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Bolsonaro Jr fuggito in Usa, il “piano B” era già pronto: “Abbattere Lula dall’esterno in caso di sconfitta alle urne”

Apparati di intelligence e Polizia federale brasiliana prevedevano un “rischio di fuga molto alto” da parte dell’ex candidato Flávio Bolsonaro – atterrato in Florida, insieme alla famiglia, nella notte di martedì – in caso di sconfitta alle urne. Bolsonaro Jr. affronta almeno quattro indagini in Brasile: evasione fiscale e riciclaggio attraverso scommesse online i cui fondi finivano in conti offshore legati ad Alcazar Holding; distrazione di fondi, frode e corruzione per i 24 milioni di dollari ottenuti dal banchiere Daniel Vorcaro, utili a finanziare il docufilm “Dark Horse” dedicato al padre; finanziamento irregolare e ingerenze esterne nella campagna presidenziale attraverso la rete Rockbridge Network (legata a J.D. Vance) e altre organizzazioni Usa. Di qui il divieto di espatrio imposto dal magistrato della Corte suprema, Alexandre Moraes imponeva la consegna, nell’arco di 24 ore, di tutti i documenti di viaggio. Il provvedimento includeva anche il passaporto italiano (è cittadino italiano 2023, per via dello Ius sanguinis), rimasto l’unico mezzo di mobilità internazionale dopo la cancellazione di quello brasiliano su ordine della Polizia federale.

Il fattore Eduardo. Il “Piano B” era stato preparato in anticipo da Eduardo Bolsonaro, fratello di Flávio, che lo ha ricevuto negli Stati Uniti: i visti erano già pronti grazie alla sua interlocuzione con il segretario di Stato Usa Marco Rubio, così come il jet Gulfstream G400 che lo attendeva a Puerto Iguazù, territorio argentino, dove sarebbe arrivato passando da Foz do Iguaçu, area di confine priva di controlli doganali ordinari. Già alla vigilia delle elezioni, Eduardo Bolsonaro – anche lui in fuga dalla giustizia brasiliana, condannato a quattro anni e due mesi per coercizione durante un procedimento giudiziario, e negli Stati Uniti dal marzo 2025 – aveva anticipato: “Se mio fratello (Flávio, ndr) non vince, sono a favore del fatto che lasci il Paese. Lo dico con certezza”. Dagli Stati Uniti, Eduardo Bolsonaro si presenta come vittima di “persecuzione politica”, dice che il Brasile è sotto una “dittatura giudiziaria”, là dove la magistratura “ricorre alle condanne per ostacolare la destra”. È stato lui l’artefice del “Tariffaço”, cioè l’insieme di sanzioni economiche e dazi doganali – ancora in vigore – imposti dagli Stati Uniti sulle importazioni brasiliane in ritorsione contro la “caccia di streghe” su Jair Bolsonaro, che Donald Trump ha ritenuto “arbitraria”, e presunte “censure segrete e illegali” contro le Big Tech.

La (nuova) manovra eversiva. Il sostegno di Trump alla famiglia Bolsonaro resta intatto. Interpellato dai media Usa sull’arrivo di Flávio, il Tycoon ha assicurato: “Per me, tutto bene”. Trump ha ribadito che “le elezioni sono state molto strane” e “le sono sembrate terribili”. “Guardate cos’è successo ai mercati”, ha rilanciato in riferimento al crollo dell’indice Ivovespa (-16% circa) e delle azioni di PetroBras a seguito della pubblicazione dei risultati.

