❌

Reading view

Movimento 17 ottobre, salta l’annuncio delle piazze alle 14.30: corteo spontaneo partito da Cairoli

Ci si aspettava l’annuncio delle piazze alle 14:30 sulla pagina Instagram @movimento17ottobre e invece non è accaduto. Al momento dai profili social del Movimento 17 ottobre, il cui presunto ideatore Youssef Siher è stato fermato dalla polizia, non sono state pubblicate informazioni sui ritrovi dei cortei improvvisati che erano stati annunciati nella giornata di ieri. A Milano non solo piazza Duomo è fortemente presidiata dalle forze dell’ordine e dall’esercito, ma anche altri luoghi che sono considerati sensibili dalle forze dell’ordine e da dove potrebbero partire azioni improvvisate, dopo i disordini dello scorso fine settimana.

Si tratta della stazione di Cadorna, piazza Castello e via Dante, la stazione di Garibaldi e la zona di piazza Oberdan e corso Buenos Aires. In piazza Castello – dove la settimana scorsa è stato assaltato il negozio Dechatlon – è comunque massiccia la presenza delle forze dell’ordine, così come negli altri luoghi. La polizia sta facendo controlli random sui passanti e soprattutto su ragazzi giovanissimi. In piazza Gae Aulenti ci sono una volante e agenti in borghese. Davanti alla Stazione di Garibaldi agenti della guardia di finanza chiedono i documenti ai ragazzi. Anche i binari sono presidiati da numerosi militari e agenti di polizia. In corso Buenos Aires una delle vie dello shopping milanese tutti i negozi sono aperti, un presidio delle forze dell’ordine in piazza Lima controlla i passanti. Intanto un corteo spontaneo si è mosso dalla zona di Cairoli a Milano: sono un centinaio i manifestanti pacifici, giovanissimi e studenti, che si muovono intonando cori contro il governo o ripetendo ‘siamo tutti antifascisti’.

Ieri infatti, la pagina “Movimento 17 ottobre”, dopo avere convocato i ritrovi una serie di piazze nei luoghi simbolo di Milano, Roma, Torino, Bologna, Firenze, Padova, Bari e Genova, aveva annullato tutto. Ma non la mobilitazione. “Non andate a Piazza Duomo, a Piazza Nettuno o negli altri luoghi già indicati. Non vi troverete nessuno di noi e troverete molti di loro“, si leggeva nel post social. Solo alle 14.30 di sabato, sui social, sarebbero dovuti esser noti tre luoghi di ciascuna città dove si invitano i manifestanti a presentarsi in gruppo (“non andate da soli”, viene specificato), ma non è stato pubblicato nulla dopo che Youssef Siher, presunto ideatore della pagina, è stato fermato e perquisito in questura. Dopo un’ora (alle 15.30), sarebbe dovuto essere comunicato un altro luogo, una grande piazza, da raggiungere in corteo. “Quando lo diremo noi, dove lo diremo noi”, è la frase che chiudeva il comunicato con il motto “Be water” (sii come l’acqua). Fin qui, però, non è successo nulla.

L'articolo Movimento 17 ottobre, salta l’annuncio delle piazze alle 14.30: corteo spontaneo partito da Cairoli proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“19 chat Telegram controllate da sei admin”: chi c’è dietro “Italia in piazza”, la galassia social che organizza le proteste

“Mai vista una tecnologia così sofisticata per organizzare le proteste”, dice Lorenzo Alvisi, dottorando del Programma Nazionale in Cybersecurity presso Scuola Imt Alti Studi Lucca. È tra gli autori di un’analisi preliminare sul ruolo svolto dalle piattaforme digitali nell’organizzazione delle proteste esplose il 17 ottobre. Uno studio in attesa di pubblicazione, ma ilfattoquotidiano.it può già anticiparne i dettagli. Spicca un dato: “Cinque admin e un fondatore che controllano tutto”, dice l’esperto, illustrando un messaggio in chat. Appare in automatico, ogni volta che un utente porge domande sulla struttura di comando.

