Assange smaschera Bolsonaro: "Senza la capacità di dire 'no' a Washington e Tel Aviv non c'è sovranità"
Il fondatore di WikiLeaks, Julian Assange, ha ricordato in un post sui propri canali social - corredato da una fotografia insieme al presidente - il sostegno ricevuto dal presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva durante la sua detenzione, contrapponendo tale atteggiamento a quello di Jair e Flávio Bolsonaro.
Lula vs. Bolsonaro: I was held in solitary confinement for 1,901 days for revealing the truth about the U.S. government's killings and espionage, including against Brazil and its industries. Out of power, Lula fought for my freedom. In power, Lula discussed my persecution with Pope Francis, who decided to meet with my family and offer help. After my release, Lula and I met in Rome to mourn the Holy Father's passing. Lula was kind to my children and asked for nothing in return. In contrast, Jair and Flávio Bolsonaro did nothing and said nothing. Yet without the ability to say no to Washington and Tel Aviv, there can be no domestic policy, only foreign instructions. Those orders are always the same: "Expand our theft of resources and wages, and keep your mouths shut about us murdering children." Sellouts will surrender everything in exchange for a cut, even their own tongues.
— Julian Assange (@JulianAssange) October 24, 2026
«Sono rimasto in isolamento per 1.901 giorni per aver rivelato la verità sulle uccisioni e sullo spionaggio da parte del governo statunitense, che hanno colpito anche il Brasile e le sue industrie», ha scritto Assange, sottolineando poi che «Lula si è battuto per la mia libertà».
Secondo quanto dichiarato dall'australiano, quando il leader brasiliano è entrato in carica, ha parlato della sua persecuzione con Papa Francesco, il quale, di conseguenza, ha deciso di incontrare la sua famiglia e offrire assistenza. "Lula è stato gentile con i miei figli e non ha chiesto nulla in cambio. Al contrario, Jair e Flávio Bolsonaro non hanno fatto né detto nulla", ha sottolineato.
Riferendosi a Bolsonaro, Assange ha inoltre avvertito che "senza la capacità di dire 'no' a Washington e Tel Aviv, non può esserci una politica nazionale: solo direttive che arrivano dall'estero". "Chi si è svenduto è pronto a cedere tutto in cambio di una parte del bottino, persino la propria lingua", ha aggiunto.
"Gli ordini sono sempre gli stessi: 'intensificate il furto di risorse e salari, e tenete la bocca chiusa sul fatto che stiamo uccidendo dei bambini'", ha denunciato.