Fonti repubblicane della Florida, legate anche alla diaspora brasiliana in Usa, sostengono che i fratelli Bolsonaro puntino alla costruzione di “un’opposizione in esilio”, pronta a denunciare il Brasile come un “regime ibrido” e “non democratico” che “cerca legittimità attraverso le elezioni”, ma “reprime il dissenso”. E c’è chi parla addirittura di una “governance ombra” esercitata dall’esterno, seguendo lo schema già applicato dall’ex deputato venezuelano Juan Guaidó, che dall’esterno – e con l’aiuto di Washington e alleati – puntava a rovesciare l’allora presidente venezuelano Nicolás Maduro. È prevista anche un’apparizione pubblica in cui i due fratelli parleranno ai media, fornendo indicazioni precise alle opposizioni del proprio Paese. Secondo la testata brasiliana Jovem Pan, il piano è ora nelle mani di Marco Rubio, a cui “non è andato giù il risultato” in Brasile.

Moraes, il primo nella lista. Tra i primi bersagli dell’asse Rubio-Bolsonaro c’è la Corte suprema brasiliana. Da molto tempo, il clan Bolsonaro accusa i magistrati di essere i “veri distruttori della democrazia”, coniando anche il termine “Alexandrismo” per insinuare il carattere dispotico del magistrato Alexandre Moraes, già oggetto di sanzioni mirate Usa a causa della condanna di Jair Bolsonaro. E tra banchi del Partito liberale torna con forza la voce dell’Impeachment contro Moraes, ma non ci sono i numeri in Camera e Senato. Anche Rubio è più volte intervenuto contro Moraes, accusandolo di aver “creato un complesso di persecuzione e censura” che “si estende oltre i confini del Brasile per colpire i cittadini americani”. E sullo sfondo dell’alleanza non c’è solo l’ideologia, ma una “Prosperity partnership” da salvare – così si intitola memorandum 22 pagine redatto da André Marinho, ponte brasiliano con Rockbridge Network – basata sulla fornitura di terre rare, anche in difesa degli interessi Usa in materia di difesa e IA, la rottura dell’alleanza Pechino-Brasilia e il riallineamento nell’orbita di Washington.

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A piedi in Argentina, poi il volo per gli Usa: così Bolsonaro è fuggito dal Brasile. “Un’operazione di Marco Rubio”

Senza passaporto, che gli era stato ritirato, lunedì sera tra le 21 e le 22 sarebbe entrato a piedi in Argentina. Da lì è volato in Ecuador. Poi è riapparso in Florida, negli Stati Uniti dell’amico Donald Trump che concederà visti d’ingresso a lui e alla sua famiglia. Termina così, con una fuga, l’avventura politica di Flavio Bolsonaro, leader dell’estrema destra brasiliana sconfitto nelle elezioni presidenziali da Luis Ignacio Lula da Silva.

Due giorni dopo la batosta elettorale il figlio di Jair Bolsonaro, ex presidente ai domiciliari perché condannato a 27 anni e 3 mesi di carcere per tentato colpo di Stato, ha violato il divieto dei giudici di lasciare il Brasile, ed è fuggito in Florida, insieme alla moglie Fernanda e alle figlie, Luíza e Carolina. Ad aspettarlo c’era il fratello Eduardo, anche lui latitante, che vive tra Orlando e Miami, grazie alla green card rilasciata sempre dalla Casa Bianca. Che avrebbe avuto un ruolo attivo nella fuga dell’ultimo rampollo dell’ex presidente: “Il cervello di tutta l’operazione è stato il segretario di Stato Marco Rubio“, ha scritto su X l’avvocato messicano Simón Levy, legato al movimento Make America Great Again.

Dopo la visita al padre Jair ai domiciliari, forse per un ultimo saluto, Flavio aveva reso noto che il giudice della Corte Suprema Alexandre de Moraes gli aveva intimato di consegnare i suoi passaporti entro 24 ore e di non uscire dal Paese. Fuori dalla casa paterna di Brasilia, Flavio ha detto la sua ennesima bugia: “Non intendo lasciare il Brasile, questa misura è assolutamente ingiustificata”, protestava. Ma poco dopo, dai media argentini erano arrivate le prime indiscrezioni su un jet privato pronto per il decollo. E fra i nomi dei passeggeri c’era quello di Flavio.

