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Stipendi bassi e smart working negato: la lenta agonia dei piccoli Comuni italiani

 

La Pubblica Amministrazione locale soffre — e certo non da oggi — di gravi carenze di organico e di una vera e propria fuga verso altri comparti. Le statistiche parlano chiaro: migliaia di dimissioni volontarie all'anno stanno determinando da tempo un calo costante del numero di dipendenti. A questo si aggiunge un altro fenomeno: per palese incapacità gestionale, moltissimi servizi sono stati progressivamente esternalizzati.

Si tratta di un tema già affrontato in molte occasioni. La "fuga dai Comuni" è legata a cause ben note: salari bassi, carichi di lavoro eccessivi, orari rigidi e assenza di strumenti contrattuali in grado di restituire dignità e adeguata remunerazione al lavoro pubblico. I dati IFEL mostrano che, tra il 2017 e il 2024, oltre 115 mila dipendenti comunali hanno lasciato il proprio posto. Inoltre, da almeno 4-5 anni il numero dei pensionamenti supera sistematicamente quello delle nuove assunzioni.

Se le regole di reclutamento del personale rimarranno inalterate, sarà quasi impossibile dotare le Funzioni Locali delle risorse necessarie. Le criticità sono note, ma l'inerzia della politica ha finito per alimentare il malessere dei lavoratori e cronicizzare il degrado in cui versano, in particolare, i piccoli Enti.

Perfino le promesse del sindacato si sono perse per strada: nonostante le storiche battaglie per la perequazione retributiva con gli altri comparti della PA, gli stipendi degli enti locali continuano a essere i più bassi di tutto il pubblico impiego.

Paradossalmente, sugli Enti locali si è scaricato anche il peso gestionale dello smart working e delle pratiche legate al Superbonus 110%. I bassi salari restano tuttavia la causa principale di questa disaffezione, soprattutto per chi lavora nei piccoli Comuni dove il salario accessorio è pressoché irrisorio.

Alcuni esperti individuano nella scarsa propensione al lavoro agile un'ulteriore causa di abbandono. Spesso, però, la flessibilità oraria viene esaltata in modo acritico come un valore in sé. È pur vero che i contratti delle Funzioni Locali limitano lo smart working alle sole attività compatibili, con dirigenti fin troppo riluttanti a concedere più di un giorno a settimana. Ma dietro queste resistenze si cela una verità inconfessabile: la drammatica arretratezza tecnologica dei Comuni più piccoli. Senza investimenti reali e adeguata formazione, pensare di trasformare la tecnologia in servizi concreti resta un’illusione. Presto, infatti, si dovranno fare i conti con i fondi PNRR spesi e i progetti realmente realizzati.

In questo mare di parole, ogni riflessione sugli enti locali rischia di scivolare nel luogo comune se non si affronta con urgenza una riforma complessiva della PA, superando una volta per tutte la Riforma Delrio che ha depotenziato le Province. Da parte sua, il sindacato potrebbe fare un passo concreto: evitare di sottoscrivere intese al ribasso che continuano ad alimentare le sperequazioni con il resto del pubblico impiego. Sarebbe già un primo, importante risultato.

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