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I binari della nuova Asia: la rivoluzione ferroviaria della Nuova Via della Seta nel Sud-Est asiatico

Dalla linea ad alta velocità Whoosh in Indonesia all’asse Cina-Laos e ai cantieri in Thailandia e Malaysia, la Nuova Via della Seta sta ridisegnando mobilità, commercio e geografia economica del Sud-Est asiatico, trasformando collegamenti nazionali in una rete regionale.

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Nel Sud-Est asiatico, la Nuova Via della Seta sta assumendo una forma sempre più concreta: viadotti, gallerie, stazioni, terminali logistici e linee elettrificate capaci di ridurre drasticamente distanze che per decenni hanno frenato l’integrazione regionale. Oltre alla possibilità di spostare più rapidamente passeggeri e merci, la posta in gioco è la riorganizzazione della geografia economica di una delle aree più dinamiche del mondo, dove oltre 680 milioni di persone convivono con reti ferroviarie ancora frammentate e spesso desuete, scartamenti differenti e collegamenti transfrontalieri insufficienti.

La Belt and Road Initiative (BRI), nota in italiano come Nuova Via della Seta, sta permettendo oggi di realizzare alcuni ambiziosi progetti in questo senso, come l’obiettivo di collegare Kunming a Singapore, che appartiene da tempo alla pianificazione dell’ASEAN. L’iniziativa cinese ha fornito capacità ingegneristiche, finanziamenti, materiale rotabile, formazione e volontà politica per trasformare una parte di quel disegno in infrastrutture operative. È questa convergenza tra priorità nazionali, integrazione dell’ASEAN e cooperazione con la Cina a spiegare la nuova stagione ferroviaria della regione.

Whoosh, la prova che l’alta velocità può funzionare ai tropici

Il caso più avanzato è quello indonesiano. Entrata in servizio commerciale il 17 ottobre 2023, la Whoosh collega l’area metropolitana di Giacarta con Bandung lungo 142,3 chilometri. I convogli raggiungono i 350 chilometri orari e hanno ridotto il viaggio tra i due principali centri urbani dell’isola di Giava a circa 45 minuti. È stata la prima linea ad alta velocità dell’Indonesia e dell’intero Sud-Est asiatico, ma soprattutto ha dimostrato che tecnologie sviluppate in un contesto continentale possono essere adattate a un territorio tropicale caratterizzato da elevata attività sismica, forti precipitazioni e una complessa densità urbana.

I dati di esercizio mostrano che la ferrovia non è rimasta una vetrina tecnologica. Nel luglio 2026, aveva superato 16,58 milioni di viaggiatori complessivi; i servizi giornalieri erano saliti dai 14 iniziali a 62 e la puntualità si manteneva oltre il 95 per cento. Parallelamente, tecnici e macchinisti indonesiani sono stati formati per assumere funzioni operative, di manutenzione e di sicurezza. Il trasferimento di competenze è essenziale: un’infrastruttura strategica, infatti, produce sviluppo duraturo soltanto quando il Paese che la ospita acquisisce la capacità di gestirla, adattarla ed estenderla. Oggi, infatti, si parla anche di un eventuale prolungamento verso Surabaya, che permetterebbe alla linea di attraversare tutta l’isola di Giava.

La ferrovia Cina-Laos e la trasformazione di un Paese senza sbocco al mare

Se la Whoosh rappresenta la punta tecnologica, la ferrovia Cina-Laos costituisce il caso più significativo dal punto di vista geopolitico e logistico. Il collegamento di 1.035 chilometri fra Kunming e Vientiane è operativo dal dicembre 2021. Sul territorio laotiano attraversa montagne e valli mediante una successione di ponti e gallerie, con treni passeggeri che raggiungono i 160 chilometri orari e servizi merci integrati.

