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Russian titanium plant in Urals reportedly hit by Ukrainian drones, 1,500 km from Ukraine

finland confirms ukrainian drone its airspace kyiv's baltic strike campaign pushes deeper north – helsinki alert · post preparing launch long-range an-196 liutyi one-way attack photo_5224400079031496980_y (1) ukraine news reports

A drone attack damaged an industrial facility in Russia’s Perm Krai early on 25 October, injuring five workers, Ukrainian monitoring channel Exilenova+ reported. Exilenova+ identified the target as the AVISMA chemical and metallurgical plant in Berezniki, around 1,500 km from Ukraine’s border. 

The reported strike highlights Ukraine’s ability to reach industrial facilities deep inside Russia that support its military-industrial complex. 

AVISMA produces titanium materials used in aviation and aerospace manufacturing, including military aircraft, aircraft engines, missiles, and space technology, according to Exilenova+.

Regional governor Dmitry Makhonin said the industrial facility sustained damage but continued operating normally. He said five workers were injured in the attack.

A target deep inside Russia

Perm Krai lies in Russia’s Ural region, roughly 1,500 km from Ukraine’s border. The distance places the reported strike far beyond Russia’s border regions, where Ukrainian drone attacks have frequently targeted military and industrial infrastructure.

The reported attack follows a broader Ukrainian campaign against Russian industrial and energy facilities linked to the country’s war effort. 

Russia’s Defense Ministry claimed that air defenses intercepted and destroyed 532 Ukrainian drones overnight across 23 Russian regions and over the Sea of Azov, according to Russian state news agency TASS. 

The reported interceptions included drones over Perm Krai, as well as regions around Moscow and areas in southern and western Russia. The figures have not been independently verified.

The extent of damage at AVISMA and any impact on its operations have not been independently established.

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A PresaDiretta l’inchiesta sulla galassia di Vannacci su TikTok: “Migliaia di account sospetti registrati in Benin e Nigeria”

Domenica 25 ottobre alle 20.30 su Rai 3, nuovo appuntamento con PresaDiretta. Il programma di Riccardo Iacona affronta il tema del rapporto tra Ai e democrazia; mentre PresaDiretta Open è dedicata al conflitto in Medioriente.

Palantir, il colosso fondato da Peter Thiel, è diventato il cervello tecnologico di Pentagono ed eserciti, mentre bot farm e macchine per la propaganda create con l’utilizzo dell’Intelligenza artificiale ci profilano e orientano il nostro voto, le telecamere ci osservano e gli archivi di oggi addestreranno le intelligenze artificiali di domani. Chi governa gli algoritmi, potrebbe governare anche noi? E poi un importante reportage da Gaza, tra annunci di ricostruzione, cantieri mai partiti e violenze mai cessate: che fine hanno fatto soldi e promesse?

PresaDiretta Open, nella prima parte della serata, si chiede che fine abbia fatto il Board of Peace, il Consiglio internazionale presieduto da Trump per guidare la ricostruzione di Gaza. Grazie alle immagini girate da Yasser, filmaker palestinese, PresaDiretta racconta una Striscia dove il 94% della popolazione è sfollato, dove l’Onu ha contato 1400 palestinesi uccisi dal cessate il fuoco a oggi e dove l’esercito israeliano controlla e occupa il 64% del territorio. La ricostruzione non è mai partita: il piano operativo del Board vale 2,45 miliardi, contro i 71 che servirebbero secondo l’ONU.

E poi la puntata Democrazia Artificiale. A Roma, a porte chiuse, Peter Thiel parla dell’Anticristo; intanto la sua creatura Palantir, azienda specializzata nello sviluppo di software e analisi di big data con la AI è diventata uno dei cervelli tecnologici del Pentagono e degli eserciti in guerra. PresaDiretta ricostruisce come i suoi software siano entrati nelle istituzioni di vari Paesi anche in Europa: nella sanità inglese e anche nei contratti della Difesa italiana, tra documenti che mancano o che non ci è permesso di leggere.