Il report traccia la mappa della galassia online marchiata “Italia in piazza”, tra i detonatori delle iniziative di protesta: un sito web e circa 40 gruppi, tra pagine TikTok e 19 chat Telegram. Instagram, secondo Alvisi, è solo la copertina e la costola meno importante. “Telegram ha compiti di coordinamento, ma il motore è TikTok”, dice il ricercatore. “È il social network della generazione Alfa, ragazzini delle superiori nati dopo il 2010”, aggiunge. Dunque minorenni intorno ai 16 anni. Mentre un piccolo nucleo di sei admin controlla la rete di 19 gruppi Telegram, sorti il 7 ottobre. Il motivo? La chat WhatsApp, battezzata Italia in piazza 17 ottobre all’inizio dello stesso mese, era frenata dal tetto per gli iscritti: massimo mille. Dunque, stando al report, l’8 ottobre chiude i battenti e trasloca su Telegram, senza vincoli al numero dei partecipanti. La chat nazionale copia il nome da WhatsApp: Italia in piazza, togliendo la data. Le 18 edizioni locali si distinguono adottando nomi di città e regioni.

“Sul gruppo nazionale, al 19 ottobre, si contavano 4.073 utenti”, dice Alvisi. In totale “saliamo a 9.010, ma la stragrande maggioranza degli utenti locali partecipa anche alla pagina nazionale”, prosegue il dottorando. Le 19 chat Telegram condividono lo stesso stemma: un megafono nero. E rimandano l’una all’altra: quando un utente chiede lumi sui vari gruppi, risponde un bot offrendo l’intera lista dei link. Quando si invocano informazioni sui capi, il bot firma un messaggio automatizzato con i nomi dei profili al comando delle chat: “Fondatore: Andrea, web developer. Vice-fondatore: Ludo, staff. Amministratore: Ily, staff. @Marco, staff. @nonbannato. @ssoqquadro, moderatrice”. Sei nomi inventati, nessun indizio sulle persone reali. Non sappiamo se il profilo Andrea sia il creatore delle 19 chat Telegram. “Ora il profilo è chiuso, ma nei messaggi appare come il fondatore”, dice Alvisi. Il nickname Andrea nasce contestualmente alla chat nazionale. Suo è il primo post, il 7 ottobre. Lui è il creatore dei topic, gli argomenti discussi dagli utenti. Il mare è l’immagine del suo emblema, “iltuoprefe2” come tag per essere trovato dagli altri utenti.

Alvisi delinea la struttura al comando della galassia Telegram: “Sei admin detengono il nucleo del potere, Andrea è tra gli amministratori di tutte le chat tranne due, dove non c’è lui è presente Marco”. Gli admin tengono le redini: escludono gli utenti con un ban, decidono chi accogliere, restringono o ampliano i poteri di centinaia di moderatori, mettono in evidenza i messaggi in chat orientando il dibattito. Poche persone, una struttura decentrata, per depistare l’identificazione. Se cade una delle 19 gambe Telegram, il corpo resta in piedi. Una pianeta in grado di calamitare infinite orbite delle proteste: “Se voglio organizzare una contestazione in una scuola, conviene spedire un link in quella rete, già ricca di migliaia di nodi”, dice Alvisi. L’esperto tira le somme della ricerca preliminare: “Mai prima d’ora le proteste avevano poggiato su un’infrastruttura tecnologica così complessa e coordinata”. Sito web con link a decine di gruppi, chat e comunità, bot automatici per gestire i collegamenti, sfuggendo a ogni radar, perché “nessuno aveva idea di cosa stava succedendo”. Sabato 24 ottobre si annunciano proteste nelle più importanti città d’Italia. Sarà il banco di prova, per capire se dalle chat si scende in piazza.

L'articolo “19 chat Telegram controllate da sei admin”: chi c’è dietro “Italia in piazza”, la galassia social che organizza le proteste proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