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La protesta di tir e trattori continua: cori contro Meloni a Montecitorio. Traffico bloccato anche in Toscana. Ma per Salvini l’emergenza “è superata”

Per il ministro dei Trasporti, Matteo Salvini, l’emergenza “è superata”. Eppure sotto Montecitorio, a Roma, è in atto l’ennesima protesta di autotrasportatori e agricoltori. “Siamo arrivati qui per i nostri diritti e per i vostri diritti”, dicono, scendendo dal pullman. Provengono da diverse zone del Sud Italia. Chiedono prezzi più bassi e condizioni lavorative migliori, intonando cori contro Giorgia Meloni e contro il governo. “La cosa grave è che fanno finta che tutto vada bene. È da metà agosto che protestiamo e a lungo siamo stati oscurati”, denuncia un manifestante. E la mobilitazione prosegue anche fuori dalla Capitale, in altre aree del Paese. In Toscana lunedì tir e trattori hanno rallentato il traffico all’esterno del casello Valdichiana dell’autostrada del Sole A1, al confine fra Arezzo e Siena, contro l’aumento dei carburanti e dei costi di produzione. Il presidio, hanno annunciato gli organizzatori, potrà durare tutta la settimana, in attesa dello sciopero generale di venerdì 30 ottobre.

“Vedremo gli autotrasportatori, con il viceministro Edoardo Rixi, e conto che anche i fondi stanziati, un miliardo sbloccato, contribuiscano a far tornare alla normalità la situazione. Incontreremo nuovamente anche i piccoli e i piccolissimi e conto che l’emergenza sia superata“, ha detto il leader della Lega a Radio24. Appuntamento confermato anche da Fedralog Calabria in una nota: “Mercoledì 28 ottobre, alle ore 14:30, si terrà a Roma presso il ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti un tavolo istituzionale con le rappresentanze degli autotrasportatori delle regioni del Sud Italia. Lo stato di agitazione”, conclude la nota.

Autotrasportatori e agricoltori denunciano, oltre al costo elevato del gasolio, l’aumento dei costi di manutenzione e gestione dei mezzi, e la svalutazione dei prodotti agricoli. I manifestanti chiedono interventi concreti per garantire la sostenibilità economica delle aziende e di lavorare senza dipendere da sussidi né da contributi pubblici. “Rispetto all’anno scorso il costo del carburante è raddoppiato, passando da una media di 60 centesimi a 1,30 euro al litro” spiega il portavoce della protesta toscana Andrea Faralli, sottolineando come l’aumento incida pesantemente sui bilanci considerati gli elevati consumi delle macchine agricole.

“L’incremento del gasolio agricolo è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. Sono ormai tre anni che protestiamo perché i nostri prodotti vengono pagati troppo poco. Se oggi i costi di produzione sono pari a 100, il ricavato è appena 102 – aggiunge Faralli -. Chiediamo che i nostri prodotti vengano pagati il giusto. Non è ammissibile lavorare sottocosto o con margini irrisori ed essere poi costretti a dipendere da sussidi e contributi europei”. “I nostri nonni e zii riuscivano, lavorando la terra, a mettere da parte ogni anno il denaro necessario per acquistare un nuovo trattore. Oggi non c’è più margine di guadagno e per comprare un mezzo bisogna fare affidamento sui contributi statali – conclude -. Nel frattempo, anche i prezzi dei macchinari sono raddoppiati”.

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Agrivoltaico, la scommessa dell’Europa solare: pro e contro per gli agricoltori

I pannelli fotovoltaici possono aiutare gli agricoltori. L’agrivoltaico infatti potrebbe contribuire a prevenire l’abbandono dei terreni agricoli, diventando una fonte di energia e allo stesso tempo una barriera protettiva per i raccolti. L’agrivoltaico permette di integrare la produzione alimentare con la produzione di energia rinnovabile e nella pratica consiste nell’installazione di pannelli fotovoltaici sopra o tra le coltivazioni agricole.

Secondo uno studio del 2023, l’Europa ha il potenziale per generare una quantità di energia elettrica pari a 25 volte il suo attuale fabbisogno tramite l’agrivoltaico o fotovoltaico agricolo. L’agrivoltaico ha un grande potenziale sia in termini di benefici economici sia ambientali, perché permette di ridurre la superficie necessaria per generare energia dal solare. Non tutti però sono d’accordo, perché questo sistema potrebbe “ignorare i reali problemi”.