Queste stesse tecnologie non solo ci sorvegliano, ma soprattutto lavorano per influenzare il consenso politico. In Sassonia-Anhalt l’AfD ha appena stravinto le regionali soprattutto sui social, con una macchina della propaganda potentissima che funziona grazie alla AI. “Alternita”, il software di AI – scoperto dal gruppo di giornalismo investigativo Correctiv – sceglie le notizie più virali, scrive i post, genera immagini e gonfia le visualizzazioni e il consenso con migliaia di profili falsi. E le stesse tecniche sono già arrivate in Italia, dove su TikTok la galassia di Vannacci conquista i giovanissimi con meme e video creati con l’AI. Insieme a AI Forensics e Trollrensics, PresaDiretta ha ricostruito le origini di migliaia di account sospetti registrati in Benin e Nigeria.

Infine la crescente diffusione degli strumenti per la sorveglianza di massa: dagli Stati Uniti all’Italia, come vengono trattati i nostri dati biometrici, quelli sanitari, le informazioni finanziarie e in generale tutte le informazioni personali gestiti con l’Intelligenza Artificiale? Come li utilizzeranno le forze dell’ordine, per farne cosa e per quanto tempo?

Riflettori puntati, a chiusura di puntata, sulla truffa con cellule staminali portata avanti, anche con infusioni a domicilio, dalla società polacca BioCells Medical. Dopo l’inchiesta della scorsa edizione, PresaDiretta racconta i nuovi sviluppi sulle indagini giudiziarie, nazionali e internazionali. Le puntate di PresaDiretta sono visibili integralmente su RaiPlay.

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La guerra mette “contro” gli operai: strozzati dalle sanzioni anti-Russia quelli di Eurallumina, a fare sempre più bombe quelli di Rwm

A Portovesme il mare comincia dietro le ciminiere. Prima ci sono i serbatoi, le tubature, il bacino dei fanghi rossi. A sessanta metri sopra questo paesaggio di metallo, quattro operai giovedì hanno passato la notte sul forno di calcinazione numero 1 dell’Eurallumina. Un gigante spento dal 2009. Per ripararsi dal freddo sono scesi di qualche metro, cercando rifugio dietro le lamiere. Venerdì pomeriggio sono tornati a terra: il governo ha promesso di cercare i soldi, il tavolo al Mimit è aggiornato al 29 o 30 ottobre. Un’altra settimana di attesa, dopo diciassette anni.

“Soddisfatti è eccessivo”, dice Emanuele Madeddu, segretario della Cgil nel Sulcis. È stato ottenuto il minimo: un impegno formale del ministero, da trasformare in risorse. L’impianto è fermo, ma non può essere abbandonato. I soldi, prima ancora che per riaccenderlo, servono a impedire che faccia danni.

L’Eurallumina trasformava la bauxite in allumina, materia prima dell’alluminio. Aveva più di 400 dipendenti; ne restano 186, in cassa integrazione e al lavoro a rotazione per custodire la fabbrica. Con la ripartenza tornerebbero circa 1.500 buste paga, contando l’indotto, calcola Enrico Pulisci, uno dei quattro che ha dormito in alta quota. La proprietà è della russa Rusal. La produzione si fermò per la crisi e i costi energetici, molto prima dell’invasione dell’Ucraina. Poi a una vertenza già interminabile si è aggiunto il congelamento del patrimonio disposto dalle autorità italiane. La multinazionale, spiega Madeddu, ha versato risorse fino a settembre 2025; quelle già accantonate hanno permesso di andare avanti fino a febbraio. Secondo Pulisci, dal 2009 Rusal ha speso circa 400 milioni per uno stabilimento che non produce. Lo Stato, osserva Madeddu, ha congelato un bene senza creare le condizioni per conservarlo.

