❌

Reading view

Sondaggi politici, Meloni si rafforza ma non basta: Campo Largo in testa fra le coalizioni

Secondo gli ultimi sondaggi politici, Fratelli d’Italia si rafforza raggiungendo quasi il 30%. Ma è sul fronte delle coalizioni che si gioca la partita per le elezioni politiche del 2027.

Gli scenari sulle coalizioni: il centrosinistra guidato da Elly Schlein (PD) batte il centrodestra 44,6% a 44%. Mentre il centrosinistra guidato da Giuseppe Conte (M5S) vince sul centrodestra 44,5% a 44,1%. In entrambi i casi, per i progressisti, scatterebbe il premio di maggioranza.

Gli ultimi sondaggi elettorali

Qui sotto si riporta l’ultimo sondaggio effettuato da Swg per il Tg La7 del direttore Enrico Mentana. La data di pubblicazione è 19 ottobre.

La domanda è una (“Se alle prossime elezioni politiche i partiti si presentassero nelle seguenti coalizioni, quale partito voterebbe più probabilmente?”) ma gli scenari possibili sono due.

Scenario 1 – Elly Schlein alla guida del Campo Largo

Centrosinistra guidato da Elly Schlein – 44,6%:

  • Partito Democratico – 21,2%;
  • Movimento 5 Stelle – 11,8%;
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,4%;
  • Italia Viva – 2,4%;
  • +Europa – 1,3%;
  • altri (Psi, Pr.Civ., Più Uno) – 1,5%.

Centrodestra guidato da Giorgia Meloni – 44%:

  • Fratelli D’Italia – 29,7%;
  • Forza Italia – 7,2%;
  • Lega – 5,1%;
  • Noi Moderati – 1%;
  • Sud chiama Nord 1%;
  • Futuro Nazionale – 5,6%.

Altri partiti non schierati:

  • Azione – 3,1%;
  • altri partiti centristi (Libdem, Ora!) – 1,3%;
  • altre liste – 1,4%.

Non si esprime 28%.

Scenario 2 – Giuseppe Conte alla guida del Campo Largo

Centrosinistra guidato da Giuseppe Conte – 44,5%:

  • Partito Democratico – 20,5%;
  • Movimento 5 Stelle – 13,1%;
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,5%;
  • Italia Viva – 1,9%;
  • +Europa – 1,1%;
  • altri (Psi, Pr.Civ., Più Uno) – 1,4%.

Centrodestra guidato da Giorgia Meloni – 44,1%;

  • Fratelli D’Italia – 29,8%;
  • Forza Italia – 7,1%;
  • Lega – 5,1%;
  • Noi Moderati – 1,1%;
  • Sud chiama Nord – 1%.

Altri partiti non schierati:

  • Futuro Nazionale – 5,4%.
  • Azione – 3,2%.
  • altri partiti centristi (Libdem, Ora!) – 1,5%.
  • altre liste – 1,3%.

Non si esprime 28%.

Nota metodologica

Una premessa: come si nota, il sondaggio Swg non tiene conto dell’apertura di Luigi Marattin (Partito Liberaldemocratico) al centrodestra. Probabilmente perché ci si trova ancora nella fase di avvicinamento e non di endorsement vero e proprio.

E ancora: Enzo Maraio, segretario dell’Avanti Psi, è in area Campo Largo mentre Swg lo colloca fra i centristi indipendenti.

Per il resto, si riporta la nota metodologica dell’ultimo sondaggio Swg per La7: metodo di campionamento stratificato per zona di residenza e quote per età e genere e ponderato successivamente per le variabili di età, genere, zona di residenza, studio e voto alle ultime elezioni europee; consistenza numerica campione intervistati 1.200 intervistati, 4.329 non rispondenti; campione rappresentativo dell’universo di riferimento per genere, età, zona, partito votato alle ultime elezioni europee con margine di errore +/- 2,8%; sondaggio realizzato con tecnica di rilevazione online CAWI, telefonica CATI e CAMI. Nota metodologica completa su sondaggipoliticoelettorali.it.

Che succede in politica oggi

Dello stato delle coalizioni si è già detto. Di seguito altri elementi degni di attenzione.

FdI dal 27,7% della settimana scorsa scatta al 29,7%/29,8%, a seconda dello scenario.

Il M5S dal 12,7% della settimana scorsa si muove oggi in una forbice fra l’11,8% (scenario Schlein) al 13,1% (scenario Conte).

