❌

Reading view

Serbia, Vucic riconosce la sconfitta: “Abbiamo perso le elezioni”. Agli Studenti il 52% dei voti. A Belgrado e in altre città è festa per strada

Svolta per le elezioni politiche in Serbia: Aleksandar Vucic ha riconosciuto la sconfitta, dichiarando in diretta tv che il suo partito Serbia Unita “ha perso le elezioni” e riconoscendo la vittoria della Lista degli Studenti. Vucic, che ha governato con poteri pressoché assoluti per 14 anni, ha detto che ora “continuerà la lotta dall’opposizione” e che dimostrerà che gli studenti hanno fatto una campagna “scorretta e piena di menzogne” e che non farà nessuno sconto dall’opposizione. Belgrado e altre città della Serbia sono scese in piazza per festeggiare con fuochi d’artificio e a colpi di clacson. “Gli studenti hanno vinto!”, intonano migliaia di persone per le strade della capitale dopo due anni di proteste antigovernative e contro la corruzione dilagante, che hanno portato Vucic a indire elezioni anticipate. Alcune delle persone dicono che “sembra di vivere in un sogno” e di “non riuscire a credere che sia successo davvero”. Altri alla felicità aggiungono il “timore che sarà come dopo il 5 ottobre”, evocando la resistenza a cedere il potere quando l’allora presidente Slobodan Milosevic perse nel 2000.

Secondo le prime proiezioni diffuse dall’emittente pubblica Rts, la Studentsksa Lista ha ottenuto il 52% dei voti, percentuale che dovrebbe fruttare 138 seggi sui 250 di cui è composto il Parlamento, oltre la soglia della maggioranza, contro il 39,3% di Serbia Unita, che avrebbe così 104 seggi. Nessun’altra coalizione minore ha passato la soglia di sbarramento del 3%, a esclusione di partitini delle minoranze etniche che ne sono esenti.

Diversi importanti partiti di opposizione hanno scelto di non candidarsi esortando i propri sostenitori a dare il loro appoggio agli studenti. Il voto anticipato è arrivato al culmine di quasi due anni di proteste studentesche scatenate dal crollo di una pensilina alla stazione ferroviaria di Novi Sad nel 2024 che causò la morte di 16 persone. Una tragedia attribuita alla corruzione diffusa in Serbia e che portò alle più grandi proteste nazionali dalla caduta di Milosevic.

La maggior parte dei 250 candidati della lista studentesca provengono dall’università e dal mondo delle arti, con scarsa esperienza politica. Il movimento ha un ampio programma, incentrato sull’impegno a combattere la corruzione. In campagna elettorale Vucic si è invece proposto come uno statista indispensabile, in bilico tra l’Unione Europea e la Russia. Sotto crescente pressione, ha indetto le elezioni anticipate citando “forti turbolenze sulla scena politica interna“.

L'articolo Serbia, Vucic riconosce la sconfitta: “Abbiamo perso le elezioni”. Agli Studenti il 52% dei voti. A Belgrado e in altre città è festa per strada proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

La tempesta Boelo si abbatte sul nord Europa: un morto nel Regno Unito, 400mila case senza luce e disagi nei trasporti

Abitazioni senza elettricità, alberi caduti e anche un morto nel Regno Unito. Le violente tempeste che si sono abbattute oggi sul nord Europa hanno causato non pochi problemi in diversi Paesi. La tempesta Boelo ha causato oggi una vittima nel Regno Unito, dove nel tardo pomeriggio decine di migliaia di abitazioni risultavano ancora prive di energia elettrica e i trasporti hanno subito forti disagi a causa di venti violenti. Un uomo di 60 anni ha perso la vita in seguito alla caduta di un albero nel sud-ovest della Scozia, ha reso noto la polizia locale. Secondo un portavoce, l’uomo non si trovava a bordo di un veicolo e il decesso è stato constatato sul posto.

Gravi disagi ai trasporti e alle reti telefoniche anche in Francia. A Lille, nel nord, un corridore è rimasto ferito poco dopo la partenza della maratona cittadina, organizzata per la prima volta dopo 31 anni, dopo essere stato colpito da un albero abbattuto dalle forti raffiche di vento durante la corsa. Il quotidiano locale La Voix du Nord precisa che si tratta di un uomo di 25 anni. Gli organizzatori della gara hanno dichiarato che il corridore non è in pericolo di vita. Secondo le autorità locali, il passaggio delle tempeste Boelo e Austen – avvenuto nel giro di 24 ore l’una dall’altra – ha provocato interruzioni di corrente per oltre 81mila utenze in Gran Bretagna, quasi 60mila in Francia e almeno 10mila in Germania.

Nella regione di Argyll e Bute, nella Scozia occidentale, sono stati registrati venti che hanno raggiunto velocità fino a 135 chilometri orari. Alberi e linee elettriche, abbattuti dal maltempo, hanno bloccato strade e tratte ferroviarie in tutta la Scozia e nel nord dell’Inghilterra. L’Energy Networks Association britannica ha riferito che, nel corso delle tempeste, oltre 400mila abitazioni hanno subito un’interruzione della fornitura elettrica. Mentre in Germania oggi la tempesta Austen ha interrotto l’elettricità per 10mila abitazioni a Friburgo e nelle zone limitrofe nel sud-ovest del Paese. Il maltempo ha colpito anche i Paesi Bassi e il Belgio: a Bruxelles ieri quattro persone sono rimaste ferite dalla caduta di alcuni alberi. In tutto il Nord Europa, centinaia di voli sono stati cancellati o dirottati a causa delle tempeste.

Disagi anche in Scozia per quanto riguarda i trasporti: secondo Network Rail Scotland, la caduta di alberi e cavi, insieme a inondazioni – che hanno raggiunto persino i binari di una stazione a Glasgow – hanno reso necessaria la chiusura di strade e linee ferroviarie. Nel corso del fine settimana, inoltre, sono stati cancellati decine di voli in partenza dagli aeroporti di Leeds–Bradford (Inghilterra), Belfast e George Best (Irlanda del Nord), nonché da Glasgow, Edimburgo, Inverness e Aberdeen (Scozia). Oggi sono stati soppressi anche alcuni collegamenti via traghetto da Belfast verso la Scozia e l’Inghilterra. Parallelamente, le agenzie per l’ambiente britanniche e scozzesi hanno diramato diverse decine di allerte per piene e inondazioni, valide per il tardo pomeriggio. In Irlanda del Nord oggi pomeriggio poco meno di un migliaio di utenze risultavano ancora prive di energia elettrica; il gestore della rete elettrica ha reso noto che, nel frattempo, la fornitura è stata ripristinata per circa 11mila e 500 clienti.

