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Cristiano Ronaldo gana el premio BOAT, que le reconoce como el mejor Balón de Oro de la historia
Cristiano Ronaldo ha ganado el BOAT, el nuevo premio que ha creado la revista France Football para premiar al mejor Balón de Oro de la historia. El delantero portugués ha sido resultado como vencedor tras imponerse por la edición de 2008, que obtuvo cuando militaba en el Manchester United, una temporada en la que también se coronó en la Champions League.

© GERARD JULIEN (AFP)
Acciaierie Venete, condannato in appello il presidente Banzato per la morte di due operai. Attesa la sua nomina a capo di Federacciai
Alessandro Banzato, presidente di Acciaierie Venete, è stato condannato anche in Corte d’Appello per la morte di due operai avvenuta nel 2018 a seguito di un incidente in uno degli stabilimenti del gruppo, alla periferia di Padova. Una colata di metallo liquido li aveva investiti per il cedimento di un grande contenitore trasportato sopra le loro teste. I giudici hanno confermato la pena di 2 anni e 6 mesi per l’imprenditore, mentre hanno ridotto a due anni (sei mesi in meno) la condanna di Giorgio Zuccaro, direttore dello stabilimento all’epoca dell’incidente. È stato assolto per non aver commesso il fatto Giancarlo Tonoli, che in primo grado si era visto infliggere 4 anni e 6 mesi, in quanto consigliere incaricato dei collaudi della società friulana Danieli Centro Cranes. Il Tribunale aveva fissato una sanzione pecuniaria di 100mila euro a carico di Acciaierie Venete, nonché di 229mila euro per Danieli&C e di 94mila euro per Danieli Centro Cranes. Soltanto al prima è stata confermata, assieme al divieto a contrarre con la pubblica amministrazione per 8 mesi. Revocate le sanzioni a carico della Danieli, che non è stata ritenuta responsabile del cedimento della siviera che aveva realizzato.
La conferma della condanna per Banzato avviene a poche settimane dall’assemblea di Federacciai che dovrebbe nominarlo presidente nazionale, in base a una designazione ufficiale del consiglio generale di qualche mese fa. Prevista per fine ottobre, l’assise imprenditoriale è stata rinviata a seguito della morte sul lavoro di un operaio di 47 anni, avvenuta il 20 ottobre nello stabilimento di Acciaierie Venete a Sarezzo, in provincia di Brescia. Federacciai aveva motivato il rinvio quale “segno di rispetto e partecipazione al dolore per quanto accaduto”.
L’incidente nello stabilimento di Padova si era verificato il 13 maggio 2018. Il cedimento di un perno aveva fatto crollare una siviera contenente 90 tonnellate di acciaio fuso. Gli effetti erano stati disastrosi per due dipendenti: Sergiu Todita di 39 anni era morto dopo un mese di agonia, Marian Bratu di 44 anni dopo sette mesi nel Centro Grandi Ustionati di Padova. Due operai erano rimasti feriti. Un altro grave incidente si è verificato nell’ottobre 2023 nello stesso stabilimento, con quattro operai finiti all’ospedale per la fuoriuscita di metallo fuso.
La sentenza di primo grado a carico di Banzato aveva censurato l’organizzazione delle lavorazioni, “una procedura orientata ad una maggiore efficienza del ciclo produttivo a scapito della sicurezza dei propri lavoratori”. Infatti, durante lo spostamento delle siviere i lavoratori dovrebbero allontanarsi dall’area, in modo da ridurre il rischio in caso di malfunzionamenti. Un tecnico Spisal aveva calcolato che tale tempo di sicurezza avrebbe aumentato “di circa il 23 per cento le ore lavorate”. Il giudice aveva scritto: “E’ innegabile che un risparmio non modesto sia stato conseguito per la mancata implementazione della norma. Al risparmio sul costo del lavoro va aggiunto quello relativo ai mancati investimenti per implementare la procedura di sicurezza”. Per questo le condanne (ora confermate) avevano riguardato non solo il direttore dello stabilimento, ma anche il presidente della società.
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Il 30 ottobre si sciopera per ragioni che gli ottusi governanti non capiranno mai
Lo sciopero generale del 30 ottobre nasce da un evento che ha pochi precedenti nel mondo del lavoro: lo sciopero internazionale di più di 100 porti del Mediterraneo e dell’Atlantico contro l’uso militare delle infrastrutture, il riarmo, la guerra. I portuali, una delle categorie più antiche del mondo del lavoro, ancora una volta hanno lanciato un appello di mobilitazione che si sta diffondendo ovunque. Tante volte abbiamo sentito dire che ci vorrebbe una lotta dei lavoratori oltre le frontiere degli Stati: il 30 ottobre quei confini saranno superati dallo sciopero che unisce i portuali di mezzo mondo.
In Italia lo sciopero è diventato generale grazie alla decisione della USB e di altri sindacati di base; e ora sta diventando un appuntamento di tutti.
Il 30 ottobre avremo in Italia una grande giornata di lotta, contro il carovita e le politiche di guerra, che unirà le piazze giovanili di queste settimane con tutto il mondo del lavoro che non piega la testa.
Ricordate il rimprovero qualunquista per le manifestazioni sulla Palestina: ma perché non vi mobilitate sui problemi degli italiani? Ora si scende in piazza per obiettivi materiali, concreti, immediati. Vedremo se quella polemica si rivelerà, come io credo, strumentale e semplicemente un sostegno al governo Meloni.
Si sciopera per i salari, i servizi pubblici, le scuole, la sanità; e contro l’economia e la politica di guerra, che provocano il carovita e ingigantiscono le ingiustizie sociali. Ma oltre a tutto questo, si sciopera per un motivo che gli ottusi governanti reazionari e chi sta con loro non riusciranno mai a capire. Voglio raccontare questo motivo partendo dalla mia esperienza personale.
Vivo a Brescia, dove ho fatto il sindacalista negli anni settanta e ottanta tra durissime lotte di fabbrica. Spesso mi capita di incontrare gli operai di allora, oggi pensionati. Ebbene, quando mi salutano ricordandosi di me, presto tutti arrivano a dire la stessa cosa: quanti scioperi, quante lotte! Non portavamo mai a casa una busta paga intera, mi dicono, ma sai una cosa, ne valeva la pena. Perché i padroni ci rispettavano e il rispetto vale di più di qualsiasi perdita di salario.
Oggi i giovani al lavoro non sono rispettati. I salari sono miseri, si muore per omicidi sul lavoro che sono una vergogna per la civiltà, i ricchi insultano i poveri, si offendono i disoccupati spiegando che è colpa loro se non trovano un posto. Non c’è più rispetto per il lavoro, perché chi comanda non ha alcun timore dei lavoratori, mentre al contrario sono i lavoratori che hanno paura di chi comanda.
Questo è ciò che denunciano coloro che erano operai nel passato, ma oggi le loro riflessioni amare hanno finalmente una prima risposta positiva. I giovani e sempre più lavoratrici e lavoratori stanno alzando di nuovo la testa. È un’onda di sollevazione sociale che percorre tutta l’Europa e che ora è finalmente arrivata anche in Italia. Il governo reagisce con rabbia e repressione, non solo con i decreti sicurezza, ma con provvedimenti antisciopero. Ultima l’ingiunzione di non scioperare nei trasporti perché il 30 ottobre sarebbe troppo vicino al giorno dei morti.
Una classe dirigente ottusa, incapace di qualsiasi mediazione sociale, reagisce alla contestazione solo con la violenza istituzionale, quella che colpisce i manifestanti con lo Stato di Polizia e quella contro i lavoratori con divieti e precettazioni. Ed è bene ricordare che le pratiche antisciopero dei governi italiani, e in particolare del Governo Meloni, sono state condannate a livello europeo come lesive della libertà.
