Why relying on prediction markets in the elections may not be a safe bet



Vivo ha lanciato sul mercato europeo i suoi due smartphone top di gamma, X500 Pro Max ed X500 Pro, annunciati durante la seconda metà di settembre in Cina, e di cui vi abbiamo già parlato alcune settimane fa. Sin dal lancio cinese abbiamo avuto la possibilità di provare nell’utilizzo quotidiano il vivo X500 Pro Max, il nuovo flagship con un forte focus sul comparto fotografico realizzato, come da tradizione del marchio, in collaborazione con ZEISS, dispositivo di cui abbiamo sicuramente apprezzato l’ottimo display e, soprattutto, le novità in ambito fotografico.
Con l’X500 Pro Max vivo presenta un design che si rifà ai principi delle precedenti generazioni di flagship del brand cinese con al posteriore un imponente modulo fotografico ad occupare la parte superiore, mentre la cover in vetro mostra due colori/pattern diversi tra la stessa parte superiore ed il resto del retro. Rispetto alla precedente generazione l’X500 Pro Max è cresciuto leggermente nelle dimensioni (163.3 x 76.8 x 8.1 mm), così come il display che sul nuovo modello è da 6.85″; il nuovo flagship di vivo si riesce ad utilizzare bene ad una mano, soprattutto da parte di chi ha mani più grandi, in modo simile ad altri dispositivi della medesima taglia.
Il display è sempre stato uno dei punti forti dei flagship di vivo, e ciò si conferma anche con l’X500 Pro Max che equipaggia un display “ZEISS Master Color” da 6.85″ con risoluzione 2K (3168×1440 pixel), offrendo una frequenza di aggiornamento variabile tra 1 e 144Hz ed una luminosità di picco di 4400nits. Lo schermo, che supporta Dolby Vision e Ultra XDR, offre a nostro parere un’ottima esperienza visiva sia nel normale scrolling social, sia negli utilizzi più multimediali come lo streaming video ed il gaming, non dando fatica agli occhi anche dopo lunghe sessioni di utilizzo.
Per il processore del vivo X500 Pro Max il brand cinese ha scelto di affidarsi a MediaTek, vedendo a bordo dello smartphone il Dimensity 9600 Pro, il più recente chip per top di gamma dell’azienda taiwanese che promette circa il 15-17% di performance in più ed al contempo una maggiore efficienza energetica (fino al 60% su alcuni task). Senza girarci troppo intorno, affiancato – in Europa – da 12GB di RAM e fino ad 1TB di memoria, abbiamo potuto osservare il Dimensity 9600 Pro permettere al vivo X500 Pro Max di offrire tutta la potenza necessaria anche per i casi d’uso più pesanti di content creation e gaming.
Avevamo già avuto modo di confrontarci con OriginOS – la personalizzazione di Android dell’azienda cinese- sia sull’X300 Pro che sull’X300 Ultra, su cui era presente la versione 6, ed il nostro parere rimane positivo anche con la nuova versione basata su Android 17, denominata OriginOS 7, presente sul nuovo flagship di vivo. L’interfaccia non appesantisce in alcun modo lo smartphone, con buone animazioni e scorrevolezza, inoltre offre alcune funzioni interessanti tra cui Origin Workbench, presentato inizialmente sul vivo X Fold6, un sistema pensato per ottimizzare l’esperienza multitasking sullo smartphone permettendo di passare agevolmente tra 5 app di cui una in finestra grande e 4 con piccole anteprime sul fianco (vedasi screenshot sotto).

Proseguendo il sodalizio con ZEISS, anche con il nuovo X500 Pro Max vivo punta ad essere tra i primi della classe in ambito fotografico, presentandosi con un buon setup di fotocamere al posteriore. La fotocamera principale “ZEISS TrueDynamic” integra il nuovo sensore da 50MP Sony LYTIA L910, tra i primi per smartphone ad integrare la tecnologia LOFIC ed in grado di offrire foto HDR con un singolo scatto, associato ad una lente con focale equivalente a 24mm, il tutto con stabilizzazione di grado Gimbal; la camera telefoto periscopica è la medesima che abbiamo visto alcuni mesi fa su X300 Ultra, che vede un sensore ISOCELL HP0 da 200MP e lenti ZEISS APO che offrono una focale equivalente a 85mm, mentre la fotocamera grandangolare si affida ad un sensore ISOCELL JN5 da 50MP associato a lenti con focale equivalente a 15MP; anche al frontale trova posto una camera con sensore da 50MP (l’ISOCELL JN1 di Samsung).
