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Approvato nel silenzio l’atto che spacca l’Italia: così Sud e aree fragili perdono miliardi

29 October 2026 at 16:59

Nel totale silenzio mediatico è stato approvato in Commissione Federalismo un provvedimento destinato a sottrarre diversi miliardi al Mezzogiorno e alle aree fragili nei prossimi anni. L’aspetto più grave è che i meridionali non lo sanno e pochi addetti ai lavori lo hanno capito per un semplice motivo: il testo su cui sono stati chiamati a votare i parlamentari è abbastanza tecnico, infarcito di formule statistiche, tecnicismi economici e il solito meccanismo di “scrivere difficile per far capire poco”. Eppure l’Atto Governo 449 rischia di spaccare definitivamente l’Italia e mettere in seria difficoltà i comuni più fragili, un dettaglio non di poco conto che l’ANCI ha sottovalutato, emettendo un parere favorevole al testo “ringraziando per i miglioramenti metodologici apportati”.

Il documento – che assume la spesa storica corrente del 2023 come variabile di riferimento per stimare i fabbisogni dei territori – parte da un assunto già di per sé critico: chi in passato ha speso poco, spesso non per disinteresse, ma per la strutturale mancanza di risorse, si vede oggi riconoscere un fabbisogno inferiore di risorse. E come vengono determinati i fabbisogni delle varie funzioni dei territori? Adottando variabile e metriche che penalizzano in modo drammatico il Sud.

Per la “Funzione Territorio”, ad esempio, il provvedimento quantifica il fabbisogno di risorse a cui avranno diritto i comuni sulla base dell’intensità del servizio effettivamente erogato in passato, prendendo in considerazione parametri come i chilometri di strade asfaltate negli ultimi tre anni o l’estensione delle piste ciclabili. Così, i territori che non hanno disposto dei fondi necessari per la manutenzione ordinaria negli anni precedenti, riceveranno un riconoscimento economico ridotto, alimentando un circolo vizioso.

A questo si aggiunge l’introduzione di variabili premiali legate alla percentuale di territorio oltre i 1.500 metri d’altitudine o alla presenza di gallerie superiori ai 500 metri. Un’impostazione che avvantaggia l’arco alpino e le grandi arterie del Nord, tagliando fuori le complesse aree collinari, costiere e appenniniche del Sud, drammaticamente esposte al dissesto idrogeologico ma prive dei requisiti altimetrici o infrastrutturali previsti dal modello.

La medesima distorsione caratterizza la “Funzione Ambiente”, la cui determinazione del fabbisogno poggia su un indicatore sintetico dei rifiuti (elaborato su dati ISPRA) che pesa il numero di impianti provinciali già esistenti, quali discariche o impianti di compostaggio e digestione anaerobica. Un modello che anziché dotare le province del Sud delle risorse necessarie per superare lo storico gap infrastrutturale nella gestione dei rifiuti, finisce per penalizzarle proprio per la carenza di impianti sul territorio.

E, ancora, per la “Funzione Istruzione”, le determinanti del fabbisogno per l’edilizia scolastica includono la percentuale di superficie degli edifici situati in zone climatiche fredde, tralasciando completamente le classi esposte al caldo estivo, una scelta che favorisce nettamente le regioni settentrionali e montane, ignorando la calura estiva che affligge d’estate i territori meridionali.

E per la “Funzione Trasporti e Polizia Provinciale”? La variabile principale per calcolare i fabbisogni dei territori, da ora in poi, sarà quella del numero di veicoli circolanti, il che penalizza ancora una volta il Meridione: commisurare i trasferimenti alla densità di veicoli immatricolati significa premiare i territori a più alto reddito e a maggiore concentrazione industriale, riducendo le risorse laddove la mobilità è compressa da contesti socio-economici fragili.

