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“Prima ti insultano perché sei in sovrappeso, poi ti insultano perché stai dimagrendo. Ho perso 36kg con la dieta ‘occhio del buonsenso'”: così Massimo Cagnina

Ospite oggi, 27 ottobre, al salotto de “La Volta Buona” di Caterina Balivo, l’attore Massimo Cagnina, che presta il volto al personaggio di Ciro Puglisi nella soap opera di successo di Rai Uno “Il paradiso delle signore”.

L’attore ha racconto di aver perso 36 kg. La conduttrice Caterina Balivo pone l’accento sulla ormai famose punture del recettore del GLP-1, usato per i diabetici ma ormai anche da chi soffre di obesità cronica. “Appena vedono qualcuno che perde peso, subito a criticare ‘ah, ma fai le punture non ce lo vuoi dire e lo insultano, cioè questa veramente…”.

L’attore aggiunge: “Prima ti insultano perché sei in sovrappeso, poi quando tu cominci a dimagrire e cominci a vedere risultati importanti, eh agli altri qualcosa non torna… E quindi ti insultano perché stai dimagrendo“.

Il discorso poi è continuato in studio con l’attore, che prima di approdare nella popolare soap opera di Rai Uno, ha costruito una solida carriera sul palcoscenico del teatro, legando a lungo il suo nome a importanti registi come Marco Sciaccaluga e Valerio Binasco.

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È morto Alan Dysert, l’attore era Sean Cudahy nella soap opera “La valle dei pini”. Ha avuto per oltre dodici anni una rara e aggressiva forma di cancro

Il mondo del cinema e della televisione piange la scomparsa di Alan Dysert. L’attore statunitense è morto venerdì 23 ottobre Era noto al grande pubblico per aver dato volto al personaggio di Sean Cudahy nella celebre soap opera “La valle dei pini”, trasmessa negli Stati Uniti dalla rete ABC dal 1970 al 2013. A dare la triste notizia è stata la moglie Michele Dysert, attraverso un commosso messaggio pubblicato sui social network, come riportato dal The Hollywood Reporter.

Nel suo messaggio di addio, la moglie Michele ha voluto ricordare con affetto e gratitudine la vita trascorsa insieme, celebrando l’amore condiviso, le esperienze vissute e i ricordi costruiti nel corso degli anni. I due erano uniti in matrimonio dal 2008. Oltre alla moglie Michele, Dysert lascia i figli Cody e Cooper.

Conclusa fase lavorativa in tv, Dysert aveva ampliato i propri orizzonti professionali nel settore audiovisivo, affermandosi come produttore, regista e attore. Nel 2015 aveva firmato, in qualità di sceneggiatore, regista, produttore e interprete, il film “The Senator”. Parallelamente all’attività artistica, si era dedicato con passione all’insegnamento della recitazione nell’area di Nashville, dove nel 1991 aveva fondato The Actor’s School.

Dysert ha avuto una rara e aggressiva forma di cancro per oltre dodici anni. Nel 2023 aveva scelto di condividere pubblicamente la propria esperienza attraverso il libro autobiografico “Lights, Camera, Cancer!”, testimonianza di una lotta tenace e di una grande forza d’animo.

(Credit photo Fox)

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“Noah Wyle è l’uomo più sexy del mondo del 2026”: la rivista People incorona l’attore di “The Pitt”. L’attore confessa: “Lavare i piatti ha un effetto terapeutico”

Forse non se lo aspettava nemmeno lui, ma a 55 anni sotto sotto un po’ di soddisfazione c’è. Noah Wyle, volto della serie tv HBO “The Pitt”, è il nuovo “Sexiest Man Alive 2026” della rivista People. Alla notizia l’attore ha pensato a uno scherzo e a convincerlo che era tutto vero è stata la moglie Sara. Wyle racconta alla rivista di non essersi mai sentito del tutto a suo agio nei panni di sé stesso: preferisce interpretare personaggi e la serie attuale gli permette di vivere la notorietà con più equilibrio rispetto agli anni della serie tv cult “ER-Medici in Prima Linea“, che ricorda come “un periodo vorticoso”.

Il filo che attraversa la conversazione è la famiglia: la nascita del primo figlio che è stato il motivo per cui ha lasciato il ruolo del dottor John Carter di “ER”, mentre oggi descrive una quotidianità domestica, fatta di colazioni, lavaggio dei piatti e serate di coppia. Il tono resta sempre leggero e autoironico, tra piccoli vizi, manie e qualche aneddoto sul rapporto tra il pubblico e il suo ruolo di dottore televisivo.

