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“Un’auto stava procedendo contromano in retromarcia a folle velocità, puntando direttamente verso di noi. Quella manovra mirava a colpire me”: la denuncia dello youtuber Simone Cicalone

Un’automobile ha tentato di investire nel pomeriggio di sabato 24 ottobre lo youtuber noto come Simone Cicalone. A raccontarlo è lo stesso content creator, che nella giornata di mercoledì 28 ottobre ha denunciato l’accaduto con un video pubblicato su YouTube. “Un sabato pomeriggio qualunque si è trasformato in un incubo in pieno centro a Roma, su Viale Aventino” spiega nella descrizione del video Cicalone.

L’uomo si trovava insieme alla youtuber e videomaker Evelina, quando proprio la donna si è resa conto di un’automobile che a grande velocità, in retromarcia, stava andando contro di loro. “Mentre camminavamo, Evelina mi ha scostato d’istinto appena in tempo: un’auto stava procedendo contromano in retromarcia a folle velocità, puntando direttamente verso di noi. In un primo momento abbiamo pensato all’ennesima manovra sconsiderata di un guidatore indisciplinato. Pochi istanti dopo, però, la realtà si è rivelata molto più grave: quella manovra mirava a colpire me” ha spiegato Cicalone.

“Cicalò devi morire, fascio di merda devi morire” sono le parole che ha proferito il conducente dell’auto contro lo youtuber. Cicalone ha documentato su YouTube l’accaduto, mostrando tutte le immagini registrate. Dopo aver pronunciato la minaccia di morte contro di lui, l’uomo che era alla guida dell’auto è sfrecciato via, facendo lanciare Cicalone e la youtuber in una corsa dietro di lui.

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UK social media ban may lock out more than 100,000 teenagers without ID

Watchdog says under-16 ban may affect older teenagers without passport or licence, and that ‘motivated children’ will skirt restrictions

More than 100,000 British teenagers risk being locked out of social media if they do not have a passport or driving licence when an under-16 ban is introduced next year.

Ofcom, the UK’s online watchdog, said about 150,000 16- to 17-year-olds do not own a passport or driving licence, which are likely to be needed to access age-restricted platforms.

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© Photograph: Peter Cripps/Alamy

© Photograph: Peter Cripps/Alamy

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La truffa con la falsa voce di Vannacci: “Versa 250 euro, ne guadagnerai 10 mila. Garantiscono Meloni e Mattarella”

Una truffa con la falsa e suadente voce di Roberto Vannacci, clonata con l’intelligenza artificiale, come amo per pescare a strascico nell’oceano sterminato di Youtube. Migliaia di vittime ignare possono abboccare all’esca, mentre guardano un video sulla piattaforma di Google e spunta la frode travestita da pubblicità. “Tutto è trasparente, me ne faccio personalmente garante”, esordisce il falso Vannacci. “Il link è sotto il video, seguendolo, puoi iniziare a guadagnare già oggi. Basta un versamento minimo di 250 euro”. Cliccando, si approda all’indirizzo della truffa: proxiacoadvir.pro.

Il precedente contro Fideuram con la voce clonata di Messina

Anche Paolo Molesini, ex presidente di banca Fideuram, è caduto nella trappola della voce clonata dall’IA. È costata 39 milioni di euro, ma senza gli investigatori il bottino poteva arrivare a 95 milioni. Il timbro replicato era di Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa. In quel caso i criminali hanno mirato ad una vittima di altissimo profilo. Stavolta, nel setaccio dei delinquenti possono restare impigliati migliaia di persone comuni. Ilfattoquotidiano.it può documentare la clip con la voce di Vannacci, ma i vip emulati possono essere molti di più, negli annunci pubblicitari su Youtube. Cambia forma anche la pagina linkata all’inserzione fraudolenta. Oggi, 28 ottobre, ecco la “bufala” nel titolo d’apertura: “Le società Fininvest, Microsoft e alcuni miliardari italiani stanno lanciando una piattaforma che garantisce un reddito mensile fino a 30.000 euro”.