Per la cronaca, il Pd si è astenuto sul provvedimento mentre il M5S ha votato contro, registrandosi un durissimo intervento della Senatrice Vincenza Aloisio che, riferendosi al testo lo ha definito “un documento che sotto mentite spoglie penalizza il Sud”. L’Atto Governo 449 rischia, così, di abbandonare la sua natura perequativa per trasformarsi in una barriera invisibile ma insormontabile, destinata a formalizzare e rendere definitiva la divisione dell’Italia in due velocità.

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Rincari carburanti, taglio delle accise da 4 centesimi al litro fino al 7 novembre. Unione consumatori: “Presa in giro ridicola”

28 October 2026 at 09:52

Torna il taglio delle accise sul gasolio, fino al 7 novembre, con una riduzione di 4 centesimi circa al litro, che diventano circa 4,9, iva compresa. E’ quanto prevede il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale: “L’aliquota di accisa sugli oli da gas o gasolio”, si legge, “è rideterminata nella misura di 632,90 euro per mille litri”. Per la copertura si provvede con “con quota parte, pari a 38,7 milioni di euro, del maggior gettito conseguito nel periodo dal 1° al 30 settembre 2026, in relazione ai versamenti periodici dell’imposta sul valore aggiunto”. Le entrate dovute all’imposta sono aumentate a causa dei rincari del prezzo internazionale del petrolio, dice il decreto.

L’Unione nazionale dei consumatori stima l’impatto minimo sulle tasche degli automobilisti con un commento duro: “Taglio delle accise ridicolo. Una presa in giro, sia per l’importo dalla riduzione, appena 4 cent al litro, 4,88 con Iva al 22%, ossia meno di 5 cent, sia per la durata, appena fino al 7 novembre”, ha dichiarato Massimiliano Dona, presidente dell’associazione. Che aggiunge sferzando la presidente del Consiglio: “In pratica il Governo si tiene l’extragettito Iva incassato grazie al caro carburanti, che il 7 ottobre Giorgia Meloni aveva annunciato essere già pari a 160 milioni, e ne stanzia solo 38,7, meno del 25%. Una miseria”. Dona ricorda a palazzo Chigi anche gli incassi dell’Eni: “Se a questo si aggiunge che dovrebbe restituire alle famiglie almeno gli oltre 450 milioni di dividendi che l’Eni sta per regalargli grazie al caro bollette e ai prezzi stellari di benzina e gasolio, ecco che il quadro si completa. Il Governo considera gli automobilisti dei polli da spennare e, quindi, li spenna” conclude Dona.

Il taglio è previsto fino alla prima settimana di novembre. Ma per abbassare il costo del carburante, riportandolo ai livelli di febbraio 2026, fino alla fine dell’anno, sono “necessari quasi 180 milioni di euro”. Lo ha dichiarato Legacoop ieri in occasione della prima riunione del Tavolo tecnico presso il Ministero dei Trasporti, sul tema della logistica e del trasporto delle merci. Tagliare il costo del carburante è “una necessità particolarmente urgente con l’avvicinarsi del periodo natalizio, il momento più impegnativo dell’anno per l’autotrasporto, caratterizzato dal picco dei viaggi per la grande distribuzione”, avvisava Legacoop in una nota. Durante l’incontro, il Direttore Produzione e Servizi Andrea Laguardia ha descritto le stime: per mantenere l’effetto di contenimento dei costi del gasolio, sono necessari 60 milioni di euro al mese. Ammonendo sulla situazione critica al sud Italia: per evitare il ripetersi delle difficoltà che hanno investito l’autotrasporto negli ultimi mesi occorrono anche interventi strutturali, soprattutto nel Mezzogiorno.

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Al Sud le gare pubbliche corrono più che al Nord *

27 July 2026 at 09:19

Il Pnrr ha dimezzato i tempi di affidamento delle opere pubbliche al Sud, oggi più veloci rispetto al Centro-Nord. Ma le condizioni che hanno portato a questo risultato scadono il 31 agosto, mentre il Fondo sviluppo e coesione non è pronto a raccoglierle.

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