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L’Ucraina prova a smarcarsi da Starlink: lanciato in orbita il satellite Obria Nano

Si chiama Obria Nano ma, a dispetto del nome, l’Ucraina gli affida un compito da gigante: renderla autonoma nelle comunicazioni satellitari, anche a scopo militare. Non è un mistero che l’esercito di Kiev – impegnato a contrastare la Russia dopo l’invasione subita nel febbraio 2022 – sia rimasto “al buio” appena i servizi offerti dalla rete Starlink e Starshield di Elon Musk sono stati interrotti a metà ottobre.

Una crisi che l’Ucraina non può permettersi. Nell’ambito delle possibili soluzioni, l’azienda Himera e Gomspace (Danimarca) hanno confermato in modo ufficiale che il satellite Obria Nano è stato lanciato il primo ottobre usufruendo di una missione di “ridesharing” Space X Transporter 18; gli ucraini hanno chiesto di avere un posto sul razzo per mandare in orbita il proprio satellite, così da ammortizzare i costi. Gli esperti di Himera ritengono che la fase di test “dovrebbe fornire l’esperienza necessaria per lo sviluppo del progetto e la sua trasformazione in una infrastruttura nazionale ucraina”.

Obria Nano non è l’unica via che sta seguendo l’Ucraina; una settimana fa è stata l’azienda finlandese Iceye, assieme alla Nokia, ad annunciare la firma di una lettera d’intenti con il ministero della Difesa ucraino al fine di verificare le possibilità di costruire una rete a banda larga per le comunicazioni satellitari. Volodymyr Zelensky ha confermato inoltre la firma di sette collaborazioni con la Finlandia – per un valore commerciale di 300 milioni di euro – dopo aver avuto un colloquio con il primo ministro Petteri Orpo: “Abbiamo concordato di sfruttare maggiormente le capacità satellitari della Finlandia, un fatto importante per la nostra difesa e per la resilienza dell’Ucraina”.

Obria Nano però è una produzione nazionale e riveste un significato particolare, come ha confermato Misha Rudominski, amministratore delegato e co-fondatore di Himera: “Per noi non si tratta solo del lancio di una satellite: rappresenta un’opportunità per realizzare una rete indipendente di comunicazioni. Abbiano iniziato a testare le tecnologie in orbita, il nostro obiettivo a lungo termine è sviluppare capacità che rafforzino la sicurezza strategica del Paese e riducano la dipendenza da fornitori di comunicazioni esterni”.

Insomma, Kiev non vuole più trovarsi nella condizione di metà ottobre, quando dagli Stati Uniti è stato spento Starlink con ripercussioni sui sistemi militari e le difese rispetto ai bombardamenti russi che non lasciano tregua, e per farlo si affida ad aziende che hanno già esperienza sul campo: Himera fornisce agli apparati di intelligence le radio G1 Pro e il ripetitore B1, mentre Gomspace ha adottato soluzioni satellitari utilizzate a livello internazionale.

L’esercito ucraino non è l’unico a cercare una via autonoma alle comunicazioni satellitari. Il mese scorso anche la Polonia ha annunciato di avere la stessa esigenza in occasione della 34esima edizione dell’International Defence Industry Exhibition, avviando la collaborazione tra la PGZ (Polska Grupa Zbrojeniowa) e la finlandese Iceye, dopo che tra il governo di Varsavia e Musk i rapporti sono peggiorati.

(Foto GomSpace)

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“Il sistema russo anti-jamming ha più del 75% di componenti Usa”: la rivelazione dell’intelligence ucraina

Il sistema russo anti jamming denominato Kometa, che serve a guidare sugli obiettivi missili e droni senza subire interferenze elettroniche, è composto almeno da 37 parti: 28 di queste sono riconducibili a fabbricazioni americane. A rivelarlo, con un documento pubblicato sul portale War&Sanctions, è l’intelligence della difesa ucraina (DIU). Tra le aziende che producono i componenti ci sono Texas Instruments, Altera Corporation (intel), Analog Devices, Micron technologies. Altri pezzi che arricchiscono Kometa sono attribuibili a Toshiba, Murata e Resenas (Giappone), Cosmo Electronics (Taiwan), U-blox e StMicroelectronics (Svizzera) e aziende cinesi come Elitestek, Shenzen MMIC Microelettronics e Runic.

A costruire le varie versioni di Kometa, sempre secondo i dati forniti dalla DIU, sono 28 aziende, tra russe e cinesi. Il produttore principale si chiama Vniir-Progres, che appartiene al gruppo Abe Electro: solo nell’anno in corso, sono 100mila i sistemi Kometa richiesti.

I servizi ucraini nel loro documento scrivono: “Tra i componenti più critici figurano i field-programmable gate array (FPGA) Altera Cyclone prodotti da Intel (USA), i convertitori analogico-digitali e digitale-analogici e i circuiti integrati a radiofrequenza prodotti dall’azienda americana Analog Devices e dalla sua sussidiaria Linear Technology. È stato appurato che Vniir-Progress è costantemente alla ricerca di canali di approvvigionamento alternativi e di prodotti sostitutivi per Altera e Analog Devices, poiché le consegne sono diventate difficili a causa delle sanzioni e dei controlli più severi sulle esportazioni”.

La questione dei componenti per realizzare il sistema di protezione dalle interferenze elettroniche è legata alle sanzioni imposte dall’Occidente e al sistema di controllo che, evidentemente, non sempre funziona. Lo scorso luglio è stato il New York Times a rivelare che il Giappone era terreno fertile per le attività del Servizio segreto militare russo (Gru). La sezione conosciuta come 20esima Direzione è stata indicata dal quotidiano americano come responsabile dell’acquisto di componenti per le armi di Mosca, utilizzate anche nel conflitto in Ucraina. C’è da dire che secondo le risultanze ottenute dal New York Times, aziende giapponesi come Toshiba, Panasonic e Nippon Electric non hanno esportato in modo consapevole i loro prodotti verso l’industria bellica russa.

La rete organizzata dalla 20esima Divisione sfrutta vie commerciali non soggette a restrizioni come Uzbekistan, Cina, Sri Lanka e Vietnam. Un documento esaminato dai giornalisti americani mostrava che una compagnia giapponese, la Proco Air Service, partner commerciale di Aeroflot, che curava spedizioni di merce attraverso paesi terzi prima di arrivare in Russia. Fino ad agosto 2026 l’Ucraina ha documentato 5.816 componenti di fabbricazione estera in circa 200 sistemi di armamenti russi. Ad esaminare le tecnologie e compilare l’elenco è stato la Direzione principale dell’intelligence del Ministero della Difesa (HUR). In occasione della pubblicazione del rapporto sono stati mostrati alcuni esempi, come riportato dal media United24, tra cui un micro computer Jetson Orin di Nvidia che era stato recuperato all’interno di un missile da crociera M71 Monochrome. Tuttavia, per gli stessi servizi ucraini, le sanzioni restano ancora uno strumento da applicare, a patto che siano rafforzate per “interrompere le catene di approvvigionamento tecnologico verso la Russia e limitare le capacità del complesso militare-industriale”.

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