La frode con finte pagine giornalistiche, l’endorsement dei Berlusconi, Vacchi e Ferrero

Ieri, 27 ottobre, campeggiava un falso sito di Rai News, con un quadretto bizzarro in cima: il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, la premier Giorgia Meloni, Piersilvio e Marina Berlusconi, l’influencer Gianluca Vacchi, l’imprenditore Giovanni Ferrero. Insieme sotto un titolo cubitale: “Oggi, 27 ottobre 2026, è l’ultimo giorno di iscrizione al progetto di guadagno automatizzato QuantumAI sostenuto dal governo. A ogni investitore è garantito un reddito di 10.000 euro al mese dopo l’attivazione”. Una falsa notizia camuffata neppure a regola d’arte.

Ecco la proposta per l’utente, annunciata in una clip incastonata dentro un finto articolo giornalistico, tra endorsement del presidente del capo dello Stato, garanzie di palazzo Chigi e il timbro dei miliardari sul nuovo sistema di guadagno: “Versa 250 euro – esorta la voce neutra e professionale – e l’algoritmo automatizzato di Intelligenza artificiale compra da solo gli asset ai prezzi migliori, e li vende non appena il prezzo sale un po’. Non è necessario capire il trading, il programma fa tutto al posto vostro. Poi scelgo l’importo da prelevare, indico la banca e premo ‘prelevo denaro’. E rimarrete scioccati”. C’è da crederci. “All’inizio pensavo fosse un’altra truffa – prosegue la clip – ma non era il mio primo prelievo sul conto bancario”. Grazie all’app Quantum AI, suggerisce la voce, “nella prima settimana ho guadagnato 2 mila 500 euro. Potete ottenere lo stesso risultato, ma prima bisogna registrarsi. Inserite anche voi il vostro nome completo, l’email e il numero di telefono”. Poco dopo chiamerà l’azienda, avvisa la voce, basta confermare l’identità e il gioco è fatto.

“Il consiglio della premier: registra i tuoi dati, ti contatterà un consulente personale”

Tra il video e lo spazio per la registrazione, la pagina ospita un falsa dichiarazione, virgolettata, attribuita a Giorgia Meloni: “La piattaforma rappresenta un passo significativo verso il benessere finanziario di ogni cittadino italiano. Oggi più di 500.000 dipendenti pubblici, pensionati, titolari di imprese, lavoratori e casalinghe in tutta Italia stanno già prelevando fondi da QuantumAI direttamente sui propri conti presso Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM e Poste Italiane”. All’esortazione della premier segue il “Pannello di monitoraggio” con le “statistiche in tempo reale: negli ultimi minuti, 2076 utenti si sono registrati e 726 hanno effettuato il primo deposito di almeno 250 euro”. A titolo di esempio, nomi inventati come Francesca Colombo, Valentina Bruno, Marco Rossi, Chiara Marino, tutti dalla città di Ivrea, con la somma esatta del prelievo o del deposito.

Scendendo ancora, arriva un altro video. Il logo di Rai News è in alto a destra, un uomo con gli occhiali scimmiotta un collegamento televisivo: “Ho provato io stesso, senza dubbi ogni italiano può iniziare, in un mese ho raggiunto un reddito superiore a 10 mila euro. E’ stata lanciata con la partecipazione dei principali esponenti politici del paese, Giorgia Meloni e Sergio Mattarella”. Recita il sottopancia con grafica da all news: “Ultim’ora, 98% operazioni riuscite”. Un’occasione talmente ghiotta che “il numero di posti disponibili è limitato”, bluffa il testo in pagina sotto il video, per “evitare il sovraccarico del sistema: al momento restano 8 posti”. Infine, il riepilogo delle istruzioni: compilare il “sottostante” modulo di registrazione con i dati di contatto, attendere la chiamata del “consulente personale”, investire almeno 250 euro, configurare la piattaforma col supporto del predetto consulente, passare all’incasso. “I pagamenti arriveranno sul vostro conto bancario ogni giorno alle 10:00”, la rassicurazione conclusiva.

Il gesto di Meloni contro la clonazione

Contro la clonazione della voce ad opera dell’Intelligenza artificiale, giova ricordare anche il gesto della premier Giorgia Meloni, ad inizio ottobre: per difendersi dai deepfake ha registrato il marchio, con tanto di copyright. L’effetto? “Una modesta, modestissima quasi nulla utilità”, ha commento sulla Stampa il 9 ottobre Guido Scorza, esperto di privacy digitale. Neppure il copyright mette al riparo dalla clonazione della voce.