Trasformare l’Europa in una potenza solare

L’Europa può diventare una potenza solare e a dircelo è stato persino Elon Musk, quando lo scorso gennaio ha affermato come le zone scarsamente popolate di Sicilia e Spagna potrebbero teoricamente generare l’energia solare sufficiente per tutto il continente.

Uno scenario non lontano dalla realtà che aziende come Amazon e Apple stanno cercando di realizzare. Infatti queste multinazionali hanno firmato contratti per l’acquisto di energia da grandi progetti agrivoltaici con capacità di oltre 150 MW, capaci di soddisfare il fabbisogno di circa 100.000 famiglie italiane.

Euronews ricorda anche come l’Europa stia già finanziando il progetto AgriSol, un investimento di 1,9 milioni di euro per progetti agrivoltaici in Spagna e in Italia. La sola Italia ha ottenuto 1,7 miliardi di euro di aiuti proprio per l’iniziativa.

L’impatto sull’agricoltura

Da una parte ci sono le promesse di un continente capace di sostentarsi solo con l’energia rinnovabile, dall’altra c’è il reale impatto di questa corsa. Le normative europee infatti limitano l’utilizzo di grandi campi per gli impianti fotovoltaici, lasciandoli all’agricoltura.

Anche i progetti agrivoltaici hanno dei limiti. In Francia, per esempio, i progetti devono mantenere almeno il 90% della produzione agricola rispetto ai rendimenti di riferimento stabiliti a livello locale, mentre in Italia la percentuale è del 70%.

La chiave, come spiega Pilar Flores, coordinatrice del progetto agrivoltaico finanziato dall’Unione Europea presso l’Istituto Murciano per la Ricerca e lo Sviluppo Agricolo e Ambientale, è garantire una perdita minima di terreno coltivabile.

Quali sono i vantaggi per gli agricoltori?

L’agrivoltaico può essere una scelta vantaggiosa per diversi agricoltori. A seconda dei casi, infatti, l’agrivoltaico può migliorare l’efficienza dell’uso dell’acqua, proteggere i raccolti dalle condizioni meteorologiche e aumentare la produttività dei terreni. Se si inizia a pensare agli impianti fotovoltaici sui terreni agricoli come a un sistema per proteggere questi ultimi dai cambiamenti climatici, allora l’agrivoltaico può diventare un vantaggio reale per gli agricoltori, pur riducendo leggermente la percentuale di terreno dedicata alla sola coltivazione.

L’agrivoltaico infatti rappresenta uno strumento fisico per evitare l’abbandono dei terreni, ridurre i cali di profitto per gli agricoltori e proteggere i campi da caldo e piogge eccessive. I pannelli banalmente proiettano ombra, riducendo l’evaporazione e quindi aiutando il terreno a trattenere l’umidità.

Quali sono gli svantaggi?

La verità è che i benefici descritti non sono garantiti. “Tutte queste opportunità vengono talvolta presentate come se fossero scontate, ma dipendono dal sistema agrivoltaico utilizzato e dalle caratteristiche del territorio”, spiega Flores.

In alcuni casi i territori vengono sottoposti a uno stress aggiuntivo in presenza di pannelli fotovoltaici e quindi bisogna analizzare caso per caso per capire se ci siano vantaggi o meno. È della stessa opinione il presidente dell’Associazione Rurale Italiana, Fabrizio Garbarino:

L’agrivoltaico sta approfittando della crisi del settore agricolo in Italia, mentre dovremmo concentrarci su soluzioni concrete per prevenire l’abbandono dei terreni agricoli.

Le grandi aziende tecnologiche promettono risultati anche per gli agricoltori, ma come abbiamo visto non sono scontati. In uno studio del 2025 si è scoperto che l’agrivoltaico favorisce i grandi agricoltori, i proprietari terrieri e gli investitori, a scapito dei piccoli agricoltori e delle comunità locali.

