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Elezioni Brasile, lancio di oggetti al comizio: ferita consigliera pro-Lula. Il presidente: “E’ la violenza dei bolsonaristi”

Forse a centrarla in pieno volto è stato un mattone, forse una bottiglia di vetro. Cambia poco. Nelle ore in cui il Brasile è chiamato al voto per eleggere il nuovo capo dello Stato tra l’uscente Luis Ignacio “Lula” da Silva e Flavio Bolsonaro, la consigliera comunale Iara Pimentel, esponente del Partito dei lavoratori (Pt), è stata colpita al viso e ferita durante un’aggressione contro una manifestazione elettorale a sostegno del presidente e candidato della sinistra, sabato sera a Montes Claros, nello Stato di Minas Gerais.

Alcuni video pubblicati sui social media mostrano un gruppo di manifestanti che indossano le maglie della nazionale di calcio brasiliana mentre lanciano oggetti contro il camion con l’impianto audio sul quale sfilava Pimentel insieme ad altri politici. In un altro filmato, la donna appare priva di sensi, con una ferita vicino all’occhio. In sottofondo, un uomo non identificato condanna gli attacchi e dichiara che verranno chiamate le forze dell’ordine. La consigliere ha perso conoscenza ed è stata trasportata d’urgenza in ospedale dove è stata sottoposta a esami e tenuta in osservazione.

Anche il deputato federale Paulo Guedes presente alla manifestazione, è stato bersaglio del lancio di oggetti. Immagini pubblicate sui social network e rilanciate dai media locali mostrano il momento dell’aggressione. Il Partito dei lavoratori di Minas Gerais e altri esponenti politici hanno condannato l’attacco e chiesto che i responsabili siano identificati e perseguiti. Insegnante, Pimentel è stata eletta consigliera comunale nel 2020 e rieletta nel 2024. Si occupa della tutela dei lavoratori dell’istruzione e delle donne vittime di violenza domestica.

“A Montes Claros un gruppo di sostenitori di Bolsonaro che si trovavano in un bar ha lanciato un mattone contro una nostra consigliera – ha commentato Lula uscendo dalla scuola di Sao Bernardo do Campo, nello Stato di San Paolo, dove ha votato -. C’è un’altra notizia di un decesso avvenuto a Corumbá. Una dimostrazione di violenza contro chi vuole la democrazia”, ha concluso Lula. “Non ho mai visto così tante donne, così tanti uomini, così tanti giovani piangere e invocare la democrazia. Il rovescio della medaglia è la violenza che dalla parte del bolsonarismo si sta imponendo alla nazione brasiliana”, ha detto ancora il presidente uscente.

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Perché il “presidenzialismo imperiale” brasiliano rende determinante il ballottaggio Lula-Bolsonaro: iniziativa legislativa, più poteri e intervento nell’economia

Domenica 25 ottobre in Brasile si vota al secondo turno delle elezioni presidenziali. Il ballottaggio è tra Lula, candidato del Partido dos Trabalhadores (Partito dei Lavoratori) e Flávio Bolsonaro, candidato con il Partido Liberal, figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro, condannato nel 2025 a oltre 27 anni di carcere per il tentato colpo di Stato del 2023. Se l’elezione del Presidente è già di per sé un evento centrale in ogni democrazia, lo è ancor di più all’interno di un Paese la cui forma di Stato, per una serie di combinazioni storico-sociali, viene definita “presidenzialismo imperiale“. “Questa espressione evidenzia la particolare concentrazione di poteri nella figura del Presidente della Repubblica. In Brasile il Presidente non è soltanto il capo del Governo, ma anche il capo dello Stato, il vertice dell’amministrazione federale e il comandante supremo delle Forze armate”, spiega Rolando Tarchi, professore di diritto costituzionale comparato all’Università di Pisa. “Si tratta di una presidenza molto forte, a cui sono attribuiti importanti poteri di direzione politica, iniziativa legislativa e intervento nell’economia”.