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In arrivo i video da 90 minuti su Instagram: ecco cos’è e come funziona la nuova “Features”

È in arrivo un’importante novità per Instagram, che si appresta a introdurre una funzionalità che consentirà di caricare video della durata massima di 90 minuti. La nuova funzionalità, che si chiamerà “Features“, potrà essere sfrutatta per portare sulla piattaforma di Meta tutti quei contenuti che al momento potevano essere fruiti solo al di fuori di essa. Molti podcast, ad esempio, potevano solo essere promossi tramite alcune brevi clip su Instagram, mentre ora intere puntate – purché la durata non superi l’ora e mezza – potranno essere caricate.

Per ora questa funzionalità è ancora in fase di sperimentazione: si sta, infatti, testando negli Stati Uniti, dove è disponibile per un piccolo gruppo di utenti, e con alcuni creator in Brasile, secondo quanto riferito da Megan Buckley, portavoce di Instagram. Ad annunciare questa novità è stato lo stesso capo di Instagram Adam Mosseri, che insieme Tessa Lyons, vicepresidente della sezione prodotti di Instagram, ne ha spiegato le ragioni.

“Reels rimarrà una parte fondamentale di Instagram. Ma quando si desidera approfondire la conoscenza dei creator preferiti e dei contenuti che creano, la possibilità di farlo dovrebbe essere disponibile su Instagram” ha spiegato Lyons. Mosseri ha anche raccontato di essere stato a lungo contrario sulla possibilità di introdurre su Instagram contenuti più lunghi dei venti minuti fino a oggi consentiti.

Ora il vero interrogativo rimane se questa operazione si rivelerà vincente. Al momento, infatti, Instagram non garantisce la possibilità di monetizzare in maniera diretta tramite i contenuti che si caricano sulla piattaforma, a differenza di quanto avviene ad esempio su YouTube dove i guadagni sono garantiti sia dalla pubblicità che dal numero di abbonati a un canale. Anche su Instagram esisterebbe la possibilità di abbonarsi al canale di un creator, ma al momento è un’ipotesi che viene quasi totalmente trascurata.

“È troppo presto per condividere un modello di monetizzazione a lungo termine, ma stiamo esplorando diverse modalità per consentire ai creatori di guadagnare da brand, fan e Instagram, inclusi incentivi basati sulle prestazioni” ha spiegato un portavoce di Instagram alla rivista TechCrunch.

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Academy CEO Bill Kramer Makes the Case for a More Global Oscars at Tokyo Film Festival

Kramer says international membership growth, the Oscars-YouTube deal, and a new festival-qualifying pathway to nomination are all part of the organization’s expanding worldwide ambitions.
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Policiais candidatos fazem autopromoção no YouTube e podem lucrar com violência e machismo

Investigamos o que importa para os brasileiros além do que passa na campanha eleitoral. Leia mais reportagens como essa clicando aqui.

Noite na Marginal Pinheiros, uma das principais artérias de São Paulo: dois jovens negros são abordados por três policiais militares numa viatura. Motivo? Eles caminhavam de forma suspeita, segundo a equipe. A abordagem é seguida por revista, interrogatório e xingamentos por parte dos PMs. “Tu é todo ladrãozão, né”, comentou um dos policiais.

Nada ilegal ou suspeito foi identificado na dupla. Mesmo assim, a ação foi exaltada em um vídeo publicado no YouTube pelo Diretor Elias Junior, candidato a deputado estadual pelo MDB. “O tamanho do viaduto ficou pequeno quando viram a ROTA”, diz o título da publicação. Um formato sensacionalista que se repete entre outros youtubers que disputam as eleições de 2026 e integram a lista dos que mais monetizaram explorando operações policiais. Alguns dos vídeos contêm deboche, humilhação e truculência, expondo, além dos próprios policiais, moradores e suspeitos, sobretudo em regiões periféricas de grandes cidades.

Apuração exclusiva da Agência Pública, em parceria com a plataforma Zeeng, mostra que um candidato com muitos seguidores pode ganhar até R$ 8 mil por mês no YouTube com vídeos sobre operações e abordagens das polícias. O levantamento considerou os 15 candidatos influencers com maior monetização sobre ocorrências policiais em 2026: eles podem ter ganhado até R$ 64,6 mil na soma dos vídeos (entre shorts e vídeos longos) postados no YouTube de 1º de janeiro a 25 de agosto deste ano.