In tutti i luoghi di lavoro dilagano prepotenza e autoritarismo. Essi colpiscono in particolare le lavoratrici e i lavoratori precari, i migranti, le donne, i giovani. Ma un po’ tutto il mondo del lavoro subisce un regime che minaccia le libertà garantite dalla Costituzione. Tutto il mondo del lavoro, in diverse gradazioni, è sotto ricatto e viene colpito nella libertà di dire di dire ciò che pensa, di protestare contro le ingiustizie che subisce. Siamo arrivati persino allo spionaggio aziendale su ciò che scrivono i dipendenti sui social, che può essere usato come causa di licenziamento per “infedeltà all’impresa”.
Un sistema di oppressione copre tutto il mondo del lavoro e lo sciopero è duro e difficile non solo per la perdita salariale, ma per le minacce di rappresaglia che subiscono i lavoratori. Proprio per questo oggi lo sciopero generale dà voce a chi ancora non riesce a farsi sentire. Si parte da un inizio comune, ci si dà coraggio assieme, affinché poi in ogni luogo di lavoro si ribaltino i rapporti di forza e le lavoratrici e in lavoratori siano di nuovo in grado di porre le loro condizioni a chi comanda.
Oggi lo sciopero generale ha tanti giusti obiettivi, ma prima di tutto serve a riconquistare il rispetto.
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Caporalato agricolo, Istat: il 34,3% dei lavoratori è in nero. Danni sull’economia tra i 6,3 e i 9,4 miliardi di euro
Nonostante il rafforzamento dei controlli, aumentano le irregolarità per ciò che concerne il lavoro sommerso nel campo dell’agricoltura. Secondo l’Istat, sono oltre 146mila i lavoratori in nero in questo settore dell’economia, pari al 34,3% del totale: il danno sulle casse dello Stato che ne deriva, tra Irpef, addizionali e contributi, è stimato tra i 6,3 e i 9,4 miliardi di euro di gettito non incassato. In generale, dal 2023 al 2026 il valore aggiunto (ovvero la ricchezza prodotta) del lavoro sommerso nel settore agricolo è stato pari a 39,8 miliardi di euro.
Secondo uno studio di Eurispes, la legge 199/2016 sul caporalato si è rivelata, a 10 anni dall’entrata in vigore, una norma efficace sul piano repressivo ma non risolutiva: il lavoro irregolare rimane una caratteristica strutturale del settore primario (agricoltura, pesca, allevamento, silvicoltura e attività estrattiva). Inoltre, c’è un divario di circa il 28% tra la retribuzione di un bracciante regolare e uno in nero: 11,30 euro l’ora per il primo contro 8,10 per il secondo. Questa disparità retributiva è in calo rispetto al 40% del 2018 e, più in generale, è decisamente minore rispetto alla differenza di pagamento tra lavoro regolare e lavoro sommerso dell’economia nel suo complesso, pari al 48%.
Per quel che riguarda la mappa dei territori dove il fenomeno è più presente, il triste primato è di Latina dove il 95% dei lavoratori agricoli ha un contratto a tempo determinato e dove 6.601 dipendenti (46%) percepiscono meno di quanto previsto dal contratto. Qui la paga per un bracciante in nero è passata da quattro euro (2021) a cinque euro (2026) l’ora, a fronte dei nove euro del contratto regolare. Inoltre, secondo le stime, in Emilia-Romagna almeno il 30% del lavoro agricolo non è in regola. In Lombardia, poi, il tasso di irregolarità rinvenute nelle ispezioni agricole è stato del 65,4%, con un picco a Mantova (68,9%).
Per ciò che concerne i controlli, l’Istat registra un aumento di ispettori del +35% tra 2015 e 2025, anche se nel 2025 c’è stato un lieve calo rispetto al 2024. In tal modo le pratiche da gestire sono scese da 2,4 a 1,6 per ispettore. Aumentano le infrazioni accertate durante i controlli – il tasso di irregolarità delle pratiche sale dal 54,2% al 64,8% – e difatti il numero di lavoratori coinvolti nelle irregolarità passa da 6.153 a 8.851.
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Rinnovato contratto Funzionari PA triennio 2025-28, arretrati entro dicembre: di quanto aumenta lo stipendio
Durante la mattinata di oggi è stata messa la firma definitiva al rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro per i dipendenti delle Funzioni locali per il triennio 2025-2027. L’accordo è stato siglato all’Aran alla presenza del presidente Antonio Naddeo e dei rappresentanti dei sindacati di categoria.
Sono circa 400.000 i dipendenti pubblici impiegati in Regioni, Province, Comuni, Città metropolitane e Camere di Commercio che vedranno i propri salari aumentare già a partire da dicembre 2026.
Un iter rapido per evitare attese e arretrati pendenti
L’intesa è entrata ufficialmente in vigore a seguito del via libera e della certificazione favorevole arrivata dalla Corte dei Conti. A differenza di quanto avvenuto in passato, però, i lavoratori non dovranno attendere anni prima di vedere riconosciuti i giusti adeguamenti stipendiali, trattandosi di un rinnovo firmato in vigenza di contratto per la copertura del triennio iniziato a gennaio 2025.
Le competenze e gli incrementi spettanti saranno erogati direttamente nelle buste paga del mese di dicembre 2026, estendendosi anche alla tredicesima mensilità.
Come sottolineato dal ministro per la Pubblica Amministrazione, Paolo Zangrillo, la rapida conclusione dell’iter procedurale consente di liquidare gli adeguamenti tabellari prima della chiusura dell’anno, integrando le nuove somme spettanti e i relativi conguagli direttamente nei cedolini di fine anno.
Di quanto aumenteranno gli stipendi
L’accordo economico prevede un incremento retributivo a regime pari al 5,36% del monte salari. In termini medi, la rivalutazione comporta i seguenti benefici stipendiali:
- 152 euro lordi mensili per i dipendenti comunali;
- 140 euro lordi mensili per il personale afferente agli altri enti territoriali e camerali.
Trattandosi di cifre lorde calcolate su scala media, l’impatto reale sul netto in busta paga varierà in base all’inquadramento professionale, all’anzianità di servizio e alle aliquote fiscali e contributive personali.
A beneficiare dell’adeguamento sono le seguenti categorie operative del comparto:
- personale dell’Area dei Funzionari ed Elevate Qualificazioni, con scatti stipendiali a regime previsti di oltre 150 euro lordi mensili;
- dipendenti dell’Area degli Istruttori (ex assistenti), che vedranno incrementi medi parametrati sulla retribuzione tabellare di categoria per la copertura del triennio;
- personale dell’Area degli Operatori, per cui sono previsti adeguamenti progressivi della base retributiva volti a tutelare il potere d’acquisto dei livelli d’inquadramento base.
Cos’altro cambia oltre allo stipendio
Oltre alle cifre in busta paga, la trattativa ha introdotto alcune tutele organizzative del tutto nuove per la macchina amministrativa locale.
Intelligenza artificiale
La novità più significativa riguarda la regolamentazione dell’Intelligenza Artificiale nel pubblico impiego. L’impiego degli algoritmi negli enti territoriali viene subordinato al principio della responsabilità humana, stabilendo che la firma e la decisione finale sugli atti rimarranno tassativamente in capo ai dirigenti. Inoltre, viene istituito l’obbligo di formare il personale e monitorare l’impatto delle nuove tecnologie tramite gli Organismi paritetici per l’innovazione.
Lavoro più agile
Sul fronte dell’organizzazione quotidiana, si registra una maggiore elasticità sugli orari. Il margine temporale per recuperare l’eventuale debito orario sale da due a tre mesi, imponendo agli enti di strutturare i turni tenendo conto delle esigenze del personale pendolare o residente in aree logisticamente svantaggiate.
Visite mediche
Vengono infine snellite le procedure per le visite mediche, precisando che le consultazioni con il medico di famiglia rientrano nel monte di 18 ore annue di permessi retribuiti già previsti per gli esami specialistici, mentre si rafforzano gli investimenti nel welfare aziendale e nelle misure a sostegno della genitorialità e delle disabilità.
Job Day Esselunga, si cercano addetti alla gastronomia senza esperienza: come partecipare
Esselunga, il marchio che ha portato il concetto di supermercato in Italia, organizza a Parma un evento di reclutamento fissato per giovedì 5 novembre 2026. Con la giornata di colloqui, il colosso della grande distribuzione intende selezionare nuovi addetti alla gastronomia da inserire nei punti vendita della rete. Per candidarsi c’è tempo fino a domenica 1° novembre 2026.