Tuttavia, un presidente forte non ha un potere illimitato: la stessa Costituzione prevede pesi e contrappesi per limitarne la centralità. Dunque, indipendentemente da chi sarà, chi vincerà dovrà fare i conti con una serie di enti e istituzioni che ne controbilanceranno il potere. Primo tra tutti il potere giudiziario: in Brasile negli ultimi anni le pronunce del Supremo Tribunal Federal stanno acquisendo la tendenza a uscire dal mero controllo di costituzionalità delle leggi e a incidere sul funzionamento delle istituzioni. Accanto a esso opera il Tribunale superiore elettorale, che non si limita ad amministrare le elezioni ma giudica anche gli abusi commessi in campagna elettorale. “Le vicende seguite alle elezioni del 2022, culminate nell’assalto alle sedi delle istituzioni a Brasília l’8 gennaio 2023 e nella successiva condanna di Jair Bolsonaro, hanno mostrato quanto il potere giudiziario sia diventato centrale nella difesa dell’ordine costituzionale” spiega il professore. Nonostante la burrascosa storia democratica del Brasile, fatta di colpi di Stato e cambi repentini di regime, è la prima volta che un ex Presidente brasiliano viene condannato per un attentato all’ordine democratico.

Oltre ai rapporti con gli altri poteri dello Stato – tra cui, ovviamente, anche quello legislativo, rappresentato dal Congresso -, il Presidente brasiliano deve relazionarsi con una pluralità di centri territoriali di potere sparsi nel Paese. Il Brasile, infatti, è una federazione composta da 26 Stati, dal Distretto federale e dai Comuni, riconosciuti dalla Costituzione come enti federativi a pieno titolo: molto delle opportunità politiche di governo passa dal rapporto con queste realtà locali. “Il federalismo brasiliano, come in genere quelli latinoamericani, è stato a lungo debole, schiacciato dal centralismo dei regimi autoritari e dalla dipendenza finanziaria degli Stati dal centro” precisa Tarchi, “ma ha recuperato importanza durante la pandemia di Covid-19. Di fronte al negazionismo imposto dalla presidenza Bolsonaro, che minimizzava la gravità del virus e osteggiava le misure di contenimento, governatori e sindaci hanno adottato autonomamente restrizioni e misure sanitarie, e nell’aprile 2020 il Supremo Tribunal Federal ha stabilito che potessero agire in autonomia, senza aspettare il governo federale. Lo Stato di San Paolo, attraverso l’Istituto Butantan, ha avviato la produzione di vaccini e ha spinto il governo federale ad avviare la campagna vaccinale nazionale. In quella fase il federalismo ha funzionato come un vero contrappeso alla Presidenza”.

Ancora più interessante è, però, il sistema dei partiti che funge da contrappeso al potere del Presidente: “Gli studiosi definiscono il modello brasiliano presidencialismo de coalizão, ossia ‘presidenzialismo di coalizione‘. È una formula apparentemente contraddittoria. Il Presidente è eletto per governare personalmente, ma per governare concretamente deve comportarsi, almeno in parte, come il capo di una coalizione parlamentare“. Il motivo di questo modus operandi particolare del presidente brasiliano risiede nella frammentazione del sistema dei partiti – differenza evidente con il caso americano, dove i partiti che si scontrano alle elezioni sono di fatto due, Repubblicani e Democratici. Alla forza giuridica della Presidenza prevista a livello teorico dalla costituzione brasiliana, si contrappone una debolezza politica di fatto, riconducibile proprio alla frammentazione dei partiti: il Presidente deve costruirsi una maggioranza (il più possibile ampia e solida) che gli permetta di governare. Di nuovo Tarchi: “Qui emerge il paradosso. La legittimazione diretta e i forti poteri costituzionali non assicurano una maggioranza politica stabile. Il Presidente può dipendere da accordi mutevoli, concessioni programmatiche, distribuzione di incarichi e negoziati sulle risorse di bilancio. Ne può derivare una minore trasparenza della responsabilità politica: agli elettori non è sempre chiaro quali decisioni dipendano dal Presidente e quali siano il risultato di compromessi imposti dai suoi alleati”.