Os valores podem ser ainda maiores, pois o levantamento considera o pagamento estimado por views do YouTube, o que não leva em conta outras redes sociais e possíveis patrocínios negociados diretamente pelos candidatos, a exemplo de divulgação de cursos e produtos.

Ao todo, sete partidos de direita e centro-direita compõem o levantamento: Podemos, MDB, PP, PL, Avante, União Brasil e Republicanos. Os nomes analisados possuem vínculo direto com a Polícia Militar, Polícia Civil, Polícia Rodoviária Federal e Guarda Civil Metropolitana de São Paulo. A exceção é Elias Junior, que é diretor cinematográfico, mas acompanha operações e explora a estética policial.

Por que isso importa?

  • As Polícias costumam ter normas de como seus agentes devem usar as redes sociais – muitas delas vedam o uso de palavras depreciativas ou de fardas e dispositivos.
  • Cerca de 6% de todos os candidatos destas eleições são ligados a forças de segurança.
  • Partidos de direita e extrema direita têm defendido medidas inconstitucionais de endurecimento da punição a crimes.

Dos 15 youtubers listados pela reportagem, 14 utilizam ocorrências policiais para divulgar a própria imagem, a maioria em condutas que não são condizentes com as normas das Polícias Civil e Militar de São Paulo sobre uso das redes sociais. Além disso, parlamentares licenciados dos cargos não têm prerrogativa para se apresentarem como autoridades policiais – e nem usarem distintivo ou equipamentos da corporação, conforme confirmado pela Secretaria de Segurança Pública de São Paulo.

O líder na estimativa de arrecadação é o deputado federal e candidato à reeleição, delegado Palumbo (PODE-SP), que pode ter faturado cerca de R$ 64,6 mil desde o início do ano, acumulando mais de 26 milhões de visualizações no período analisado. Mesmo licenciado do cargo de Policial Civil, Palumbo aparece nos vídeos participando de operações, sobretudo relacionadas ao tráfico de drogas.

Na maioria das ocorrências, ele caminha ao lado dos agentes, auxilia e até mesmo protagoniza interrogatórios. Os títulos utilizados nos conteúdos são majoritariamente chamativos e com palavras fortes. “São duas opções, c4deia ou caixão – dessa vez ele foi parar na c4deia”, descreve uma publicação de 20 de julho de 2026, que começa com policiais imobilizando de forma agressiva um homem na rua. “Não estamos te esculachando não, você está sendo tratado como tem que ser tratado”, diz um dos agentes. Depois de ter sido procurado pela reportagem, Palumbo retirou o vídeo do ar, mas não respondeu aos questionamentos.

Print retirado de vídeo de um dos policiais candidatos, o deputado federal Delegado Palumpo, em operação com dois políciais
Mesmo licenciado do cargo de Policial Civil, o deputado federal Delegado Palumbo (de marrom) participa de operações e posta no YouTube – este vídeo foi retirado após contato da reportagem

Delegado licenciado usa distintivo e participa de operações

O canal com maior número de inscritos pertence ao deputado federal delegado Da Cunha (União-SP), com 3,53 milhões de inscritos, embora tenha ficado em 10º lugar no ranking de visualizações. Ele publicou 237 vídeos num período de quase oito meses, podendo ter monetizado cerca de R$ 3,4 mil desde janeiro.

Da Cunha está licenciado do cargo de delegado da Polícia Civil, mas participa de operações policiais e se apresenta nas ocorrências como “deputado e delegado”. Em um dos vídeos, postado em 8 de julho deste ano, ele interrogou um homem linchado por populares após uma tentativa frustrada de assalto a uma loja de produtos importados, em Osasco (SP).

