I ritardi dei treni sono ormai un incubo costante nella vita dei pendolari e viaggiatori italiani. Questa volta però a denunciare una situazione esasperante è stato un ex calciatore: StefanoSorrentino. L’ex portiere si è scagliato direttamente contro il ministro dei Trasporti, MatteoSalvini: “Complimenti Salvini, anche oggi siamo puntuali…”, ha scritto in una storia Instagram, con allegate tante faccine infuriate. E ancora: “I treni ciuf ciuf”.
La foto postata da Sorrentino mostra il tabellone della stazione che segnala il ritardo di oltre 40 minuti di un treno Italo diretto a Torino. “Vediamo se oggi è in orario”, aveva scritto in una precedente storia l’ex portiere, taggando sempre Salvini. Purtroppo la sua aspettativa è rimasta delusa. In tanti accusano il leader della Lega di essere troppo impegnato a occuparsi di altre tematiche, trascurando i problemi che invece sarebbero di sua competenza, in quanto ministro dei Trasporti. In primis, appunto, la situazione dei treni.
Portiere con oltre 360 presenze in Serie A, Sorrentino ha vestito tra le altre le maglie di ChievoVerona, Palermo e Torino. Dopo il ritiro nel 2020, è diventato opinionista in tv: prima a Pressing su Italia 1, oggi è tra gli ospiti fisse di Sabato al 90° e de La Domenica Sportiva Pomeriggio su Rai 2.
Che il settore delle costruzioni presenti un’elevata impronta ecologica lungo l’intera filiera non è certo una novità. Le metodologie d’analisi sul ciclo di vita degli immobili (Lca) e gli standard europei codificano da almeno 15 anni l’impatto ambientale di ciascun passaggio, distinguendo tra la produzione dei materiali, la fase operativa dell’edificio e le attività di costruzione vera e propria.
Dall’analisi di Deerns emerge che solo le operazioni relative al modulo A4, ossia di trasporto, generano 11,30 kg di CO₂ equivalente per metro quadrato costruito. Poi ci sono i consumi di macchinari e impianti per mesi. Ma oltre ai dati, la società di ingegneria ha anche provato a stilare 5 possibili rimedi all’inquinamento prodotto dal settore.
Le cinque leve operative per ridurre l’impatto ambientale
Al di là dei numeri, il report di Deerns riassume cinque direttrici d’intervento, ben note ai tecnici del settore, la cui applicazione sistematica consentirebbe di coniugare la riduzione delle emissioni con l’efficienza economica dei cantieri:
elettrificazione delle attrezzature e installazione di impianti fotovoltaici temporanei per ridurre la dipendenza dai carburanti e tutelare il budget dalla volatilità dei prezzi energetici;
approvvigionamento di energia elettrica da fonti rinnovabili certificate;
pianificazione avanzata della logistica per ottimizzare i flussi dei mezzi pesanti ed eliminare i viaggi a vuoto;
gestione circolare dei rifiuti da demolizione e costruzione per favorire il recupero delle materie prime secondo le direttive sui Criteri Ambientali Minimi (CAM);
investimento sulla formazione delle maestranze per garantire che le soluzioni ad alta efficienza previste in fase progettuale siano applicate correttamente sul campo.
L’edilizia off-site
Tra le strategie industriali richiamate dall’analisi figura l’accelerazione dell’edilizia prefabbricata off-site. Questo modello produttivo sposta il momento di costruzione di pareti, impianti e di quasi tutte le altre componenti al chiuso negli stabilimenti industriali dei fornitori, trasformando il cantiere vero e proprio in un puro luogo di assemblaggio finale.
Costruire in fabbrica non è certo una rivoluzione, ma per l’edilizia rappresenta una soluzione pragmatica: riduce le lavorazioni sul posto, abbatte i tempi d’impiego di gru e gruppi elettrogeni e, soprattutto, limita lo spreco di materiale, con un beneficio diretto sia sul fronte delle emissioni sia su quello del bilancio economico dell’opera.
La rendicontazione
Il cuore del report non è quindi la scoperta di quanto sia alta l’impronta ecologica dei cantieri né si tratta di fornire facili soluzioni. Si fa leva, però, sulla reale capacità delle imprese di raccogliere dati reali anziché affidarsi a stime teoriche.