L'articolo La tempesta Boelo si abbatte sul nord Europa: un morto nel Regno Unito, 400mila case senza luce e disagi nei trasporti proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

La leader dell’opposizione Maria Corina Machado torna in Venezuela. E il suo partito lancia una piattaforma per registrare gli elettori

La leader dell’opposizione venezuelana e premio Nobel per la Pace Maria Corina Machado ha annunciato di essere tornata in Venezuela dopo quasi un anno di esilio. “Sono qui. Con voi”, ha scritto in spagnolo su X. Il suo alleato, l’ex candidato presidenziale Edmundo Gonzalez Urrutia, ha rilanciato il messaggio confermando il rientro: “Venezuela! Sono entusiasta di annunciarvi che la nostra leader, la mia cara Maria Corina, è sul suolo venezuelano”. La ‘libertadora’ viveva in esilio dal dicembre dello scorso anno, dopo aver lasciato il Venezuela per recarsi a Oslo a ritirare il Premio Nobel per la Pace 2025 poi clamorosamente donato a Donald Trump, che oggi l’ha definita “una donna molto gentile” aggiungendo: “Spero che sia al sicuro”.

Nicolas Maduro, catturato il 3 gennaio dagli Stati Uniti e ora detenuto al Metropolitan Detention Center di Brooklyn, la definiva “una nazista criminale”. Machado aveva già tentato di tornare in Venezuela nei mesi scorsi, a giugno e a settembre via mare o via aerea, ma le era stato impedito. In Venezuela è accusata di tradimento, terrorismo, cospirazione e omicidio.

Prima degli ostacoli al suo rientro, dall’aprile del 2014 le era stato proibito lasciare il Paese e viveva in clandestinità dalla vittoria di Maduro alle presidenziali. Nel 2015, le era stato impedito di ricandidarsi alle elezioni legislative e nel 2024 a quelle presidenziali, anche se aveva vinto le primarie dell’opposizione con il 90 per cento dei tre milioni di voti totali. Ha poi sostenuto il candidato Urrutia, costretto all’esilio.

Coordinatrice nazionale di “Vente“, il partito della libertà che ha cofondato nel 2013, è stata deputata all’Assemblea nazionale, eletta con il maggior numero di voti alle elezioni per la legislatura del 2010-2015. Era stata espulsa dall’Assemblea nazionale dal presidente della Camera Diosdato Cabello dopo essere intervenuta nel marzo del 2014 al Consiglio permanente dell’Organizzazione degli Stati americani per denunciare le violazioni dei diritti umani del regime di Maduro. Nel 2017 ha fondato, insieme ad Antonio Ledezma e Diego Arria, sostenuti da un Consiglio nazionale, la piattaforma “SoyVenezuela“, alleanza a cui hanno aderito molti settori della società impegnati per riportare il Paese alla democrazia.

Il partito ha lanciato la piattaforma digitale Constructores per registrare i venezuelani residenti nel Paese e all’estero in vista di possibili elezioni. L’iniziativa punta a facilitare l’aggiornamento dei dati e l’iscrizione al registro elettorale, anche in vista di un eventuale rinnovo del Consiglio nazionale elettorale. Gli utenti potranno inserire i propri dati personali e registrarsi attraverso un’identificazione biometrica. Il partito assicura che le informazioni saranno protette e non accessibili alle sue strutture. La piattaforma consentirà inoltre agli iscritti di proporre idee e progetti da sottoporre alla valutazione dei gruppi di lavoro. Da anni l’opposizione denuncia le difficoltà incontrate da migliaia di venezuelani all’estero per iscriversi alle liste elettorali, spesso accessibili soltanto nel territorio nazionale. Il nuovo registro dovrebbe anche aiutare a individuare le aree in cui potrebbero servire punti di iscrizione, qualora si creassero le condizioni istituzionali per organizzare il voto.

L'articolo La leader dell’opposizione Maria Corina Machado torna in Venezuela. E il suo partito lancia una piattaforma per registrare gli elettori proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Primo Centro trapianti di midollo osseo in Palestina, dopo mesi di preparazione lo staff è pronto per avviare l’attività clinica

Dopo mesi di lavoro e preparazione, lo staff della prima Unità di Trapianto della Palestina, all’Istishari Arab Hospital di Ramallah, è pronto a iniziare l’attività clinica. Un progetto realizzato da Soleterre, con il sostegno anche dalla Fondazione Fatto Quotidiano, che ha deciso di essere al fianco dell’ong per aiutare a completare la struttura. E offrire una possibilità di cura a centinaia di bambini della Cisgiordania affetti da tumore o talassemia. La struttura è strategica e fondamentale per il sistema sanitario palestinese, che punta a garantire ai pazienti l’accesso a cure salvavita nel proprio territorio, riducendo la necessità di trasferimenti all’estero e la separazione dalle proprie famiglie.

La pediatra ematologa del San Gerardo di Monza Marta Verna e i volontari hanno lavorato fianco a fianco con i professionisti locali, condividendo procedure e competenze, perché possano restare in Palestina, nelle mani di chi ogni giorno si prenderà cura dei pazienti. Ora il reparto è pronto e si può cominciare. Il team locale è preparato e coeso e sono operativi tutti i servizi: il reparto di trapianto di cellule staminali per adulti e bambini, il servizio di aferesi e il laboratorio di manipolazione cellulare e criopreservazione. I primi risultati saranno il prossimo passo da raccontare.

L'articolo Primo Centro trapianti di midollo osseo in Palestina, dopo mesi di preparazione lo staff è pronto per avviare l’attività clinica proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Ucraina, Mosca apre: “Per arrivare alla pace bisogna parlare anche con l’Europa”

L’incontro sarà una sorta di “prova generale“, quindi è inutile nutrire grandi speranze. Ma nei colloqui trilaterali con Ucraina e Stati Uniti che Mosca si è detta pronta a riprendere una novità ci potrebbe essere: nei prossimi negoziati l’Europa dovrà avere un ruolo, dal momento che finora gli Stati Uniti non sono riusciti a convincere Kiev ad accettare un accordo di pace. A dirlo è stato il consigliere per la politica estera di Vladimir Putin, Yuri Ushakov, in un’intervista alla televisione russa Vesti.

Il 21 ottobre, il presidente russo ha avuto un colloquio con l’inviato speciale del presidente degli Stati Uniti, Steve Witkoff, a San Pietroburgo e ha aperto alla possibilità di colloqui trilaterali che potrebbero tenersi intorno al 10 novembre. In seguito all’incontro, Ushakov ha annunciato che un nuovo ciclo di negoziati potrebbe svolgersi ad Abu Dhabi a metà novembre. Il portavoce presidenziale Dmitry Peskov ha confermato che la capitale degli Emirati Arabi Uniti è tra le possibili sedi. “Ora la prossima scadenza è il 4 novembre, la nostra festa nazionale (giorno in cui la Russia celebra la Giornata dell’Unità Nazionale, ndr). Dopodiché, saremo pronti a riprendere i negoziati”, ha detto Ushakov.