Le selezioni sono aperte anche a candidati alla prima esperienza, per i quali è previsto un iter di affiancamento sul campo che condurrà all’ottenimento dell’attestato di igiene e sicurezza alimentare.
Trattamento economico, turnazione e vantaggi aziendali
Gli ingressi avvengono mediante contratto diretto con l’azienda, a tempo pieno o parziale, regolato dal Ccnl della Distribuzione moderna organizzata, con inquadramento al quinto livello. L’annuncio non specifica se si tratti di contratti a tempo determinato o indeterminato. Il quadro retributivo si articola come segue:
- per l’impiego a tempo pieno la retribuzione annua lorda (Ral) è compresa tra i 23.241,12 e i 23.400,16 euro, in virtù dell’assegno territoriale provinciale;
- per i contratti a tempo parziale l’importo viene proporzionato in base al monte orario concordato;
- la paga è comunque distribuita su 14 mensilità, per un importo mensile stimato tra 1.370 e 1.390 euro netti nella modalità a tempo pieno.
L’orario lavorativo è ripartito su turni stabiliti lungo sei giornate settimanali, con riposo infrasettimanale. L’azienda offre inoltre una convenzione per i pasti presso i bar del gruppo e le strutture ristorative locali, oltre all’accesso a un pacchetto di agevolazioni sugli acquisti nel supermercato riservato al personale Esselunga.
Quali sono le mansioni operative
Le risorse inserite si occuperanno delle attività gestionali e di servizio relative al banco dei salumi, dei formaggi e della gastronomia pronta. Nello specifico, le responsabilità quotidiane comprendono:
- ricevimento, stoccaggio e corretto rifornimento dei prodotti negli spazi espositivi;
- preparazione, taglio e porzionatura di affettati, formaggi e specialità gastronomiche;
- assistenza diretta e servizio alla clientela al banco;
- confezionamento delle pietanze nel rispetto delle norme igienico-sanitarie.
Non sono richieste competenze pregresse nel ruolo. Esselunga, infatti, si farà carico della preparazione teorica e pratica dei candidati selezionati, affiancando i neoassunti a colleghi esperti per insegnare le procedure caratteristiche del reparto.
Requisiti e profilo dei candidati
L’azienda valuta principalmente attitudini personali e interesse per il comparto alimentare. I requisiti ricercati prevedono:
- manualità, cura del dettaglio e propensione al lavoro di gruppo e al contatto con il pubblico;
- flessibilità nell’organizzazione dei turni e disponibilità al lavoro nei giorni festivi e nei fine settimana;
- patente di guida e mezzo di trasporto proprio, considerati titoli preferenziali.
Come ed entro quando candidarsi
Per partecipare alle selezioni è necessario trasmettere la propria richiesta entro e non oltre domenica 1° novembre 2026 dalla pagina dedicata al Gastronomy Job Day di Parma sul portale di Esselunga.
La giornata è a numero chiuso e l’azienda non ha reso noto quanti posti siano disponibili. I profili ritenuti idonei riceveranno una convocazione tramite posta elettronica contenente l’orario e la sede esatta del colloquio individuale, che non sono indicati nell’annuncio.
Altre selezioni attive nella grande distribuzione e nei servizi
Le assunzioni in Esselunga si aggiungono alle numerose opportunità di impiego promosse da altre realtà operative in Italia. Tra le ricerche in corso si segnalano i reclutamenti curati da Mango per responsabili e addetti alle vendite e le offerte di lavoro firmate dal Gruppo Mondadori per i propri punti vendita e le sedi culturali.
Follia del padre di Yamal: ha sputato in faccia a una cameriera. Poi ha sfiorato la rissa con la polizia
Un richiamo per una giacca lasciata fuori posto si sarebbe trasformato in un acceso confronto all’aeroporto di Barcellona. Al centro dell’episodio ci sarebbe Mounir Nasraoui, padre del talento blaugrana Lamine Yamal, accusato di aver insultato una dipendente di una caffetteria e di averle sputato in faccia. La vicenda, avvenuta poco prima della partenza per Londra in occasione della cerimonia del Pallone d’Oro, avrebbe richiesto l’intervento delle forze dell’ordine per riportare la calma.
L’episodio si sarebbe verificato all’interno dell’aeroporto Josep Tarradellas Barcelona-El Prat, dove Nasraoui si trovava in attesa di imbarcarsi sul volo diretto nella capitale britannica. Il viaggio era legato alla cerimonia del Pallone d’Oro, appuntamento al quale ha partecipato per accompagnare il figlio, classificatosi al terzo posto nella corsa al prestigioso riconoscimento ed eletto miglior giovane.
A ricostruire l’accaduto è stata Crónica Global, testata appartenente al gruppo editoriale El Español. Secondo quanto riportato, tutto sarebbe cominciato quando una lavoratrice del locale avrebbe chiesto a Nasraoui di spostare una giacca lasciata in un’area in cui non era consentito depositare indumenti. Una richiesta apparentemente ordinaria che avrebbe innescato una reazione particolarmente accesa.
La situazione sarebbe rapidamente degenerata. Stando alle testimonianze citate dai media spagnoli, Nasraoui avrebbe prima insultato la dipendente, arrivando poi a sputarle in volto. A quel punto, una persona presente nella caffetteria avrebbe tentato di intervenire per separare i coinvolti e riportare la situazione alla normalità. Il tentativo di mediazione, tuttavia, non sarebbe bastato a placare gli animi. Secondo la ricostruzione della stampa iberica, il padre del calciatore avrebbe cercato di scagliare una sedia contro l’uomo intervenuto. L’escalation avrebbe reso necessario l’arrivo degli agenti della Guardia Civil, chiamati a ristabilire l’ordine e a impedire che lo scontro avesse conseguenze ulteriori.
Nonostante l’accaduto, Nasraoui sarebbe riuscito a proseguire il proprio viaggio, raggiungendo regolarmente il volo per Londra, dove era atteso per accompagnare il figlio alla cerimonia del Pallone d’Oro. È importante precisare che la ricostruzione dei fatti si basa sulle testimonianze riportate dalla stampa spagnola. Al momento, non risultano conferme ufficiali delle accuse rivolte a Nasraoui e non sono stati chiariti eventuali provvedimenti adottati nei suoi confronti. La vicenda resta quindi legata alle versioni diffuse dai media iberici, in attesa di ulteriori chiarimenti ufficiali.
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Lucas Guedez critica Vini Jr. após unfollow e sai em defesa de Virginia
O influenciador Lucas Guedez, de 31 anos, usou as redes sociais para criticar Vini Jr., 26, depois que o jogador do Real Madrid deixou de segui-lo no Instagram. Irritado com a situação, Lucas afirmou que sempre discordou das atitudes do atleta durante o relacionamento dele com Virginia Fonseca, 27, de quem é amigo.
Em uma publicação, o influenciador reclamou por, segundo ele, acabar sendo prejudicado por não apoiar o comportamento do jogador. “O cara apronta e faz um monte de coisa errada com a minha amiga, e eu ‘pago o pato’ por nunca ter concordado com as ‘cachorrices’ desse babaca que vem me dar unfollow”, escreveu.
Lucas também demonstrou incômodo por continuar seguindo o perfil do atacante, mesmo depois de ter sido removido da lista de seguidores dele. “Que ódio que me dá quando alguém dá unfollow e deixa a pessoa seguindo como fã. Deu unfollow e me deixou seguindo ele como fã. Eu não sou seu fã! Nunca fui”, declarou.
O influenciador voltou a alfinetar Vini Jr. e indicou que já guardava opiniões negativas sobre o jogador havia algum tempo. A reação repercutiu nas redes sociais após a divulgação de registros da manifestação.
Término de Virginia Fonseca e Vini Jr.
A polêmica acontece semanas após o fim do relacionamento entre Virginia Fonseca e Vini Jr. No início de outubro, a assessoria da influenciadora confirmou à que os dois não estavam mais juntos.