I motivi sono gli elevati costi iniziali e le lunghe attese per l’allacciamento alla rete elettrica. In Italia circa 775 milioni di euro di fondi pubblici destinati ai progetti agrivoltaici sono stati impiegati su larga scala, su proprietà di multinazionali straniere e non dei piccoli agricoltori. I grandi investitori così si insediano in luoghi che spesso non conoscono e ottengono solo i benefici economici della produzione energetica, non garantendo lo stesso risultato agli agricoltori che quel terreno lo hanno ceduto.

L’agrivoltaico ha il potenziale per essere un beneficio per entrambe le parti, per chi investe nell’energia e per chi coltiva la terra, ma deve partire da una coordinazione comune, senza mai smettere di pensare al terreno e alla comunità locale.

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Caro gasolio, arriva il contributo a fondo perduto per gli agricoltori: come funziona

Il governo ha approvato un nuovo decreto legge che riconosce contributi a fondo perduto ai comparti agricoltura e pesca, destinati a far fronte al fenomeno del caro gasolio. Dopo giorni di proteste, il Consiglio dei ministri del 22 ottobre 2026 ha stanziato 70 milioni di euro.

Alle imprese agricole, in particolare, sono destinati 60 milioni di euro, con un aiuto calcolato sulle spese sostenute per l’acquisto di carburante.

Come funziona il contributo a fondo perduto per gli agricoltori

La misura destinata al settore agricolo consiste in un bonus pari al 20% delle spese sostenute per il carburante, entro il limite massimo indicato di 45 centesimi per litro, nel periodo indicato dal decreto.

L’importo effettivamente riconosciuto dipenderà quindi dalle spese documentate, non sarà automatico e non concorrerà alla formazione del reddito imponibile. La misura, infatti, è esente da imposte sul reddito.

Quali spese rientrano nell’agevolazione

Potranno essere restituite, nei limiti individuati dall’esecutivo, le spese per il carburante sostenute nel periodo che va dal 1° giugno al 15 ottobre 2026. Gli acquisti effettuati al di fuori di queste date sono esclusi. Di conseguenza, per gli operatori agricoli sarà fondamentale conservare e verificare la documentazione relativa agli acquisti di carburante, in modo da poter dimostrare gli importi sostenuti e la loro riferibilità al periodo agevolato.

L’esecutivo, al momento, ha comunque stanziato solo le risorse per i contributi. Per l’attivazione degli stessi e l’effettiva entrata in vigore si dovrà attendere apposito decreto attuativo, con il quale dovranno essere definite le disposizioni operative applicabili.

Chi eroga il contributo e come avviene il pagamento

Il Consiglio dei ministri ha individuato l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea) come soggetto incaricato a erogare il contributo alle imprese agricole in possesso dei requisiti richiesti. Il pagamento è previsto mediante accredito diretto sul conto corrente del beneficiario.

Anche in questo caso, per conoscere i termini di presentazione delle domande, la documentazione necessaria e gli eventuali criteri di priorità in caso di richieste superiori alle risorse disponibili, sarà necessario fare riferimento alle istruzioni attuative.

Gli aiuti per l’autotrasporto

A seguito delle proteste che hanno interessato diverse regioni in tutta Italia e dopo lo stop di diversi importanti impianti produttivi, il decreto legge approvato il 22 ottobre 2026 ha previsto anche altre misure per l’autotrasporto, per contenere l’impatto dei rincari e garantire la continuità dei servizi.

Nel dettaglio, per le imprese di trasporto merci sono state sbloccate ulteriori risorse per i crediti d’imposta relativi all’acquisto di gasolio. Si tratta di:

  • 45,2 milioni di euro aggiuntivi per le spese sostenute tra marzo e agosto 2026;
  • altri 60 milioni di euro per quelle effettuate dal 1° settembre al 5 ottobre 2026.

Il provvedimento introduce inoltre la possibilità, per le imprese di autotrasporto di merci per conto terzi iscritte all’Albo nazionale degli autotrasportatori, di chiedere la sospensione dei canoni di leasing relativi ai veicoli impiegati nell’attività fino al 31 marzo 2027, con una proroga del termine finale del contratto per un periodo corrispondente a quello della sospensione.

Poiché la misura è orientata alla gestione della liquidità, le operazioni interessate non possono essere revocate fino alla stessa data, così da consentire alle aziende di liberare risorse da destinare alle spese correnti, compreso il carburante, in una fase di particolare pressione sui margini.