“Dopo Anchorage sembrava che l’amministrazione americana potesse dettare qualcosa e costringere Kiev ad adeguarsi, ma finora questo non ha funzionato”, ha proseguito il consigliere di Putin, riferendosi al vertice tra Donald Trump e Putin tenuto in Alaska il 15 agosto 2025. “Questo perché non basta parlare soltanto con Kiev, bisogna parlare con tutta l’Europa, che sostiene pienamente l’Ucraina”, ha aggiunto il consigliere del Cremlino, secondo cui “forse la posizione dell’Europa in questo contesto è di fondamentale importanza“. Ushakov ha tuttavia ridimensionato le aspettative. “Anche durante il primo incontro potrebbe essere deciso ben poco, forse sarà soltanto esplorativo“, ha precisato, sottolineando che un accordo “richiede ancora lavoro”.

E’ la prima volta che Mosca riconosce esplicitamente la necessità di includere l’intera Europa nel tavolo delle trattative. Fino a questo momento, il Cremlino aveva cercato di isolare o scavalcare l’Unione Europea, ritenendola priva di autonomia e considerandola una semplice esecutrice della linea decisa a Washington.

I primi tre round di colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti si sono svolti il ​​23-24 gennaio, il 4-5 febbraio e il 17-18 febbraio. Il round successivo era previsto dal 5 all’8 marzo nella capitale degli Emirati, ma è stato rinviato a causa dell’avvio della guerra di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. “I colloqui trilaterali con Russia e Ucraina? Ne avremo alcuni molto presto. Penso che entrambe le parti vogliano raggiungere un accordo”, ha detto il presidente Usa Donald Trump parlando con i giornalisti prima di partire per Port Huron, in Michigan. Steve Witkoff è andato a Mosca “soprattutto per discutere un paio di questioni. La guerra in Ucraina, sulla quale penso che succederà qualcosa. E inoltre siamo riusciti a riportare a casa una persona di grande valore che era stata detenuta a lungo durante l’amministrazione Biden. Siamo riusciti a farla tornare”, ha aggiunto, con riferimento a Stephen Hubbard. “Non ho dato nulla in cambio, perché Putin ha ritenuto che fosse una richiesta ragionevole”.

L'articolo Ucraina, Mosca apre: “Per arrivare alla pace bisogna parlare anche con l’Europa” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Per le presidenziali in Serbia l’affluenza più alta degli ultimi 30 anni. La lista degli studenti: “Vucic sta chiamando in strada i suoi sostenitori”

Affluenza altissima in Serbia per le elezioni parlamentari, che vedono la sfida tra la coalizione Aleksandar Vucic – Serbia unita, guidata dal Partito progressista serbo (Sns) e la Lista studentesca, originata dal movimento di protesta. Alle urne è andato il 73,6%, dei 6,4 i milioni di serbi con diritto di voto, record da oltre 30 anni.

Secondo diversi analisti, un’elevata affluenza favorisce la coalizione di opposizione “Lista studentesca”. Dopo aver votato in una scuola materna alla periferia di Belgrado, Vucic ha dichiarato alla stampa di auspicare che le operazioni di voto si svolgano senza intoppi. Interpellato dalla stampa su un suo eventuale ritiro dalla politica in caso di sconfitta, il cinquantaseienne Vucic ha risposto che è necessario attendere i risultati. “Finora tutto è apparso molto ben organizzato e le operazioni di voto si stanno svolgendo senza problemi”, ha osservato Gilles Baum, capo della missione di osservazione elettorale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (Osce).

Ciononostante, l’Ong Center for Research, Transparency and Accountability ha segnalato alcuni episodi, tra cui lievi ritardi nell’apertura del 16% dei seggi e iniziali difficoltà per gli osservatori indipendenti nell’accedere ai centri di voto. In precedenza, l’organizzazione aveva denunciato gravi irregolarità durante la campagna elettorale, come coercizioni ai danni dell’opposizione, varie forme di pressione, compravendita di voti e campagne manipolatorie da parte di organi di informazione vicini a Vucic, la maggior parte dei quali assume posizioni ostili all’opposizione.

In particolare, a Kladovo, nel centro del Paese, un membro dell’opposizione della locale commissione elettorale ha segnalato una anomala e massiccia lista di persone che richiedevano, senza che sia stato certificato un impedimento, di poter votare a casa, cioè non al seggio: numero che sarebbe cresciuto da 115 a 460. La denuncia evidenzia che alcuni membri della commissione avrebbero introdotto liste di nomi consegnate da sconosciuti, sollevando il forte sospetto che centinaia di cittadini siano stati iscritti a loro insaputa. Disordini fisici sono stati segnalati nel Comune di Doljevac, nel sud della Serbia, dove, si legge una trentina di individui dall’aspetto ostile sarebbero entrate in un seggio, “aggredendo alcune persone presenti“. Due aggressioni con spray al peperoncino vengono segnalate a Zvezdara (Belgrado) e Pančevo. A proposito di Pančevo, segnalato anche un gruppo di uomini mascherati che ha aggredito alcuni giovani nei pressi di un seggio elettorale.

Lo riferisce l’emittente serba “N1”, citando il portale locale “Pancevo.city” e le immagini dell’aggressione diffuse sui social media. Secondo la ricostruzione, gli aggressori, vestiti di nero, con cappucci e volti coperti, hanno colpito un gruppo di giovani all’esterno della scuola agraria che ospita il seggio, utilizzando anche bastoni e torce pirotecniche. Uno dei ragazzi è rimasto ferito al volto, come mostrano le immagini pubblicate online. Gli agenti di polizia sono intervenuti sul posto dopo aver appreso dell’accaduto attraverso i mezzi d’informazione. Secondo quanto riferito a “N1” dalla polizia, al momento del primo intervento non risultava presentata una denuncia formale. Queste elezioni sono considerate le più decisive e combattute in Serbia dal 2000.

L'articolo Per le presidenziali in Serbia l’affluenza più alta degli ultimi 30 anni. La lista degli studenti: “Vucic sta chiamando in strada i suoi sostenitori” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Elezioni Brasile, lancio di oggetti al comizio: ferita consigliera pro-Lula. Il presidente: “E’ la violenza dei bolsonaristi”

Forse a centrarla in pieno volto è stato un mattone, forse una bottiglia di vetro. Cambia poco. Nelle ore in cui il Brasile è chiamato al voto per eleggere il nuovo capo dello Stato tra l’uscente Luis Ignacio “Lula” da Silva e Flavio Bolsonaro, la consigliera comunale Iara Pimentel, esponente del Partito dei lavoratori (Pt), è stata colpita al viso e ferita durante un’aggressione contro una manifestazione elettorale a sostegno del presidente e candidato della sinistra, sabato sera a Montes Claros, nello Stato di Minas Gerais.

