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Intelligenza artificiale, la nuova miniera d’oro sono i cavi elettrici

L’intelligenza artificiale corre, ma l’elettricità necessaria per alimentarla deve ancora trovare la propria strada. Dietro i grandi investimenti nei data center, i nuovi impianti industriali e le infrastrutture digitali si nasconde un problema molto concreto: servono cavi elettrici, connessioni e reti capaci di trasportare quantità crescenti di energia. Costruirli richiede molto più tempo di quanto ne occorra per acquistare nuovi server.

È qui che sta emergendo un cambiamento negli equilibri economici. Chi produce i collegamenti indispensabili al funzionamento delle infrastrutture acquista un potere contrattuale crescente. Chi deve utilizzarli, invece, rischia di sostenere costi maggiori, attendere più a lungo o rinviare investimenti già programmati.

Il caso della francese Nexans e la crescita dell’italiana Prysmian raccontano una trasformazione che riguarda l’intera economia: la disponibilità di elettricità non dipende soltanto da quanta energia viene prodotta, ma anche dalla possibilità di trasportarla dove serve.

Nexans lancia il segnale: produrre nuovi cavi richiede anni

In occasione della pubblicazione dei risultati dei primi nove mesi dell’anno, Nexans ha confermato la forte domanda nei settori legati all’elettrificazione. Le attività del comparto hanno registrato una crescita organica del 5,3% nei primi nove mesi, accelerata al 7,1% nel terzo trimestre. Il portafoglio ordini rettificato della divisione Transmission ha raggiunto 7,8 miliardi di euro a fine settembre.

Il dato più interessante, tuttavia, riguarda la capacità produttiva. Il direttore finanziario Vincent Piquet ha spiegato, in una intervista, che realizzare una nuova linea per produrre cavi con isolamento in polietilene reticolato, indicato dalla sigla XLPE, può richiedere circa tre anni. Questo significa che la produzione non può aumentare immediatamente per rispondere a un improvviso incremento della domanda. La capacità disponibile diventa così una risorsa preziosa.

Un esempio arriva dalla Francia: secondo quanto riferito da Piquet, il gestore della rete di distribuzione Enedis è passato da accordi annuali di approvvigionamento a contratti della durata di sei o sette anni, per garantirsi le forniture. È un segnale importante. In un mercato dove ottenere i materiali può diventare difficile, assicurarsi oggi le consegne di domani assume un valore economico autonomo.

Il vero collo di bottiglia dell’intelligenza artificiale

Quando pensiamo a un data center immaginiamo server, processori e sistemi di raffreddamento, ma ogni struttura deve anche essere collegata alla rete elettrica, distribuire energia al proprio interno e garantire continuità di alimentazione. L’Agenzia internazionale dell’energia (IEA) prevede che i consumi elettrici mondiali dei data center passino da circa 485 terawattora nel 2025 a 950 nel 2030. Nello stesso periodo, quelli delle strutture specificamente dedicate all’intelligenza artificiale potrebbero triplicare.

L’aumento della domanda, tuttavia, non riguarda soltanto il settore tecnologico. Veicoli elettrici, pompe di calore, industrie e impianti rinnovabili richiedono nuove connessioni.
Secondo il rapporto Electricity 2026 dell’IEA, nel mondo rimangono bloccati nelle code di connessione progetti per oltre 2.500 gigawatt, comprendenti produzione rinnovabile, sistemi di accumulo e grandi utilizzatori di energia. Non tutti questi ritardi dipendono dalla carenza di cavi: pesano anche autorizzazioni, capacità delle reti e disponibilità di altre apparecchiature. Il risultato, però, è lo stesso: un investimento può essere completato senza poter entrare pienamente in funzione.

Chi guadagna dalla scarsità dei collegamenti elettrici

Il vantaggio economico riguarda, innanzitutto, i produttori capaci di fornire cavi complessi, certificati e disponibili nei tempi richiesti. Quando la capacità produttiva è limitata, le imprese possono selezionare con maggiore attenzione le commesse, negoziare contratti pluriennali e ottenere condizioni commerciali più favorevoli. Questo non significa che tutti i prezzi aumentino automaticamente. Il costo dei metalli, soprattutto rame e alluminio, incide sulle quotazioni, mentre la concorrenza e le clausole contrattuali limitano la libertà di determinare i prezzi.
La scarsità può, comunque, migliorare la redditività dei produttori meglio posizionati, specialmente nei segmenti tecnologicamente più complessi.