Em comunicado, a equipe de Virginia afirmou que a separação ocorreu sem brigas ou conflitos. “Virginia Fonseca e Vini Jr. não estão mais juntos. Não houve conflito, não houve briga, somente o entendimento de não seguirem mais como um casal”, informou a nota.
O casal havia assumido o namoro em 2025 e enfrentado uma primeira crise, que levou ao término em maio de 2026, em meio a especulações sobre uma possível infidelidade do jogador.
Antes da confirmação mais recente da separação, rumores sobre um novo desentendimento já circulavam nas redes sociais. Informações divulgadas pelo jornalista Leo Dias e pelo perfil Daily do Garotinho apontavam que Virginia e o atleta teriam discutido em Madri, na Espanha, onde ele joga pelo Real Madrid.
As especulações ganharam força depois que a influenciadora viajou para Miami sem a companhia do jogador. Na cidade, ela encontrou o ex-marido, Zé Felipe, para levar os filhos ao cantor, que estava fora do país para se dedicar a projetos musicais.
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Henry sulle polemiche al Pallone d’Oro: “Kate era complice di quella battuta”. Ma la sua correzione era sbagliata
Sembrava una correzione inutile, per di più fatta in diretta davanti a tutti. E infatti il siparietto tra Thierry Henry e Kate Scott durante la cerimonia del Pallone d’Oro ha provocato parecchie critiche sui social. Ma secondo l’ex attaccante francese, dietro quella scena c’era in realtà una gag concordata tra due colleghi abituati da tempo a scherzare insieme davanti alle telecamere. La beffa, però, resta: la correzione di Henry sulla pronuncia di Sócrates era sbagliata.
Tutto è successo al momento di presentare il Premio Socrates, il riconoscimento istituito da France Football e dedicato al campione brasiliano morto nel 2011. Scott ha annunciato: “Consegneremo anche il Premio Socrates”, pronunciando il nome alla maniera inglese. Henry l’ha subito interrotta: “Cosa intendi con Socrates? (ripetendo la sua dizione, ndr) Qui non abbiamo filosofi, si dice ‘Soc-ra-tes‘”. La conduttrice ha assecondato il siparietto: “Scusate la mia pronuncia, tutti. Fidatevi di Thierry, lo pronuncerà correttamente“. E Henry ha chiuso: “Sì, ‘dottor Socrates’, non discuteremo qui”. Uno scambio che a molti è sembrato poco elegante, quasi una mortificazione gratuita della collega in diretta.
Henry ha però respinto questa lettura, spiegando che la scena era stata preparata insieme: “Kate era complice di quella battuta, e potete chiederlo a lei. L’ha fatto apposta a dire Socrates, e io ho dovuto dire Socrates. Capisco se la battuta non vi è piaciuta, ma smettete di dire che ho mancato di rispetto a Kate”, ha spiegato l’ex attaccante francese in un video. Poi ha chiarito: “Non lo farei mai. E potete chiederlo a lei, gente. Ha detto Socrates apposta, e io ho detto Socrates. Quindi per favore smettete di inventare storie“. Una ricostruzione credibile, anche perché Henry e Scott lavorano insieme da tempo negli studi della CBS, dove conducono un programma molto seguito sulla Champions League e hanno costruito proprio sulla loro confidenza buona parte della loro intesa televisiva.
Il problema per Henry è un altro. A smontare la sua correzione è stato Andrew Downie, autore di Doctor Socrates: Footballer, Philosopher, Legend, una delle biografie più approfondite sul campione brasiliano. Il giornalista scozzese ha scritto: “Thierry Henry è scortese e ha torto. Lei l’ha pronunciato correttamente. Lo so, ho scritto un intero libro su quell’uomo”. In effetti, il nome del calciatore Sócrates si pronuncia, in portoghese brasiliano, con la “e” finale che tende a diventare una “i”. Quindi Sócrates suona più o meno: Sò-cra-tchis. Alla fine, battuta concordata o meno, aveva ragione Kate Scott.
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Più flessibilità o più stabilità? Il difficile equilibrio dei contratti a termine
Inasprire le regole sul lavoro temporaneo può ridurre la dualità del mercato del lavoro tra contratti a tempo determinato e contratti permanenti. Rischia però di spingere i lavoratori più vulnerabili verso l’inattività. Lo dicono i dati sul decreto Dignità.
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Naspi e Dis-Coll di novembre, date di pagamento e chi subisce il taglio del 3%
A novembre 2026 una parte dei beneficiari di Naspi e Dis-Coll troverà sul conto un accredito più basso del mese precedente. Il motivo è la riduzione automatica del 3% al mese, che scatta dopo i primi mesi di indennità. A novembre riguarda chi ha iniziato a percepire l’assegno nella tarda primavera.
Per capire se il taglio riguarda il proprio assegno, basta conoscere la data di decorrenza della prestazione. Di seguito le regole per le due indennità, le simulazioni di calcolo su diversi importi, le date di accredito previste per novembre e una guida pratica per controllare il pagamento.
Naspi ridotta a novembre: chi riceve meno
La riduzione non dipende dal mese dell’anno, ma da quanti mesi di indennità sono già stati percepiti. Per la Naspi il taglio parte infatti dal primo giorno del sesto mese di fruizione. Per chi aveva già compiuto 55 anni alla data di presentazione della domanda, invece, scatta dal primo giorno dell’ottavo mese.
In pratica entra nel sesto mese a novembre chi ha la decorrenza della Naspi a giugno 2026, mentre tra gli over 55 tocca a chi ha iniziato ad aprile. Chi riceve l’indennità da prima continua a vedere l’importo scendere mese dopo mese, fino alla fine del periodo spettante. Detto ciò, l’accredito copre di norma le giornate già maturate, per cui la prima riduzione può comparire sul conto con un mese di ritardo rispetto all’inizio del sesto mese.
Come funziona il taglio del 3% per Naspi e Dis-Coll
Naspi
La Naspi spetta ai lavoratori dipendenti che perdono il lavoro in modo involontario e che hanno almeno 13 settimane di contributi negli ultimi quattro anni. Dura la metà delle settimane contributive dello stesso periodo, fino a un massimo di 24 mesi. L’importo è pari al 75% della retribuzione media mensile fino a una soglia aggiornata ogni anno dall’Inps, più il 25% della parte eccedente. Il tutto entro un tetto massimo che viene rivalutato annualmente.
La riduzione del 3% scatta ogni mese, a partire dal sesto o dall’ottavo per gli over 55. Un calo progressivo, con ogni taglio che si applica all’importo del mese precedente, per cui la perdita cresce con il passare del tempo.
Dis-Coll
La Dis-Coll è l’indennità di disoccupazione per collaboratori coordinati e continuativi iscritti in via esclusiva alla Gestione separata, assegnisti e dottorandi di ricerca con borsa. Serve almeno un mese di contribuzione tra il 1° gennaio dell’anno precedente e la cessazione del rapporto, e l’indennità dura tanti mesi quanti sono quelli contribuiti nello stesso periodo. Esiste però un massimale, fissato a 12 mesi.
Anche per la Dis-Coll, dal 2022, la riduzione del 3% scatta dal primo giorno del sesto mese (in precedenza partiva dal quarto). Per i mesi indennizzati l’Inps riconosce inoltre i contributi figurativi.
Naspi e Dis-Coll, le simulazioni di calcolo
Le simulazioni sono sempre utili in casi del genere e nella tabella proponiamo l’andamento di 4 assegni ipotetici, a partire dal primo mese di riduzione. Precisiamo che gli importi sono lordi e che sull’indennità garantita si applica l’Irpef, con le detrazioni previste per il lavoro dipendente. Ciò vuol dire che il netto accreditato sarà più basso.
| Assegno iniziale (lordo) | Primo mese di taglio | Secondo mese | Terzo mese | Perdita mensile al terzo mese |
|---|---|---|---|---|
| Naspi da 1.000 euro | 970,00 euro | 940,90 euro | 912,67 euro | 87,33 euro |
| Naspi da 1.300 euro | 1.261,00 euro | 1.223,17 euro | 1.186,47 euro | 113,53 euro |
| Naspi da 1.500 euro | 1.455,00 euro | 1.411,35 euro | 1.369,01 euro | 130,99 euro |
| Dis-Coll da 900 euro | 873,00 euro | 846,81 euro | 821,41 euro | 78,59 euro |
Un assegno Naspi da 1.300 euro lordi, quindi, dopo tre mesi di riduzione scende a circa 1.186 euro, con una perdita di oltre 113 euro al mese. Per un over 55 con Naspi iniziata ad aprile 2026 e un importo di 1.200 euro. Il primo taglio porta invece l’assegno a 1.164 euro.