O deputado aparece no vídeo atendendo a ocorrência junto à Guarda Municipal de Osasco. Usando distintivo de delegado, o deputado também foi até o hospital onde o suspeito ficou internado após o espancamento. Com o homem com a cabeça enfaixada e deitado numa maca, o parlamentar é filmado dando sermão e ainda faz propaganda de um projeto de lei de autoria dele e dos deputados Kim Kataguiri (Missão-SP) e Marcos Pollon (PL-MS): “Sabia que aumentou a pena do 157 [crime de roubo]? Sabia que a lei é minha? Agora é dez anos a pena mínima. Vai ficar uma cotinha na cadeia, meu tio. Agradecer à polícia que salvou sua vida né, se não ‘tava’ com o CPF cancelado já”.

Em print de vídeo de um dos policiais candidatos, o deputado federal Delegado Da Cunha, aparece em vídeo falando com um suspeito de roubo
Da Cunha, que é deputado federal e candidato à reeleição, é filmado no hospital dando bronca em um suspeito de roubo que foi vítima de espancamento

Por lei, é considerada contravenção um policial civil usar publicamente distintivo de função que não exerce. Além disso, uma portaria editada em 2020 regulou, em São Paulo, o uso de redes por policiais civis. A norma proíbe, entre outros pontos, a publicação de fotos e vídeos com vítimas, suspeitos ou investigados; veda comportamento que busque “reconhecimento social” ou “promoção pessoal” e exige “decoro e discrição na linguagem”.

A Polícia Militar de São Paulo tem norma parecida desde 2021, que proíbe publicar ou compartilhar qualquer conteúdo que se relacione, direta ou indiretamente, com a PM, bem como divulgar operações ou investigações.

Ainda que o servidor esteja licenciado, um órgão de segurança pública pode adotar medidas administrativas pelo descumprimento de normas institucionais, explicou o professor de direito eleitoral da Faculdade de Direito de Sorocaba, Pedro Marques Neto. “Tem regras que evitam o uso de fardas, por exemplo, mas muitas vezes elas não são aplicadas”.

No Brasil, quase 30% dos órgãos de polícia não têm norma específica para o uso de redes sociais por parte dos agentes, conforme levantamento do Instituto Sou da Paz. Para a entidade, é preciso garantir a liberdade de expressão, “mas também vedar o uso da autoridade policial para autopromoção e engajamento político”.

O problema é que as normativas em geral não estabelecem o setor responsável e as formas de fiscalização dos agentes no ambiente virtual, frisou a diretora-executiva do instituto, Carolina Ricardo. “Falta em algumas normativas ter um fluxo claro de quem é o dono disso dentro das instituições, da função de fiscalizar. E isso torna muito mais difusa a implementação [das normas]”, comentou.

Procurada, a Secretaria de Segurança Pública (SSP) de São Paulo informou que o parlamentar licenciado por conta do mandato não tem a prerrogativa para usar distintivo e nem se apresentar como autoridade policial. “Não há, portanto, autorização para ações como as descritas pela reportagem”, disse, em nota, quando questionada sobre parlamentares licenciados e também sobre o caso do Elias Junior, que não é policial.

Sobre o uso de redes sociais, a Secretaria reforçou que portarias das Polícias Civil e Militar proíbem a criação de perfil vinculado ao trabalho policial, bem como a publicação de fotos e vídeos com vítimas, e que não compactua com desvios de conduta. “Casos identificados são apurados pelas corregedorias das corporações, mediante procedimento próprio, podendo resultar em medidas administrativas, disciplinares, civis e criminais”, diz a nota. A SSP, no entanto, não confirmou se os casos enviados pela reportagem serão apurados.

A Pública procurou também todos os 15 candidatos do levantamento. A Capitã Rebeca, em 12º lugar no ranking, respondeu que não monetiza com os vídeos. Porém, não comentou sobre os objetivos do canal e nem como se posiciona sobre as críticas de espetacularização da violência.

O Coronel Telhada, 14º no ranking, disse que nenhuma das suas redes sociais ganha dinheiro com monetização. “O YouTube com frequência manda mensagem para monetizarmos, mas nunca concordamos e nem aceitamos, nunca fizemos inscrição no programa de monetização de nenhuma rede social e nem faremos”, afirmou em nota.

O deputado federal Sargento Fahur e candidato à reeleição, disse que a gestão do seu canal é feita por uma empresa. “Os valores obtidos com monetização não são suficientes sequer para custear integralmente a operação”, afirmou, pois há custos com funcionários, edição de vídeos, aluguel de espaço e compra de equipamentos. “Não se trata de autopromoção, mas de divulgar aquilo que penso”, conclui nota enviada pelo policial militar reformado que está na 6ª posição no ranking (leia na íntegra).