Il decreto interviene infine sui contratti di autotrasporto di durata superiore a trenta giorni, prevedendo la pubblicazione e l’aggiornamento trimestrale, da parte del ministero delle infrastrutture e dei trasporti, dei valori percentuali relativi all’incidenza del costo del carburante. Per i contratti non stipulati in forma scritta, i valori minimi diventano un parametro obbligatorio per il calcolo delle fatture.

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Caro carburante, i limiti e le trappole del decreto-spot di Meloni. Lo sconto di 45 centesimi sul gasolio per gli agricoltori? È teoria

Il consiglio dei Ministri ha varato d’urgenza un decreto legge per il caro carburante, promettendo agli agricoltori 60 milioni di euro per un contributo a fondo perduto sul costo del gasolio, mentre il ministro Francesco Lollobrigida dice che “ci sono studenti, agricoltori e autotrasportatori perbene utilizzati come massa critica per iniziative illegali che non possono essere tollerate”, parlando di “tenuta sociale ed economica del Paese”. Ma da una lettura del testo dell’esecutivo (che dovrà poi essere convertito in legge) emergono diverse zone d’ombra che rischiano di svuotare quello che dovrebbe essere un aiuto per moltissime aziende. Per loro, infatti, quei soldi non sono disponibili automaticamente. Oltre al fatto che nel decreto non c’è neppure l’ombra di interventi strutturali sulla filiera. Gli agricoltori, infatti, denunciano da anni un problema sistemico: i costi (non solo quelli legati ai carburanti, ma in genere alle produzioni e anche ai fertilizzanti) sono esplosi, mentre i prezzi dei prodotti pagati ai campi rimangono troppo bassi, spesso inferiori ai costi stessi di raccolta. E questo, a dire il vero, è un problema precedente agli ultimi conflitti, come raccontato a più riprese da ilfattoquotidiano.it. Detto, quindi, che il decreto non affronta il divario tra i ricavi della grande distribuzione e le perdite dei produttori, è legittimo qualche dubbio sulla capacità di tamponare anche la sola emergenza del carburante. Eppure per Coldiretti il decreto “è un segnale concreto di attenzione verso un settore strategico per il Paese” e le risorse “rappresentano un sostegno fondamentale per le imprese”.

La misura varata per gli agricoltori e quei 45 centesimi (solo teorici)

“Stanziamo 60 milioni di euro per un contributo a fondo perduto sul costo del gasolio agricolo che, nei fatti, si tradurrà in uno sconto fino a 45 centesimi al litro per oltre 120 milioni di litri” ha dichiarato la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, in un video pubblicato al termine del Consiglio dei ministri. Ma quei 45 centesimi al litro di sconto sono ‘teorici’. Ed è qui che è servita la prima trappola: la verità è che non si sa a chi andranno quei soldi e chi saranno i beneficiari. La cifra reale emersa dal testo è di 121 milioni di litri complessivi e si tratta del tetto massimo di carburante complessivo che lo Stato può sussidiare con quei 60 milioni. Quindi il governo dichiara sì un aiuto “fino a 45 centesimi al litro”, ma può farlo su “121 milioni di litri”. Se le richieste delle aziende agricole supereranno complessivamente quella cubatura nel periodo coperto, il contributo reale per singolo litro verrà rimodulato al ribasso. Dai 45 centesimi si dovrà man mano scendere. Brutta notizia: la misura deve coprire i costi sostenuti tra il 1 giugno e il 15 ottobre 2026. Un intervallo di tempo che coincide esattamente con la stagione dei raccolti e della lavorazione intensiva del terreno (da giugno a settembre), ossia il periodo in cui i consumi di gasolio agricolo toccano i massimi annuali in Italia.

Confagricoltura Emilia-Romagna: “Distanza tra risorse e fabbisogno”