In un quadro normativo guidato dai criteri Esg e da parametri bancari sempre più vincolati alla trasparenza ambientale, la rendicontazione accurata di ogni passaggio della filiera smette di essere un mero esercizio d’immagine e diventa un requisito concreto per tutelare il valore finanziario degli immobili. Si tratta di capire se il tessuto imprenditoriale italiano, costituito perlopiù da Pmi, è davvero pronto a farsi carico di una contabilità di questo tipo.
Torna il tagliodelle accise sul gasolio, fino al 7 novembre, con una riduzione di 4 centesimi circa al litro, che diventano circa 4,9, iva compresa. E’ quanto prevede il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale: “L’aliquota di accisa sugli oli da gas o gasolio”, si legge, “è rideterminata nella misura di 632,90 euro per mille litri”. Per la copertura si provvede con “con quota parte, pari a 38,7 milioni di euro, del maggior gettito conseguito nel periodo dal 1° al 30 settembre 2026, in relazione ai versamenti periodici dell’imposta sul valore aggiunto”. Le entrate dovute all’imposta sono aumentate a causa dei rincari del prezzo internazionale del petrolio, dice il decreto.
L’Unione nazionale dei consumatori stima l’impatto minimo sulle tasche degli automobilisti con un commento duro: “Taglio delle accise ridicolo. Una presa in giro, sia per l’importo dalla riduzione, appena 4 cent al litro, 4,88 con Iva al 22%, ossia meno di 5 cent, sia per la durata, appena fino al 7 novembre”, ha dichiarato Massimiliano Dona, presidente dell’associazione. Che aggiunge sferzando la presidente del Consiglio: “In pratica il Governo si tiene l’extragettito Iva incassato grazie al caro carburanti, che il 7 ottobre Giorgia Meloni aveva annunciato essere già pari a 160 milioni, e ne stanzia solo 38,7, meno del 25%. Una miseria”. Dona ricorda a palazzo Chigi anche gli incassi dell’Eni: “Se a questo si aggiunge che dovrebbe restituire alle famiglie almeno gli oltre 450 milioni di dividendi che l’Eni sta per regalargli grazie al caro bollette e ai prezzi stellari di benzina e gasolio, ecco che il quadro si completa. Il Governo considera gli automobilisti dei polli da spennare e, quindi, li spenna” conclude Dona.
Il taglio è previsto fino alla prima settimana di novembre. Ma per abbassare il costo del carburante, riportandolo ai livelli di febbraio 2026, fino alla fine dell’anno, sono “necessari quasi 180 milioni di euro”. Lo ha dichiarato Legacoop ieri in occasione della prima riunione del Tavolo tecnico presso il Ministero dei Trasporti, sul tema della logistica e del trasporto delle merci. Tagliare il costo del carburante è “una necessità particolarmente urgente con l’avvicinarsi del periodo natalizio, il momento più impegnativo dell’anno per l’autotrasporto, caratterizzato dal picco dei viaggi per la grande distribuzione”, avvisava Legacoop in una nota. Durante l’incontro, il Direttore Produzione e Servizi Andrea Laguardia ha descritto le stime: per mantenere l’effetto di contenimento dei costi del gasolio, sono necessari 60 milioni di euro al mese. Ammonendo sulla situazione critica al sud Italia: per evitare il ripetersi delle difficoltà che hanno investito l’autotrasporto negli ultimi mesi occorrono anche interventi strutturali, soprattutto nel Mezzogiorno.
Stanno per arrivare due venerdì neri per i trasporti e non solo. A ridosso del fine settimana si terranno due scioperi generali. Grande adesione tra trasporti, scuole e uffici pubblici con conseguente riduzione dei servizi per cittadini, studenti e pendolari. Il primo venerdì di sciopero sarà il 30 ottobre 2026. L’USB intende organizzare una manifestazione a Roma, a partire da Piazza dei Cinquecento, proclamata “contro i prezzi in continua crescita, a partire da quello dei carburanti che stanno mettendo in ginocchio la popolazione”.