Alcuni video pubblicati sui social media mostrano un gruppo di manifestanti che indossano le maglie della nazionale di calcio brasiliana mentre lanciano oggetti contro il camion con l’impianto audio sul quale sfilava Pimentel insieme ad altri politici. In un altro filmato, la donna appare priva di sensi, con una ferita vicino all’occhio. In sottofondo, un uomo non identificato condanna gli attacchi e dichiara che verranno chiamate le forze dell’ordine. La consigliere ha perso conoscenza ed è stata trasportata d’urgenza in ospedale dove è stata sottoposta a esami e tenuta in osservazione.

Anche il deputato federale Paulo Guedes presente alla manifestazione, è stato bersaglio del lancio di oggetti. Immagini pubblicate sui social network e rilanciate dai media locali mostrano il momento dell’aggressione. Il Partito dei lavoratori di Minas Gerais e altri esponenti politici hanno condannato l’attacco e chiesto che i responsabili siano identificati e perseguiti. Insegnante, Pimentel è stata eletta consigliera comunale nel 2020 e rieletta nel 2024. Si occupa della tutela dei lavoratori dell’istruzione e delle donne vittime di violenza domestica.

“A Montes Claros un gruppo di sostenitori di Bolsonaro che si trovavano in un bar ha lanciato un mattone contro una nostra consigliera – ha commentato Lula uscendo dalla scuola di Sao Bernardo do Campo, nello Stato di San Paolo, dove ha votato -. C’è un’altra notizia di un decesso avvenuto a Corumbá. Una dimostrazione di violenza contro chi vuole la democrazia”, ha concluso Lula. “Non ho mai visto così tante donne, così tanti uomini, così tanti giovani piangere e invocare la democrazia. Il rovescio della medaglia è la violenza che dalla parte del bolsonarismo si sta imponendo alla nazione brasiliana”, ha detto ancora il presidente uscente.

L'articolo Elezioni Brasile, lancio di oggetti al comizio: ferita consigliera pro-Lula. Il presidente: “E’ la violenza dei bolsonaristi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Obama, comizio-show in Michigan per tirare la volata al candidato dem Abdul el-Sayed: “Usano la tua fede per attaccarti, ma non funzionerà”

Si infiamma la battaglia politica per il seggio del Michigan, una delle sfide decisive per il controllo del Senato americano alle elezioni di midterm del 3 novembre. Ieri il candidato democratico al Senato Abdul El-Sayed ha avuto l’endorsement più importante, quello di Barack Obama. L’ex presidente degli Stati Uniti è salito sul palco di Detroit e ha abbracciato il 42enne, prima di dare il via a un comizio-show in cui ha più volte accostato la propria storia a quella del medico che potrebbe diventare il primo senatore musulmano degli Stati Uniti.

“Si respira aria di cambiamento” ha esordito Obama. Parlando dei quasi vent’anni trascorsi in politica, l’ex presidente ha scherzato dicendo di essere impegnato in campagne elettorali da troppo tempo. Poi ha aggiunto che proprio grazie a questa esperienza “riesco a capire quando arriva un’elezione che dà una sensazione un pò diversa“, in cui “le persone sono così pronte a qualcosa di nuovo, così desiderose di qualcosa di meglio, così stanche e sfinite da non poterne più, al punto che ovunque si vada si ha la sensazione che nell’aria ci sia un cambiamento. E in Michigan, è proprio questo che percepisco in questo momento”, ha affermato Obama. Che poi si è rivolto a El-Sayed, ricordando la sua esperienza. “Useranno il tuo nome o la tua fede per suggerire che sei in qualche modo pericoloso, meno affidabile o patriottico. Che sei meno americano. È un film che abbiamo già visto, ma questa roba- ha concluso – non ha funzionato con me e non funzionerà con te“. Davanti a migliaia di sostenitori Obama ha difeso il programma progressista del candidato democratico, che punta sulla lotta alla povertà e il sostegno alla sanità pubblica, presentandolo come il volto di un cambiamento autentico e respingendo gli attacchi alla sua identità musulmana. “Abdul si batte per il cambiamento, un cambiamento vero“, ha detto l’ex presidente, evocando lo spirito della campagna che nel 2008 lo portò alla Casa Bianca.

Dopo il comizio, Trump è tornato ad attaccare l’ex presidente, definendolo “gravemente incompetente“. “Ora sta facendo campagna per un jihadista dei Fratelli Musulmani che odia gli ebrei, i neri, gli americani e Trump, e perderà”, ha scritto nelle scorse ore su Truth. Oggi l’inquilino della Casa bianca è atteso a Port Huron, in Michigan, per sostenere il candidato repubblicano Mike Rogers. Il comizio è in programma alle 15 ora locale, le 20 in Italia, al McMorran Place Sports and; Entertainment Center. Sempre oggi Bernie Sanders parteciperà a un comizio con El Sayed a Grand Rapids.

L'articolo Obama, comizio-show in Michigan per tirare la volata al candidato dem Abdul el-Sayed: “Usano la tua fede per attaccarti, ma non funzionerà” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Israele, Netanyahu a 48 ore dal voto: “Se non vinco si rischia la seconda Shoah”. E posta una foto fake dell’atomica su Tel Aviv

Un fungo atomico che si leva, mentre l’onda d’urto dell’ordigno si propaga su Tel Aviv radendola al suolo. A 48 ore dalle elezioni parlamentari che decideranno del suo futuro, Benjamin Netanyahu sceglie ancora una volta il linguaggio della paura per indicare nell’Iran un “pericolo esistenziale reale e concreto”. Il primo ministro israeliano ha postato su X un’immagine generata con l’intelligenza artificiale per rilanciare uno scritto attribuito a Yuval Bloomberg, autore del libro The Oslo Trap, nel quale il commentatore analizza in chiave fortemente critica gli Accordi di Oslo del 1993, sostenendo che le concessioni e la ricerca di una pace illusoria abbiano gravemente compromesso la sicurezza e l’identità dello Stato ebraico.

“Leggete le cose importanti di Yuval Blumberg”, scrive il leader del Likud, postando un testo in cui si legge: “Lo Stato di Israele si trova in un pericolo esistenziale reale e concreto. Tutto è così futile di fronte al pericolo esistenziale dell’Iran e dell’asse sciita. Le tempeste inscenate e inventate di volta in volta sono pensate per distogliere l’attenzione dalla cosa più importante: terminare il lavoro in Iran“, si legge, in riferimento alla guerra scatenata contro Teheran da Israele e Stati Uniti il 28 febbraio.

“Abbiamo altri due anni di Trump per finire il lavoro in Iran, e non si sa cosa succederà dopo, che si tratti di Kamala Harris o di qualche candidato mediocre qualunque. Questa è la finestra temporale che ci resta per completare il lavoro necessario a garantire la nostra esistenza fisica per gli anni a venire. Tutte le risorse dello Stato necessarie devono essere investite in questa missione. Qatar, ultraortodossi, Orich, reclutamento, avvisi (sul 7 ottobre, ndr) – dice ancora il testo, in riferimento agli scandali politici e alle difficoltà che Netanyahu ha affrontato nell’ultimo mandato -. Tutto è un enorme schermo di fumo per nascondere l’unico argomento che svetta su tutti gli altri con un margine enorme”. Quale? La necessità di portare a termine la guerra all’Iran e rovesciare il regime degli ayatollah.