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“Ho avuto la mia seconda figlia a 56 anni, quando lei avrà 20 anni ne avrò più di 70, è chiaro che non è l’ideale. Sto cercando di costruirle un futuro per quando non ci sarò più”: così Massimiliano Gallo

Massimiliano Gallo nel 2024 è diventato papà per la seconda volta, all’età di 56 anni. Una paternità che è arrivata tardivamente nel caso della sua seconda figlia, mentre Giulia, la sua primogenita, lo aveva fatto diventare padre per la prima volta a 31 anni, nel 1997. Di tempo tra le nascite di Giulia e di Artemisia ne è passato, se si considera che sono intercorsi esattamente 27 anni.

Questa seconda paternità arrivata così avanti nell’età porta con sé qualche preoccupazione per l’attore, che è consapevole che non riuscirà a godersi diversi momenti della vita della secondogenita. Intervistato da Vanity Fair, Gallo spiega infatti che cosa teme: “Il mio rammarico è non sapere se riuscirò a vederla crescere, o a portarla all’altare, anche se mi auguro di sì. Tutto quello che riuscirò a prendermi è già tanto: anche solo quello che sto vivendo con lei adesso, che ha due anni e otto mesi, è un regalo bellissimo”.

Se in passato l’attore ha dichiarato di essere riuscito a condividere pochi momenti con la propria primogenita Giulia, almeno ora può rivendicare con orgoglio il tempo che riesce a trascorrere insieme alla piccola Artemisia: “Mi rendo conto di aver fatto una cosa che, egoisticamente, non è proprio il massimo per una bambina: avere un padre che, quando lei avrà vent’anni, ne avrà settanta. È chiaro che non è l’ideale, ma egoisticamente mi sto godendo mia figlia e sto cercando di costruirle un futuro per quando non ci sarò più“.

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“Al dottore ho chiesto ‘sto male?’, mi ha risposto ‘no, sta malissimo’ e se ne è andato. Allora ho detto ‘sono morto’. Ora sono in via di guarigione”: così Teo Teocoli

C’era anche Teo Teocoli tra gli ospiti di “Che Tempo Che Fa“, ieri sera 25 ottobre sul Nove con la conduzione di Fabio Fazio. Il mattatore è tornato in televisione dopo molto tempo e c’è un motivo. Infatti come ha spiegato lo stesso Teocoli sono stati mesi di cure e di riposo forzato e al momento è “in via di guarigione”.

L’attore e imitatore non ha spiegato nel dettaglio la genesi della malattia, ma ha raccontato come è avvenuta la diagnosi. All’improvviso un malore a Ibiza: “Ci sono stato tre mesi e mezzo e non sono mai uscito dalla casa. Non ho visto il mare”.

Incalzato dal conduttore poi Teocoli ha spiegato: “Quando il medico mi ha visitato gli ho chiesto ‘sto male?’, mi ha risposto ‘no, sta malissimo’ e se ne è andato. Allora ho detto ‘sono morto'”.

Ma l’incontro con Fazio è stato anche un momento celebrativo, per passare in rassegna tutti i grandi successi di Teo Teocoli dalla Gialappa’s Band a “Quelli che il calcio”, fino alle celebri imitazioni di Cesare Maldini, Gabriele Albertini e l’amico di una vita Adriano Celentano.

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“Proprio dietro una parvenza di ‘normalità’ c’è un uomo che non accetta i cambiamenti e, piuttosto che essere lasciato, uccide la compagna. Certe belle maschere mi spaventano”: così Claudia Pandolfi

È stato presentato fuori concorso alla Festa del cinema di Roma “Un tranquillo funerale di famiglia”, dal 29 ottobre in sala. È l’adattamento firmato da Massimiliano Bruno della black comedy britannica di Dean Craig. Nel cast Stefania Sandrelli, Diego Abatantuono, Pietro Sermonti, Claudia Pandolfi, Stefano Fresi e Beatrice Arnera.

Al centro la famiglia Mancuso, in Ciociaria, nel giorno del funerale del patriarca: i figli Daria e Riccardo (Pandolfi e Sermonti) fanno i conti con rancori e segreti, e la cerimonia si trasforma in una catena di rivelazioni ed equivoci grotteschi. “Raccontiamo due fratelli coltelli e una famiglia incasinata, come lo sono le nostre”, spiega il regista.