Per il Laos, unico Paese del Sud-Est asiatico privo di accesso al mare, la linea ha cambiato la relazione fra geografia e sviluppo. L’obiettivo dichiarato di passare da Paese landlocked a Paese land-linked non è più soltanto uno slogan: entro marzo 2026 la ferrovia aveva registrato più di 70 milioni di viaggi passeggeri sull’intero asse; nell’agosto successivo aveva movimentato oltre 90 milioni di tonnellate di merci, delle quali più di 21 milioni in traffico transfrontaliero. Nei primi sei mesi del 2026 il valore delle importazioni e delle esportazioni trasportate aveva raggiunto 17,17 miliardi di yuan, con un aumento del 33,8 per cento rispetto all’anno precedente.

Il dato più rilevante non è però il volume assoluto, bensì la diversificazione: dalle poche categorie merceologiche dei primi mesi si è passati a migliaia di prodotti, fra elettronica, pannelli fotovoltaici, fertilizzanti, gomma, macchinari e frutta trasportata nella catena del freddo. La rete merci raggiunge ormai numerosi mercati asiatici, collegando il Laos non soltanto alla Cina ma anche a Thailandia, Vietnam, Malaysia, Singapore e ad altri Paesi. In questa prospettiva, la ferrovia non è un semplice corridoio bilaterale: è la spina dorsale potenziale di un sistema logistico continentale che si innesta sulle reti dell’ASEAN.

La Thailandia costruisce l’anello centrale

Il segmento thailandese sarà determinante per capire se i nuovi collegamenti diventeranno una vera rete nord-sud. La prima fase della ferrovia ad alta velocità sino-thailandese, fra Bangkok e Nakhon Ratchasima, si estende per 250,77 chilometri, prevede sei stazioni e una velocità massima di 250 chilometri orari. Il tempo di percorrenza previsto è di circa un’ora e mezza.

Nel luglio 2026, l’avanzamento complessivo delle opere civili aveva raggiunto il 55,27 per cento: due contratti risultavano completati, dieci erano in costruzione e gli ultimi due in fase di affidamento. Il progetto ha accumulato ritardi e il nuovo obiettivo indicato dalle autorità thailandesi è completare la prima fase entro il 2030. Proprio questa lentezza dimostra che la Nuova Via della Seta non è un meccanismo nel quale Pechino decide e gli altri eseguono. Espropri, appalti, bilanci, autorizzazioni e priorità politiche restano in larga misura nazionali; la cooperazione cinese fornisce tecnologia ferroviaria, progettazione dei sistemi, materiale rotabile e formazione, mentre Bangkok conserva un ruolo centrale nella realizzazione e nel finanziamento delle opere civili.

La seconda fase, approvata dal governo thailandese e ancora in preparazione, dovrebbe proseguire per circa 356 chilometri da Nakhon Ratchasima a Nong Khai, sul fiume Mekong. È questo il tratto che attribuirà al progetto il suo pieno valore regionale. Una volta completati la connessione transfrontaliera e i relativi impianti logistici, Bangkok potrà essere collegata a Vientiane e, attraverso la ferrovia Cina-Laos, a Kunming. La Thailandia diventerebbe così il principale nodo intermedio di un asse destinato, nel lungo periodo, a estendersi verso la Malaysia e Singapore.

La Malaysia e il ponte terrestre fra due mari

In Malaysia, la East Coast Rail Link offre un modello differente. Il progetto complessivo copre 665 chilometri fra Kota Bharu, sulla costa orientale, e Port Klang, sullo Stretto di Malacca. I treni passeggeri sono progettati per raggiungere i 160 chilometri orari, quelli merci per gli 80. Non è quindi alta velocità in senso stretto, ma una grande ferrovia elettrificata a traffico misto e uno dei principali progetti della cooperazione tra Cina e Malaysia nell’ambito della BRI.

Alla fine del 2025, i lavori avevano superato il 90 per cento; il completamento della tratta fino al terminale integrato di Gombak era previsto entro dicembre 2026, con l’avvio commerciale indicato a partire dal gennaio 2027. La Malaysia Rail Link rimane proprietaria del progetto e dell’infrastruttura, mentre la China Communications Construction Company è il principale appaltatore. Per la futura gestione è stata costituita una società con partecipazione paritaria malese e cinese: una struttura che distribuisce responsabilità e incentivi ben oltre la sola fase di costruzione.

