e la figura di un unico leader, preferendo accademici e professionisti stimati a livello locale, e opera attraverso le reti universitarie. Ciò significa che i tradizionali partiti di opposizione serbi sono stati in gran parte emarginati, con il loro sostegno complessivo sceso dal 30% al 10-15%. Alcuni partiti si sono dissolti per confluire nella Lista studentesca, mentre altri, come Serbia Europea, alleata naturale nonchè speranza degli studenti, potrebbero non superare la soglia elettorale del 3%. Questa partita elettorale cruciale non solo per il futuro della Serbia potrebbe dunque continuare la prossima settimana, quando i numeri si trasformeranno in trattative e maggioranze.

L'articolo Serbia al voto, la lista degli studenti sfida il partito di Vucic. Perché il voto a Belgrado è importante per l’Europa proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