Quando arrivano Naspi e Dis-Coll a novembre 2026
Per Naspi e Dis-Coll non esiste una data unica di pagamento, come invece accade per le pensioni, in pagamento stavolta dal 2 novembre. L’Inps dispone gli accrediti in base alla lavorazione delle pratiche da parte delle sedi territoriali. Secondo il calendario diffuso dai patronati, a novembre lo schema dovrebbe essere questo:
- chi riceve già l’indennità: accredito indicativamente tra il 7 e il 15 novembre;
- nuove domande accolte: prima mensilità tra il 16 e il 24 novembre.
Precisiamo però che le date sono indicative e possono slittare di qualche giorno. Il 7 novembre cade di sabato, per cui i primi accrediti per chi è già in pagamento sono più probabili da lunedì 9 novembre.
Come controllare importo e accredito
Per sapere quanto si riceverà e quando, i passaggi da seguire sono pochi:
- accedere al sito dell’Inps o all’app Inps Mobile con Spid, Cie o Cns;
- aprire il Fascicolo previdenziale del cittadino e la sezione dedicata ai pagamenti, dove compaiono data di disposizione e importo;
- controllare la data di decorrenza indicata nel provvedimento di accoglimento, da cui si calcola il mese di fruizione;
- confrontare l’importo con quello del mese precedente: una differenza del 3% indica che la riduzione è partita;
- in caso di importo diverso dal previsto o di accredito mancante, contattare il contact center Inps all’803 164 da rete fissa o allo 06 164 164 da cellulare, oppure rivolgersi a un patronato.
Chi trova un nuovo impiego mentre percepisce l’indennità deve comunicarlo all’Inps entro 30 giorni, indicando il reddito annuo presunto. A seconda del contratto e del reddito, l’assegno può essere sospeso, ridotto o venire meno. Chi pensa di avviare un’attività autonoma, invece, può valutare la liquidazione anticipata della Naspi, mentre chi cerca un nuovo lavoro può guardare alle offerte della stagione invernale.
Oltre le sanzioni: così la trasparenza retributiva può cambiare il lavoro
di Annalisa Rosiello *
La direttiva sulla trasparenza retributiva 970/2023 e il decreto attuativo 96/2026, pur con gli evidenti limiti di recepimento di cui parlerò in altra sede, non introducono soltanto nuovi obblighi e sanzioni, ma offrono l’occasione per ripensare i sistemi salariali e organizzativi in chiave di equità, trasparenza e sostenibilità. È quanto ho sottolineato nel corso di un workshop dedicato al tema, nell’ambito del Convegno nazionale dei Giuslavoristi che si è svolto a Lecce dal 22 al 24 ottobre 2026.
Quando si parla di trasparenza retributiva, il dibattito si concentra spesso sulle sanzioni e sul possibile aumento del contenzioso. È una questione rilevante, ma non l’unica: l’obiettivo è costruire sistemi retributivi fondati su criteri chiari, verificabili e non discriminatori.
Non si tratta di contrapporre lavoratori e imprese, né di considerare illegittima ogni differenza salariale, ma di rendere le disparità comprensibili e giustificabili, evitando arbitrarietà e stereotipi. È plausibile che, almeno inizialmente, aumentino le contestazioni, anche per effetto dei nuovi obblighi di documentazione, motivazione e confronto sindacale. Tuttavia, come accade per molestie e discriminazioni, più segnalazioni possono esprimere una maggiore cultura e consapevolezza dei diritti e una tutela più effettiva.
Nel medio periodo, la sfida è prevenire le controversie, inducendo le imprese a rivedere classificazioni professionali, sistemi premianti e procedure di valutazione. La sanzione, quindi, non deve soltanto reprimere la violazione, ma contribuire a prevenirne la reiterazione.
Sul piano sanzionatorio, il primo rimedio a un divario retributivo ingiustificato è il riconoscimento delle somme ricavate appianando il divario. Il pregiudizio, però, può estendersi alla contribuzione previdenziale, agli accantonamenti, ai premi e alle opportunità di carriera, compromettendo l’intero percorso professionale. La tutela deve pertanto garantire un ristoro integrale e proporzionato.
Un profilo altrettanto importante è quello del danno non patrimoniale o immateriale. Essere sistematicamente sottovalutate, percepire una retribuzione inferiore a parità di lavoro o vedere ignorate le proprie competenze può compromettere dignità professionale, autostima e fiducia nell’organizzazione, alimentando stress cronico e sofferenza psicologica, con ricadute sulla vita personale e sociale.
Il confine tra discriminazione retributiva e salute organizzativa è sottile. Il danno morale, esistenziale e, quando ne ricorrono i presupposti, biologico può assumere rilievo risarcitorio, purché il pregiudizio sia allegato e provato, anche attraverso elementi indiziari relativi alla reiterazione delle condotte, al contesto lavorativo e ai loro effetti sulla persona.
La tutela, dunque, non può limitarsi al recupero degli arretrati, ma deve considerare anche la dignità e l’integrità psicofisica, alla luce degli obblighi di protezione del datore di lavoro.
La permanenza del gender gap richiede inoltre interventi di carattere inibitorio. La tutela antidiscriminatoria non ha soltanto una funzione risarcitoria, ma deve impedire la prosecuzione delle violazioni e rimuoverne le cause.
A tal fine, possono essere necessari la revisione dei criteri retributivi e di classificazione, il controllo dei premi, la formazione del personale HR, la valorizzazione delle competenze trascurate e il monitoraggio periodico. L’efficacia delle sanzioni si misura, infatti, anche nella capacità di modificare le prassi aziendali e incidere sulla reputazione dell’impresa.
Gran parte di questo cambiamento si realizza prima del processo. Occorrono competenze giuridiche, statistiche, sociologiche, psicologiche e altre ancora per interpretare i dati, valutare il lavoro di pari valore e verificare l’effettiva oggettività e neutralità delle differenze salariali.
In questo percorso, sindacati, lavoratrici, lavoratori e organismi di parità svolgono un ruolo essenziale. Il confronto strutturato, sostenuto da formazione e strumenti adeguati, permette di individuare tempestivamente le criticità e favorire soluzioni condivise. Anche le commissioni paritetiche introdotte dalla legge 76/2025 possono contribuire all’analisi e alla revisione dei sistemi retributivi. La trasparenza, infatti, non consiste soltanto nell’accessibilità delle informazioni, ma nella possibilità di comprenderle e utilizzarle per correggere le disuguaglianze.
La direttiva esprimerà tutto il suo potenziale se le parti sociali sapranno trasformare i nuovi obblighi in un’occasione di cambiamento, a beneficio delle lavoratrici e delle imprese, attraverso maggiore fiducia, criteri più chiari e organizzazioni sostenibili. La questione retributiva è strettamente connessa alla salute organizzativa e alla prevenzione dei rischi psicosociali. Gli articoli 2, 3, 4, 36 e 41 della Costituzione, insieme all’articolo 2087 c.c., richiamano una concezione del lavoro in cui dignità, equità e tutela della persona sono elementi essenziali.
La vera sfida, quindi, non è soltanto sanzionare chi discrimina, ma costruire organizzazioni in cui la discriminazione sia più difficile da produrre, più facile da riconoscere e più rapida da rimuovere e in cui sia affermata la qualità costituzionale del rapporto. Perché la trasparenza retributiva è un’opportunità concreta per migliorare il lavoro. E un lavoro più equo è un vantaggio per tutti.