Il valore strategico dell’ECRL deriva dalla sua funzione di ponte terrestre. Collegando il porto di Kuantan, rivolto verso il Mar Cinese Meridionale, con il sistema portuale di Port Klang sullo Stretto di Malacca, la ferrovia può offrire ad alcune categorie di merci un’alternativa intermodale al periplo della penisola. Non sostituirà il traffico marittimo, né renderà marginale Singapore, ma può accrescere la resilienza logistica della Malaysia, favorire lo sviluppo delle regioni orientali e distribuire investimenti oggi concentrati nell’area di Kuala Lumpur e sulla costa occidentale.

Il Vietnam prepara il collegamento fra frontiera, capitale e porto

Anche il Vietnam sta entrando in questa geografia ferroviaria, pur con tempi e modalità differenti. Il progetto Lào Cai-Hà Nội-Hải Phòng è stato riorganizzato nel 2026 e prevede circa 363 chilometri di linea principale e 63 chilometri di diramazioni, con scartamento standard di 1.435 millimetri. Il traffico sarà misto: la velocità di progetto raggiungerà 160 chilometri orari sul tratto principale, scendendo nelle aree urbane e sui collegamenti secondari. Parallelamente, esiste anche un programma nazionale distinto per la futura alta velocità nord-sud vietnamita da 350 chilometri orari, in grado di collegare la capitale politica Hà Nội a quella economica Hồ Chí Minh City.

Tornando al primo progetto, esso costituisce un corridoio industriale e logistico destinato a collegare il confine cinese di Lào Cai con Hà Nội e il porto di Hải Phòng. Nel 2025 sono partite attività preliminari e progetti di reinsediamento; nell’autunno 2026 il governo stava completando lo studio di fattibilità e indicava l’inizio dei lavori sulla linea principale per i primi mesi del 2027. La Cina ha fornito assistenza tecnica alla progettazione e i due Paesi hanno inserito la cooperazione ferroviaria nel raccordo fra la strategia vietnamita dei «Due corridoi, una cintura» e la Nuova Via della Seta.

Per Hà Nội il punto essenziale è evitare che il nuovo asse diventi soltanto una via d’ingresso per prodotti cinesi. Collegare le aree manifatturiere del Vietnam settentrionale sia al mercato cinese sia al porto di Hải Phòng può invece rafforzare le esportazioni vietnamite, ridurre i tempi della logistica e integrare le catene del valore elettroniche, meccaniche e agroalimentari. Il progetto mostra inoltre che la cooperazione con Pechino non impedisce al Vietnam di mantenere una politica estera autonoma e rapporti economici diversificati con Giappone, Corea del Sud, Unione Europea e Stati Uniti.

Una nuova geografia per un mondo multipolare

La rappresentazione occidentale della BRI oscilla spesso fra due caricature: da un lato un piano onnipotente con cui la Cina imporrebbe la propria volontà; dall’altro una serie di «cattedrali nel deserto» destinate inevitabilmente al fallimento. La realtà del Sud-Est asiatico è più complessa. I progetti sono stati negoziati, modificati, sospesi, ridimensionati e rilanciati dai governi locali. La Malaysia ha rinegoziato costi e tracciato dell’ECRL; la Thailandia ha scandito gli appalti secondo procedure nazionali; l’Indonesia ha costruito la Whoosh attraverso una società congiunta; il Vietnam definisce autonomamente priorità e calendario; il Laos ha scelto la ferrovia come strumento per superare un vincolo geografico strutturale.