“Le generazioni future non ci perdoneranno se mancheremo la finestra di opportunità storica che ci permette di tentare e completare la missione più critica che il nostro generazione affronta – si legge ancora -. Non accadrà con un primo ministro tenuto per la gola dai Fratelli Musulmani e dai loro complici terroristi. Non accadrà con un primo ministro incapace di alzare il telefono e condurre una conversazione intima e continua con Trump”.

Quindi l’evocazione della minaccia peggiore e più temuta dal popolo israeliano: “L’odio per Netanyahu, per quanto possa essere mondo e dintorni per un intero campo, non aiuterà contro la bomba iraniana. Chiunque si preoccupi della propria esistenza fisica, di quella della sua famiglia e dei suoi cari – conclude il testo -, dovrebbe tremare la mano prima di votare qualcuno che non sarà in grado di completare la missione, condannando così se stesso e la sua famiglia al pericolo di una seconda Shoah, a causa del suo odio politico o di una stupida e insignificante tempesta emotiva”.

Immediate le reazioni delle opposizioni. “Netanyahu, sei in uno stato di isteria – ha scritto su X Gadi Eizenkot, il principale rivale del premier nell’appuntamento con le urne del 27 ottobre -. Come in ogni campagna elettorale, stai ricorrendo ancora una volta alle solite tattiche: menzogne e allarmismo. Questa volta, minacci i cittadini di Israele prospettando un annientamento di massa, e tutto ciò dopo aver fallito nel raggiungere i tuoi obiettivi bellici nei confronti dell’Iran”. “Hai fallito. E tra due giorni, il popolo di Israele te lo dimostrerà chiaramente alle urne. Formeremo il prossimo governo e guideremo Israele verso la sicurezza e la prosperità”, ha aggiunto.

Yair Golan, da parte sua, ha chiesto che Netanyahu “venga tenuto lontano dai social“. “Lui e il suo entourage hanno perso la testa. La pressione sta aumentando – ha scritto su X il leader dei Democratici – Martedì sostituiremo coloro che seminano il panico e ridaremo a Israele sicurezza e salute mentale”.

L'articolo Israele, Netanyahu a 48 ore dal voto: “Se non vinco si rischia la seconda Shoah”. E posta una foto fake dell’atomica su Tel Aviv proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

In California agricoltori in crisi: «Costi troppo alti, non reggiamo a lungo»

Quattro anni in più per il break-even. «Un coltivatore qui vicino mi ha appena raccontato di aver spostato il punto di pareggio da 7 a 11 anni» racconta Danielle Veenstra,...

  •  

“Sono stata licenziata dopo 30 anni in una azienda. A 60 anni mi sono trasferita tra i ghiacci dell’Antartide per un nuovo lavoro”: la svolta di Amy Lee

Per trent’anni la sua vita professionale ha avuto un solo nome: la multinazione informatica HP. May Lee, oggi sessantenne, ci è arrivata da giovane e ci è rimasta fino a ricoprire il ruolo di responsabile marketing e comunicazione. Poi il licenziamento. E la scelta, invece di cercare un altro impiego nel settore, di guardare altrove. Altrove, per lei, significava il ghiaccio. Lee aveva già visitato l’Antartide due volte in vacanza, e ne era rimasta conquistata. Allora ignorava che fosse possibile lavorarci. Quando ha scoperto che lo era, non ha avuto dubbi: doveva candidarsi. Lo riporta Business Insider.

Il Programma antartico degli Stati Uniti è gestito dalla National Science Foundation, che affida il supporto operativo a diverse aziende, ciascuna con un ambito specifico.

A metà aprile Lee ha inviato tre candidature: coordinatrice alloggi, tecnico di assistenza al service desk e vice supervisore alle forniture. Lo ha fatto con il curriculum che aveva usato per anni con l’elenco dei suoi vari incarichi.

La risposta più rapida è stata anche la più amara. Nel giro di una o due settimane è arrivata una mail di rifiuto per il ruolo di coordinatrice: non possedeva, si leggeva, “i requisiti minimi”. Un esito che l’ha sorpresa. Solo allora si è messa a studiare come funzionano le selezioni in Antartide, scoprendo, un po’ tardi, quanto siano competitive. Dai blog ha appreso che chi non adatta il curriculum alla lettera all’annuncio viene scartato. Ed è convinta che sia andata così.

L'articolo “Sono stata licenziata dopo 30 anni in una azienda. A 60 anni mi sono trasferita tra i ghiacci dell’Antartide per un nuovo lavoro”: la svolta di Amy Lee proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Hebron sotto l’assedio di Israele: 2200 palestinesi costretti a lasciare casa, decine di demolizioni. Sindaco:”Paghiamo punizione collettiva”

Oltre 2mila e 200 palestinesi stanno pagando la rappresaglia di Israele, per l’attacco fatto da due uomini armati che venerdì hanno ucciso due soldati di Tel Aviv a un check point all’uscita di Hebron, città del sud della Cisgiordania. Centinaia di famiglie sono state costrette a lasciare le proprie case senza un posto dove andare, alcune svegliate nel cuore della notte da soldati armati e fatte uscire in strada con le loro poche cose. La città è sotto assedio da venerdì, da quando il premier Netanyahu, in piena campagna elettorale, ha annunciato una durissima operazione militare circondando la città e chiudendo alle auto gli accessi e le uscite. “Venerdì le forze israeliane hanno effettuato incursioni nelle zone di al-Jalda ed Ein Deir Bahha, costringendo circa 2.200 palestinesi ad abbandonare le proprie case” ha raccontato il sindaco di Hebron Tayseer Abu Sneineh ad Al Jazeera. “I residenti non possono né entrare né uscire da Hebron dopo la decisione di Israele di chiudere la città”, ha detto il sindaco affermando che “la politica di Israele è chiara: si basa sulla città del sud della Cisgiordania del popolo palestinese”.

Secondo quanto riferito ad Al Jazeera dalla Palestinian Prisoners’ Society, le forze israeliane hanno arrestato 47 palestinesi a partire da venerdì. Circa 2.200 persone sono state sfollate dalle loro case a Hebron. Tra queste persone risultano 127 bambini, 81 donne incinte e centinaia di palestinesi anziani e affetti da malattie croniche. Decine di case e attività sono già state demolite dalle ruspe. Alcuni video postati online dall’attivista palestinese Issa Amro mostrano strade rase al suolo. “Stiamo subendo una punizione collettiva per qualcosa che né abbiamo fatto né sostenuto. La nostra sofferenza viene trasformata in materiale politico per le elezioni di Israele, mentre famiglie innocenti pagano il prezzo” ha scritto su X. Fuori Hebron diversi taxi si sono accumulati davanti ai varchi controllati dall’esercito israeliano, in attesa dei palestinesi costretti ad attraversarli a piedi. Secondo ‘Basma Radio, un canale Telegram utilizzato dai palestinesi per monitorare i posti di blocco e le chiusure stradali, tutti gli accessi alla città sono stati preclusi ai veicoli. L’agenzia di stampa palestinese Wafa ha riferito che le truppe israeliane hanno costretto decine di residenti a evacuare le proprie case. I reporter dell’Associated Press hanno osservato bandiere israeliane esposte su un’abitazione di Deir Baha, requisita per scopi militari.