C’è una ragione molto materiale per cui non si possono chiudere i cancelli. Sotto lo stabilimento corre una falda contaminata: ogni ora, spiega Pulisci, “vengono estratti e trattati circa 50 metri cubi d’acqua, bisogna sorvegliare il bacino dei fanghi rossi e gestire 150 mila metri cubi di liquidi caustici”. Le pompe hanno bisogno di elettricità. Se le casse si svuotano al punto da non poter pagare neppure la corrente, la crisi del lavoro rischia di diventare un’emergenza ambientale. La produzione è ferma, ma l’acqua inquinata non smette di salire dalle pompe.

Il Sulcis ha imparato a vivere tra le rovine del proprio passato produttivo. Sono diventate parte del paesaggio. A Monteponi, sopra Iglesias, gli edifici restaurati dell’antica miniera convivono con scheletri industriali e muri corrosi. A Carbonia il fascismo aveva costruito una città attorno al carbone; a Portovesme è nata un’economia attorno all’alluminio. Oggi l’ex Alcoa, passata a SiderAlloys, non ha riacceso le celle elettrolitiche spente nel 2012. La Portovesme Srl di Glencore ha fermato le linee di zinco e piombo, pur mantenendo altre attività; la riconversione alle batterie resta incerta. Per tante famiglie la cassa integrazione non è una pausa: è diventata una forma di vita.

E si svuotano anche i paesi. Tra gennaio 2025 e gennaio 2026 il Sulcis Iglesiente ha perso 1.103 abitanti, quasi l’1% in dodici mesi: il doppio della media sarda. Un rapporto Fim-Cisl calcola per il Sud Sardegna un Pil per abitante di 20.900 euro, contro i 32 mila nazionali. Se ne vanno i giovani; restano pensionati, stabilimenti in attesa di investitori e lavoratori in attesa di una telefonata da Roma.

C’è però una fabbrica che qui non deve implorare il futuro. Tra Domusnovas e Iglesias, la Rwm del gruppo tedesco Rheinmetall produce ordigni ed esplosivi. E’ l’unica realtà industriale che cresce. A febbraio il ministero dell’Ambiente ha approvato la valutazione d’impatto dei reparti ampliati negli anni scorsi, dopo una lunga controversia sulle autorizzazioni. Il ricorso dei comitati resta aperto: udienza al Tar il 14 gennaio 2027; per avviare i nuovi impianti servono ulteriori permessi. Intanto il nuovo piano urbanistico di Iglesias destina ad attività produttive quasi 35 ettari a ridosso della fabbrica, come abbiamo raccontato sul Fatto.

Rwm dà lavoro. E non spetta ai suoi operai risolvere da soli la questione morale delle armi. “Non è il lavoratore che sgancia le bombe”, dice Pulisci. Ripete una metafora che tra gli operai dell’industria bellica si ascolta spesso: “Un coltello può servire a uccidere come a tagliare il pane, dipenda da chi lo usa. La colpa non è dell’artigiano che l’ha costruito”. Anche la Cgil subisce il ricatto tra guerra e lavoro. “Io sono un pacifista”, premette Madeddu, “ma devo difendere i salari”. Le destinazioni degli ordigni, gli embarghi, le autorizzazioni competono alla politica. Ma il contrasto resta e produce una realtà paradossale: la guerra in Ucraina contribuisce a strangolare un’industria civile di proprietà russa, mentre il riarmo europeo apre nuove prospettive alla fabbrica di bombe tedesca. Non è la guerra ad aver distrutto l’economia del Sulcis: quel lavoro era già cominciato da tempo. A Portovesme, intanto, quattro uomini sono scesi dal forno spento, in attesa di capire che cosa si potrà ancora produrre sotto l’ombra delle ciminiere.

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Millennium, “Operazione Report”: il nuovo numero del mensile analizza il caso Ranucci-Lavitola

OPERAZIONE REPORT: Tutte le carte, gli interrogativi e i sospetti sul caso Ranucci-Lavitola

Il direttore anticipa i temi del nuovo numero di MillenniuM, disponibile in libreria e negli store online.