Durante il corso della nostra prova abbiamo provato scatti in varie situazioni di luce, ottenendo sempre un’ottima risposta. Non disattende le attese date dalla scheda tecnica la fotocamera principale, in grado di offrire un’ottima prova anche in ambito video, così come la fotocamera “tele” conferma le già ottime impressioni che avevamo avuto sui modelli della scorsa generazione; nella gallery soprastante trovate una selezione di scatti fatti con il Vivo X500 Pro Max.

Per gli appassionati di fotografia vivo offre anche per questa generazione del suo flagship alcuni kit di accessori molto interessanti: come per gli X300 tornano la cover ed il camera grip, che permettono di impugnare lo smartphone come se fosse una fotocamera compatta; il kit permette tramite degli appositi anelli, da collegare intorno al modulo fotografico dello smartphone, di utilizzare sia le ottiche “ZEISS Telephoto Extender” – degli “obiettivi” esterni che si collegano allo smartphone – per arrivare con la fotocamera tele ad un’ottica equivalente a 200mm o 400mm, sia di collegare allo smartphone accessori e filtri pensati per le fotocamere tradizionali, integrando l’apposita filettatura. Nella gallery a seguire troverete alcuni scatti effettuati con i due estensori ZEISS Telephoto Extender Gen2 e Gen2 Ultra.
Nella versione per il mercato europeo il vivo X500 Pro Max arriva con una batteria “bluevolt” da 6750mAh, in grado di offrire – grazie anche all’efficienza maggiore del processore – un’intera giornata di utilizzo con poco più del 60% di utilizzo della carica, con un misto di chiamate, riproduzione musicale e navigazione, rendendo non necessario caricare lo smartphone a casa tutte le sere; utilizzi continui ed intensivi ovviamente potrebbero portare ad una durata inferiore. Il nuovo flagship di vivo supporta la ricarica rapida fino a 90W, in grado di portare la batteria all’80% in meno di 40 minuti, o wireless fino a 40W.
Vivo a nostro parere con l’X500 Pro Max prosegue l’ottimo lavoro a tutto tondo che abbiamo già visto sulle precedenti generazioni della serie “X”, riuscendo a migliorare ulteriormente le già ottime performance fotografiche ottenute da X300 Pro e Ultra. Nel corso della prova lo smartphone ci ha supportato al meglio in tutte le situazioni e, a parte qualche piccola incertezza sul software – che nel momento in cui abbiamo provato lo smartphone non era ancora nella sua versione definitiva, non abbiamo osservato criticità o difetti degni di nota.
Il vivo X500 Pro Max sarà in vendita da oggi, 27 ottobre, presso i principali rivenditori di elettronica di consumo con prezzi a partire da 1.599,90€ per la versione con 256GB di memoria, 1.799,90 per la versione con 512GB di memoria e 2.199,90 per quella con 1TB di memoria. Per 1.999,90 sarà possibile acquistare il vivo X500 Pro Max da 512GB con il kit fotografico composto da cover, grip e teleconverter da 200mm equivalenti, mentre il kit completo (quindi incluso il teleconverter da 400mm) e con lo smartphone nella variante con 1TB di memoria costerà 2.499,90€
Per il lancio sono disponibili varie offerte sullo store online ufficiale di vivo Italia, che vedrà incluso il caricatore da 90W e le vivo Buds Pro, mentre i nuovi utenti registrati potranno ricevere uno sconto del 10%. Coloro che negli scorsi giorni si sono iscritti nelle liste d’attesa, entro l’8 novembre potranno ricevere invece uno sconto di 300€ per l’X500 Pro Max da 1TB con kit fotografico o da 250€ per la versione da 512GB con kit fotografico. Per chi preferisse gli store fisici, sarà possibile accedere a sconti fino a 200€ in caso di permuta da Euronics, Unieuro e Mediaworld.