In una nota l’esercito israeliano parla di “operazioni in 400 obiettivi all’interno di 40 località nell’ambito un’operazione antiterrorismo, concentrandosi su aree identificate come roccaforti di Hamas”. Sostiene di aver arrestato “circa 40 sospettati, tra cui terroristi affiliati a Hamas e Jihad Islamica e individui coinvolti in attività di istigazione, disordini pubblici e lancio di pietre”. Venti arrestati provengono da Hebron e Halhul. L’Idf afferma di aver anche ”rimosso monumenti commemorativi dedicati a terroristi che avevano preso parte ad attacchi in cui sono stati uccisi civili israeliani”. In un’intervista alla tv pubblica Kan, il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha avvisato le famiglie e i residenti cacciati da casa: “Non sarà consentito tornare nel loro quartiere finché non avremo affrontato tutte le questioni legate a Hamas a Hebron”.

L'articolo Hebron sotto l’assedio di Israele: 2200 palestinesi costretti a lasciare casa, decine di demolizioni. Sindaco:”Paghiamo punizione collettiva” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Nyt: “Teheran pronta a colpire personale Usa, sono considerati obiettivi legittimi”

Teheran è convinta che Israele e Stati Uniti si stiano preparando al terzo grande attacco su vasta scala contro la Repubblica islamica in 16 mesi, motivo per cui sarebbe in una “fase avanzata” la pianificazione da parte dell’Iran di attacchi contro funzionari statunitensi. Il timore all’interno dell’amministrazione Trump viene ribadito dal New York Times, che cita due fonti iraniane – tra le quali un ufficiale dei Guardiani della Rivoluzione, i Pasdaran – secondo cui tra gli obiettivi possibili ci sarebbero effettivamente diplomatici e personale americano, obiettivi che hanno detto di considerare “legittimi” dopo le operazioni militari dei mesi scorsi di Usa e Israele contro l’Iran. Osservazioni sulla portata delle capacità iraniane a parte, il conflitto in Medio Oriente, è la sintesi del giornale, è entrato in una nuova fase in cui una serie di fattori, dalle elezioni in Israele e negli Usa alla possibilità che le parti cerchino pretesti per l’azione, creano livelli di tensione e rischio sempre più elevati.

Funzionari Usa, rilancia il Nyt, affermano di essere concentrati su elementi delle informazioni di intelligence più recenti secondo cui gli iraniani potrebbero tentare di uccidere ambasciatori americani in Medio Oriente e funzionari americani in territorio Usa, quello che il quotidiano sottolinea essere un vecchio obiettivo dell’unità 840, unità d’élite iraniana, ricordando come “la storia insegni che le ambizioni dell’Iran sono spesso superiori alle sue capacità“. Fonti americane e alleati europei, evidenzia ancora il giornale, hanno sottolineato come le notizie di intelligence su possibili attacchi siano aumentate dopo i fatti nel Regno Unito, dopo l’allarme nella base Raf Fairford usata dalle forze Usa. E le fonti citate hanno precisato che le informazioni di intelligence valutate da ufficiali di alto livello includono la pianificazione da parte dell’Iran di un’eventuale risposta a possibili operazioni di Usa o Israele. In questo contesto, stando a una fonte, ci sarebbero prove che gli iraniani abbiano agenti negli Usa “che non sono semplicemente cittadini iraniani“.

Dal punto di vista politico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha portato l’attenzione sullo stretto di Hormuz, dove la situazione non tornerà “allo stato in cui si trovava prima delle due recenti guerre”. Il conflitto in corso, ha proseguito, “ha cambiato tutto. Le rotte attraverso lo Stretto di Hormuz non saranno più quelle di un tempo”. Araghchi ha inoltre aggiunto che l’Iran ha sottolineato agli intermediari che la guerra deve cessare su tutti i fronti della regione, “altrimenti la pace rimarrà irraggiungibile”. Riferendosi a recenti dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump, che non ha escluso l’ipotesi di nuovi attacchi contro l’Iran, Araghchi ha sottolineato: “Si parla di una nuova guerra, ma io sto già pensando al periodo successivo alla guerra. Indipendentemente dal fatto che una guerra scoppi o meno, le nostre politiche rimangono invariate. Se prevarrà un minimo di razionalità, non tenteranno nuovamente un’aggressione militare contro l’Iran. Ci hanno già provato due volte e hanno visto come è andata a finire. Se dovessero tentare ancora una volta, sanno bene che il risultato non sarà diverso da quello che hanno sperimentato in passato”.

L'articolo Nyt: “Teheran pronta a colpire personale Usa, sono considerati obiettivi legittimi” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Tel Aviv, in migliaia in piazza contro Netanyahu a tre giorni dalle elezioni

Migliaia di persone si sono radunate a Tel Aviv per una grande manifestazione antigovernativa, a tre giorni da elezioni generali considerate da molti come un referendum sul primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. “Abbiamo bisogno di un governo che abbia a cuore i propri cittadini. Dobbiamo sapere cosa ci ha portato al massacro del 7 ottobre”, ha dichiarato durante la manifestazione Sigal Manzuri, le cui due figlie sono state uccise nell’attacco di Hamas contro Israele del 7 ottobre 2023.

L'articolo Tel Aviv, in migliaia in piazza contro Netanyahu a tre giorni dalle elezioni proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Elon Musk accusa: “Kiev ha usato Starlink per uccidere persone”. La replica: “Falso, in Russia non funziona”

Il sistema satellitare Starlink/Starshield usato dall’Ucraina nella guerra di difesa contro la Russia è tornato a operare a pieno regime dopo giorni di malfunzionamenti, ma la polemica non si placa. Elon Musk ha pubblicato un post su X parlando per la prima volta delle interruzioni riscontrate dai dispositivi prodotti dalla sua azienda Space X e utilizzati dall’esercito ucraino. Nel post il miliardario ha accusato l’Ucraina di aver violato i termini di utilizzo del suo servizio internet Starlink: “L’uso di Starlink, un servizio commerciale civile, per attacchi di droni offensivi volti a uccidere persone non è mai stato consentito, né dovrebbe esserlo”.