“È il film più spinto che abbia mai fatto. Perché ha una comicità esplicita, a tratti volgare, politicamente scorretta. – ha detto Pandolfi a Io Donna – Ho adorato girarlo e non solo per amore dell’originale inglese ma per quel tipo di humor e di irriverenza. Si gioca con la morte e con Dio, cosa molto inusuale per noi italiani. E mi piace moltissimo passare dalla fiction rassicurante di prima serata a qualcosa di trasgressivo, spero di poter continuare a divertirmi così nel mio lavoro. Del resto, divertimento e impegno sono stati le mie linee guida, negli anni”.

Mamma di due figli maschi il 19enne Gabriele, avuto dal cantautore Roberto Angelini, e Tito nato dalla relazione con il produttore Marco De Angelis, che ha 10 anni. “Ho creduto nell’educazione sessuale e affettiva, li ho fatti crescere soprattutto con l’esempio. – ha detto – I miei figli hanno papà, zii e nonni che hanno molta cura del lato femminile della famiglia e delle vite degli altri in generale. È importante dare ai ragazzi strumenti per affrontare il “mondaccio”, come dico io, di oggi. Insegnargli a ragionare, anche a sbagliare, perché una società che ci vuole sempre performanti e vincenti può diventare paralizzante”.

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“Di pomeriggio facevo il mago per i bambini, la sera mi esibivo in un locale di scambi di coppia. Facevo lo spettacolo davanti a persone sedute però nude, erano arzilli”: così Alessandro Manera

Alessandro Manera è uno dei protagonisti di “Zelig 30”, in onda su Canale 5 con Michelle Hunziker insieme al duo comico Ale e Franz ogni martedì, in prima serata. L’attore e comico è in tour in giro per i teatri con “Corto circuito – L’inquieto vivere dell’uomo moderno” ed è on air su Radio24 con “Uno, nessuno, cento Milan”.

“Ho iniziato a 17 anni nell’84 facendo il mago comico.- ha raccontato Manera a Bowlcast di Telelibertà, come riporta Il Corriere della Sera – Facevo di pomeriggio feste per bambini, la sera andavo in un locale di cabaret e di notte, quando sono poi arrivato a Milano, andavo in un locale di scambi di coppia. Bisognava fare 20 minuti prima che le persone andassero nel privé ed era anche un buon pubblico perché sapevano che dopo si sarebbero divertiti, era un pubblico arzillo”.

“Quindi poi a volte c’erano degli esibizionisti che si spogliavano già prima, facevo lo spettacolo davanti a persone sedute però nude. -ha continuato – E poi ti invitavano dopo con loro nel privé se volevi andare, potevi andare. Io non sono mai andato perché ero timido, però la cosa bella era proprio la totale disinibizione di queste persone. E poi ho fatto il presentatore di spogliarelli per due o tre anni”.

Una lunga gavetta che lo ha portato a partecipare a “Zelig”, “Ciro”, “Paperissima Sprint”, “Maurizio Costanzo Show” e “Quelli che il calcio” con Fabio Fazio: “Mi aveva chiamato lui perché, siccome io allora facevo questo personaggio sottotono, depresso, lui voleva fare le telepromozioni in diretta in modo opposto a come vengono fatte normalmente, dove tutti sono entusiasti del prodotto. Una bella idea. Il problema è che le prime erano della Nutella, un mondo fatto di mamme felici, bambini sorridenti. Quando hanno visto le prime si sono spaventati perché hanno detto: ‘Il nostro mondo non è fatto di uno così sottotono’, e allora sono stato obbligato a cambiare stile e registro, mi dispiace perché quella era un’idea migliore”.

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“La serie sulla famiglia Panini è un’ancora di speranza contro la guerra. I giovani non siano spaventati, le cose si possono cambiare. Ho studiato 96 ore e Pavarotti per l’accento modenese”: così Serena Rossi

Dalla campagna modenese alle figurine che hanno fatto il giro del mondo: arriva la serie che racconta una delle più celebri storie imprenditoriali italiane. “La famiglia Panini – L’avventura delle figurine” ripercorre la nascita delle iconiche figurine Panini, in un arco di tempo che va dagli anni Quaranta al 1970, anno dei Mondiali di Messico 70, intrecciando la vicenda privata di una famiglia con quella di un Paese in piena trasformazione.