L'articolo Vivo X500 Pro Max: abbiamo provato il nuovo flagship con ottiche ZEISS e batteria dalla lunga durata proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ad ottobre 2027 terminerà il periodo di “Extended Security Updates” (ESU) con cui Microsoft sta garantendo gli aggiornamenti di sicurezza ai possessori di PC con a bordo Windows 10, il cui supporto ufficiale è terminato nel 2025 dopo dieci anni dal lancio. L’ESU è gratutito per i privati fino al 2027, e a pagamento per le aziende, che potranno esternderlo fino al 2028, ma al suo termine chi non potrà passare a Windows 11 rischia di trovarsi con un PC potenzialmente funzionante ma sempre più esposto a rischi di cybersecurity.
Su questo tema Fraunhofer Austria ha realizzato su commissione di refurbed – una delle principali aziende attive nel mercato del ricondizionato – un whitepaper pubblicato a settembre di quest’anno che stima che in tutta l’Unione Europea circa 74milioni di dispositivi che attualmente utilizzano Windows 10, di cui circa 41 milioni (di cui 5,47 solo in Italia) continueranno ad utilizzarlo anche dopo la scadenza degli aggiornamenti di sicurezza, rischiando di diventare obsoleti. Nell’insieme rientrano sia i dispositivi tecnicamente non aggiornabili (oltre la metà, quasi tutti nel privato), sia quelli che potrebbero essere aggiornati a Windows 11 ma non lo fanno per scelta (spesso i privati), o per lentezze organizzative (nelle aziende).
Per quanto riguarda i PC non aggiornabili per questioni tecniche, generalmente si tratta di dispositivi che utilizzano hardware più vetusto e non compatibile con Windows 11 (come gli Intel Core precedenti all’ottava gen ed AMD Ryzen precedenti alla famiglia 2000), generalmente prodotti prima del 2018, o per scelta del produttore privi di chip TMP2.0 e supporto a Secure Boot, richiesti dal più recente sistema operativo di Microsoft. Questi computer se ancora integri nell’hardware possono offrire qualche altro anno di utilizzo, in questo caso l’opzione migliore per allungarne la vita utile, senza incorrere in rischi di sicurezza, sarebbe installare un sistema operativo diverso, come alcune distribuzioni più leggere di Linux o ChromeOS, a patto che riesca a soddisfare i propri casi d’uso.
Secondo lo studio, prolungare di un solo anno la vita utile di questi dispositivi eviterebbe in Italia circa 156 tonnellate di rifiuti elettronici ed oltre 42.800 tonnellate di emissioni di CO2, per un risparmio totale nell’Unione Europea di 1.172 tonnellate di rifiuti elettronici e 0,32 milioni di tonnellate di CO2 emessse.
Nell’ottica di aiutare gli utenti interessati a questa opzione, refurbed ha annunciato una collaborazione con Google grazie alla quale distribuirà a partire da novembre, al costo di 3€, delle chiavette USB che permetteranno l’installazione di ChromeOS Flex, il sistema operativo cloud-first del colosso americano – scaricabile gratuitamente online – ideato per funzionare su quei PC e Mac con qualche anno sulle spalle, ma che non ricevono più aggiornamenti, risultando spesso più leggero rispetto al sistema operativo originario offrendo al contempo aggiornamenti di sicurezza automatici.
ChromeOS Flex ha sicuramente dei vantaggi per coloro che lavorano principalemente sul web, consumano contenuti in streaming o usano suite di lavoro in cloud come Workspace di Google e Microsoft 365, mostrando però un evidente limite in quei casi in cui è necessario utilizzare applicazioni specializzate disponibili solo per Windows.
L'articolo Windows 10: la proposta di refurbed e Google per i PC a rischio da ottobre 2027, quando finiranno gli aggiornamenti di sicurezza proviene da Il Fatto Quotidiano.