Protagonista Opportunità o rischio economico
Produttori di cavi Maggiore domanda, contratti lunghi e migliore selezione delle commesse
Gestori delle reti Investimenti necessari, ma anche maggiori costi e vincoli regolatori
Data center Rischio di ritardi, immobilizzazione dei capitali e costi aggiuntivi
Imprese industriali Possibili attese per nuovi allacciamenti o ampliamenti
Consumatori Eventuale pressione sulle tariffe, secondo le regole di finanziamento delle reti

Il vantaggio dei produttori, dunque, non è privo di rischi. Aumentare la capacità industriale comporta investimenti rilevanti, spesso effettuati anni prima di incassare i ricavi previsti. Se la domanda rallentasse, una parte delle nuove linee potrebbe risultare sottoutilizzata.

Prysmian, il ruolo dell’Italia nella nuova economia elettrica

L’Italia partecipa a questa trasformazione attraverso Prysmian, gruppo con sede a Milano e protagonista internazionale dei sistemi in cavo per energia e telecomunicazioni. I risultati del secondo trimestre 2026 mostrano la dimensione delle opportunità: ricavi pari a 6,02 miliardi di euro, crescita organica del 9,4% e margine del segmento Transmission salito al 21,2%, rispetto al 17,1% dello stesso periodo dell’anno precedente.

La domanda nordamericana dei data center ha contribuito alla crescita della divisione Industrial & Construction, mentre Power Grid e Transmission hanno beneficiato degli investimenti nelle infrastrutture elettriche. Prysmian sta, inoltre, rafforzando il proprio ruolo nei collegamenti digitali. A luglio ha annunciato un accordo fino a 5,5 miliardi di euro con Molex, della durata massima di dieci anni, per forniture di cavi ottici destinati agli interni dei data center.

Il gruppo prevede investimenti per 1,25 miliardi di euro entro il 2031, finalizzati all’espansione della capacità produttiva di fibre e cavi ottici. È importante distinguere i due mercati: i cavi elettrici trasportano energia, quelli ottici trasmettono dati. La crescita dell’AI sostiene entrambi, ma attraverso esigenze differenti. Per l’Italia il valore strategico riguarda anche competenze industriali, progettazione e stabilimenti specializzati, tra cui quello di Arco Felice, a Pozzuoli, coinvolto nella produzione di cavi sottomarini.

Un impianto fermo può costare più del cavo

Per comprendere il valore delle connessioni basta immaginare un’impresa che investe milioni di euro in un nuovo stabilimento. I macchinari arrivano, i lavoratori vengono selezionati e i contratti commerciali sono pronti, ma l’allacciamento elettrico necessario non è ancora disponibile. L’azienda continua a sostenere costi finanziari e organizzativi senza poter utilizzare pienamente il capitale investito.

Per questo il costo del cavo non coincide con il suo prezzo di acquisto. Conta anche il tempo necessario per ottenerlo e installarlo. Un ritardo può modificare la redditività complessiva di un progetto, soprattutto quando gli investimenti sono elevati e il mercato cambia rapidamente. Il fenomeno riguarda i data center, ma anche fabbriche, infrastrutture ferroviarie e nuovi impianti energetici.

Chi pagherà il potenziamento delle reti?

La questione più delicata riguarda la distribuzione dei costi. Le reti elettriche sono infrastrutture regolamentate. Una parte degli investimenti può essere recuperata attraverso le tariffe, secondo regole che variano tra Paesi e sistemi elettrici. Il punto è stabilire quanto debbano contribuire i grandi utilizzatori che richiedono nuove connessioni e quanto, invece, debba essere distribuito sulla collettività.

L’IEA stima che gli investimenti mondiali annui nelle reti debbano aumentare di circa il 50% entro il 2030 rispetto agli attuali 400 miliardi di dollari per sostenere la domanda prevista. È una spesa necessaria, ma richiede attenzione: costruire infrastrutture insufficienti rallenta l’economia; realizzarne troppe o nei luoghi sbagliati rischia di generare costi difficili da recuperare. Per famiglie e imprese, quindi, la partita non riguarda soltanto la produzione di elettricità a prezzi competitivi.
Riguarda anche chi finanzia la rete, chi ottiene priorità nelle connessioni e come vengono ripartiti i benefici degli investimenti.

La nuova corsa all’elettricità sta cambiando il significato stesso della scarsità. Non manca necessariamente l’energia: può mancare la possibilità di farla arrivare al momento giusto. Ed è proprio in questo spazio, tra domanda crescente e infrastrutture lente da realizzare, che i produttori di cavi stanno acquisendo un ruolo economico sempre più importante.