Al centro c’è Olga Cuoghi Panini (Serena Rossi), madre visionaria dal motto “Andiamo a vedere!”, che spinge marito e otto figli a lasciare la campagna per Modena e a scommettere su un’edicola. Da lì, tra fallimenti e sacrifici, nasce l’idea di puntare su qualcosa di umile ma democratico: le figurine, che nel 1970 diventeranno un fenomeno mondiale. Nel cast anche Simone Liberati (Giuseppe), Federico Cesari (Umberto), Benedetta Cimatti (Veronica), Luca Di Sessa (Benito) e Samuele Teneggi (Franco). La serie è stata presentata, ieri 23 ottobre, alla Festa del Cinema di Roma e arriverà in prima visione dal 22 novembre su Rai 1 e Raiplay, prossimamente su Disney+.

Abbiamo incontrato Serena Rossi e la regista Letizia Lamartire.

“La signora Olga è stata sicuramente una donna che, suo malgrado, era avanti nei tempi. – ha detto Serena Rossi – In un’epoca e in una società rurale e patriarcale si è ritrovata al centro di un’impresa enorme, partita come una cosa piccola e familiare e poi esplosa quasi tra le mani. C’è anche da dire, come ogni tanto piace dire a Letizia, che Olga rappresenta tutto un gruppo di donne che durante la guerra si sono ritrovate a ricostruire un paese e a sfamare i figli da sole, perché i mariti erano al fronte. È una di quelle donne che hanno reso grande l’Italia in quel tempo: un esempio, un modello, nella sua semplicità, concretezza e grande umanità. Ce ne devono essere sempre di più”.

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“Ho messo per anni le stesse mutande per tutte le partite dell’Inter. Bianche. Per il mio funerale vorrei registrare un messaggio audio per quelli che mi vogliono bene e rincuorarli”: così Giacomo Poretti

L’infanzia felice, la fabbrica a 13 anni, poi il lavorio ospedale fino all’incontro con il teatro. Giacomo Poretti è il protagonista della nuova puntata di “Stories”, in onda lunedì 26 ottobre alle 21 su Sky TG24, “Giacomo Poretti – Chiedimi se sono felice“.

La storia dell’attore inizia nella provincia milanese, nei cortili in cui è cresciuto con la madre, il padre e la sorella. “Era un cortile tipico della provincia milanese. I bagni non erano in casa, ce n’era uno in comune, al piano terra. Mi ricordo che d’inverno, quando nevicava, dovevi attraversare il cortile per andare in bagno la sera, avevi freddo, ti bagnavi i piedi. E allora dicevo a mia mamma: ‘Mamma, posso farla nella neve?’”.

E ancora: “D’estate si portava il tavolo fuori e, per quanto fosse sostanzialmente un monolocale, sembrava di essere in una villa. Era bellissimo il cortile”. Di sé bambino dice: “Ero ubbidiente, un po’ malinconico e riflessivo”. L’infanzia, spiega, è stata “bellissima, uno dei momenti più belli della mia vita”, ma c’è un episodio che ancora oggi racconta con il suo tipico umorismo: “I miei, nel tentativo di farmi del bene, mi hanno mandato in colonia. Siccome ero particolarmente linfatico, mi hanno mandato a marzo e aprile, due mesi di fila. Neanche la famiglia di Elon Musk può permettersi due mesi di mare tra marzo e aprile”.

Aveva appena quattro anni: “Capisci che stare lontani dalla mamma e dal papà a quattro anni… fai il comico per forza nella vita”. Dopo la terza media, comincia a lavorare. “Dopo i tredici anni bisognava andare a lavorare. Sono andato in fabbrica, facevo il saldatore, e poi sono andato a lavorare in ospedale: mi sono fermato lì undici anni”. Il teatro arriva attraverso l’oratorio e un sacerdote, don Giancarlo, “più innamorato di Pirandello che di San Pietro e Paolo”, che cerca di trasmettere al paese la passione per la recitazione.