Per secoli l’economia del Sud-Est asiatico è stata organizzata soprattutto attorno alle rotte marittime e ai porti, secondo una struttura rafforzata dall’esperienza coloniale. Le nuove ferrovie non cancellano quella vocazione, ma aggiungono una dimensione continentale. Per secoli l’economia del Sud-Est asiatico è stata organizzata soprattutto attorno alle rotte marittime e ai porti, secondo una struttura rafforzata dall’esperienza coloniale. Le nuove ferrovie non cancellano quella vocazione, ma aggiungono una dimensione continentale.

La Nuova Via della Seta ferroviaria nel Sud-Est asiatico è dunque ancora incompleta, ma ha già superato la fase delle promesse. Il prossimo passaggio sarà trasformare una costellazione di opere in un sistema realmente connesso e vantaggioso per tutti i Paesi coinvolti.

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Green batteries built on dirty dealings in Indonesia

A growing share of the world’s electric-vehicle batteries contains nickel from Obi, an Indonesian island where the mining company Harita Group has long paid for goodwill, according to alleged leaked documents published on October 22 by the Organized Crime and Corruption Reporting Project (OCCRP). When accusations of such payments reach an Indonesian courtroom, accountability usually […]

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Don’t mistake Indonesia’s MSCI scare for economic weakness

When MSCI floated the idea of downgrading Indonesia to a Standalone Market, anxiety quickly swept through Jakarta’s financial community. Predictably, alarming headlines immediately pointed to foreign capital flight, stock prices dropped and local regulators quickly moved to calm jittery investors. Yet, treating this stock market tremor as a proxy for Indonesia’s overall economic health represents […]

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Ukraine has identified nearly 46,000 foreigners from 151 countries in Russia’s army—and says Moscow is on pace to meet its 2026 hiring plan

ukrainians capture first north korean pow military says claimed prisoner war dprk tme/ the_warhal18 zayavlenyj-polonenyj-vijskovyj-kndr-2 26 reports emerged ukrainian special forces had captured soldier fighting russia during operation kursk oblast

Ukraine holds personal data on each of the nearly 46,000 foreigners it has identified as signing with Russia’s army since 2022, Dmytro Usov, secretary of its prisoner-of-war coordination headquarters, said on 19 October. If the current pace holds, he expects this year’s contracts to reach Moscow’s plan. Meanwhile, a survey of captured foreigners gave a split answer on how many knew they were heading to war.

Usov said 41% of surveyed foreign POWs signed at enlistment offices and recruitment points, which the headquarters reads as a sign of a systematic campaign. He also said the hiring is meant to ease the social and budget burden of Russia’s own losses. Russia has long turned to foreigners to offset shortages in its regular forces. In April, Ukraine’s military intelligence (HUR) said enlistment offices had reportedly been assigned regional quotas.

A count built name by name

Usov, a brigadier general and secretary of Ukraine’s Coordination Headquarters for the Treatment of Prisoners of War, spoke at the international conference Crimea Global. He said Russia’s Defense Ministry has signed 45,959 foreigners from 151 countries. Ukraine’s records include each one’s rank, dog tag, and contract date.

The figure counts everyone who signed, not only those serving now. In April, Usov said his count left out North Korea’s regular troops, that 25–30% more recruits were likely still unidentified, and that at least 5,149 foreign recruits had died, Interfax-Ukraine reported.

This year’s contracts near the plan

Contracts have grown every year: 94 in 2022, 4,067 in 2023, 8,877 in 2024, and 16,085 in 2025. Some names surface late. At the same April event, Interfax-Ukraine reported, Usov had put 2025 at 13,997 and said the headquarters adds newly identified foreigners every month.

For 2026, Russia’s Defense Ministry planned 18,500 foreign contracts. Ukraine knows of 16,168 so far, roughly level with all of 2025. Another 668 contracts still have no year assigned. If the same dynamic holds, Usov said, the ministry will fully meet its plan and may even exceed it.

He named Indonesia, Peru, Chad, and Zimbabwe among the ten countries that drove the growth in recruits, Ukrinform reported. At the same time, he said, Ukraine’s Foreign Ministry and POW agencies have cut recruitment in some countries and stopped it in others.