* Avvocata giuslavorista in Milano, curatrice di questo blog
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Infortuni sul lavoro, avvocato gratis senza limiti di reddito: sì della Camera
La Camera dei deputati ha recentemente approvato all’unanimità una proposta di legge a diretta tutela dei lavoratori. Sì al patrocinio a spese dello Stato alle vittime degli infortuni sul lavoro rimaste totalmente inabili e, in caso di morte, ai familiari della persona deceduta.
L’obiettivo è consentire a chi subisce le conseguenze più gravi delle violazioni delle norme sulla sicurezza sul lavoro di accedere alla giustizia senza che le proprie disponibilità economiche possano essere una barriera. Secondo gli ultimi dati Inail le denunce di infortunio sono in aumento e circa tre persone, ogni giorno, perdono la vita sul lavoro.
Che cos’è il patrocinio a spese dello Stato
Il patrocinio a spese dello Stato – o gratuito patrocinio – è lo strumento con cui lo Stato fa fronte alle spese legali delle persone che possiedono i requisiti previsti dalla legge. Permette di farsi assistere da un avvocato senza doverne sostenere direttamente il compenso, consentendo di affrontare i processi con maggior serenità.
Fonte di riferimento è il Dpr 115/2002, il Testo unico delle spese di giustizia. In via generale l’accesso al beneficio è subordinato a un limite di reddito imponibile aggiornato periodicamente e oggi pari a 13.659,64 euro annui.
Tra i casi già tutelati rientrano, a determinate condizioni, le vittime di violenza sessuale, maltrattamenti contro familiari e conviventi e atti persecutori. La proposta appena approvata a Montecitorio segue questa impostazione, estendendola alle conseguenze più gravi degli infortuni sul lavoro. Per queste vittime la soglia reddituale non varrà più e anche una famiglia con redditi medi potrà affrontare le cause per avere giustizia, senza anticipare le spese legali.
A chi spetterebbe il gratuito patrocinio per gli infortuni sul lavoro
La proposta di legge interverrebbe in particolare sull’art. 76, comma 4 ter, del Dpr 115/2002. Il testo prevede due nuove categorie di beneficiari insieme alle ipotesi per le quali è già possibile derogare ai limiti di reddito.
Anzitutto ci sono i lavoratori che — per un reato commesso violando le norme anti-infortunistiche — abbiano riportato un’inabilità permanente e totale. Non basta aver subìto un incidente sul lavoro o aver riportato una generica lesione: devono ricorrere le condizioni specifiche previste dalla disposizione, con particolare riferimento alla gravità delle conseguenze e alle conseguenze penali della condotta.
Tutelati dal gratuito patrocinio sono anche i familiari della vittima (prossimi congiunti e persone legate da una relazione affettiva e stabilmente conviventi) quando dallo stesso reato derivi la morte del lavoratore. In questo caso il riferimento penale è all’omicidio colposo aggravato dalla violazione delle norme anti-infortunistiche (art. 589 Codice Penale).
Come accennato, l’estensione consentirebbe di accedere al patrocinio gratuito senza dover dimostrare di rientrare nei limiti reddituali ordinariamente richiesti. Si ribadisce però che la misura non riguarderebbe indistintamente tutte le persone coinvolte in incidenti lavorativi, né introdurrebbe un beneficio generalizzato per qualsiasi controversia civile connessa al rapporto lavorativo.
Perché la riforma è importante per le vittime e le famiglie
Nel pieno rispetto degli articoli 24 e 32 della Costituzione, la finalità dell’intervento è attuare il diritto di difesa nelle situazioni in cui le conseguenze di un infortunio incidono pesantemente sulla sfera della salute.
Un incidente mortale o gravemente invalidante può dare origine a procedimenti penali lunghi e complessi, nei quali occorre accertare eventuali responsabilità dell’azienda, dei responsabili della sicurezza o di altri soggetti coinvolti. Sono ad esempio i casi pratici delle cadute da una impalcatura per assenza di parapetti o dispositivi anticaduta, oppure degli infortuni causati da macchinari industriali privi di adeguate protezioni.
Possono rendersi necessarie consulenze tecniche, perizie e attività legali specialistiche. Le famiglie possono avere bisogno di assistenza per far valere i diritti riconosciuti alla persona offesa e, ricorrendone i presupposti, per costituirsi parte civile e chiedere il risarcimento danni.
Sono attività che possono comportare costi consistenti proprio quando la famiglia deve affrontare la perdita di una fonte di reddito oppure le conseguenze economiche e assistenziali di un’inabilità permanente e totale. Con le regole ordinarie, un reddito appena superiore alla soglia può oggi impedire l’accesso al beneficio, anche in presenza di una situazione di grave vulnerabilità.
Il gratuito patrocinio non è un risarcimento danni
È essenziale distinguere, però, il patrocinio a spese dello Stato dal risarcimento danni: il primo serve a sostenere le spese legali nei limiti previsti dalla legge, mentre il secondo riguarda l’eventuale ristoro economico dovuto da chi risulti responsabile.
L’ammissione al patrocinio, inoltre, non equivale a un riconoscimento automatico della responsabilità penale o civile di qualcuno. In materia la Corte Costituzionale ha escluso che l’evasore fiscale possa accedere alla tutela.
Il consenso politico e sindacale e il costo della misura
L’iniziativa ha ricevuto il sostegno trasversale di esponenti del Governo e dell’opposizione. La Commissione parlamentare d’inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia ha rimarcato il legame tra la riforma e il diritto costituzionale alla difesa, mentre il Ministero del Lavoro ha definito l’intervento una significativa misura di giustizia.
Anche Cisl, Cgil e Uil hanno espresso soddisfazione, ricordando le richieste avanzate negli anni per garantire alle famiglie delle vittime maggiori possibilità di ottenere tutela giudiziaria.
La relazione finanziaria del testo approvato dalla Camera quantifica le spese per la misura in circa 2,3 milioni di euro all’anno, a partire dal 2027. Resta comunque possibile che il testo venga modificato al Senato anche per valutare una diversa copertura finanziaria.
Quando entrerà in vigore il gratuito patrocinio senza limiti di reddito
Al momento, la proposta è stata approvata dalla Camera. Il Senato dovrà esaminarla e votarla: se approverà il testo senza modifiche, si potrà procedere senza indugio alla promulgazione e alla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale. In caso di modifiche al testo il provvedimento dovrà, invece, tornare a Montecitorio per una nuova approvazione. Almeno sulla carta non è escluso che possa esservi un ampliamento dei soggetti tutelati. Al momento resterebbero fuori i lavoratori che subiscono lesioni gravissime, come ad esempio la perdita di un arto, ma che non siano considerati totalmente privi di capacità lavorativa e quindi totalmente inabili.
Ricapitolando, fino all’entrata in vigore della nuova legge le vittime degli infortuni sul lavoro e i familiari delle persone decedute potranno accedere al patrocinio a spese dello Stato sulla base delle regole attualmente vigenti, compresi i requisiti reddituali ordinari (salvo ricorrano altre specifiche ipotesi di esenzione già previste dalla legge).
La riforma introdurrà quindi una tutela mirata: garantire l’assistenza legale nei casi più gravi di infortunio sul lavoro senza lasciare che il reddito diventi, da solo, un ostacolo all’accesso alla giustizia. Ricordiamo che quella dei gravi incidenti è una piaga in tutto il Paese, con costi quantificati — nella sola Lombardia — in 6 miliardi di euro.
Flavio Bolsonaro flees Brazil to US after loss to Lula

Just one day after vowing he would remain in Brazil to disprove allegations of money laundering, corruption, and other crimes, far-right Brazilian Senator Flávio Bolsonaro followed in his disgraced father’s footsteps by fleeing to the United States after losing a presidential election. Bolsonaro, his wife Fernanda Bolsonaro, and their two daughters, ages 14 and 12, […]
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Moro diz que “Flávio deixar o país é compreensível”
O governador eleito no Paraná, Sergio Moro (PL), disse na tarde desta terça-feira (27) que o senador Flávio Bolsonaro (PL), candidato derrotado à Presidência, ter deixado o país é “compreensível”. Moro ainda questionou a intimação da PF (Polícia Federal) para que Flávio entregasse seus passaportes.