Una trasmissione d’inchiesta invisa al potere. Una bomba cosiddetta “amica”. Un faccendiere specializzato in torbidi servizi alla politica. Partiti che invadono la tv pubblica. Sono gli ingredienti di quella che abbiamo chiamato “Operazione Report”, di cui conosciamo in parte lo svolgimento e in tutto l’esito: quello di allontanare il giornalista Sigfrido Ranucci dalla conduzione della più importante trasmissione di giornalismo investigativo della Rai, dopo nove anni di conduzione (salvo il successo dei ricorsi dell’interessato al Tribunale del lavoro di Roma). Nove anni in cui molte puntate di Report hanno scatenato gli attacchi della politica, in particolare dal centrodestra e dalla frangia renziana. Che si sono via via trasformati in una vera e propria campagna, amplificata dalla stampa di destra. Parte da qui “Operazione Report”, titolo di copertina del numero di ottobre di MillenniuM, il mensile diretto da Peter Gomez. Il racconto prende il via dall’altro protagonista, il faccendiere Valter Lavitola, con il ritratto approfondito e documentato a firma di Marco Lillo. Sul personaggio i media tendono a far prevalere aspetti quasi folcloristici, ma la sua biografia racconta ben altro: relazioni coi potenti, processi e condanne, intrighi politici ai massimi livelli, che hanno cambiato la storia di questo Paese, dalla caduta del governo Prodi nel 2008 alle manovre contro politici sgraditi. Una parabola in cui affiorano contatti stretti con i servizi segreti, un leitmotiv della sua fulminante ascesa, come scrive il direttore Peter Gomez. Sulla “Operazione Report” Millennium parte dai fatti, vale a dire l’inchiesta giudiziaria sulla bomba esplosa davanti a casa di Ranucci, a Torvaianica, il 16 ottobre 2025: l’individuazione dell’arruffata manovalanza campana, l’improvvisa entrata in scena di Lavitola, la “amicizia fraterna” rivendicata a sorpresa dal conduttore, la sequenza di “affettuosi” moventi snocciolati dal faccendiere. Ma oltre le carte c’è di più: gli affari, africani e non solo, che portano a Marco Dell’Utri, figlio del senatore che è stato la mente organizzativa di Forza Italia e ha scontato una condanna a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa. L’Operazione Report ci fa riflettere sul rapporto tra informazione e potere, ma anche sui fili trasversali del potere. Che possono passare anche per un piatto di vongole. Sgusciate o meno.

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Russia’s tax service runs on two key data centers. Drones went after one of them overnight, along with a chemical plant that supplies explosives makers

russia’s tax service keeps its databases two places drones went after one overnight also hitting air base explosives-chemical plant · post fire seen residential area gorodets nizhny novgorod oblast near

Drones attacked a Russian tax-service data center overnight on 23 October, Ukrainian monitoring channel Exilenova+ reported. A chemical plant in the Urals was also attacked, and a fire broke out near a Russian bomber base by late morning. Russian officials admitted injuries and damage but blamed falling debris. Ukraine has not commented.

Ukraine's long-range drones have widened their target list from Russian refineries to the servers and chemicals that keep Russia's state and war industry running.

The tax service's data center in Gorodets

The target in Gorodets, Nizhny Novgorod Oblast, is one of the Federal Tax Service's two key data centers, which work as a geographically distributed pair. It stores and processes state registers, including tax databases, Exilenova+ said. The extent of the damage is unconfirmed. The site lies about 785 km from Ukraine's northern border in a straight line.

The moment of impact at Russia’s Federal Tax Service data center in Gorodets last night. pic.twitter.com/PftC6keRpY

— Exilenova+ (@Exilenova_plus) October 23, 2026

Eyewitness footage shows a blast and fire in the area of the data center, which serves both the tax service and the Finance Ministry, Russian Telegram channel Astra found. The center opened in 2015. Mikhail Mishustin, then head of the tax service and now Russia's prime minister, attended the launch.

Nizhny Novgorod Governor Gleb Nikitin claimed air defenses repelled 19 drones. Falling debris injured three people in the Gorodets district and damaged several homes, an educational facility, and an infrastructure facility, he said, and local schools switched to remote learning. A Pantsir air defense missile hit a house, Exilenova+ claimed, though officials recorded it as a drone hit.