Il governo amico di Javier Milei ha smentito categoricamente: Bolsonaro non è entrato nel nostro Paese. Neanche 24 ore dopo, invece, la Direzione Nazionale delle Migrazioni di Buenos Aires ha confermato su X: “Alle ore 22:50 del 27/10 sono entrati attraverso il valico di frontiera del Ponte Internazionale Tancredo Neves, nella provincia di Misiones, Flavio Nantes Bolsonaro, Fernanda Antunes Figueira Bolsonaro, Carolina Figueira Bolsonaro e Luiza Figueira Bolsonaro, in possesso di documenti di viaggio validi. Alle ore 23:30, la delegazione in arrivo si è imbarcata su un volo privato operato dalla compagnia Baires Fly S.A. con destinazione la città di Guayaquil, in Ecuador”.

Nella notte italiana il portale brasiliano Metrópoles ha riferito che Flavio in Florida, dove ha incontrato il fratello Eduardo, ex deputato, e la sua famiglia. Anche quest’ultimo è scappato negli Usa nel febbraio 2025 per sottrarsi al mandato di arresto emesso sempre da Alexandre de Moraes quando era ancora deputato perché condannato in via definitiva a 4 anni e 2 mesi di reclusione perché riconosciuto colpevole del reato di aver utilizzato il suo ruolo per sollecitare sanzioni economiche da parte degli Stati Uniti contro il giudice che stava indagando e che poi condannò il padre Jair a 27 anni per il tentato golpe del 2023.

Su Flavio – al quale il Dipartimento di Stato americano rilascerà i visti “consentendo loro l’ingresso negli Stati Uniti”, ha dichiarato alla Cnn un funzionario – non pende alcun mandato di arresto ma è nei guai giudiziari fino al collo. E non essendo stato eletto, la sua immunità finirà a febbraio. Al momento è indagato alla Corte suprema federale su due fronti. Nel caso “Dark Horse” è accusato di corruzione, riciclaggio di denaro ed evasione di valuta, nell’ambito dell’inchiesta sul finanziamento del film dedicato al padre Jair. In esame ci sono fondi riconducibili all’ex banchiere Daniel Vorcaro, attualmente in carcere per una maxi frode, e fondi pubblici parlamentari. Poi è indagato anche nel caso “Willer Tomaz“: qui l’accusa è riciclaggio di denaro e presunte irregolarità finanziarie legate a società, piattaforme di scommesse.

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Si siede sulla tomba del padre, ma la copertura cede e precipita per 3 metri e mezzo: muore a 48 anni e viene sepolto lì

Era andato al cimitero per partecipare al funerale di un amico, morto dopo essere stato investito. Poi, prima di andare via, Adilson Marcaro, 48 anni, ha deciso di fermarsi alla tomba del padre, a pochi metri di distanza. Un gesto che, secondo quanto ricostruito dal quotidiano brasiliano A Gazeta, faceva spesso.

Ma mercoledì 21 ottobre le cose sono andate diversamente. Adilson si è seduto sulla copertura della sepoltura e a quel punto la struttura ha ceduto: l’uomo è precipitato all’interno della tomba. La caduta è stata di circa tre metri e mezzo. Secondo uno dei vigili del fuoco intervenuti per recuperare il corpo, Adilson ha battuto violentemente la testa contro le pareti di cemento della sepoltura ed è morto sul colpo.

I dipendenti del cimitero hanno raccontato che l’uomo andava spesso a trovare il padre e che era solito sedersi proprio sopra la tomba. Il sergente Ramlow ha spiegato che coperture di questo tipo possono non avere una vera soletta sottostante in grado di sostenere il peso di una persona: “Evitate il più possibile di appoggiarvi a queste parti delle tombe, soprattutto alle coperture, perché nella maggior parte dei casi non hanno una soletta che le sostenga. C’è soltanto la parte in granito che, con il passare del tempo, può essersi crepata e non essere più in grado di sostenere il peso di una persona”.