“Em que tipo de país o candidato da oposição à presidência, que teve 59 milhões de votos, tem o seu passaporte apreendido no dia seguinte à eleição? O Brasil segue longe da normalidade institucional. No contexto, Flávio deixar o país é compreensível”, escreveu nas redes sociais.
Como mostrou a CNN, aliados de Flávio afirmaram mais cedo que o político saiu do país com a família em direção aos Estados Unidos. A informação também foi confirmada por autoridades americanas à agência de notícias Reuters.
A decisão do senador teria ocorrido após a PF (Polícia Federal) solicitar que ele entregasse seus passaportes sob determinação do ministro Alexandre de Moraes, do STF (Supremo Tribunal Federal). Além de estabelecer a entrega dos documentos em até 24 horas, o magistrado também proibiu que Flávio deixasse o país e que mantivesse qualquer tipo de contato com o advogado Willer Tomaz.
Como apurou a CNN, o candidato do PL (partido Liberal) não entregou os documentos dentro do prazo, que se encerrou às 11h desta terça. Desta forma, a PF cancelou os passaportes do senador.
A fuga de Flávio do Brasil provocou surpresa e insatisfação entre seus aliados políticos, segundo apuração da CNN. Integrantes do entorno do ex-candidato afirmaram não compreender a decisão, e um deles chegou a dizer que a saída do país é “inaceitável”.
Outros aliados, no entanto, como o vice na chapa de Flávio, o deputado federal Alfredo Gaspar (PL-AL), disseram que o senador sofre uma “perseguição implacável”.
À CNN, políticos próximos de Flávio afirmaram que o governo do presidente dos Estados Unidos, Donald Trump, endossou o movimento dele de deixar o Brasil e sinalizou a concessão de asilo político
Flávio Bolsonaro responde a três inquéritos no STF.
Um deles é por calúnia contra o presidente reeleito, Luiz Inácio Lula da Silva (PT); outro, sobre suspeitas envolvendo o financiamento do filme Dark Horse, cinebiografia inspirada na trajetória do ex-presidente Jair Bolsonaro (PL); e, por último, um relacionado à associação com o advogado Willer Tomaz por lavagem de dinheiro e evasão de divisas.
Os relatores dos casos são Alexandre de Moraes e André Mendonça, que deverão analisar se há vínculo entre os crimes investigados e o mandato parlamentar do senador. Havendo esse vínculo, os processos continuarão tramitando no STF. Caso contrário, poderão ser remetidos à primeira instância.
Proclamato lo sciopero nazionale dei taxi il 15 di dicembre con manifestazione a Roma: “Immobilismo del governo”
I tassisti tornano a incrociare le braccia. “A causa della totale inerzia del governo, le organizzazioni sindacali e associazioni di categoria del settore taxi, riunitesi oggi a Firenze, proclamano lo sciopero nazionale per l’intera giornata del 15 dicembre 2026 con manifestazione a Roma“. Non solo. In avvicinamento alla data scelta per l’agitazione sindacale, “saranno calendarizzate tre manifestazioni a novembre a Milano (11 novembre), Napoli (17 novembre) e Firenze (25 novembre), per sensibilizzare le autorità sullo stato di difficoltà del settore”. Ad annunciarlo sono i sindacati e le associazioni di categoria.
“Il taxi è un servizio pubblico che si regge su pilastri tra loro integrati e coordinati al fine della tutela dell’utenza e del lavoro – spiegano – Se questi pilastri vengono minati da un’inaccettabile concorrenza sleale di alcune piattaforme multinazionali e ncc che violano le normative, da prezzi ad asta e pratiche di scelta dell’utenza, e infine dall’esplosione dei costi di gestione, allora qualcuno ha deciso di favorirne la morte in favore di giganteschi interessi privati. Noi a tutto questo non ci stiamo”.
Nel dettaglio, “riguardo al Rent (Registro Elettronico ncc e taxi ) segnaliamo la mancata piena operatività del registro e una grave assenza dei controlli su strada, che lasciano spazio all’abusivismo e all’uso irregolare dei titoli ncc. Sul Foglio di Servizio Elettronico (Fse) ci sono reiterati ritardi nell’emanazione del decreto attuativo. Una vacatio normativa che favorisce la concorrenza sleale e la deregolamentazione del servizio pubblico da parte delle piattaforme multinazionali, che agiscono in totale violazione della normativa a danno dell’utenza e degli operatori del settore. Sul caro carburante c’è la necessità urgente di un intervento straordinario di sostegno economico a tutela dei lavoratori del servizio pubblico a tariffa amministrata. I disagi per l’utenza sono da imputare esclusivamente all’inerzia del governo nel dare piena applicazione alla Legge 12/2019″, dichiarano le sigle sindacali.
Le organizzazioni sindacali e le associazioni di categoria che hanno proclamato lo sciopero sono Agci, Ati Taxi, Associazione Tutela Legale Taxi, Claai, Consultaxi. Fast Confsal Taxi, Federtaxi Cisal, Unica Filt Cgil Taxi, Satam, Sitan, Or.s.a. Taxi, Sul Taxi, Tam, Uiltrasporti, Usb Taxi, Ugl Taxi, Unimpresa, Unione Artigiani, Uritaxi e Uti.
Secondo Assoutenti “lo sciopero pone questioni reali, ma il confronto non può limitarsi alla concorrenza delle piattaforme multinazionali e degli ncc”. I tassisti “affrontano costi crescenti e commissioni sui pagamenti elettronici, anche per corse inferiori a 20 euro, problemi che meritano risposte concrete. Allo stesso tempo, nelle grandi città l’offerta di taxi è spesso insufficiente durante festività, grandi eventi e picchi turistici, lasciando cittadini e visitatori senza un servizio essenziale, per questo un ragionamento serio e sostenibile sulle ulteriori concessioni andrebbe fatto. La sentenza n. 137/2024 della Corte costituzionale ha ribadito l’importanza di non ostacolare ingiustificatamente l’offerta dei servizi ncc, riconoscendone il ruolo per la mobilità, la concorrenza e il turismo. La sfida è distinguere la concorrenza legittima dall’abusivismo, garantendo regole certe, controlli efficaci e un’offerta adeguata”. Per il presidente Gabriele Melluso “la tutela dei tassisti e quella dei consumatori non sono obiettivi contrapposti: servono condizioni di lavoro sostenibili, pagamenti equi e un servizio realmente disponibile. Perché la mobilità è un’esigenza dei cittadini, non una questione da affrontare soltanto quando esplode una protesta”.
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Sciopero 30 ottobre, trasporti precettati da Salvini: “In quei giorni si va al cimitero per commemorare i defunti”. Usb: “Disobbediremo”
Può esserci un’agitazione sindacale nel comparto dei trasporti due giorni prima della Commemorazione dei defunti, oppure si rischia di comprimere il diritto di andare nei cimiteri nei giorni di massimo afflusso nel corso dell’anno? È vietato, dice la Commissione Garanzia Sciopero sulla base della legge sullo sciopero. Per questo, il 22 ottobre il garante ha sostanzialmente invitato il ministro dei Trasporti Matteo Salvini a precettare i lavoratori del trasporto, impedendo che si astengano il venerdì 30 ottobre, giorno dello sciopero generale indetto dall’Usb. Detto, fatto: martedì sera, il vicepremier ha firmato l’ordinanza che impone a chi è impiegato nel comparto di lavorare. Il sindacato fa sapere che intende “disobbedire” a quello che ritiene “un ordine sbagliato e illegittimo”.
Lunedì mattina, il capo di gabinetto del Mit aveva incontrato – come previsto dalla procedura – i rappresentanti del sindacato ribadendo sostanzialmente il rischio di un “gravissimo nocumento” nei confronti di chi decide di visitare i cimiteri nei giorni immediatamente precedenti il 2 novembre. “Fondato pericolo di pregiudizio grave ed imminente del diritto alla libertà di circolazione”, aveva sostenuto la Commissione, poiché il settore è interessato dalla “regola della franchigia” legata alla commemorazione dei defunti.
