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Una “Alleanza per la Costituzione” non può prescindere da un riformismo radicale

di Mario Tiberi

Si discute molto sulle questioni irrisolte nel cosiddetto “campo largo”; personalmente ho ricevuto però conforto nell’ascoltare recentemente i principali dirigenti del campo progressista fare ripetuti riferimenti alla nostra Costituzione come testo contenente tali valori di fino alla proposta di Giuseppe Conte di denominare “Alleanza per la Costituzione” lo schieramento politico di cui dovrebbe fare parte, che sembra richiamare un passo di un articolo di Federico Caffè: “oggi ci si trastulla nominalmente alla ricerca di un ‘nuovo modello di sviluppo’. E si continua ad ignorare che esso, nelle sue ispirazioni ideali, è racchiuso nella Costituzione”. Ciò implica di andare oltre il suggestivo trittico laico: liberté, égalité, fraternité ed anche del messaggio fondamentale di Beveridge del Welfare state come lotta contro i giganteschi mali sempre attuali della società: bisogno, inattività, malattie, ignoranza, miseria.

Le diatribe su programmi e scelta del leader del “campo largo” hanno richiesto molte, forse troppe, energie; numerosi sono i rilievi che vengono rivolti ai più autorevoli esponenti politici del fronte progressista, anche quando non si può negare lo sforzo di avvicinamento programmatico che si sta realizzando nelle varie sedi, istituzionali e non. Ritengo che la critica più incisiva sia, tuttavia, quella di coloro che lamentano la mancanza di una visione d’insieme, un quadro di riferimento ideale dal quale trarre l’immagine di quel “sol dell’avvenire”, necessario per riscaldare i cuori di chi dovrebbe sostenerne la realizzazione: una sorta di “Dio, Patria e Famiglia” che viene spesso esposto come stemma culturale del blocco conservatore del nostro Paese. Si tratta, in sostanza, si tratta di trasmettere ai potenziali sostenitori i valori essenziali di riferimento.

Forse il presidente dei Cinque Stelle, nel richiamarsi alla Costituzione, ha tratto conforto dalla lettura del recente libro di Antonio Polito, La Costituzione non è di sinistra per lui che intende caratterizzarsi come “progressista” e non “di sinistra”, trascurando l’illuminante osservazione di Norberto Bobbio, che vedeva nell’impegno per la giustizia sociale il tratto inconfondibile della sinistra storica. L’impegno per una maggiore equità non può certo mancare nel programma dello schieramento alternativo al centro-destra ed allora credo che si possa affermare che la Costituzione è “anche di sinistra”; del resto, dà forza la consolidata storiografia sul nostro documento fondamentale quale frutto dell’ammirevole compromesso realizzato nell’Assemblea Costituente da forze politiche cattoliche, liberali, socialiste e comuniste.

Ecco dunque l’ispirazione ideale di Keynes per “un più alto tipo di società possibile”, da costruire attraverso una coraggiosa azione politica interventista nei confronti del “sistema in cui viviamo”, inesorabilmente contraddistinto da vistosi squilibri nella distribuzione del potere politico ed economico; la chiara attenuazione di tali squilibri è il compito storico che uno schieramento politico progressista deve assolutamente perseguire per quanto difficile possa essere. E non bisogna dubitare che percorsi politici innovativi, anche radicali, siano appunto incompatibili con i dettami costituzionali; quale interprete migliore di Meuccio Ruini, uno dei più autorevoli protagonisti dei lavori dell’Assemblea Costituente, che ha scritto: “La nostra Costituzione è elastica e adattabile a quella che potrà essere la forza e la prevalenza storica delle varie correnti. Il che non ha da ritenersi compromesso deteriore ma pregio e virtù della Costituzione”.