“Usava il teatro dell’oratorio un paio di volte all’anno, prendeva tutta la popolazione del paese e gli faceva fare delle cose. Un anno aveva bisogno di tre bambini, tre personaggi, tre alieni: uno altissimo, uno grassissimo, uno bassissimo. E io, senza fare il provino, ho vinto quella parte”. Un primo incontro con la scena, mentre la strada verso la comicità passa anche attraverso l’esperienza da animatore nei villaggi turistici. Un lavoro che non amava particolarmente: “Mi vergognavo un po’ di fare l’animatore, è un po’ umiliante. Non vedevo l’ora che finisse quel tirocinio, però dava lo stipendio, miserevole, ma lo dava”.

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“Quando mi è cresciuto il seno, ho finito di uscire di casa. Avevo papà e due fratelli maschi molto gelosi. Ho vissuto un amore tossico tanti anni fa, ne sono uscita a fatica”: così Barbara De Rossi

Barbara De Rossi è stata ospite di Nunzia De Girolamo nel programma “Ciao Maschio“, in onda su Rai 1 sabato 24 ottobre a partire dalle 17.05. Nel corso della puntata, De Rossi ha aperto il suo cuore raccontando un’esperienza personale dolorosa: quella di una relazione tossica vissuta in passato. L’attrice ha riflettuto sui meccanismi della manipolazione e sulla violenza psicologica nelle relazioni, sottolineando come il suo impegno attivo contro la violenza sulle donne non l’abbia protetta dall’essere coinvolta in prima persona in una situazione simile.

Inoltre ha rilasciato una testimonianza toccante e coraggiosa, confermando di aver vissuto in passato una relazione tossica. “Sì, ho vissuto un amore tossico tanti anni fa, ne sono uscita a fatica: è stata un’esperienza molto dura e difficile della mia vita”, ha dichiarato l’attrice in risposta alla domanda diretta di Nunzia De Girolamo.

Un impegno che va ben oltre la televisione. De Rossi ha sottolineato come la sua sensibilità verso questi temi affondi le radici in un passato lontano: “Mi occupo di maltrattamenti e di violenza contro le donne dall’89, da quando ancora non c’erano le trasmissioni”. Parole che testimoniano una battaglia personale e sociale portata avanti con determinazione, molto prima che il dibattito pubblico su abusi e relazioni tossiche trovasse spazio nei palinsesti televisivi nazionali.

L’attrice racconta il lavoro di un’associazione attiva nel comprendere le dinamiche della violenza, sottolineando come quella consapevolezza non sia bastata a proteggerla.

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“Non sono single, sono sola. Io ho avuto un lunghissimo matrimonio. Le cose purtroppo possono finire. È stato doloroso però era forse necessario”: così Elena Sofia Ricci

Elena Sofia Ricci è tornata su Rai 1 come protagonista della terza stagione della serie tv thriller “I casi di Teresa Battaglia: Figlia della cenere”, in onda in prima serata ogni lunedì. L’attrice è stata ospite nel salotto de “La volta buona” con Caterina Balivo ieri 23 ottobre.

La protagonista di “I casi di Teresa Battaglia” è tornata a raccontare della sua famiglia e del fatto che ha conosciuto il padre e i fratelli dopo 30 lunghi anni: “Li ho conosciuti tardi ed è stato molto molto bello”.

E ancora: “L’amore non è una torta che si divide a fette ma si eleva a potenza. Più siamo e tanto più amore ci può essere fra tutti. Averli ritrovati, in particolare Elisa che in Italia mentre gli altri sono in America, tra noi c’è una comunione di sogni”.

E ancora: “Mi dicono che parliamo e ci muoviamo nello stesso modo seppur non siamo cresciute insieme. Il sangue può anche non contare, però in questo caso si, ci siamo riconosciuti subito”.

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“Se fossi stato davvero un grande attore non ti ritroveresti qui a fare il Grande Fratello Vip”: rissa in diretta tra Alex Belli e Alessandro Roncaccia

Alta tensione nella casa del Grande Fratello Vip. Nel corso dell’ultima puntata del reality condotto da Ilary Blasi, gli inquilini Alex Belli e Alessandro Roncaccia sono stati protagonisti di un acceso confronto, sfiorando la rissa in un faccia a faccia fatto di reciproche accuse e provocazioni. A innescare lo scontro è stato Roncaccia, che ha messo apertamente in discussione le capacità professionali di Belli con parole taglienti: “Se fossi stato davvero un grande attore, se avessi vissuto di cinema, a 45 anni non ti ritroveresti qui a fare il Grande Fratello”.

