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Per Lula elezione record, ma la sfida è appena iniziata: Bolsonaro punta al sabotaggio e gli Usa sono sempre più lontani

In venti giorni, Luiz Inácio ‘Lula’ Da Silva – rieletto presidente al ballottaggio del 25 ottobre – ha guadagnato 10,3 milioni di voti in più rispetto al primo turno. E alla fine ha staccato di 4,4 milioni di voti l’avversario Flávio Bolsonaro, che pure partiva in vantaggio (2,2 milioni di voti). Ed è la prima volta, dal 1989 – anno in cui il Brasile è tornato alle urne dopo vent’anni di dittatura e altri quattro di transizione – che chi perde al primo turno vince al ballottaggio. “Non era mai successo”, scrive su ‘O Globo’ l’analista Bernardo Franco Mello, elencando altri elementi inediti dell’elezione: “Non era mai stato eletto un presidente all’età di 80 anni. Nessuno era mai stato eletto quattro volte per governare il Brasile“. Lula ha anche invertito il risultato pro-Bolsonaro che al primo turno era stato registrato in 211 municipi che prima avevano votato il figlio di Jair: la maggior parte di loro (76) si concentra a Minas Gerais, lo stato che ha deciso l’elezione seguito da São Paulo, Paraná, Rio do Grande Soul e altri. Al ballottaggio è anche diminuita l’astensione rispetto al primo turno, dal 21,08% al 19,21%, la più bassa dal 2006, sommando circa 3 milioni di voti all’elezione. Inoltre, i voti bianchi/nulli sono diminuiti di 1,53% (1,8 milioni circa).

I social: ponte con le classi subalterne – Lula ha anche saputo mobilitare il voto delle donne (58,9%) e dei giovani tra 16 e 24 anni (49,8%). Forte del voto delle classi popolari, dove si registrano 30 milioni di persone che hanno superato la povertà grazie ai programmi di welfare, Lula ha ottenuto anche il voto moderato, fuggito in massa dall’hate speech di Bolsonaro. La chiave, spiegano gli attivisti del Partito dei lavoratori a Ilfattoquotidiano.it, è stata il cosiddetto “Exército do Lula”, una rete di attivisti digitali nata per innovare il discorso del candidato 80enne e aggirare la censura di Meta. “Abbiamo parlato con il linguaggio dei Social – spiega il deputato André Janones, stratega di campagna di Lula – e abbiamo trasformato un canale WhatsApp in una macchina elettorale capace di connettere direttamente con il popolo”. Campagna rafforzata dalla Par condicio algoritmica imposta dal Tribunale supremo elettorale a Meta, i cui Social – previo intervento umano – si erano indebitamente sbilanciati a favore di Bolsonaro. “Lula ha saputo articolare la dimensione virtuale con quella territoriale”, ha commentato l’analista Beatriz Stolowicz, dello storico Istituto messicano della Radio.

La sfida: unire il Paese, nonostante Bolsonaro – La comunicazione politica sarà chiave anche dopo il voto là dove il Lula IV affronta già le insidie di Bolsonaro, che – svelano alte fonti a Ilfatto.it – userà la sua maggioranza relativa del Partito liberale al Congresso (121 deputati) e al Senato (28) come megafono per contestare la validità del risultato, tenere alta la tensione e ostruire l’attuazione del programma elettorale progressista. Bolsonaro – a cui è stato sequestrato il passaporto su provvedimento del magistrato della Corte suprema Alexandre Moraes, causa indagini per riciclaggio – punta a far fronte comune con altre formazioni di opposizione (tra cui socialdemocratici e repubblicani) per porre il veto su eventuali emendamenti costituzionali in materia tributaria e bloccare l’approvazione della Legge di bilancio, nell’intento di tagliare fondi in materia ambientale, di diritti o pari opportunità.

I “patti di governabilità” con il centro – Ma anche Lula gioca già le sue carte: il leader 80enne cerca già “patti di governabilità” con le formazioni di centro, che risulta comunque frammentato, attraverso la rielezione di figure moderate alla guida della Camera (Hugo Motta) e del Senato (Davi Aicolumbre). Il tentativo è quello di pacificare un Paese lacerato da divisioni politiche e sociali, promettendo – come affermato nella notte del 25 ottobre – di “governare per 215 milioni di brasiliani”. In gioco c’è anche un programma elettorale basato su pilastri come Istruzione, attraverso l’espansione del sussidio Pé-de-Meia a contrasto dell’abbandono scolastico, mobilità urbana (garantendo trasporto pubblico alle periferie) e altre politiche di Welfare come il programma Bolsa Familia e Minha Casa, Minha vida, alleanza tra pubblico e privato che punta a raggiungere 10 milioni di brasiliani entro fine mandato. Altrettanto importante risulta il condono a 3,6 milioni di microimprenditori, molti di loro provenienti dai ceti più umili del Paese, come ambulanti – venditori di cibo, piccoli banchi di frutta nei mercati rionali -, idraulici, elettricisti, sarti e altre figure alla base del tessuto economico brasiliano e che insieme rappresentano il 30% del Pil locale.
Commercio estero: rotte alternative – Altra sfida importante riguarda il commercio estero, che equivale al 32% del Pil, là dove Donald Trump parla ancora di «elezione truccata», nonostante le presunte simpatie per Lula, e mantiene la propria linea di fermezza in materia di dazi. Il presidente brasiliano cerca così nuovi mercati di export con i Brics, in particolar modo Cina e India, e con l’Europa mediante l’accelerazione dell’accordo Ue-Mercosur. È anche scontro con i mercati finanziari, che puntavano tutto sul cavallo sbagliato: l’Ibovespa è crollato del 16,6% (una delle peggiori cadute dal 1998), Petrobras a -30% e il dollaro ha staccato il real di +12%.