Musk ha aggiunto che SpaceX, che gestisce la rete satellitare, ha chiuso il “loophole” (“scappatoia”), senza tuttavia fornire dettagli tecnici precisi. Ha inoltre voluto marcare una netta distinzione tra Starlink, descritto come un servizio civile, e Starshield, un sistema parallelo sviluppato da SpaceX ma controllato direttamente dal governo degli Stati Uniti che può essere impiegato per scopi militari: “Starshield, un sistema diverso, è controllato dal governo degli Stati Uniti. Ciò che decidono di fare dipende da loro”.

“Starlink – ha aggiunto il miliardario sudafricano – rimane fondamentale per la difesa dell’Ucraina, in quanto è l’unico sistema che non può essere oscurato o fatto saltare in aria, almeno per ora. Se Starlink venisse disattivato, la linea del fronte ucraino crollerebbe immediatamente. Questa NON è una minaccia – ha tenuto a specificare -, è semplicemente la constatazione di un fatto”.

Poco prima che Musk lanciasse dure accuse ai critici affermando di provare “totale disprezzo per i malvagi guerrafondai che fanno sfoggio di virtù”, in Ucraina la situazione ha iniziato a sbloccarsi. Volodymyr Zelensky ha confermato che i droni hanno ripreso a volare a velocità normali dopo oltre una settimana di tensioni e rallentamenti che avevano gravemente ostacolato le operazioni militari al fronte. Le interruzioni avevano infatti ridotto la velocità dei droni ucraini a medio raggio a meno di 40 miglia orarie (circa 65 km/h), facendone precipitare molti per perdita di segnale e lasciando le truppe e le infrastrutture civili più esposte ai contrattacchi russi.

Il ripristino delle piene funzionalità è avvenuto a seguito di forti pressioni politiche a Washington, dove un gruppo bipartisan di senatori ha minacciato di bloccare le nomine dell’amministrazione Trump se non fossero state ripristinate le capacità operative di Starshield in Ucraina. SpaceX ha poi inviato una lettera al Congresso confermando di aver riallineato il servizio commerciale Starlink alle priorità politiche del governo statunitense.

Le affermazioni di Musk sull’uso di Starlink per scopi offensivi sono state fermamente respinte da Kiev. “È molto strano che Elon Musk non sia a conoscenza delle restrizioni sul funzionamento di Starlink in Ucraina – ha scritto su Telegram Serhiy Beskrestnov, esperto militare di primo piano nel campo delle radiotecnologie, delle telecomunicazioni e della guerra elettronica e consulente di Zelensky -. A partire dall’inverno del 2026, tutti i terminali Starlink sul territorio dell’Ucraina (compresi i territori occupati) hanno un limite di velocità di movimento di 70-90 km/h. Sul territorio della Russia, Starlink non funziona. Di conseguenza – conclude Beskrestnov -, non POSSIAMO FISICAMENTE UTILIZZARE IL SERVIZIO COMMERCIALE STARLINK per attacchi di tipo ‘deep strike’ (a lungo raggio) e ‘middle strike’ (a medio raggio)”.

Anche Serhii Sternenko, ex consulente del ministero della Difesa ucraino, respinge le accuse di Musk, spiegando in un post su Telegram come la gestione dei dispositivi sia rigidamente regolata. Per fare chiarezza sul meccanismo, ha precisato che “nel febbraio di quest’anno sono state introdotte delle ‘liste bianche‘”, veri e propri registri di sicurezza gestiti dal governo nei quali potevano essere registrati i terminali fissi sia per scopi militari sia per necessità civili e umanitarie. Tuttavia, il blocco scatta quando i dispositivi si spostano rapidamente: “Affinché un qualsiasi terminale satellitare potesse funzionare in movimento, era necessario inserirlo in una lista speciale e collegarlo al sistema militare Starshield. Altrimenti, nessun terminale di comunicazione satellitare in Ucraina funzionava”. Quindi “utilizzare proprio lo Starlink civile per eseguire missioni con i droni era tecnicamente impossibile“. “Tutte le missioni dei droni che richiedevano una comunicazione satellitare potevano essere effettuate esclusivamente utilizzando Starshield – conclude Sternenko -. L’Ucraina non ha violato i termini d’uso“.

Nel frattempo i due eserciti continuano a scambiarsi colpi. Una persona è morta e altre dieci sono rimaste ferite in seguito all’attacco con droni contro Belgorod, in Russia, secondo quanto riferito dal centro operativo regionale.

“Quasi ogni giorno” gli “attacchi brutali” della Russia in Ucraina “provocano morti e feriti”, come quelli, avvenuti ieri sera, in cui sono rimaste uccise quattro persone nella regione di Dnipro, ha scritto su X Zelensky. “Altre 22 persone sono rimaste ferite, tra cui una bambina di 11 anni”, ha aggiunto il presidente ucraino.

Zelensky ha riferito inoltre che a Vinnytsia, a sud-ovest di Kiev, un drone russo ha colpito un edificio residenziale a più piani e sei persone sono rimaste ferite, mentre a Kharkiv “i russi hanno prima colpito un ipermercato di bricolage e articoli per la casa, per poi sferrare cinicamente un attacco doppio (double-tap) contro i soccorritori giunti sul posto”, con “alcuni operatori dei servizi di emergenza rimasti feriti”.

L'articolo Elon Musk accusa: “Kiev ha usato Starlink per uccidere persone”. La replica: “Falso, in Russia non funziona” proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Serbia al voto, la lista degli studenti sfida il partito di Vucic. Perché il voto a Belgrado è importante per l’Europa

Milosh si è laureato due giorni fa in ingegneria al politecnico di Milano e spera che il suo regalo sarà la vittoria alle elezioni di oggi della Lista degli Studenti che è nata proprio nella sua città di origine: Novi Sad. È proprio in questa città della Serbia dove due anni fa ha cominciato a formarsi il movimento studentesco che potrebbe far perdere la scommessa all’ex presidente della Repubblica, già primo ministro, Alexandar Vucic, dimessosi tre mesi fa allo scopo di indire elezioni legislative anticipate e candidarsi di nuovo alla guida dell’esecutivo, non potendo più aspirare a rimanere alla presidenza per la terza volta quando l’anno prossimo i 6.5 milioni di serbi aventi diritto al voto dovranno eleggere il nuovo capo dello Stato.

Vucic pur essendo al potere da 14 anni con il suo “partito Progressista Serbo” (SNC) neo liberista conservatore non ne vuole sapere di lasciarlo nonostante da ben 24 mesi ci siano manifestazioni di massa contro di lui e il suo partito. Iniziate nelle università di Novi Sad, in seguito alla caduta di una pensilina da poco ristrutturata della stazione ferroviaria in cui rimasero uccise 16 persone, tra le quali alcuni universitari, le dimostrazioni hanno subito coinvolto oltre agli studenti anche i docenti di tutte le scuole e buona parte della società civile. La ragione principale della rabbia popolare, estesasi di giorno in giorno a tutto il paese, è la corruzione di Stato. Il crollo della pensilina appena rifatta con i soldi pubblici è diventato insomma l’emblema della massiccia corruzione governativa e istituzionale. Che è una delle cause per cui la Serbia non è ancora riuscita a entrare nell’Unione Europea a cui aspira da tempo.