Durante un acceso confronto, Belli ha attaccato la relazione sentimentale tra Roncaccia e Piera Meloni, affermando con fermezza: “Quando uscirà da qui, di Piera non gli importerà assolutamente nulla”. L’attore ha poi fatto riferimento alla precedente esperienza televisiva del concorrente ad Italia Shore, dichiarando: “Lo conosco bene, ho seguito i programmi che ha realizzato: è un vero stratega. In quell’altro programma, Roncaccia impiegava un’ora per dare un bacio, non undici puntate“.

La tensione è però esplosa quando Roncaccia ha coinvolto la sfera familiare di Belli con una provocazione diretta: “Parla bene chi è venuto qui a costruirsi una storia con la moglie a casa. Sei stato tu a farlo, non io”. A quelle parole, Belli si è alzato di scatto, avvicinandosi a Roncaccia in un confronto faccia a faccia: “Io sono ancora insieme a quella donna e ho un figlio. Porta rispetto, non ti permettere mai più di toccare certi argomenti”.

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Il nuovo agente 007 sta arrivando: Callum Turner, Jack Lowden e Josh O’Connor corrono ai provini finali

La caccia al successore di Daniel Craig entra nella fase decisiva. Secondo la stampa specializzata americana, tre nomi in particolare, Callum Turner, Jack Lowden e Josh O’Connor, sarebbero in lizza per vestire i panni di James Bond nel film diretto da Denis Villeneuve. I provini conclusivi, a cui parteciperebbero da tre a cinque attori, potrebbero iniziare già oggi.

Il copione dei test, stando a The Hollywood Reporter, prevede tre prove: scene d’azione, resa davanti alla macchina da presa e lettura dei dialoghi. Deadline parla di almeno quattro inviti già partiti, ma senza alcuna conferma sui nomi. Lowden, volto di “Slow Horses”, viene indicato da Variety come possibile favorito; Turner, visto in “Masters of the Air”, era già stato associato al personaggio nei mesi scorsi; O’Connor, il principe Carlo di “The Crown” e interprete in “Wake Up Dead Man: A Knives Out Mystery”, completa il terzetto.

Resta però un quadro fluido. Nelle settimane passate si era parlato anche di Aaron Taylor-Johnson, James Norton, Harris Dickinson, Jack O’Connell e Paul Mescal. Le ultime voci darebbero fuori dai giochi Jacob Elordi assente ai provini finali. Le audizioni, previste a inizio ottobre, erano slittate per via di impegni incrociati degli attori, e Deadline precisa che non c’è una data certa per l’annuncio, nemmeno a test conclusi.

Dietro il progetto c’è Amazon MGM Studios, che a maggio ha avviato la selezione. Amy Pascal, tra i produttori, ad agosto aveva indicato la fine dell’anno come possibile momento per svelare il nome, invitando alla cautela: raccogliere l’eredità di Craig, protagonista di cinque film tra il 2006 e “No Time to Die” (2021), non è impresa da poco.

L’idea è trovare un Bond “diverso, originale e coinvolgente”. La sceneggiatura di Steven Knight, il papà di “Peaky Blinders”, ha già una prima bozza completa, e l’uscita in sala è attesa intorno al 2028, senza conferme ufficiali.

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“Le nozze con il principe Pallavicino? Mi ha fatto male essere descritta come una persona che si è venduta a tutto questo. Gli haters non considerano che sono una mamma”: così Manuela Arcuri

Manuela Arcuri fa chiarezza sulla sua vita sentimentale. L’attrice, ospite del programma televisivo Verissimo nella puntata di domenica 25 ottobre, ha voluto rispondere ai numerosi rumors circolati nelle ultime settimane riguardo a una presunta relazione con il principe Domenico Antonio Pallavicino, 82 anni.

“Hanno costruito una storia su delle foto innocenti. – ha detto – Non c’è mai stata nessuna dichiarazione, né da parte mia né da parte del principe, a proposito di un fidanzamento o di un matrimonio. Per ora c’è una bellissima amicizia”. Sul perché sia potuto nascere questo gossip osserva: “Era da tanto tempo che non mi vedevano accanto a un uomo dopo la fine del mio matrimonio, quindi deduco che abbiano pensato: sarà lui l’uomo che Manuela vede e frequenta”.