Este espaço será atualizado em caso de manifestação dos demais.

Distintivo confiscado – e devolvido

Em julho de 2021, Da Cunha chegou a ter o distintivo e a arma confiscados após a abertura de uma sindicância contra ele por ter simulado operações policiais. Os objetos foram devolvidos em 2023, numa decisão do delegado-geral da Polícia Civil de SP, Artur José Dian. À época, a Secretaria de Segurança Pública de São Paulo (SSP-SP) informou que a competência sobre o processo era exclusiva da Polícia Civil e que não iria se manifestar sobre o tema.

Em print de tela retirado de vídeo do canal de um dos policiais candidatos, o Da Cunha aparece em ação policial enquadrando suspeitos
O vídeo “Lincharam o ladrão em Osasco”, no canal de Da Cunha, foi publicado há dois meses e tem 51 mil visualizações

Os processos administrativos foram abertos após o deputado virar réu na Justiça por abuso de autoridade e constrangimento ilegal. Em julho de 2020, ele teria constrangido uma vítima de sequestro e o próprio sequestrador a simularem um resgate para que a cena pudesse ser gravada e repercutida nas redes sociais. Ele também é alvo da Justiça, após denúncia do Ministério Público, por violência doméstica contra a ex-companheira, em outubro de 2023. Ela acusou o parlamentar de ameaça de morte, lesão corporal, dano material e de bater sua cabeça contra a parede, além de tentar sufocá-la em um apartamento em Santos.

Em 3 de setembro deste ano, o processo por abuso de autoridade teve mais uma reviravolta: o anúncio da demissão de Da Cunha do cargo de delegado por parte do Governador de São Paulo, Tarcísio de Freitas (Republicanos), atendendo a uma recomendação feita pela Polícia Civil em 2022. No mesmo dia em que a demissão foi anunciada, no entanto, a Justiça de São Paulo concedeu uma liminar, a pedido do deputado, impedindo que a decisão fosse formalizada.

Monetizando a estética policial

Com 1,3 milhão de inscritos, o canal do Diretor Elias Junior teria arrecadado, em média, mais de R$ 40,8 mil na monetização dos vídeos só este ano. Na página inicial do perfil no YouTube, ele aparece com um colete à prova de balas marrom e uma roupa camuflada, nas características da farda do Exército brasileiro. Em alguns dos vídeos, ele usa boina e uniforme semelhantes aos usados pela PM de São Paulo.

Em vídeo postado neste ano, Elias Junior participa de operação policial usando o que aparenta ser uma boina da ROTA – mas ele não tem ligação formal com a instituição

Elias Junior vai às ocorrências dentro das viaturas, usa o discurso punitivista e expõe as abordagens policiais, ainda que nenhum crime tenha sido identificado. Entre outros formatos, os títulos sensacionalistas criticam o sistema legal brasileiro. Um deles foi intitulado “Mulher bandida teve o benefício da mãe cárcere”. No vídeo, publicado em 16 de junho de 2026, ele conversa com uma mulher que cumpria pena por tráfico de drogas em casa por conta de um benefício legal concedido a mães de crianças com menos de 12 anos.

Em outra publicação, em 23 de junho de 2026, o candidato acompanha o patrulhamento realizado por dois tenentes da Polícia Militar que decidem abordar dois homens que estariam andando com um “jeito malandro”, na Zona Leste de São Paulo. Os homens eram dependentes químicos e foram interrogados pelos militares sobre o consumo de drogas e crimes que teriam cometido; posteriormente, foram liberados. Mas o vídeo foi postado.

O diretor Elias Junior não respondeu aos questionamentos da Pública. A Polícia Militar não comentou o caso.

O tribunal midiático e o ‘policial herói’

Jurisprudências do Tribunal Superior do Trabalho (TST) reconhecem o vínculo de integrantes da segurança pública com a iniciativa privada, desde que compatíveis com os horários e não conflitantes com a função exercida. O famoso “bico” de segurança particular, por exemplo, é proibido.