Ukrainian strikes inside Russia on Gorodets, Berezniki, and Voronezh, with distances from Ukraine, 23 October 2026
Ukrainian strikes inside Russia on Gorodets, Berezniki, and Voronezh, with distances from Ukraine, 23 October 2026. Map: Euromaidan Press/Datawrapper

This month, drones already hit three Yandex data centers and a VK data center near St. Petersburg.

A chemical plant behind Russia's gunpowder

In Berezniki, Perm Krai, smoke rose over Uralchem's Azot plant as air defenses fired, Astra reported. The regional security ministry announced a drone attack at about 06:00, and authorities closed the airspace within 50 km of the city. Ukraine's long-range Liutyi drones visited Berezniki, Exilenova+ wrote.

Our old friends, the Liutyi drones, paid Berezniki a visit today. Haven’t seen them in a while. 🫡 pic.twitter.com/NXuhIJ3xpm

— Exilenova+ (@Exilenova_plus) October 23, 2026

The attack on Azot was continuing in the morning, the channel wrote, adding that the plant covers about 140 hectares with some 90 production buildings. It makes ammonia, nitric acid, ammonium and potassium nitrate, and urea. Russian defense plants use its nitric acid to make explosives and gunpowder, including the Perm gunpowder plant, Astra said. Berezniki lies 1,500–1,600 km from Ukraine's border and the war zone.

Smoke rises over Uralchem's Azot chemical plant in Berezniki, Perm Krai, after a drone attack, Russia, 23 October 2026
Smoke rises over Uralchem's Azot chemical plant in Berezniki, Perm Krai, after a drone attack, Russia, 23 October 2026. Photo: Exilenova+/Telegram

Drones attacked Azot before, on 11 September. Earlier this year, Ukraine's Security Service hit Lukoil's refinery in the same region.

phones down water off factory roof broken open russian-occupied luhansk counts damage after another night drones · post fire occupied during drone attack 23 2026 ukraine news ukrainian reports
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Phones down, water off, a factory roof broken open: Russian-occupied Luhansk counts the damage after another night of drones

Fire near a Su-34 base in Voronezh

Late in the morning, Voronezh Governor Aleksandr Gusev declared a missile alert, and explosions followed in the city. Gusev later claimed air defenses downed several "jet-powered aerial targets." Debris set dry grass on fire in a suburb and damaged outbuildings and several cars, he said, adding that no one was hurt.

Missile alert in several regions of the Russian Federation.

Explosions have been heard in Voronezh. We are assessing the situation. pic.twitter.com/GY0NRZTo4x

— Exilenova+ (@Exilenova_plus) October 23, 2026

Eyewitness footage shows fire and smoke near Baltimor military airfield, Astra found. The strike preliminarily hit the grounds of a former military aviation engineering university and a nearby parking area for military aircraft, Exilenova+ said.

Fire and smoke near Baltimor military airfield in Voronezh after a Ukrainian attack, Russia, 23 October 2026
Fire and smoke near Baltimor military airfield in Voronezh after a Ukrainian attack, Russia, 23 October 2026. Photo: Astra/Telegram

Baltimor hosts the 47th Guards Bomber Aviation Regiment, whose Su-34s Russia uses to strike Ukraine, Militarnyi reported, saying Ukraine attacked the airfield with missiles. Voronezh lies about 185 km from Ukraine's border. Smoke rose over the base after an attack on 27 May, and a fire broke out near it on 2 September.

Moscow counts drones, Kyiv stays silent

Russia's Defense Ministry claimed it downed 443 drones overnight over 20 Russian regions, including Nizhny Novgorod Oblast and Perm Krai, as well as Russian-occupied Crimea and two seas. Ukraine's General Staff has not reported on the strikes. A night earlier, drones reportedly hit a sanctioned weapons plant near Moscow.

Russia's air defenses now have to cover state servers and Ural chemical plants as well as the airfields its bombers fly from.