Nell’ultimo mandato di Jair Bolsonaro (2019-2022) si è visto bene questo meccanismo: pur volendosi presentare come l’uomo fuori dal sistema, come il presidente che si sarebbe tenuto fuori dai meccanismi politici tradizionali, “dovette negoziare con i partiti del Centrão per la formazione delle maggioranze. Nel 2021 affidò a uno dei loro leader la Casa Civil, il cuore politico del governo” racconta Tarchi. Va detto che in Brasile le appartenenze parlamentari sono fluide: “I partiti del Centrão, come la federazione União Progressista, il PSD, i Republicanos o l’MDB, hanno partecipato negli ultimi anni anche al governo Lula. Più che dal voto, le maggioranze sono determinate dalle trattative che seguono il voto” prosegue il professore.

Per questi motivi, le elezioni di domenica prossima si rivelano cruciali per il futuro della vita politica del Brasile. Due gli scenari individuati da Tarchi: “Se il ballottaggio fosse vinto da Lula, si determinerebbe una situazione assimilabile al governo diviso: un Presidente privo di una maggioranza parlamentare omogenea, costretto a negoziare ogni provvedimento con un Congresso in cui i partiti a lui ostili sono maggioritari in entrambe le Camere, con il rischio di paralisi e di un conflitto permanente sul bilancio e sulle nomine. Se invece vincesse Flávio Bolsonaro, la Presidenza potrebbe contare su una maggioranza ampia e politicamente omogenea, vicina, soprattutto al Senato, alle soglie necessarie per modificare la Costituzione“.

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Brasile, ballottaggio sul filo di lana tra Lula e Flavio Bolsonaro: decisivi gli oltre 33 milioni di astenuti al primo turno

Al primo turno il senatore Flavio Bolsonaro, esponente della destra e figlio dell’ex capo dello Stato Jair, ha ottenuto il 47,03% dei voti validi, contro il 45,16% del leader progressista e presidente uscente Luiz Inacio Lula da Silva, pari a uno scarto di circa 2,2 milioni di preferenze. E oggi 25 ottobre i due candidati vanno al ballottaggio che deciderà il nuovo presidente del Brasile. Sono 158,7 milioni gli elettori chiamati alle urne per scegliere il capo dello Stato per i prossimi quattro anni: i seggi saranno aperti dalle 8 alle 17, ora di Brasilia, dalle 12 e alle 21 in Italia. Lo scrutinio inizierà subito dopo la chiusura e i primi dati saranno diffusi dalle 17, le 21 in Italia. La legge vieta di diffondere i risultati degli exit poll fino alla chiusura dei seggi. Considerate le urne elettroniche e il fatto che si voti solo per la presidenza a livello nazionale e per i governatori in cinque Stati e nel distretto federale, i primi dati ufficiali, utili a delineare una tendenza, arriveranno ai centri di raccolta dati statali e saranno poi trasmessi a Brasilia nel giro di pochi minuti.

Tuttavia, con una sfida attesa sul filo di lana, alla luce del pareggio indicato dai sondaggi più autorevoli, potrebbe essere necessario attendere i risultati delle ultime sezioni. Per conoscere l’esito bisognerà quindi aspettare i dati ufficiali dello spoglio. Nel 2022, Lula fu dato per matematicamente eletto alle 19.56 locali (le 23.56 in Italia), quasi tre ore dopo la chiusura delle urne. A rendere decisivo il voto saranno anche gli indecisi e gli elettori che non si sono presentati al primo turno: gli astenuti sono stati 33,47 milioni, pari al 21,08% degli aventi diritto. Peseranno inoltre le scelte di chi aveva votato per gli altri candidati, in gran parte di destra, che avevano raccolto complessivamente circa 9,3 milioni di voti. In ballo, dalle elezioni di domenica, c’è il futuro politico del più grande Paese dell’America Latina, ovvero se si unirà alla destra regionale sostenuta dal presidente statunitense Donald Trump oppure rimarrà una roccaforte della sinistra. Un sondaggio dell’istituto Datafolha mostra i due candidati in parità con il 50% delle intenzioni di voto ciascuno, rispetto al vantaggio di quattro punti percentuali di Bolsonaro nei sondaggi pubblicati due settimane fa.