La domanda decisiva non è soltanto chi produrrà l’elettricità del futuro, ma chi sarà in grado di collegarla al mondo che vuole utilizzarla.

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Ita Airways avvia procedura di licenziamento collettivo per 226 lavoratori: tra le cause guerra, costo carburante e AI

Ita Airways comunica l’avvio di una procedura di licenziamento collettivo per 226 lavoratrici e lavoratori. Coinvolto sia personale di volo che di terra. Lo riporta Repubblica. Le motivazioni addotte dalla compagnia controllata per il 41% da Lufthansa sono plurime: l’impatto della guerra sul costo del carburante, la brusca frenata nei progetti di espansione, il rallentamento nella vendita dei biglietti, oltre alla trasformazione tecnologica dettata del sempre maggiore utilizzo dell’intelligenza artificiale. Tutte le ragioni sono riconducibili alla necessità di ridurre i costi. Al 15 ottobre 2026, Ita Airways conta 5.269 dipendenti: il licenziamento dei 226 lavoratori – 10 piloti, 90 assistenti di volo e 126 addetti d terra – equivarrebbe alla perdita del 4,3% del personale complessivo.

Non è ancora noto il numero effettivo di lavoratori che lasceranno la compagnia, dal momento che criteri di scelta ed eventuali alternative saranno oggetto di confronto tra sindacati; tuttavia, la società ha fatto sapere che gli esuberi sono “strutturali” e non temporanei, dunque i tagli ci saranno. Le prime lettere di licenziamento potrebbero essere recapitate già entro il 30 dicembre 2026. La compagnia, tra l’altro, non ha predisposto scivoli o incentivi economici aggiuntivi rispetto a quelli che stabiliscono la legge e i contratti collettivi di categoria: spetterà ai sindacati chiedere questo tipo di agevolazioni all’uscita durante la contrattazione con l’azienda.

La prima motivazione addotta dalla compagnia riguarda il costo del carburante: Ita Airways ricorda che, per effetto delle guerre in Ucraina e in Medioriente, il jet fuel è passato da 670 a 1.700 dollari per tonnellata. I conflitti, inoltre, hanno imposto la modifica delle rotte aeree, spesso allungate, comportando un incremento nei costi delle tratte, a cui è conseguentemente corrisposta una riduzione della vendita dei biglietti. Sono state dunque preferite scelte low cost, vicine e percepite come meno rischiose. Sempre sul tema carburante, viene anche ricordata la carenza che a luglio aveva inciso sull’operatività della compagnia.

I problemi sono stati rinvenuti anche nella componentistica degli aeromobili: i difetti sui motori Pratt & Whitney hanno tenuto a terra alcuni velivoli di nuova generazione, mentre il costruttore Airbus è stato costretto a rinviare diverse consegne. La flotta operativa di Ita Airways, dunque, si è rivelata più piccola del previsto, e ciò ha rallentato i piani di espansione sui collegamenti intercontinentali; e ciò proprio mentre all’aeroporto Milano Malpensa è stato deciso l’ampliamento dei “diritti di quinta libertà”, che comporta il permesso per vettori stranieri di aumentare i collegamenti internazionali tra Italia e Paesi stranieri.

Ci sono poi la digitalizzazione e l’intelligenza artificiale a complicare ulteriormente il quadro lavorativo: alcune attività amministrative e organizzative saranno automatizzate, e parte dei programmi e delle strutture verranno messe a disposizione dalla casa madre Lufthansa, eliminando i doppioni che si verranno a creare. Ita Airways comunica inoltre che sarà ampiamente utilizzata l’intelligenza artificiale agentica, capace di svolgere autonomamente alcuni compiti, e perciò necessiterà l’assunzione di alcune figure specializzate nell’automazione e nel machine learning. Da qui il tema dei percorsi di formazione o riqualificazione annunciati dall’azienda, che presenterà ai sindacati un piano formativo per “ricollocare internamente, anche tra reparti diversi, una significativa parte di personale”.

L'articolo Ita Airways avvia procedura di licenziamento collettivo per 226 lavoratori: tra le cause guerra, costo carburante e AI proviene da Il Fatto Quotidiano.

