❌

Reading view

“Ho sei figli. Al più piccolo racconto più storie della buonanotte che al grande. Non tratto tutti allo stesso modo”: senso di colpa (e svolta) di Nicole Schildt

Per anni Nicole Schildt, mamma di sei figli, ha pensato che essere una buona madre significasse “essere una madre giusta” e che giusto volesse dire trattare tutti allo stesso modo: stesso orario per andare a letto, stessi compiti in casa, stesse conseguenze, stessi privilegi alla stessa età. Con il tempo ha capito che quella regola non funzionava, perché sotto il suo tetto “non crescevano sei versioni dello stesso bambino, ma sei persone completamente diverse”.

Oggi Nicole racconta di aver smesso di inseguire l’uguaglianza a tutti i costi: la sua missione, dice “è conoscere ogni figlio abbastanza da dargli l’infanzia di cui ha bisogno”. E ammette che anche lei è cambiata: la mamma che cresce l’ultimo nato non è più quella che ha cresciuto il primo. Lo riporta Business Insider.

Uno dei suoi figli dà il meglio quando gli viene concessa indipendenza: gli si affida una responsabilità, gli si lascia un po’ di spazio, e di solito risponde alle aspettative. Un altro ha bisogno di più struttura, più promemoria, più verifiche. Questo non rende uno più responsabile e l’altro meno capace: semplicemente hanno esigenze differenti.

Lo stesso vale per i privilegi. Nicole pensava che, se un figlio si era guadagnato un orario di rientro più tardi a una certa età, tutti gli altri avrebbero dovuto ottenerlo automaticamente al compimento di quell’età. Oggi sa che l’anagrafe non è l’unico criterio. La fiducia si costruisce attraverso le scelte: un ragazzo che ha dimostrato con costanza di essere responsabile può essere pronto a una libertà che un fratello della stessa età non è ancora in grado di gestire.

(Immagine inserita a scopo illustrativo, generata con AI)

L'articolo “Ho sei figli. Al più piccolo racconto più storie della buonanotte che al grande. Non tratto tutti allo stesso modo”: senso di colpa (e svolta) di Nicole Schildt proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“Ci rammarichiamo profondamente coi passeggeri per il disagio causato”: scontro tra una nave da crociera e due navi portacointener. Annullato il viaggio

Nel porto di Bremerhaven, in Germania, nella giornata di domenica 25 ottobre, si è registrato lo scontro tra la nave da crociera Mein Schiff 3 e due navi portacontainer che erano ormeggiate. A causare questo scontro sarebbe stata una raffica di vento che avrebbe investito l’imbarcazione da crociera intorno alle 17:30, in prossimità della banchina fluviale.

La crociera per i passeggeri che erano a bordo della Mein Schiff si è così interrotta, ben prima di arrivare alle Isole Canarie che avrebbero dovuto essere la destinazione del viaggio. “Sappiamo quanto i nostri ospiti attendessero con impazienza questa crociera e ci rammarichiamo profondamente per il disagio causato” ha spiegato ai media locali la compagnia tedesca di navigazione TUI Cruises, che ha sede ad Amburgo.

La notizia dell’interruzione della crociera sarebbe stata comunicata ai passeggeri solo nel corso della mattinata di lunedì 26 ottobre, dopo un’attenta valutazione del danno riportato dalla nave. Si sarebbe, infatti, compreso come per la nave sia necessaria la riparazione all’interno di un cantiere navale, che avrebbe quindi reso impossibile il proseguimento della crociera.

L'articolo “Ci rammarichiamo profondamente coi passeggeri per il disagio causato”: scontro tra una nave da crociera e due navi portacointener. Annullato il viaggio proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  

“A 90 anni mi preparo per la mia prima gara di Hyrox. Dopo la morte di mio marito ho deciso che la mia vita non era finita”: la storia di Margie Hennesy

A 83 anni ha deciso che la sua vita non sarebbe finita con la morte di suo marito e così oggi che ne ha 90 di anni si prepara per affrontare la sua prima gara di Hyrox. La protagonista di questa storia è Margie Hennesy, che ha deciso di raccontarla in prima persona su Women’s Health.

Il bivio di fronte a cui si è trovata a scegliere è arrivato quando è morto suo marito: “Avrei potuto cedere all’enorme dolore e lasciarmi sopraffare, oppure andare avanti e assumermi alcune delle sue responsabilità. Ho scelto la seconda opzione e, per la prima volta, ho iniziato a tagliare il prato, a trasportare pesanti sacchi di pacciame in giardino e a occuparmi delle faccende domestiche”.

La scelta di confrontarsi con l’Hyrox è arrivata, però, solo qualche mese fa, dopo che la donna aveva già compiuto 90 anni. “Mia nuora, che è un’atleta di alto livello, mi ha visto sollevare con disinvoltura un sacco di pacciame da 18 chili. Ha deciso che ero pronta per qualcosa di più impegnativo: Hyrox , una competizione di fitness che combina la corsa con esercizi funzionali come la spinta della slitta, i wall ball e gli ski erg”. Margie Hennesy non si è sottratta a questa sfida.

L'articolo “A 90 anni mi preparo per la mia prima gara di Hyrox. Dopo la morte di mio marito ho deciso che la mia vita non era finita”: la storia di Margie Hennesy proviene da Il Fatto Quotidiano.

  •  
❌