L’esito delle legislative è dunque rilevante non solo per i serbi ma anche per noi europei e per Russia e Cina, con le quali Belgrado ha da sempre rapporti stretti. Inoltre la parzialità dei media, le intimidazioni agli elettori e le irregolarità nelle liste elettorali fanno sì che qualsiasi risultato potrà tuttavia essere contestato, scatenando proteste di massa e aggravando l’instabilità regionale. “Temo che Vucic farà di tutto per evitare la sconfitta, mi aspetto brogli o peggio”, sottolinea Milosh rientrato in Serbia per votare.

I sondaggi danno SNS e la lista degli studenti testa a testa. Senza il raggiungimento della maggioranza assoluta dei seggi e a causa del sistema proporzionale c’è chi avverte potrà essere impossibile formare una coalizione di governo costringendo il paese a nuove elezioni.

L’SNS di Vucic è il fulcro della lista “Serbia Unita“. Il partito si affida al controllo delle casse pubbliche, a una copertura mediatica favorevole e a un forte sostegno nazionalista, grazie anche alla recente decisione populista di onorare con funerali di Stato il criminale di guerra e genocida Ratko Mladic.

La Lista degli Studenti rifugge le gerarchie di partito e la figura di un unico leader, preferendo accademici e professionisti stimati a livello locale, e opera attraverso le reti universitarie. Ciò significa che i tradizionali partiti di opposizione serbi sono stati in gran parte emarginati, con il loro sostegno complessivo sceso dal 30% al 10-15%. Alcuni partiti si sono dissolti per confluire nella Lista studentesca, mentre altri, come Serbia Europea, alleata naturale nonchè speranza degli studenti, potrebbero non superare la soglia elettorale del 3%. Questa partita elettorale cruciale non solo per il futuro della Serbia potrebbe dunque continuare la prossima settimana, quando i numeri si trasformeranno in trattative e maggioranze.

L'articolo Serbia al voto, la lista degli studenti sfida il partito di Vucic. Perché il voto a Belgrado è importante per l’Europa proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

Rubio visita la più grande raffineria del mondo in India. Trump vuole un accordo con Nuova Delhi per abbassare ancora il prezzo del gasolio

Durante i viaggi ufficiali, solitamente i ministri o i diplomatici si concedono dei momenti privati per visitare determinati siti o luoghi d’interesse nei Paesi che li stanno ospitando. Il segretario di Stato Usa, Marco Rubio, ha tenuto fede a questa tradizione durante la sua recente visita in India. A destare curiosità è stata però la meta scelta: la raffineria di Jamnagar, nello Stato indiano nordoccidentale di Gujarat. Il funzionario statunitense ci è arrivato dopo la tappa compiuta a Mumbai, capitale finanziaria del subcontinente, un itinerario che fa capire la natura soprattutto economica del suo viaggio nel Paese asiatico.

Prevedere un programma di questo tipo è servito all’amministrazione Trump per due scopi principali: primo, evitare tensioni politiche con l’India in una fase di grande vicinanza tra Stati Uniti e Pakistan, arcinemico del gigante asiatico. Ulteriore dimostrazione di questa volontà è il fatto che Rubio non abbia incontrato il primo ministro indiano, Narendra Modi, ma solamente il suo omologo, Subrahmanyam Jaishankar. Secondo, in questa fase di avvicinamento alle ormai prossime elezioni statunitensi di midterm, l’attenzione della Casa Bianca è tutta dedicata alla necessità di ottenere risultati che gli elettori Usa possano toccare con mano.

E qui si arriva all’impianto di Jamnagar, controllato dalla famiglia del multimiliardario Mukesh Ambani attraverso la società Reliance Industries. La raffineria è la più grande al mondo, al punto da essere in grado di produrre fino a 1,4 milioni di barili di petrolio al giorno, quasi il 2% globale. Un’altra sua particolarità è la capacità di raffinare anche greggio ultra-pesante, come quello che ad esempio esce dai pozzi petroliferi del Venezuela, che richiede cicli di lavorazione molto sofisticati e approfonditi prima di poter essere immesso sul mercato come carburante. Il riferimento al Paese sudamericano non è casuale. Già attualmente l’India è il secondo principale acquirente di greggio proveniente dal Venezuela dietro agli Stati Uniti, che sostengono il governo ad interim che guida Caracas dopo la cattura di Nicolas Maduro del gennaio scorso.

Non sono trapelate dichiarazioni ufficiali dopo la visita di Rubio all’impianto, ma è chiaro come l’obiettivo statunitense sia far sì che l’India aumenti ulteriormente le importazioni di petrolio dal Paese sudamericano e continui a immettere sul mercato diesel a basso costo per calmierare i prezzi a livello globale. C’è da dire che Jamnagar opera già quasi al massimo della sua capacità di raffinazione, ma in ogni caso un maggiore acquisto di petrolio venezuelano potrebbe ridurre le importazioni indiane di greggio russo, uno dei fattori che negli ultimi mesi ha causato maggiori attriti lungo l’asse Washington-Nuova Delhi. Certo, recentemente il presidente Usa Donald Trump ha cambiato tono nei confronti di Mosca – sempre guardando alla riduzione del prezzo del diesel – ma anche solo la diversificazione delle rotte di approvvigionamento favorisce la calma sui mercati internazionali.

Un altro tema che probabilmente è stato affrontato è quello dell’investimento di Reliance Industries sul territorio statunitense. A marzo scorso Trump ha annunciato che la conglomerata indiana avrebbe realizzato una raffineria nei pressi di Brownsville, in Texas, ma da quel momento non sono emersi altri dettagli. Una situazione che ha portato molti osservatori a mettere in dubbio la volontà degli Ambani di procedere. Un tentennamento legato probabilmente anche alla grande vicinanza dell’imprenditore indiano al primo ministro Modi che potrebbe spingere Reliance a tenere in stand-by l’operazione come leva politica nei confronti degli Stati Uniti in una fase di tensione anche sul fronte economico.

Durante la sua visita nel subcontinente, Rubio ha però affermato che la definizione dell’accordo commerciale tra India e Stati Uniti è “incredibilmente vicina”, un’intesa che dovrebbe regolamentare a 360 gradi gli scambi tra i due Paesi e scongiurare l’introduzione di dazi da parte di Washington. Apparentemente, quello del segretario di Stato Usa è stato un viaggio interlocutorio, ma in vista del midterm per Trump ogni sforzo può essere decisivo.

L'articolo Rubio visita la più grande raffineria del mondo in India. Trump vuole un accordo con Nuova Delhi per abbassare ancora il prezzo del gasolio proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