Le forze disponibili a compiere tale percorso devono avvertire la necessità di definire i connotati del “tipo più alto di società” con la consapevolezza che occorra operare i necessari compromessi con altri settori della società, politici e non, avendo sempre l’ambizione di allargare il più possibile il consenso rispetto al progetto di profondo rinnovamento proposto al Paese.

Si tratta, quindi, di contraddistinguere in modo chiaro il necessario riformismo come riformismo radicale per distinguerlo dal legittimo e diffuso uso politico del termine riformismo: esiste nella tradizione socialcomunista, cattolica e liberale una qualificata critica, seppure differenziata, delle liberaldemocrazie caratterizzate dal rispetto generoso dei meccanismi delle economie di mercato capitalistiche. Ciò avviene quando numerose voci, non solo di economisti, mettono in evidenza i fallimenti del mercato, anche nelle sua più avanzata forma della cosiddetta globalizzazione, rispetto al superamento di problemi qualitativi seri: emigrazione, sicurezza, protezione dell’ambiente, tenuta dello “Stato sociale”, clamorose disuguaglianze, e così via. Certamente bisogna tenere ben viva la consapevolezza dei possibili fallimenti dell’ampia area del “non mercato” ma non si possono dimenticare le voci anche recenti di intellettuali che possono agevolare l’acquisizione del consenso di larghi settori, anche benestanti, delle nostre liberaldemocrazie, indispensabili per realizzare una sorta di working class liberalism, secondo una suggestiva espressione del Premio Nobel Acemoglu; già “un più alto tipo di società”!

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Conte: “Parole Nordio sui minori non da politico, vada a casa”

“Se vogliamo consentire all’Italia di rialzarsi, dopo quattro anni in cui ci siamo inginocchiati, nonostante poderose risorse che l’Europa ci ha messo a disposizione, adesso i nodi stanno venendo al pettine”. Così Giuseppe Conte, intervenendo nell’aula dei gruppi parlamentari a Montecitorio a conclusione all’evento ‘Eccellenze 2026. Focus su aree interne e territori fragili di tutto il Paese’.

Per l’ex presidente del Consiglio “oggi c’è un grande disagio da Nord a Sud” e il governo risponde a quello dei giovani “in termini securitari. Il ministro Nordio ha dichiarato che la risposta per le violenze, giustamente, ognuno deve rispondere di comportamenti violenti e reati, ma sentir parlare un ministro la cui risposta è “massicci arresti dei giovani, dobbiamo adesso dedicarci ad ampliare le carceri minorili”, vuol dire che non sei un politico, devi andare a casa”.

Il leader del M5s ha insistito: “Oggi parlando con tanti giovani hanno perso la speranza di poter migliorare la loro condizione familiare, di raggiungere sogni e garanzie di cui hanno beneficiato i loro genitori. Uccidere la speranza dei giovani è la responsabilità più grossa di una politica che oggi offre risposte in termini securitari”.

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Sondaggi politici, Meloni si rafforza ma non basta: Campo Largo in testa fra le coalizioni

Secondo gli ultimi sondaggi politici, Fratelli d’Italia si rafforza raggiungendo quasi il 30%. Ma è sul fronte delle coalizioni che si gioca la partita per le elezioni politiche del 2027.

Gli scenari sulle coalizioni: il centrosinistra guidato da Elly Schlein (PD) batte il centrodestra 44,6% a 44%. Mentre il centrosinistra guidato da Giuseppe Conte (M5S) vince sul centrodestra 44,5% a 44,1%. In entrambi i casi, per i progressisti, scatterebbe il premio di maggioranza.

Gli ultimi sondaggi elettorali

Qui sotto si riporta l’ultimo sondaggio effettuato da Swg per il Tg La7 del direttore Enrico Mentana. La data di pubblicazione è 19 ottobre.

La domanda è una (“Se alle prossime elezioni politiche i partiti si presentassero nelle seguenti coalizioni, quale partito voterebbe più probabilmente?”) ma gli scenari possibili sono due.