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“Sabrina Brizzola apostrofata e interrotta più volte in modo aggressivo. Ci piacerebbe che questo piglio venisse riservato anche ai potenti”: Usigrai contro Bruno Vespa

Il filmato in poche ore viene rilanciato sui social, a finire nel mirino è ancora una volta Bruno Vespa: “Quando parlate voi giovani, per favore, documentatevi prima. Questo lavoro è fatto anche di studio, capisce? Quindi quando venite qui, venite preparati, dovete studiare, sennò dite delle sciocchezze che non vi giovano“, ha detto il conduttore rivolgendosi a Sabrina Brizzola, 24enne coordinatrice dell’Unione degli universitari, mentre quest’ultima nel corso della sua ospitata a “Porta a Porta” stava parlando del tasso di abbandono scolastico “molto alto in Italia”.

“Visto che lei è informata, la prego di vedersi le statistiche”, ha aggiunto il padrone di casa dopo aver più volte chiesto a Brizzola – visibilmente innervosito – di non essere interrotto: “C’è il massimo recupero storico di abbandono scolastico. Noi siamo con un anno di anticipo rispetto ai target dell’Unione europea”. “Posso rispondere? L’Italia è l’unico paese in Europa che non copre tutte le borse di studio degli studenti universitari. Questo è un dato che se qualcuno vuole confutarmi sono contenta di ascoltare. Le borse di studio non vengono coperte, le università vengono definanziate“, ha aggiunto la coordinatrice dell’Unione degli universitari.

Alla pioggia di critiche social, si è aggiunta nelle scorse ore una nota dell’Usigrai, sindacato che rappresenta i giornalisti dell’azienda pubblica: “Ancora una edificante pagina di Servizio Pubblico da parte del conduttore con contratto da artista Bruno Vespa. Ci chiediamo se sia ulteriormente tollerabile che in uno studio della Rai si assista ad un comportamento tra l’aggressivo e il paternalistico (pensavamo di non essere più nell’epoca dei romanzi di Jane Austen!) come quello tenuto nei confronti di Sabrina Brizzola coordinatrice dell’Udu, Unione degli Universitari, che nella puntata del 20 ottobre non ha potuto terminare il proprio ragionamento apostrofata e interrotta più volte in modo aggressivo da Vespa. Ci piacerebbe che un tale piglio da grande mattatore televisivo venisse riservato anche ai potenti di turno nei confronti dei quali invece Vespa mostra solitamente un’invidiabile pacatezza”. Da segnalare, inoltre, che l’account X di Bruno Vespa risulta sospeso. Non è chiaro se la sospensione sia legata a quanto accaduto o se avvenuta in precedenza.

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“Mi sono dovuta operare per un basalioma. Ho avuto una diagnosi sbagliata e ho perso tanto tempo. Era diventato molto grande”: Rita Rusic racconta il tumore alla pelle da poco rimosso

Una bandana indossata non per questioni di moda, ma per coprire la cicatrice dopo un piccolo intervento. Questo è quello che ha spiegato Rita Rusic a “La volta buona” nel corso della puntata di giovedì 22 ottobre, quando ha raccontato il motivo della bandana che aveva già indossato nel corso di un’altra sua ospitata nel programma di Caterina Balivo.

“Ho fatto un intervento perché avevo un piccolo rigonfiamento in fronte. Mi sono fatta vedere e mi hanno dato una medicina per curarlo. Ma non era quello” ha spiegato Rusic, a cui inizialmente dunque non era stata prescritta la giusta cura. Durante una visita a cui Rusic aveva accompagnato un’amica, un medico le ha fatto però capire che non si stava curando nel modo giusto.

“No, non è questo. Si vuole fare vedere da un dermatologo che le dico io?” le disse allora il medico. Rusic così, andando dal dermatologo indicatole, ha scoperto di avare un basalioma. “Un basalioma è un tumore maligno circocritto, così mi sono dovuta operare. Avendo avuto però una diagnosi sbagliata, ho perso tanto tempo ed era diventato molto grande” ha spiegato Rita Rusic.

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