Sempre venerdì 30, anche i Cobas hanno proclamato uno sciopero generale insieme ad Adl, Clap e Sial che vale per i settori pubblici, ma anche privati, in questo caso però con l’eccezione dei trasporti. Il tema è lo stesso: “Contro il carovita che impedisce di far fronte alle spese per i beni essenziali”. E poi venerdì si terrà anche un’altra protesta, ma di sole quattro ore, proclamata da Uiltrasporti per il personale di ENAV e Techno Sky su tutto il territorio nazionale. In questo caso si tratta di una mobilitazione per chiedere risposte sulle vertenze aperte e l’assenza di progressi nel confronto con l’azienda.
Sciopero 30 ottobre: dove, orario e cosa aspettarsi
Lo sciopero del 30 ottobre 2026 si prospetta una giornata di grandi disagi. La mobilitazione, indetta dall’Unione Sindacale di Base, chiama infatti alla protesta un’ampia platea di lavoratori, dal settore pubblico a quello privato. Partecipano infatti grandi sindacati, ma si attendono anche autonomi e studenti dopo le manifestazioni degli ultimi weekend.
Tra i settori coinvolti, con conseguenze sullo svolgimento regolare di prestazioni scolastiche e sanitarie, ma anche sulla mobilità troviamo:
istruzione
assistenza sanitaria
collegamenti ferroviari.
Ma sono diverse le singole proclamazioni sindacali. Da una parte significa che non tutti i servizi resteranno chiusi o assenti, dall’altra che dipenderà dalle adesioni registrate quanto sarà complesso organizzare la giornata.
Sciopero dei trasporti
Uno dei settori che maggiormente impatta sulle attività della giornata è lo sciopero dei trasporti. La protesta del 30 ottobre interessa diverse modalità di trasporto, dal trasporto aereo a quello ferroviario, dal comparto autostrade fino al trasporto pubblico locale.
Nel dettaglio:
trasporto aereo di 24 ore, da mezzanotte alle 23:59;
settore ferroviario dalle 21 del 29 ottobre alle 22:59 di venerdì 30 ottobre;
il trasporto pubblico locale vede la propria adesione stabilita su base territoriale;
comparto autostrade inizia alle 22 del 29 ottobre e si conclude alle 00:01 del 30 ottobre.
Cosa è stato precettato
Dal ministero dei Trasporti arriverà l’ordinanza che chiede ai settori trasporto aereo, taxi, trasporto pubblico locale, trasporto ferroviario e marittimo, appalti ferroviari, circolazione e sicurezza stradale, il differimento ad altra data della mobilitazione.
La motivazione per i settori interessati è la “regola della franchigia legata alla commemorazione dei defunti”.
Il riferimento è al comparto trasporti che mette a rischio il diritto di andare nei cimiteri nei giorni di massimo afflusso dell’anno (31 ottobre e 1° novembre).
La Commissione di garanzia sugli scioperi, in base alla legge sullo sciopero, ha parlato di “gravissimo nocumento” e fondato pericolo di “pregiudizio grave ed imminente del diritto alla libertà di circolazione” nei confronti di chi decide di visitare i cimiteri nei giorni immediatamente precedenti il 2 novembre.
La risposta di USB
USB replica che è “un ordine illegittimo” e “sbagliato” al quale si dichiara disobbediente. Conferma quindi lo sciopero per l’intera giornata nei settori indicati “accollandoci le sanzioni che sono pesantissime ma nella consapevolezza che queste siano illegittime”.
Dichiara infine che provvederà a informare tutti i lavoratori e le lavoratrici del comparto delle sanzioni individuali previste in questo caso, “coscienti delle difficoltà che questo comporterebbe alle categorie e permettendo a ogni lavoratore e ogni lavoratrice di scegliere con piena consapevolezza e trasparenza”.
Sciopero 20 novembre
Altro venerdì nero sarà quello del 20 novembre, giornata nella quale è stato indetto un altro sciopero generale dalla Cgil. Il weekend tra venerdì 20 e sabato 21 sarà attraversato anche dallo sciopero nazionale di CUB Trasporti e SGB Ferrovie.
Maurizio Landini, in merito alle motivazioni dello sciopero generale, ha dichiarato: “al momento del cambiamento, il lavoro deve tornare a essere un diritto”.
La Cisl, invece, attraverso Daniela Fumarola ha preso le distanze per tre ragioni: la legge di bilancio viene bocciata prima ancora che esista il testo, si contesta la spesa per la difesa e si sceglie la massima forma di conflitto contro imprese estranee alla Manovra.