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“Ragazzi, pubblicate solo ciò che avete visto e fotografato, l’AI crea immagini bellissime ma sono opere di fantasia. Mi fanno ridere i bastoncini per i selfie”: il monito di Steve McCurry

“La fotografia comincia dall’attenzione. Prima di prendere in mano la macchina fotografica, dobbiamo fermarci, ascoltare e lasciare a una persona o a un luogo il tempo di rivelare qualcosa di sé”. È un manifesto di pazienza, antropologia visiva e difesa della verità quello che Steve McCurry affida alle pagine di Repubblica, in una densa intervista rilasciata alla vigilia della sua nuova avventura espositiva italiana. Le riflessioni del settantaquattrenne autore della celebre “Ragazza afghana” fanno infatti da cornice a “Steve McCurry workshop spirituality“, la mostra con la direzione creativa del maestro e la curatela di Paul Henry Robb, ospitata dal 30 ottobre al 10 gennaio 2027 all’Accademia di Belle Arti “Pietro Vannucci” di Perugia (ingresso gratuito dal giovedì alla domenica). Il progetto è il frutto di un workshop immersivo svoltosi la scorsa estate in Umbria, in cui McCurry ha guidato sette fotografi professionisti e due studenti dell’Accademia attraverso le aree interne della regione, dalla Valnerina all’Orvietano, fino al Trasimeno e alla Media Valle del Tevere.

Il celebre fotografo americano sfrutta l’occasione per tracciare una linea di demarcazione netta tra il suo mestiere e la deriva digitale contemporanea: “L’IA può produrre immagini bellissime, ma in questo caso diventano un’opera di fantasia. E bisognerebbe dichiararlo. Regolare la luce, i colori, i contrasti non è lo stesso che inventare elementi. Una testimonianza fotografica reale va oggi più che mai tutelata. Ragazzi, pubblicate solo ciò che avete visto e fotografato“. “L’Umbria è la terra della spiritualità che ne permea luoghi, personaggi e la vita quotidiana“, spiega McCurry a Repubblica. “Il mio progetto voleva essere un’esplorazione fotografica sulla dimensione spirituale nei luoghi di fede, nella dignità dei gesti quotidiani, nella luce e nel legame tra le persone e la terra. In Umbria, la spiritualità affiora nella vita quotidiana: in un gesto, in un volto, in uno squarcio di luce. Il workshop è nato da questo tipo di attenzione che non può non chiedere molta pazienza”.

Il percorso espositivo restituisce questa ricerca sdoppiandosi su due livelli: il piano terra dell’Accademia accoglierà le nove indagini autonome sviluppate dai partecipanti al workshop, mentre la Pinacoteca ospiterà trenta scatti inediti del maestro americano, affiancati a una selezione di immagini storiche catturate durante i suoi passati soggiorni nel “cuore verde” d’Italia.

Ma al di là dell’indagine sul territorio, l’intervista svela un McCurry intimamente trasformato dalla paternità. Legatissimo all’Italia sin dal 1969, ha scelto di chiamare la sua unica figlia Lucia, che oggi ha 8 anni. E proprio lei è diventata il centro di gravità che ha modificato il suo modo di vivere e lavorare, ancorandolo al verbo “restare“. “Da quando ho mia figlia sono molto più stanziale per poterla vivere e immortalare in ogni suo attimo”, confida il fotografo. “La prima volta che ho scattato una foto a Lucia è stato un secondo dopo la sua nascita, l’ultima un’ora fa. L’arrivo di Lucia ci ha cambiato la vita. Da quando c’è mia figlia il mio modo di puntare l’obiettivo sul mondo e di viverlo in generale è diverso: una volta, fotografando, pensavo soprattutto a me stesso, alle mie emozioni, alle mie reazioni. Ora non riesco a non pensare che la realtà che fotografo sarà quella che lasceremo a lei”.

Un senso di responsabilità intergenerazionale che lo porta a inquadrare la fotografia moderna senza snobismi tecnologici, assolvendo i telefoni cellulari ma condannando severamente le falsificazioni. “Penso sia bene che ognuno abbia la possibilità di riprendere ciò che ci circonda. Mi fanno solo un po’ ridere i bastoncini per i selfie“, ironizza McCurry. “La smania di fissare il momento non deve sottrarci tempo, ma arricchirlo, eventualmente. Le fotografie circolano molto più velocemente e arrivano dappertutto, e io continuo ad avere fiducia nel potere di raccontare una storia con le immagini. Si tratta di osservare persone, culture e tradizioni e di preservare quei momenti come parte della nostra storia collettiva. In questo senso, la fotografia è sia arte che documentazione”. E come tale, conclude il maestro, deve rimanere saldamente ancorata alla realtà.

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