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Cisgiordania, Tajani: “Inaccettabile l’arresto delle 5 donne prese dall’esercito israeliano”. Previsto il rientro sabato

”Chiediamo la liberazione immediata delle 5 donne che sono state prese dall’esercito israeliano” in Cisgiordania, ”speriamo che possano essere rimandate in Italia nelle prossime ore. È inaccettabile quello che è successo, non stavano commettendo alcun reato”. A parlare è il vice premier e ministro degli Esteri Antonio Tajani che in un punto stampa a Istanbul ha commentato il fermo ieri vicino a Hebron di cinque attiviste italiane da parte dell’esercito israeliano. Il ministero ha poi annunciato che le attiviste rientreranno sabato.

“Non siamo d’accordo. Noi siamo perché il popolo palestinese possa finalmente realizzare il proprio sogno” di uno Stato, “vivendo in pace con Israele che deve avere garantita la propria sicurezza. Ma non è colpendo la popolazione palestinese, soprattutto i pacifici villaggi cristiani, che si risolve il problema della sicurezza di Israele“, ha spiegato poi Antonio Tajani a Istanbul commentando l’annuncio di Netanyahu di una “chiusura totale” della Cisgiordania. “Bisogna disarmare Hamas, bisogna che ci sia stabilità a Gaza, bisogna che i terroristi vengano messi fuori gioco disarmandoli totalmente e questo è un aspetto importante, ma noi non possiamo non riconoscere l’importanza di dar vita ad uno Stato palestinese“.

Ieri la polizia israeliana aveva affermato che alcuni dei fermati sarebbero stati coinvolti nella “promozione del terrorismo” e nell’”esaltazione di attentatori”. L’annuncio era arrivato dopo che la Farnesina ha chiesto chiarimenti urgenti alle autorità israeliane sul fermo delle connazionali, avvenuto mentre accompagnavano agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive. Secondo la polizia israeliana, gli attivisti “hanno violato la legge e si sono nascosti dietro la raccolta delle olive”. Sarebbero entrati “senza coordinamento in una zona militare chiusa”, rifiutando gli ordini delle Forze di difesa israeliane (Idf). Il comunicato riferisce del fermo di undici attivisti stranieri e un palestinese a Hebron, sostenendo che alcuni sarebbero coinvolti anche in “attività di organizzazioni ostili a Israele”.

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Giordania, attacco armato a una chiesa a sud di Amman: “Almeno 7 morti”

Attacco in una chiesa in Giordania. Almeno 2 uomini armati sono scesi da un veicolo e hanno aperto il fuoco durante un corteo funebre presso la chiesa di Hamoud nella provincia di Karak, a sud della capitale Amman. Almeno 7 persone sono rimaste uccise, altre 10 sono rimaste ferite, molte delle quali in maniera grave. E’ in corso una vasta operazione per trovare i responsabili.

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Cisgiordania, 5 italiane tra gli attivisti fermati. Farnesina chiede chiarimenti. Israele annuncia l’espulsione: “Promozione del terrorismo”

Gli attivisti internazionali fermati in Cisgiordania, tra cui cinque italiane, stanno per essere espulsi da Israele. Lo annuncia la polizia israeliana, secondo cui alcuni dei fermati sarebbero coinvolti nella “promozione del terrorismo” e nell'”esaltazione di attentatori”. L’annuncio arriva dopo che la Farnesina ha chiesto chiarimenti urgenti alle autorità israeliane sul fermo delle connazionali, avvenuto mentre accompagnavano agricoltori palestinesi impegnati nella raccolta delle olive.

Secondo la polizia israeliana, gli attivisti “hanno violato la legge e si sono nascosti dietro la raccolta delle olive”. Sarebbero entrati “senza coordinamento in una zona militare chiusa”, rifiutando gli ordini delle Forze di difesa israeliane (Idf). Il comunicato riferisce del fermo di undici attivisti stranieri e un palestinese a Hebron, sostenendo che alcuni sarebbero coinvolti anche in “attività di organizzazioni ostili a Israele”. Non viene precisato a chi siano rivolte le accuse.

Le cinque italiane erano state fermate nel villaggio di al-Bweib, a sud di Hebron, insieme ad altri attivisti internazionali. Il ministero degli Esteri aveva ottenuto conferma della loro presenza in una stazione di polizia israeliana. L’Ambasciata d’Italia a Tel Aviv e il Consolato generale d’Italia a Gerusalemme avevano quindi preso contatto con le autorità locali per ottenere informazioni sulle circostanze del fermo e favorire una rapida risoluzione della vicenda.

Il caso arriva dopo il fermo di altri due italiani, Manuel Tartarotti e suo padre Alberto, originari di Bolzano, trattenuti per oltre un giorno e poi espulsi, con un divieto di ingresso in Israele per dieci anni. Mercoledì 21 ottobre, inoltre, circa 80 attivisti internazionali erano stati fermati dai militari israeliani mentre partecipavano alla raccolta delle olive nei pressi di Nahalin.

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