Tanto per avere un’idea, in Italia si consumano mediamente circa tra i 2,2 e i 2,5 miliardi di litri di gasolio agricolo all’anno. Solo nel periodo di quattro mesi e mezzo preso in esame, i consumi stimati del settore superano ampiamente il miliardo di litri. Lo sanno bene al ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica che, insieme alle Regioni, gestisce l’anagrafe degli utenti dei carburanti agevolati tramite i registri Uma (Utenti Motori Agricoli). E lo sa bene Confagricoltura. “Il periodo interessato dalla misura coincide, per numerose produzioni agricole, con alcune delle operazioni più impegnative dal punto di vista energetico: dalla raccolta dei cereali alle lavorazioni del terreno, fino alle attività legate alle colture estive e alle semine autunnali” fa notare il Consiglio direttivo di Confagricoltura Emilia-Romagna, riunitosi sotto la presidenza di Marcello Bonvicini. Si aggiungono, poi, i consumi di carburante legati all’irrigazione “particolarmente rilevanti quest’anno a causa della siccità e delle temperature eccezionalmente elevate che hanno interessato l’Emilia-Romagna e numerose altre aree del Paese, rendendo necessari interventi irrigui più frequenti e prolungati per salvaguardare le produzioni agricole”. Numeri che evidenziano “una distanza significativa tra le risorse disponibili e il fabbisogno delle imprese. Non si tratta di mettere in discussione la necessità dell’intervento – spiega il Consiglio direttivo di Confagricoltura Emilia-Romagna – ma di essere consapevoli che un sostegno di questa entità, pur utile, può incidere soltanto in misura limitata sui costi sostenuti dalle aziende”.

La trappola del 20 per cento

Di fatto, c’è un altro problema: il contributo può arrivare al massimo al 20% della spesa ammessa, ossia di quanto è stato pagato. Perché quel 20% arrivi a valere 45 centesimi, l’agricoltore in questione dovrebbe aver pagato il gasolio 2,25 euro al litro, ma in Italia – nonostante i rincari – gli agricoltori lo hanno pagato al massimo tra 1,50 e 1,70 euro al litro. Nel primo caso, il 20% corrisponde a 30 centesimi e non ai 45 massimi. Morale: il tetto massimo del 20% impedirà comunque di raggiungere i 45 centesimi, indipendentemente dai fondi totali. A quel punto entra in gioco l’effetto scala: le grandi aziende possiedono ampie estensioni di terreno, macchinari pesanti e flotte di trattori che consumano decine di migliaia di litri di gasolio all’anno. Moltiplicando anche solo 30 centesimi per volumi enormi, il contributo finale ottenuto in termini assoluti resta comunque significativo sul bilancio aziendale. Ma per un agricoltore piccolo è un’altra storia. Se lo sconto reale scende a 30 centesimi al litro a causa del tetto del 20%, su poche centinaia o migliaia di litri il risparmio totale monetario diventa irrilevante. Il contributo, tra l’altro, spetta solo per gli acquisti effettuati dal 1 giugno al 15 ottobre, quindi le aziende agricole già in crisi di liquidità, che hanno dovuto ridurre le lavorazioni o comprare il minimo indispensabile, riceveranno solo una piccola parte di quanto annunciato.

Tempistica e burocrazia

Il decreto affida la gestione e l’erogazione dei flussi ad Agea, l’Agenzia per le erogazioni in agricoltura, che ha cinque giorni dall’entrata in vigore del provvedimento per definire modalità e termini di trasmissione della documentazione e pagamenti diretti nei trenta giorni successivi. Storicamente, i portali telematici agricoli subiscono forti rallentamenti in queste occasioni, rischiando di creare un collo di bottiglia per i Centri di Assistenza Agricola (CAA) che devono caricare le fatture e i piccoli produttori che non hanno canali di acquisto tracciabili massivi o che faticano a produrre tempestivamente la documentazione rischiano di rimanere esclusi o di subire i ritardi peggiori. Il Consiglio direttivo di Confagricoltura Emilia-Romagna richiama l’attenzione sull’importanza delle modalità di attuazione degli interventi: “L’esperienza degli anni passati, in particolare per alcuni crediti d’imposta, ha evidenziato come finestre temporali eccessivamente ristrette e vincoli nell’utilizzo delle agevolazioni possano limitarne sensibilmente l’efficacia, impedendo alle imprese di sfruttare pienamente i benefici previsti”. Anche per il credito d’imposta sul carburante agricolo riconosciuto nel 2026, la normativa stabilisce il termine del 31 dicembre per l’utilizzo in compensazione. Una scadenza che “rischia di penalizzare le imprese che non dispongono, nel periodo previsto, di sufficienti debiti fiscali e contributivi da compensare. Non basta stanziare risorse: occorre creare le condizioni perché arrivino realmente alle imprese”.

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