Il Comune di Linhares ha precisato che la manutenzione e la conservazione delle tombe, compresa la responsabilità di mantenerle chiuse e in condizioni di sicurezza, spettano ai familiari. “Quando una tomba presenta problemi strutturali che possono mettere in pericolo le persone, i familiari vengono avvisati affinché prendano i provvedimenti necessari“, si legge in una nota. La vicenda ha avuto un epilogo ancora più drammatico: poche ore dopo l’incidente, Adilson Marcaro è stato sepolto nello stesso sepolcro del padre in cui è precipitato e ha perso la vita.

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Flávio Bolsonaro fugge negli Stati Uniti dopo la sconfitta contro Lula

Flávio Bolsonaro ha lasciato il Brasile ed è partito per gli Stati Uniti dopo la sconfitta elettorale contro Luiz Inácio Lula da Silva. A confermarlo a Reuters è stato martedì un alleato del senatore. Due fonti avevano in precedenza riferito all’agenzia che Bolsonaro non ha rispettato la scadenza imposta dalla Corte suprema per consegnare i passaporti alla polizia federale. I documenti sono stati successivamente cancellati.

La partenza arriva mentre il senatore è sotto indagine per riciclaggio di denaro e a pochi mesi dalla scadenza del suo mandato, prevista per il 31 gennaio prossimo. Il dipartimento di Stato americano ha annunciato che concederà i visti a lui e alla sua famiglia, consentendo loro di entrare negli Stati Uniti. L’uomo sarebbe già in Florida e avrebbe già incontrato il fratello Eduardo Bolsonaro, che vive in Texas e aveva pubblicamente invitato Flávio a lasciare il Brasile in caso di sconfitta. A giugno Eduardo era stato condannato in contumacia a quattro anni di carcere per avere esercitato pressioni illegali sull’amministrazione Trump. Il presidente americano, che non aveva formalmente sostenuto Flávio durante il ballottaggio, ha dichiarato mercoledì che approverebbe il suo ingresso negli Stati Uniti, definendo lui e la sua famiglia «brave persone». Trump ha anche contestato il risultato elettorale brasiliano, senza presentare prove a sostegno delle sue affermazioni.

La sconfitta di Flávio Bolsonaro si inserisce in una fase difficile per la famiglia. Il padre Jair Bolsonaro, ex presidente brasiliano, sta scontando agli arresti domiciliari una condanna a 27 anni di carcere per il tentativo di colpo di Stato seguito alla sconfitta elettorale del 2022 contro Lula. Flávio aveva ricevuto l’ordine di consegnare i passaporti lunedì, dopo che la decisione della Corte suprema gli era stata notificata davanti all’abitazione del padre.

Il senatore ha respinto le accuse a suo carico e ha definito il provvedimento sui passaporti un tentativo di intimidazione. Aveva inoltre contestato il risultato elettorale, chiedendo alla giustizia brasiliana di indagare su presunte frodi e di annullare le candidature di Lula e del vicepresidente Geraldo Alckmin.

Lula ha ottenuto oltre 64 milioni di voti, contro meno di 60 milioni per Bolsonaro, con uno scarto di circa 4,4 milioni di preferenze. Per ribaltare il risultato, il senatore dovrebbe dimostrare l’esistenza di irregolarità capaci di incidere sul margine e convincere il tribunale elettorale prima della certificazione dei risultati, prevista per il 18 dicembre.

La partenza dagli Stati Uniti potrebbe inoltre avere conseguenze sul futuro politico del senatore: con la fine del mandato perderà la giurisdizione speciale davanti alla Corte suprema. Bolsonaro è accusato anche in un secondo procedimento di aver ricevuto milioni di dollari da un banchiere coinvolto in uno scandalo. Ha negato ogni illecito.

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