I due rivali – Luiz Inacio Lula da Silva, attuale presidente e icona della sinistra latinoamericana, si gioca tutto. Approdato in politica dal mondo operaio dopo anni di sindacalismo, a 80 anni cerca uno storico quarto mandato non consecutivo. In quelli precedenti al timone del Brasile ha provato a lavorare contro povertà e analfabetismo, per esempio con l’introduzione del programma ‘Bolsa Familia’. Una sua sconfitta di fine carriera implicherebbe anche certificare il passaggio dell’intera America Latina in mano alla destra, con l’eccezione del piccolo Uruguay. Una vittoria di Flavio Bolsonaro, invece, inserirebbe la più grande economia del Sud America nell’ondata di estrema destra che ha già investito il resto del continente, in linea con l’Argentina di Javier Milei, il Cile di Antonio Kast e la Colombia del neo-presidente Abelardo de la Espriella. Bolsonaro Jr., 45 anni, ha un curriculum totalmente diverso da quello dell’avversario. Proviene dalla ‘dinastia’ politica dei Bolsonaro, con il padre Jair che è stato presidente del Brasile dal 2019 al 2022 ed è agli arresti con una condanna a 27 anni per il tentato golpe con cui si tentò di impedire proprio l’insediamento di Lula. La scelta del Brasile avrà impatto, oltre che sulla gestione interna, sulle politiche per l’Amazzonia e sul posizionamento geopolitico del Paese. Flavio Bolsonaro è alleato degli Usa di Donald Trump, mentre Lula si è più volte espresso contro l’ingerenza Usa e ha rafforzato i rapporti con la Cina. La chiave per il ballottaggio sono gli oltre 33 milioni di persone che il 4 ottobre a votare non ci sono andate: si tratta del 21% degli elettori, il più alto tasso di astensione al primo turno dal 1998, ed è su di loro che hanno puntato da subito entrambi i candidati.

Una mossa politica di cui il presidente in carica potrebbe raccogliere i frutti al ballottaggio è il via libera del Senato alla riduzione della settimana lavorativa da 44 a 40 ore, una proposta spinta proprio da Lula e approvata la settimana scorsa. Fra il primo e il secondo turno ha anche denunciato Meta, accusando i suoi algoritmi di favorire Bolsonaro e ottenendo un pronunciamento del tribunale in suo favore. Manifestazioni oceaniche per Lula da una parte e per Bolsonaro dall’altra si sono tenute il 18 ottobre in diverse città del Brasile. Per Lula c’è stata una massiccia discesa in campo di artisti. Oltre all’appoggio di Bad Bunny, che prima del 4 ottobre ha dato l’ok a usare la sua ‘Lo que le pasò a Hawaii’ per un video della campagna di Lula, per il presidente si sono impegnati numerosi musicisti brasiliani. A Rio la spiaggia di Copacabana si è riempita di migliaia di persone per quello che è stato soprannominato ‘Atto per la democrazia’, con il sostegno di cantautori come Caetano Veloso e Chico Buarque. Mentre un’altra icona della musica brasiliana, Gilberto Gil, era sul palco di un altro evento simile a Salvador de Bahía. Dall’altra parte Bolsonaro Jr. e i suoi sostenitori si sono radunati sull’arteria principale di San Paolo, l’Avenida Paulista, con alleati chiave, fra le ripetute richieste di rilascio di Jair Bolsonaro.

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L’economia del Brasile alla vigilia della nuova presidenza

Il Brasile torna al voto domenica per il ballottaggio tra Lula e Flávio Bolsonaro. Hanno idee molto diverse in economia. Dovranno fare i conti con una situazione che vede disoccupazione e povertà in calo, ma redditi fermi, inflazione e tensioni con gli Usa.

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