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Lagarde si dimette dalla BCE, lascia in anticipo la presidenza dal 7 febbraio 2027

Christine Lagarde lascia la presidenza della Banca Centrale Europea. Lo ha comunicato in una nota diffusa giovedì 29 ottobre nella quale informa il Consiglio direttivo e il presidente del Consiglio europeo António Costa che lascerà l’incarico nel 2027, precisamente il 7 febbraio.

L’addio arriva in anticipo rispetto alla scadenza naturale del mandato, fissata al 31 ottobre 2027. La notizia arriva a poche ore dalla decisione sui tassi di politica monetaria e in un momento nel quale l’UE deve fare i conti con un’inflazione che viaggia su percentuali elevate.

Lagarde si dimette in anticipo dalla BCE

In un comunicato arrivato a Francoforte nella mattinata di giovedì 29 ottobre 2026, Christine Lagarde ha annunciato le dimissioni dalla presidenza della Banca Centrale Europea.

Lascerà l’incarico il 7 febbraio 2027, con circa nove mesi di anticipo sulla scadenza del mandato. Infatti Lagarde si era insediata il 1° novembre 2019 e avrebbe dovuto chiudere i suoi otto anni di mandato, non rinnovabile, il 31 ottobre 2027.

Come e quando si sceglierà il successore di Lagarde

Per la nomina del successore di Christine Lagarde bisognerà attendere gli svariati passaggi burocratici della macchina europea. La nomina finale, come indicato dall’articolo 283 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, spetta comunque al Consiglio europeo.

Il percorso però ha diversi passaggi. In breve:

  • il Consiglio dell’Unione europea formula una raccomandazione;
  • vengono consultati il Parlamento europeo e il Consiglio direttivo della Bce;
  • vengono consultati i leader dei Paesi che hanno l’euro.

Il parere dell’Eurocamera non è vincolante e alla fine la scelta avviene a “maggioranza qualificata”.

La Bce ha già spiegato in una nota che “il successore della presidente Lagarde sarà nominato dal Consiglio europeo secondo la procedura di nomina prevista dall’articolo 283 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea”.

Cosa cambia per tassi, mutui e risparmi dopo le dimissioni di Lagarde

Fino a febbraio 2027, non dovrebbero esserci cambiamenti nella linea della BCE dettata dalla presidente dimissionaria. In genere un cambio al vertice potrebbe portare una temporanea volatilità sui mercati, soprattutto per comprendere al meglio quale potrebbe essere la linea futura del successore di Christine Lagarde.

Per mutui e risparmi, non ci sono effetti dovuti alle dimissioni della presidente della BCE. Si tratta di fattori che vengono stabiliti in base all’andamento Euribor per i tassi variabili e IRS per i tassi fissi e ovviamente anche a seconda delle decisioni prese dal Consiglio direttivo.

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Assegno unico 2027, aumenti e nuove soglie Isee: quanto spetterà alle famiglie e quando arriveranno i soldi

L’Assegno unico e universale sarà rivalutato nel 2027 in base all’andamento del costo della vita. L’adeguamento riguarderà sia gli importi riconosciuti alle famiglie sia le soglie Isee utilizzate per calcolare il beneficio. La rivalutazione annuale alla variazione dell’indice di inflazione per le famiglie di operai e impiegati è prevista dall’articolo 4, comma 11, del decreto legislativo 230 del 2021. Gli importi aggiornati saranno definiti ufficialmente a fine anno con un decreto ministeriale e comunicati dall’Inps. Nell’attesa, vediamo quali sono le ipotesi basate su una rivalutazione del 2,9%, la stima dell’inflazione acquisita per il 2026.

Lo slittamento delle soglie Isee

L’adeguamento all’inflazione comporta anche una revisione delle soglie Isee utilizzate per determinare l’importo dell’Assegno unico. L’obiettivo è evitare che gli aumenti nominali dei redditi riducano il beneficio spettante alle famiglie. In base alle proiezioni, la soglia Isee per ottenere l’importo massimo salirebbe a circa 17.975,10 euro, rispetto ai precedenti 17.468,51 euro. Il limite oltre il quale spetta soltanto la quota base passerebbe invece a 47.933,60 euro, dai precedenti 46.582,71 euro.

I nuovi importi dell’Assegno unico

L’adeguamento riguarderebbe anche gli importi mensili della prestazione. Per i figli minorenni, la quota massima salirebbe a 209,70 euro al mese, rispetto agli attuali 203,80 euro. Per le famiglie che superano la soglia Isee prevista per l’importo massimo, o che non presentano una dichiarazione valida, la quota minima passerebbe da 58,30 a 60 euro mensili per figlio. Per i figli tra i 18 e i 21 anni, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, l’importo massimo salirebbe a 102 euro al mese.

Le maggiorazioni per le famiglie

La rivalutazione interesserebbe anche le maggiorazioni previste per alcune tipologie di nuclei familiari. Per i figli successivi al secondo, il contributo aggiuntivo salirebbe a 102 euro mensili per ciascun figlio, mentre la maggiorazione riconosciuta alle famiglie in cui entrambi i genitori lavorano arriverebbe a 35,90 euro al mese per ciascun figlio minorenne.

Quanto aumenterebbe l’assegno per una famiglia con tre figli

Gli effetti sarebbero più evidenti per le famiglie con più figli minorenni e un Isee nella fascia più bassa. Per un nucleo con tre figli, l’incremento della quota ordinaria sarebbe pari a 17,70 euro al mese, a cui si aggiungerebbero 2,90 euro per la maggiorazione relativa al terzo figlio. L’aumento complessivo ammonterebbe quindi a 20,60 euro al mese, pari a circa 247 euro nell’arco di un anno. L’importo potrebbe aumentare ulteriormente per le famiglie che hanno diritto anche alla maggiorazione per entrambi i genitori lavoratori.

Quando arriveranno gli aumenti e come rinnovare l’Isee

Gli importi aggiornati decorreranno dal primo gennaio, ma i nuovi valori dovranno essere recepiti dall’Inps attraverso gli aggiornamenti amministrativi previsti. Gli eventuali arretrati potrebbero quindi essere corrisposti con i pagamenti dei mesi successivi. Per ottenere l’importo dell’Assegno unico calcolato sulla propria situazione economica, le famiglie dovranno presentare una nuova Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) per il calcolo dell’Isee. In assenza di un Isee valido, l’assegno viene generalmente erogato nella misura minima, ferma restando la possibilità di ottenere gli importi spettanti dopo la presentazione della dichiarazione entro i termini previsti.

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