For the next month, the AALS Section on Law & Religion is accepting nominations for the Harold Berman Award. Here is the text of the announcement:
The AALS Section on Law & Religion seeks nominations for the Harold Berman Award for Excellence in Scholarship. This annual award recognizes a paper that "has made an outstanding scholarly contribution to the field of law and religion," in the words of the prize rules. To be eligible, a paper must be published between July 15, 2025 and July 15, 2026. The author must be "a faculty member at an AALS Member School with no more than 10 years' experience as a faculty member." Fellows are eligible, and self-nominations are accepted, though members of the AALS Law & Religion Section Board are not eligible. Nominations should include the name of the author, the title of the paper, a statement of eligibility, and a brief rationale for choosing the paper for the award. Nominations should be sent to Rick Garnett (rgarnett@nd.edu), Chair of the Berman Prize Committee, by November 18, 2026. The winner will receive an award plaque and be recognized at the section's program at the AALS annual meeting in January 2027. Thanks to the members of the Prize Committee: Rick Garnett (Notre Dame), Nelson Tebbe (Cornell), Richard Albert (Texas), Brandon Paradise (Rutgers), Leslie Griffin (UNLV), and Anna Su (Toronto).
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Oppo ha annunciato oggi l’arrivo sul mercato globale della nuova generazione dei suoi smartphone di punta, la serie Find X10, con due nuovi smartphone dotati di fotocamere da 200MP sviluppate, come da tradizione del marchio, in collaborazione con Hasselblad.
Il nuovo Oppo Find X10 Pro Max è il prodotto di punta della serie, presentandosi con un sistema fotografico posteriore curato in collaborazione con Hasselblad dotato di sensori da 200MP sia sulla fotocamera principale (apertura f/1.5) che su quella ultra grandangolare (apertura f/2.2) e teleobiettivo (3x, apertura f/2.1), promettendo scatti di alta qualità in tutte le situazioni, grazie anche al supporto del motore LUMO True Image, e più dettagliati grazie al salvataggio a 26MP di default invece dei 12MP adottati tradizionalmente dal mercato. Sul versante video il Find X10 Pro Max è in grado di registrare su tutte e tre le camere in 4K a 60 e 120fps ed in 8K a 30fps, promettendo una qualità video di alto livello su tutte le focali.

Al cuore del nuovo flagship di Oppo troviamo il Dimensity 9600Pro di MediaTek, affiancato da 12GB di RAM LPDDR5X e 512GB di memoria UFS4.1, mentre sulla parte frontale troviamo un display AMOLED ProXDR LTPO da 6.78″ con copertura della gamma cromatica BT.2020 e frequenza di aggiornamento dinamica fino a 144Hz. Ad alimentare il Find X10 Pro Max è integrata una batteria al silicio carbonio da 7150mAh che supporta la ricarica rapida SUPERVOOC da 80W e la ricarica wireless AIRVOOC da 50W. Sarà disponibile a partire dal 21 ottobre nelle colorazioni Titanium Grey e Luna White con un prezzo consigliato di 1.799,99€
Un po più piccolo nelle dimensioni, l’Oppo Find X10 offre un display AMOLED ProXDR da 6.59″ ed un sistema posteriore a tripla camera con sensori da 200MP su fotocamera principale (apertura f/1.6) e teleobiettivo( 2.7x, apertura f/2.6) ed un sensore da 50MP sulla quella grandangolare, supportato sempre dal LUMO True Color Engine.