Scenario 1 – Elly Schlein alla guida del Campo Largo

Centrosinistra guidato da Elly Schlein – 44,6%:

  • Partito Democratico – 21,2%;
  • Movimento 5 Stelle – 11,8%;
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,4%;
  • Italia Viva – 2,4%;
  • +Europa – 1,3%;
  • altri (Psi, Pr.Civ., Più Uno) – 1,5%.

Centrodestra guidato da Giorgia Meloni – 44%:

  • Fratelli D’Italia – 29,7%;
  • Forza Italia – 7,2%;
  • Lega – 5,1%;
  • Noi Moderati – 1%;
  • Sud chiama Nord 1%;
  • Futuro Nazionale – 5,6%.

Altri partiti non schierati:

  • Azione – 3,1%;
  • altri partiti centristi (Libdem, Ora!) – 1,3%;
  • altre liste – 1,4%.

Non si esprime 28%.

Scenario 2 – Giuseppe Conte alla guida del Campo Largo

Centrosinistra guidato da Giuseppe Conte – 44,5%:

  • Partito Democratico – 20,5%;
  • Movimento 5 Stelle – 13,1%;
  • Alleanza Verdi e Sinistra – 6,5%;
  • Italia Viva – 1,9%;
  • +Europa – 1,1%;
  • altri (Psi, Pr.Civ., Più Uno) – 1,4%.

Centrodestra guidato da Giorgia Meloni – 44,1%;

  • Fratelli D’Italia – 29,8%;
  • Forza Italia – 7,1%;
  • Lega – 5,1%;
  • Noi Moderati – 1,1%;
  • Sud chiama Nord – 1%.

Altri partiti non schierati:

  • Futuro Nazionale – 5,4%.
  • Azione – 3,2%.
  • altri partiti centristi (Libdem, Ora!) – 1,5%.
  • altre liste – 1,3%.

Non si esprime 28%.

Nota metodologica

Una premessa: come si nota, il sondaggio Swg non tiene conto dell’apertura di Luigi Marattin (Partito Liberaldemocratico) al centrodestra. Probabilmente perché ci si trova ancora nella fase di avvicinamento e non di endorsement vero e proprio.

E ancora: Enzo Maraio, segretario dell’Avanti Psi, è in area Campo Largo mentre Swg lo colloca fra i centristi indipendenti.

Per il resto, si riporta la nota metodologica dell’ultimo sondaggio Swg per La7: metodo di campionamento stratificato per zona di residenza e quote per età e genere e ponderato successivamente per le variabili di età, genere, zona di residenza, studio e voto alle ultime elezioni europee; consistenza numerica campione intervistati 1.200 intervistati, 4.329 non rispondenti; campione rappresentativo dell’universo di riferimento per genere, età, zona, partito votato alle ultime elezioni europee con margine di errore +/- 2,8%; sondaggio realizzato con tecnica di rilevazione online CAWI, telefonica CATI e CAMI. Nota metodologica completa su sondaggipoliticoelettorali.it.

Che succede in politica oggi

Dello stato delle coalizioni si è già detto. Di seguito altri elementi degni di attenzione.

FdI dal 27,7% della settimana scorsa scatta al 29,7%/29,8%, a seconda dello scenario.

Il M5S dal 12,7% della settimana scorsa si muove oggi in una forbice fra l’11,8% (scenario Schlein) al 13,1% (scenario Conte).

FN crolla dal 7,6% della settimana scorsa, che lo collocava come quarto partito, alla forbice compresa fra il 5,6% e il 5,4%. Il dettaglio non è banale e influenza scenari che riguardano tutto il centrodestra. Per tenere testa al Campo Largo, Meloni dovrà ragionare se spostarsi verso la destra di Vannacci rischiando di far scappare Tajani (FI) e Lupi (NM) oppure se orientarsi verso il centro invitando Marattin (PLD) ed eventualmente Calenda (Azione).

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