L’attrice, da tempo testimonial della Fondazione Pallavicino, racconta di aver condiviso con lui alcuni viaggi di lavoro e non nasconde la stima nei suoi confronti: “È un principe di nome e di fatto, una persona molto colta ed elegante che sa darmi dei consigli. Mi piace il suo spessore umano, passare dei pomeriggi insieme a chiacchierare”.

A Silvia Toffanin che le chiede se invece il principe possa essere mosso da altri sentimenti e del desiderio, espresso proprio da lui in un’intervista, che lei possa innamorarsi, Manuela risponde: “Ci può essere da parte sua anche un debole, perché no? Forse lui lo spera. Al momento io lo stimo e lavoro per lui. Non so se queste possano essere le basi di un amore futuro, ma ad altro non ho ancora mai pensato. Non è questo il caso, ma comunque, anche se fosse vero, è la mia vita. Ognuno fa le proprie scelte“.

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“Mi sono fatto, mi sono sballato, mi sono ridotto in condizioni pietose e mi sono iniettato sostanze. Ho fumato crack e ho provato ogni tipo di droga immaginabile”: lo rivela Eric Dane

Nel suo libro di memorie intitolato “My Book of Days: A Memoir in Moments“, Eric Dane ha ripercorso con estrema sincerità gli anni bui della sua lotta contro la tossicodipendenza, vissuta nel corso dei suoi vent’anni.

“La tossicodipendenza la definisco il mio ‘periodo buio’. Facevo provini per alcuni ruoli, ne ottenevo anche qualcuno, ma soprattutto mi drogavo”, ha dichiarato l’attore, celebre per la sua interpretazione del “Dottor Bollore” (il chirurgo Mark Sloan) in “Grey’s Anatomy”, in un passaggio del volume anticipato dalla rivista People.

“Mi sballavo, mi stordivo, mi riducevo in condizioni pietose; mi iniettavo sostanze, le fumavo, ho provato ogni tipo di droga immaginabile”, ha raccontato, elencando poi la lunga e sconcertante serie di sostanze di cui ha fatto uso.

“Ecco un elenco parziale: alcol, marijuana, acidi. Eroina. Cocaina. Funghi allucinogeni. Mescalina. Metanfetamina. Crack. Antidolorifici. Manciate di antidolorifici. Secchiate di antidolorifici. Vicodin, Percocet, OxyContin… Insomma, tutto ciò che si poteva trovare sul mercato”, ha scritto Dane.

Poi ha aggiunto: “Tutte le benzodiazepine. Xanax. Valium. Tutti i miorilassanti. Tutti gli stimolanti. Adderall. Ritalin. Non credo ci sia una droga che io non abbia provato”.

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È morto Tom Skerritt, l’istruttore di volo in “Top Gun” e lo sceriffo della serie “La famiglia Brock”. La famiglia: “Aiutava gli altri a trovare e far sentire la propria voce”

Mondo del cinema in lutto. È morto, a 93 anni, Tom Skerritt, attore vincitore di un premio Emmy, noto per aver interpretato diversi ruoli tra cui l’istruttore di volo in “Top Gun”, lo sceriffo nella serie tv “La famiglia Brock” (“Picket Fences”), fino al capitano destinato a un tragico destino in “Alien”. Skerritt si è spento mercoledì per cause naturali, come reso noto dalla famiglia in un comunicato.

“Se il mondo conosceva Tom per la sua straordinaria carriera di attore, – si legge nella nota – noi lo ricordiamo per il suo umorismo, la sua curiosità, la sua saggezza, la sua generosità e l’amore che ha portato nelle nostre vite. Nutriva un profondo interesse per l’immaginazione, la creatività, la narrazione, il senso del dovere, i veterani, il mondo naturale e l’aiutare gli altri a trovare e far sentire la propria voce”.

Skerritt ha ricevuto due candidature agli Emmy, entrambe per “La famiglia Brock”, vincendo il premio come miglior attore protagonista in una serie drammatica nel 1993. Tra gli altri ruoli di spicco della sua carriera, si ricordano quello del marito paziente di Shirley MacLaine in”‘Due vite, una svolta”, del marito di Sally Field in “Fiori d’acciaio” e dell’opportunista senza scrupoli che ostacola il tentativo del personaggio di Jodie Foster di comunicare con forme di vita extraterrestri nel film “Contact”.