In sostanza, secondo regole che si sono stratificate nel corso degli anni, tra il 30 ottobre e il 5 novembre non è possibile proclamare astensioni dal lavoro nei servizi essenziali per la festività di Ognissanti e la vicinanza con il 2 novembre: si tratta infatti di giorni nei quali molte persone, anche usando i mezzi pubblici, fanno visita ai propri cari defunti. Quest’anno, tra l’altro, non c’è alcun ponte poiché l’1 novembre cade di domenica. Quello a cavallo tra ottobre e novembre è solo uno periodi tutelati per evitare disagi estremi nei cittadini in grandi periodi di mobilità. Tra gli altri ci sono le festività natalizie (18 dicembre-7 gennaio), la Pasqua, il periodo estivo (solitamente tra il 27 luglio e il 5 settembre) e gli appuntamenti elettorali.
Francesco Staccioli, componente del direttivo nazionale dell’Usb e responsabile Trasporti, spiega a Ilfattoquotidiano.it che il sindacato ha sostanzialmente fatto una mossa politica, dopo la decisione del Comitato europeo dei diritti sociali presso il Consiglio d’Europa: “Lo scorso marzo, fornendo una sorta di interpretazione autentica della Carta dei diritti sociali europei, ha risposto a sei quesiti che avevamo posto e ci ha dato ragione in tre casi, compresa proprio l’estensione eccessiva dei periodi di franchigia”. Tuttavia, le decisioni del Comitato sono vincolanti ma non immediatamente esecutive. Proprio sul punto del 2 novembre, però, sottolinea Staccioli, la questione è spinosa: “Il periodo di franchigia non era previsto statutariamente, ma è stato definito successivamente con delibere e interventi della varie commissioni che si sono succedute nel tempo e che hanno finito per comprimere il diritto allo sciopero. Per questo, lunedì, abbiamo chiesto al ministero di non mettersi a giocare con le ordinanze ma di fare una valutazione politica, affinché non vengano esacerbati gli animi”. Ma a differenza delle precettazioni dello scorso anno, stroncate dai giudici amministrativi, la procedura seguita dal Mit è stata corretta. Quindi non c’è spazio per un intervento del Tar che potrà solo esprimersi nel merito, con lo sciopero ormai alle spalle.
L’ordinanza dimostra per l’Usb che “è rimasto inascoltato l’invito di tenere in considerazione la situazione di forte crisi generale e di forte tensione popolare rispetto invece il rispetto di una franchigia, uno degli elementi ritenuti illegittimi dall’ultima decisione dal Consiglio d’Europa. Un’altra scelta repressiva che impedisce lo strumento del conflitto previsto dalla costituzione a disposizione dei lavoratori e che rischia solo di esacerbare gli animi e gettare altra benzina sul fuoco”. Davanti a “salari divorati dal carovita, condizioni di lavoro sempre più pesanti e servizi pubblici sempre più inaccessibili e privatizzati, questo governo risponde imponendo a Lavoratori e Lavoratrici di mettere a tacere la propria esasperazione. Lo fa proprio nel giorno in cui i portuali di più di 100 porti in 4 continenti lottano insieme, per respingere la militarizzazione delle banchine e porre un freno all’economia di guerra”. Per questo “Usb comunicherà al ministro Salvini e a tutto il governo che non obbedirà all’ordinanza e conferma lo sciopero per l’intera giornata nei settori indicati nell’atto ministeriale, accollandosi le sanzioni che sono pesantissime ma nella consapevolezza che queste siano illegittime. Indiciamo una Conferenza Stampa alle ore 12.00, a Roma in Piazza dei Cinquecento presso il presidio del movimento per l’abitare”.
Il sindacato sta “provvedendo a informare tutti i lavoratori e lavoratrici del comparto delle sanzioni individuali previste in questo caso, che sono pesantissime, coscienti delle difficoltà che questo comporterebbe alle categorie e permettendo che ogni Lavoratrice e ogni Lavoratore deve poter scegliere con piena consapevolezza e trasparenza”.
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Tre operai minacciano di buttarsi da un’impalcatura nel Teramano: “Siamo in subappalto e non ci pagano”. Poi arriva l’accordo
Più di otto ore sospesi a dieci metri d’altezza, con la vita appesa al filo della disperazione e la sola pretesa di vedere riconosciuto il valore del proprio lavoro: si è conclusa poco dopo le 16 la drammatica protesta che dalle 8 del mattino ha visto tre operai di nazionalità egiziana arroccati sulla sommità del ponteggio di un cantiere privato in regime di Superbonus 110%, nella frazione di Piano Grande a Torricella Sicura, in provincia di Teramo.
I tre lavoratori, dipendenti di una piccola impresa milanese inserita in una complessa catena di subappalti, rivendicavano il mancato pagamento di 11mila euro di stipendi arretrati. Già nella serata di lunedì il gruppo di maestranze – composto da circa dieci persone – aveva manifestato l’intenzione di protestare, prima che la maggior parte decidesse di desistere e far rientro al Nord. I tre ‘irriducibili’ rimasti hanno invece scelto la strada più drastica, salendo sull’impalcatura e rifiutando ogni proposta di acconto o saldo dilazionato formulata dalla ditta subappaltatrice di Modugno, in provincia di Bari, ritenuta ormai inaffidabile.
A terra si è attivata la macchina dei soccorsi con vigili del fuoco, sanitari del 118, polizia e carabinieri, affiancati da un negoziatore dell’Arma che ha condotto le trattative, in interlocuzione diretta con un mediatore linguistico amico dei tre. Presente anche il sindaco Daniele Palumbi, che ha sottolineato la frustrazione istituzionale di fronte alle regole dell’edilizia privata. “Se fosse stato un appalto pubblico il Comune sarebbe potuto intervenire direttamente, ma qui devono essere l’impresa principale e i subappaltatori a trovare una soluzione”.
Dopo aver rifiutato persino l’invito a un tavolo di mediazione in municipio senza garanzie economiche immediate, la svolta è arrivata nel pomeriggio: i tre lavoratori sono scesi dal ponteggio solo dopo aver ottenuto la garanzia del pagamento immediato di ottomila euro degli undicimila euro dovuti, coperto per metà dall’impresa affidataria e per l’altra metà da quella in subappalto. Un accordo che ha scongiurato la tragedia.
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“Il governo Meloni ci prende in giro”: la protesta degli agricoltori di fronte a Montecitorio contro il caro carburante – Video
“Il governo Meloni ci prende in giro. Non riusciamo a dare da mangiare ai nostri figli, se ci fermiamo noi, si ferma tutta Italia”. Oltre cento agricoltori provenienti da Puglia e Calabria si sono riuniti davanti a Montecitorio, a Roma, per protestare contro il caro gasolio, l’aumento dei costi di produzione e la concorrenza dei prodotti agricoli esteri. “Sono mesi che denunciamo un problema di carovita. L’agricoltura italiana non è più competitiva sui mercati nazionali ed europei. Con accordi come il Mercosur si consente l’ingresso di prodotti che non rispettano le stesse normative imposte ai nostri agricoltori”, ha dichiarato Giancarlo Greco, del Movimento Popolare Nazionale. “Oggi uscire con un trattore significa spendere soldi con la certezza di non rientrare nei costi. Produrre un litro d’olio ci costa almeno 6 euro e 50, mentre sul mercato arriva olio tunisino a meno di 4 euro, fissando prezzi che penalizzano i nostri olivicoltori”, ha aggiunto.
Greco ha poi criticato le misure del governo: “L’ultimo decreto sul gasolio agricolo è stata una presa in giro, un gioco delle tre carte. Hanno preso 40 milioni destinati al caro fertilizzanti e li hanno utilizzati per abbattere il costo del gasolio. Chiediamo a Meloni un po’ di rispetto. Presidente Meloni e ministro Lollobrigida, fate le cose per risolvere i problemi della gente e non per fare i reel. Gli agricoltori chiedono dignità, non soldi”.
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