What captured foreigners told Ukraine

Ukrainian forces have captured citizens of 59 countries since the full-scale invasion began. Uzbeks, Tajiks, Belarusians, and Colombians are among the largest groups.

In the headquarters’ survey of foreign POWs, nearly half said they knew they would fight Ukrainian soldiers and civilians. Another 28% said they didn’t know, 14.8% weren’t sure, and 13.8% said they were deceived. The headquarters ran the survey, and neither report gave a sample size or explained how the shares fit together. Usov said the results showed most knew where they were going. Almost 47% said they signed up for Russian citizenship.

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Ghosts of ’97 haunt Prabowo as MSCI eyes Indonesia’s exit

2026, it is learning how quickly an index provider can show Southeast Asia’s biggest economy the exit, wreaking havoc on its stock market. The provider is MSCI, which may be about to follow through on its threat to downgrade Indonesian stocks to “frontier” status, or to something worse: a standalone market category. President Prabowo Subianto’s […]

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Owner or owned? Indonesia’s Chinese battery chain dilemma

Indonesia has spent a decade trying to turn its mineral wealth into something more valuable than raw commodity exports. The strategy is ambitious: restrict raw nickel exports, attract investment, build processing capacity and move downstream into electric-vehicle (EV) batteries that will power the next generation of transport and energy storage. China is central to the […]

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Indonesia primed to lead a Global South forest protection bloc

Indonesia, Brazil and the Democratic Republic of Congo together hold more than half of the world’s tropical rainforests. In 2022, when Indonesia hosted the G20 summit in Bali, the three countries pledged to cooperate on how to pay to protect those forests. The promise was one of South-South cooperation: developing countries working together rather than […]

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The slow boiling of Indonesian democracy

The most consequential changes in a democracy do not always arrive with a constitutional crisis. Rather, they come through appointments, legal amendments and seemingly ordinary political bargains, accumulating one after another until the political system begins to look different from the one that came before. That is the real value of the “boiling frog” metaphor. […]

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The AI risk no bank can manage alone

The most unsettling failure in digital payments may not be a black screen. Imagine a fraud-detection model that remains online but suddenly flags thousands of legitimate transfers as suspicious. Banks may see functioning servers while customers see rejected payments, delayed salaries and complaints no single institution can explain. This is a hypothetical scenario, not a […]

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Indonesia should count the real cost of its mineral incentives

Every year, the Indonesian government forgoes taxes it could collect. Through tax holidays, rate cuts and exemptions, it courts investment while easing the burden on households and small businesses. Economists call this “tax expenditure” because giving up revenue is another way of spending public money. The Ministry of Finance expects it to reach 564 trillion […]

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Indonesia’s bourse rebuild is really a monetary policy story

For decades, the Indonesia Stock Exchange has run like a members’ club, where the brokers who trade on the IDX also own it. But that cozy arrangement is about to end under an amended financial sector law that requires the exchange to demutualize. The Financial Services Authority, or OJK, has issued a new regulation on […]

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Indonesia’s arms spree only the start of a modern military

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Forget Beer: Ice Age Hunters Were Getting High 12,000 Years Earlier — With Betel Nuts

Two skeletons from the Indonesian island of Sulawesi had something strange going on in their mouths. Not cavities. Not the usual wear from a tough diet. Deep, rounded grooves cut into the teeth — a pattern no archaeologist had documented before, and one nobody could explain. The answer, published in Science Advances, pushes the known […]

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Antes de la cerveza y mucho antes de la agricultura: así se drogaban los cazadores de la Edad de Hielo

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Tambora, the volcano that in 1815 darkened half the planet’s skies, causing the year without a summer in which Frankenstein was born

In these years, when climate change dominates much of the public conversation, it is worth looking back and remembering that the planet already experienced, just over two centuries ago, a sudden and devastating climatic upheaval, although of a very different origin than today. It happened in 1816, a year that the chroniclers of the time […]

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