Em relação à figura do “policial youtuber”, há regras institucionais que deveriam limitar a atuação dos servidores na internet. Em São Paulo, por exemplo, é vedado o uso de qualquer elemento que se remeta à corporação em perfis pessoais, com exceção de solenidades, formaturas e eventos excepcionais. O que acontece na prática, no entanto, é a teatralização da atividade do agente de segurança, com discursos violentos que tendem a construir a imagem de “policial herói”, assim como na maioria dos programas policiais — explicou o pesquisador Dannilo Duarte, autor do livro Jornalismo Policial na Televisão Brasileira: Gênero e Modo de Endereçamento.

O autor destaca que a internet amplificou a exploração audiovisual das operações, principalmente em ações envolvendo populações mais vulneráveis. “Há um posicionamento de quem é a vítima e de quem vai ser o bandido. Recorrentemente esse bandido vai ser preto ou pardo, vai estar em regiões periféricas. Se constrói uma ideia de que está sempre vinculado ao tráfico e que são pessoas com o estereótipo do malandro, do espertalhão, que não cumpre as leis”.

Além disso, esse tipo de abordagem, conforme o autor, alimenta a ideia de “justiceiro” que, em meio a estímulos à violência e descredibilização do sistema judiciário, faz “justiça com as próprias mãos”, a exemplo do assassinato de Claudio Rafael Landeiro, em 12 de agosto, em Copacabana, Zona Sul do Rio de Janeiro. A vítima tinha 37 anos e foi espancada até a morte por cinco homens após ser acusada injustamente de roubar uma bicicleta.

“É um comportamento de certa forma estimulado, o ‘bandido bom é bandido morto’. Mas você não verá isso acontecer num condomínio de classe média, mesmo que o infrator tenha cometido uma infração grave. Jovens brancos de classe média, média alta, não são espancados na praia ou nos becos. A integridade física não é respeitada. Há um lixamento virtual e físico”, pontuou Duarte.

O policial rodoviário federal, Breno Faria, também candidato, não explora a estética policial, mas tem canal em que ataca leis de combate à violência contra a mulher

Dos 15 perfis analisados, há uma exceção para a estética policial. Trata-se do policial rodoviário federal, Breno Faria, candidato a deputado federal pelo PL no Rio de Janeiro. Dono do canal Café com teu Pai, perfil também popularizado no Instagram, ele aproveita o espaço na internet para a defesa de ideias misóginas e ataques a leis de combate à violência contra a mulher. Em um dos vídeos, afirma: “as leis feministas não protegeram a mulher em nada” e defende o “aconselhamento familiar” como mais eficiente do que a atual legislação.

Numa outra publicação, Breno Faria faz comentários pejorativos sobre as roupas da deputada Erika Hilton (PSOL-SP). “Mulher trans negra ou patricinha de Beverly Hills?”, publicou em 15 de junho. Estima-se que Faria tenha monetizado em torno de R$ 3,8 mil só no YouTube desde janeiro, somando mais de 1,9 milhão de visualizações em 401 vídeos.

METODOLOGIA

A Agência Pública começou o levantamento considerando os 100 youtubers e perfis no YouTube que têm maior número de inscritos na plataforma. Em seguida, cruzamos com os que são candidatos neste ano, usando a base de dados do Tribunal Superior Eleitoral.

Para estimar os valores monetizados pelos candidatos, foi considerada a soma de visualizações dos vídeos publicados em cada um dos 15 canais do YouTube entre 1.º de janeiro e 25 de agosto deste ano, separadas entre shorts e vídeos longos. Com isso, foi aplicado um modelo de receita bruta de anúncios que combina um parâmetro oficial do YouTube – a partir da divisão de 55% da receita publicitária com o criador e as estimativas de CPM (custo por mil impressões) e de RPM (receita por mil visualizações).

Eduardo Prange, pesquisador e CEO da Zeeng, afirma que os valores calculados são uma estimativa “moderada”, já que foi feito também um cenário otimista e conservador para as possíveis arrecadações. Prange destaca que a única forma de ter dados precisos de monetização seria com acesso ao YouTube Analytics de cada canal – que só o titular possui.

Os valores publicados não consideram outras redes sociais e também possíveis patrocínios negociados diretamente com o titular do canal, como divulgação de cursos ou de produtos.

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