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La Cia cerca nuovi informatori a Cuba su Instagram: “Diteci tutto ciò che sapete”. L’Avana: “Siete disperati”

“La sua informazione è più preziosa di quanto tu possa credere”. La Cia cerca nuove spie a Cuba e, come già fatto in passato, ricorre anche a Instagram, dove sabato è stata pubblicata una breve guida per garantire un “contatto virtuale” e “sicuro” per la popolazione dell’isola. “Vogliamo conoscere la verità su Cuba, e stiamo cercando persone di fiducia che sappiano e possano comunicarci questa verità”, si legge sull’account ufficiale della Cia, dove i cubani che hanno la possibilità di viaggiare sono invitati a “recarsi di persona presso una sede ufficiale negli Stati Uniti oppure inviare qualcuno di sua fiducia” mentre coloro che rimangono nell’isola sono tenuti a seguire una serie di istruzioni, come l’utilizzo di una Virtual private network (Vpn) e la navigazione in “modalità incognito” su browser “forniti da compagnie Usa o situate in un Paese alleato”, come Chrome, Firefox o Safari. Anche il Vpn “affidabile” e non sviluppato “a livello locale”, né da Paesi ritenuti “ostili” quali Cina, Iran e Russia.

“Se è possibile – indica la Cia – non usi devices o connessione internet associati alla sua identità o ai suoi luoghi di lavoro”. Le autorità cubane hanno reagito attraverso il viceministro degli Esteri, Carlos Fernández de Cossio, che su X ha ironizzato: “Ora gli Usa ricorrono a reclutamenti pubblici della Cia. Devono esserci molta disperazione o carenze nelle file dell’agenzia, che si vede costretta a vendere le proprie offerte come un tubetto di dentifricio”. Fonti de L’Avana denunciano anche “l’ennesima operazione psicologica” volta ad accrescere “le tensioni dentro l’Avana” e “minare la fiducia tra il popolo e le istituzioni”.

A tale riguardo, le Forze di sicurezza dello Stato e l’impresa statale di telecomunicazioni (Etecsa) ha rafforzato i propri meccanismi di sorveglianza e controspionaggio, anche attraverso i Comitati di difesa della rivoluzione. A livello giudiziario, l’eventuale contatto tra i cittadini dell’isola e la Cia potrebbe essere imputato come “spionaggio” o “tradimento alla patria”. Il clima preoccupa alcuni settori del Congresso e dell’intelligence americana, che temono l’esposizione indebita e il crescente rischio per informatori già attivi a L’Avana. L’annuncio della Cia è in continuità con l’invito lanciato venerdì dal segretario di Stato Usa Marco Rubio a “un’associazione discreta con la Cia” per “coloro che vogliono promuovere un cambiamento positivo“. “Ora è il momento” è stato l’appello di Rubio, denunciando le “promesse fallite, la corruzione e le vite agiate di pochi”, in riferimento alla classe dirigente di Palazzo della Revolución.

L’offensiva Usa nei confronti dell’Isola ha ripreso forza lunedì con l’annuncio del mandato di cattura contro l’ex presidente Raúl Castro, 96 anni, imputato di cospirazione per commettere omicidio in primo grado in occasione dell’abbattimento di due velivoli civili nel 1996 e la conseguente uccisione di tre cittadini e un residente Usa. A sua volta, il presidente statunitense Donald Trump ha rincarato la dose, sottolineando che, una volta concluse le operazioni in Iran, le sue imbarcazioni militari passeranno davanti a Cuba e “una di esse si fermerà a 45 metri dalle coste“. A quel punto, afferma Trump, i vertici del governo cubano “alzeranno le mani” e Marco Rubio scenderà in campo per “chiudere l’accordo”.

Per il momento, voci dell’amministrazione Usa consultate da Associated Press smentiscono un’eventuale operazione militare imminente dopo le iniziali preoccupazioni suscitate dall’annuncio del Tycoon. Secondo diverse fonti, la ricetta venezuelana annunciata sull’Avana punta a riallacciare i ponti con l’elettorato cubano-statunitense, il cui 68% aveva votato Trump nel 2024. E il tempismo tra l’escalation e il voto anticipato iniziato sabato nella Florida, che concentra il maggior numero di esuli cubani, accresce le critiche tra gli analisti. “È un grande show politico“, dice Eduardo Gamarra, docente di Scienze politiche presso l’Università internazionale della Florida, osservando che l’offensiva contro L’Avana punta a “sbloccare la situazione elettorale” nello stato, sempre più lontano da Trump. Tuttavia, Palazzo della Revolución non abbassa la guardia. “Il governo degli Stati Uniti lascia in evidenza che non rinuncia alle sue ambizioni di dominazione su Cuba“, ha denunciato il presidente cubano Miguel Díaz-Canel Bermúdez. “È bene ricordare – ha aggiunto – che ciò che i cubani abbiamo raggiunto nel 1959 è la nostra vera indipendenza e siamo disposti a difenderla”.

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