Per il Find X10 il produttore cinese ha optato per un chip MediaTek Dimensity 9600M, che offre un’evoluzione dell’architettura del Dimensity 9500 che muoveva i flagship della generazione precedente, affiancato da 12GB di RAM e, in base alla variante acquistata, 256 o 512GB di memoria interna UFS4.1. La batteria è la medesima del Pro Max, con 7150mAh di capacità e supporto alla ricarica rapida a 80W via cavo e 50W wireless. Arriverà sul mercato dal 21 ottobre nelle colorazioni Glacier Blue e Mist Grey con un prezzo consigliato di 1.399,99€ per la variante con 256GB di memoria e di 1.599,99€ per quella con 512GB
In occasione del lancio Oppo ha previsto alcune vantaggiose promozioni per chi è interessato ad acquistare i suoi due nuovi smartphone sullo store ufficiale del marchio: fino al 25 ottobre, al costo di 0,99€ si potrà acquistare un voucher del valore di 150€ utilizzabile dal 21 ottobre al 30 novembre.
Inoltre coloro che acquisteranno il Find X10 Pro Max o il Find X10 da 512GB potranno scegliere un omaggio tra l’Hasselblad Teleconverter Kit (del valore di 549,99€) , che permette di ottenere un ulteriore ingrandimento ottico di 3.28x negli scatti con la fotocamera tele, l’Oppo Watch X3 (valore 399,99€) e le cuffie Oppo Enco Clip2 (179,99€). Per chi, invece, acquisterà l’Oppo Find X10 da 256GB riceverà come omaggio le cuffie Oppo Enco Clip2.

Per chi invece effettuerà l’acquisto presso le principali catene dell’elettronica di consumo sarà possibile aderire al programma di trade-in, vedendo riconosciuto uno sconto pari a 200€ per l’Oppo Find X10 Pro Max, da 100€ per Find X10 da 512GB e da 200€ per Find X10 da 256GB
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A 62-grain, 5.56-mm round leaves the barrel of a standard-issue M4 rifle at approximately 2,900 feet per second. When it strikes a human being, the results are violent, traumatic, and unpredictable. If Defense Secretary Pete Hegseth has his way, such images will soon be broadcast to the American people. The Pentagon has announced that the execution of Nidal Hasan, the Army officer convicted of killing 13 fellow service members in a 2009 mass shooting at Fort Hood, in Texas, will be livestreamed.
According to Amnesty International, 17 people were publicly executed in 2025. Eleven of these were in Iran and six in Afghanistan. Is this what we have become? Iran? Afghanistan? Are we so weak, so insecure, that we must convince the world that we are still powerful by making a public spectacle of an execution? Or maybe Secretary Hegseth and President Trump intend this as a spectacle for the American people: a show of just how much testosterone the two men have surging through their veins.
No one should shed a tear for Hasan. I certainly won’t. But if Hegseth thinks that this public display will somehow deter others from horrible acts of violence, he is mistaken. Terrorists seek attention above all. Publicizing Hasan’s death therefore could incite other extremists to do equally egregious acts. And it adds to the narrative, advanced by our enemies and ever more worrying to our allies, that the United States has lost its way.
When Osama bin Laden was killed, President Obama made a point of not releasing photographs of his body. “It’s not who we are,” he said. All of us who were involved in the operation agreed. Not sharing the pictures was a recognition that we are better than the inhuman beings who do unconscionable things, that there was a difference between a legitimate exercise of government authority and a public display of coercive power. Now, with this announcement, we are lowering ourselves to the ranks of brutal and failing regimes.
I teach a graduate class on national-security decision making. I give my students a framework for thinking about how to make difficult decisions. The first question they have to answer before they can get to the right decision is: Who are we as a nation? It is an acknowledgment that all correct decisions, those that will benefit us in the long run, will flow from an understanding of our American values.
Our values as a nation matter. It’s not naive to think that we should have a sense of propriety when carrying out the harsh business of justice; to believe in our national sense of honor; and to expect our leaders to behave with dignity, integrity, civility, and humility. These values build stronger, smarter, more humane societies. They engender good alliances. They drive trust in businesses and higher education and they inspire our men and women in uniform.
In almost 40 years of service, I came to realize that Americans share a common longing to be seen as the good guys. We were proud that our parents or grandparents fought against Nazism and fascism. As a nation, we stood tall against totalitarianism and communism. A younger generation sacrificed to keep America safe after 9/11. We made mistakes along the way; we always do. But despite these stumbles, inevitable in a complicated and violent world, I never once doubted that within our DNA was a sense of nobility that shaped the American character.