FN crolla dal 7,6% della settimana scorsa, che lo collocava come quarto partito, alla forbice compresa fra il 5,6% e il 5,4%. Il dettaglio non è banale e influenza scenari che riguardano tutto il centrodestra. Per tenere testa al Campo Largo, Meloni dovrà ragionare se spostarsi verso la destra di Vannacci rischiando di far scappare Tajani (FI) e Lupi (NM) oppure se orientarsi verso il centro invitando Marattin (PLD) ed eventualmente Calenda (Azione).

  •  

L’ambiguità sull’Ucraina di una Schlein sempre più ostaggio di Conte

Le astensioni incrociate su cinque mozioni diverse sulla politica estera non sono esattamente un gran segnale di unità, anche se, come raccontano alcuni giornali, mercoledì alla Camera Elly Schlein e Giuseppe Conte sono apparsi particolarmente soddisfatti. Contenti loro.

Peccato che il Pd – non parliamo degli altri – abbia perso l’occasione per valorizzare la chiara posizione di Giorgia Meloni sull’Ucraina contro la Lega seguendo l’abc della politica che impone di incunearsi nelle contraddizioni dell’avversario.

Lo hanno capito solo i riformisti del Pd, oltre Carlo Calenda e Matteo Renzi, Pierferdinando Casini e Mario Monti. La linea è un’altra: a testa bassa contro il governo anche quando dice cose giuste. In ogni caso al Nazareno, a quanto pare, c’è entusiasmo per i «passi avanti» in vista del programma comune del campo largo. Si confida in una soluzione lessicale in grado di salvare capra e cavoli, ponendo la centralità della “trattativa” e lasciando sullo sfondo (ma come?) il problema dell’invio delle armi alla resistenza ucraina. Come se bastasse evocare la pace per sciogliere il nodo politico e morale del sostegno a un Paese aggredito.

L’ambiguità, in realtà, non è più un rischio: è già il metodo di lavoro. E Giuseppe Conte, su questo terreno, non sembra disposto a concedere nulla, nemmeno a costo di mandare in frantumi la coalizione perché per l’avvocato del populismo la questione ucraina non è una voce fra le altre del programma: è una linea identitaria, uno strumento di pressione sul Pd e, soprattutto, un modo per misurare quanto Schlein sia disposta a cedere pur di tenere in piedi l’alleanza.

Domenica la segretaria del Pd davanti alla assemblea nazionale metterà a sistema questa fiducia e forse indicherà qualcosina in più rispetto alle sue ultime uscite: se non proprio una data per la prima riunione del “tavolo” per il programma, almeno qualche punto fermo sulla sua “scaletta”. Di fatto, ancora è nebbia sui nodi principali: l’Ucraina – si è già detto – ma poi anche su chi fa parte della coalizione e sul problema delle primarie. Ma non è neppure chiaro se il Pd andrà al tavolo con un proprio programma.

L’unica cosa che in queste ore veramente interessa la squadra della segretaria è la sua incoronazione come unica candidata del partito alle primarie. Per questo occorre una modifica dello Statuto con una norma che escluda la celebrazione del congresso nell’anno delle elezioni politiche, in modo tale da prorogare il mandato di Schlein. Scontata l’approvazione della modifica statutaria, la giornata sarà un Elly day.

Il Nazareno sta organizzando una massiccia presenza anche di chi non è membro dell’assemblea. Si vuole fornire l’immagine di un partito tutto già impegnato nella campagna elettorale di Schlein in vista delle primarie, si serrano le fila perché – dicono gli uomini di Stefano Bonaccini, ora grande sostenitore della segretaria – «non ci sono elementi sostanziali di garanzia di una gestione realmente unitaria dei passaggi successivi».

Leggi: non ci deve essere spazio per dissensi sul nome della leader del partito. Con la speranza, inoltre, che non ci siano altre candidature che potrebbero toglierle voti. Ma come farà Schlein a convincere Alessandro Onorato o Franco Gabrielli di non presentarsi ai gazebo o a Matteo Renzi di non mandare in campo una candidatura di Casa riformista? Un problema non da poco che Conte non ha.

Così, mentre il Pd cerca di blindare la propria segretaria, l’avvocato del populismo può permettersi di tenere aperta ogni partita: quella sul programma, quella sull’Ucraina, quella sulla leadership del campo largo. Non ha bisogno di proclamarsi candidato unico, né di modificare uno Statuto per garantirsi la permanenza alla guida del Movimento. Gli basta che Elly Schlein sia costretta a inseguirlo.

L'articolo L’ambiguità sull’Ucraina di una Schlein sempre più ostaggio di Conte proviene da Linkiesta.it.

  •  
❌