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Ukraine and Japan plan prefabricated backup crossings for Kyiv’s bridges: 720 meters of structures already delivered

Meeting between Ukraine’s Minister for Restoration, Infrastructure and Transport Mykola Kalashnyk, Japan’s Ambassador to Ukraine Yo Osumi, and JICA Ukraine Office Chief Osamu Hattori, October 2026. Photo: Mykola Kalashnyk/Telegram

Ukrainian and Japanese officials discussed establishing backup bridge crossings in the event of Russian strikes, preparing municipal infrastructure for winter, and Japan's continued assistance with Ukraine's recovery, Ukraine's Minister for Restoration, Infrastructure and Transport, Mykola Kalashnyk, reported on 14 October.

Russia is targeting Kyiv's bridges to paralyze the city and break civilian morale, defense analyst Hamish de Bretton-Gordon wrote in The Telegraph. On 1 and 2 October, Russia attacked Kyiv's Southern Bridge, then struck the Northern Bridge on 3 and 4 October. Ukraine is now working with international partners to establish backup bridge crossings that could maintain connectivity even if major routes are damaged.

The discussions took place during a meeting between Minister Kalashnyk, Japan's Ambassador to Ukraine Yo Osumi, and Osamu Hattori, head of the Japan International Cooperation Agency (JICA) office in Ukraine, according to the statement.

Ukraine's Minister for Restoration, Infrastructure and Transport Mykola Kalashnyk during a meeting with Japan's Ambassador to Ukraine Yo Osumi and JICA Ukraine Office Chief Osamu Hattori, October 2026. Photo: Mykola Kalashnyk/Telegram
Ukraine's Minister for Restoration, Infrastructure and Transport Mykola Kalashnyk during a meeting with Japan's Ambassador to Ukraine Yo Osumi and JICA Ukraine Office Chief Osamu Hattori, October 2026. Photo: Mykola Kalashnyk/Telegram

Backup crossings could prevent logistical disruptions if major bridges are damaged

Kyiv's Southern Bridge, for example, plays a critical role in logistics because freight traffic uses it, transport planning expert Dmytro Bespalov noted in an article for Ukrainska Pravda. At the same time, installing additional metal structures to reinforce bridges could be dangerous given their technical condition and existing load levels, he said.

One potential solution is to establish backup bridge crossings.

Ukraine and JICA have agreed to continue working together on engineering solutions for setting up these crossings. Japan has already delivered 720 meters of prefabricated bridge structures to Ukraine, which are expected to be used to create alternative routes if Russia's attacks damage major bridges, Kalashnyk said.

The initiative is intended to help maintain transportation links, ensure the delivery of critical supplies, and preserve evacuation routes for civilians.

The flags of Japan and Ukraine displayed on a screen during a meeting between Ukraine's Minister for Restoration, Infrastructure and Transport Mykola Kalashnyk, Japan's Ambassador to Ukraine Yo Osumi, and JICA Ukraine Office Chief Osamu Hattori, October 2026. Photo: Mykola Kalashnyk/Telegram
The flags of Japan and Ukraine displayed on a screen during a meeting between Ukraine's Minister for Restoration, Infrastructure and Transport Mykola Kalashnyk, Japan's Ambassador to Ukraine Yo Osumi, and JICA Ukraine Office Chief Osamu Hattori, October 2026. Photo: Mykola Kalashnyk/Telegram

Ukraine prepares water utilities and boiler plants for winter amid the threat of Russian infrastructure strikes

During the meeting, Ukraine and JICA discussed equipping water utilities with backup power supplies, addressing the need for modular boiler plants, and obtaining equipment to ensure uninterrupted heating and water services. Ukraine has already submitted lists of the necessary equipment to JICA for consideration as part of a new emergency assistance project, Kalashnyk said.

An intercepted document outlining an alleged Russian plan for strikes against Ukraine this winter reportedly describes attacks on 60 critical infrastructure facilities using up to 1,000 missiles, drones, and aerial bombs. Potential targets include electrical substations, hydroelectric power plants, thermal power plants, boiler facilities, and infrastructure related to water supply and wastewater management.

Kyiv during a blackout caused by Russian strikes on energy infrastructure, 11 October 2026. Photo: Yan Dobronosov
Kyiv during a blackout caused by Russian strikes on energy infrastructure, 11 October 2026. Photo: Yan Dobronosov

The document also describes potential strikes on facilities in Kyiv, Kharkiv, Odesa, and several other cities. Such attacks could disrupt electricity, heating, water supply, and wastewater services.

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