There is nothing noble about a public display of a government-sanctioned execution. With this decision, the Trump administration continues to undermine our national values. Our current leaders are shameless and ignoble. They have no sense of dignity or honor. They seem to believe that the performance of cruel power is what makes a nation great: the spectacle, the show, the crude theatrics of a tough guy. Nothing could be further from the truth. Just ask the oppressed people of Iran and Afghanistan.

© Illustration by The Atlantic
En fin d'après-midi, trois amis passent me prendre pour aller dans un centre commercial. Ce 9 janvier, le froid est bien installé sur Ispahan. Les nuits deviennent glaciales. Le réseau téléphonique et Internet fonctionnent mal, mais cela ne nous inquiète pas particulièrement. Ce genre de perturbation n'est pas rare près de notre base militaire.
Dans le parking du centre commercial, alors que nous approchons de notre voiture, un bruit étrange attire mon attention : un gémissement étouffé. Derrière un véhicule se trouve une jeune fille d'à peine 16 ou 17 ans, adossée au mur. La douleur déforme son visage. Ses cheveux sont en désordre et ses yeux injectés de sang. Les taches qui couvrent son manteau noir donnent l'impression qu'elle a reçu un seau de peinture. Ses gémissements sont presque insoutenables.
Je m'approche :
— Ma sœur, qu'est-ce qui t'arrive ? Es-tu blessée ? Laisse-moi appeler quelqu'un pour t'aider.
Elle me supplie :
— Non… Ne dites rien… Ils vont me prendre…
Mes amis nous rejoignent. L'un d'eux me regarde :
— Tu ne sais pas ? Il y a eu des manifestations aujourd'hui.
La jeune fille raconte avec difficulté que les forces de sécurité l'ont visée avec des fusils projetant des billes de peinture, afin d'identifier ultérieurement les manifestants. Elle est persuadée qu'on la recherche.
Mon ami refuse qu'on la ramène chez elle.
— Nous sommes militaires. C'est ma voiture. S'ils nous arrêtent, on est finis.
Quand elle comprend que nous sommes militaires, sa peur devient encore plus visible. Son visage pâlit. Elle remonte le bas de son pantalon pour nous montrer les impacts de plombs et de projectiles sur sa jambe.
— J'ai eu tort… Je ne recommencerai plus… Je vous en prie…
Mes amis veulent partir au plus vite. Ils ont raison. Chaque minute accroît le danger. Ils montent dans la voiture et m'appellent.
Elle refuse qu'on lui commande un taxi.
— Il me livrera aux autorités.
Puis elle me regarde.
— Va-t'en, mon frère. Merci pour tout.
Son accent d'Ispahan me brise le cœur.
En la laissant seule, j'abandonnerai non seulement une gamine blessée et terrifiée, mais aussi une part de mon pays. J'ai prêté serment de défendre tous les Iraniens.
Je lui donne mon manteau et je jette le sien à la poubelle. Puis nous sortons du centre commercial. Je lui achète un foulard et nous commençons à marcher. La ville a changé de visage. Partout, des forces de l'ordre occupent la rue. Je transpire malgré le froid. À chaque contrôle, j'essaie de paraître naturel. Je salue les agents. Une fois, je leur explique même que je suis militaire. Ils nous laissent passer.
Nous traversons plusieurs rues, plusieurs carrefours avant qu'elle me demande de la laisser.
— Ma maison est au bout de la rue, me dit-elle.
Elle disparaît dans l'obscurité. J'attends une heure qu'elle me ramène mon manteau. Le froid devient insupportable. Les tirs résonnent dans la ville. Pendant un moment, je suis froissé qu'elle ne revienne pas. Puis je comprends. Peut-être qu'à sa place, moi non plus je n'aurais pas fait confiance à un militaire.
Je commande une voiture pour rentrer à la base. Je sens encore les gaz lacrymogènes flotter dans les rues. L'air brûle mes yeux. En chemin, j'entends la foule scander : « Armée sans honneur ! Armée sans honneur ! »