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Sanità, scoppia la polemica sui fondi in manovra. Regioni e medici contro il governo: “Risorse insufficienti”

La Sanità è il primo terreno di scontro sulla manovra del governo Meloni. Regioni, medici e opposizioni denunciano che le risorse annunciate non bastano e che i voucher da 300 euro per gli anziani favoriranno il ricorso alle strutture private a scapito degli ospedali pubblici. I numeri: per il 2027 il Fondo sanitario nazionale raggiungerà 146,3 miliardi, con un incremento di 3,4 miliardi. Ma uno era già stato stanziato nella precedente legge di bilancio: le nuove risorse sono dunque 2,4 miliardi, contro i 6,8 chiesti dalle Regioni e i 5,5 indicati dallo stesso ministro della Salute Orazio Schillaci. A questi stanziamenti si aggiungono 1,6 miliardi per i voucher sanitari destinati appunto agli ultrasettantacinquenni con pensioni fino a 28mila euro, per aiutarli a pagare prestazioni non coperte dal servizio pubblico, che però non vanno confusi con finanziamenti diretti agli ospedali. La maggioranza, ovviamente, difende la manovra rivendicando “stanziamenti record”. L’ultimo è Federico Mollicone, deputato di Fratelli d’Italia: “Chi afferma che abbiamo preferito investire nelle armi anziché nella sanità mente sapendo di mentire”. E ricorda che il Fondo è passato da circa 125,4 miliardi nel 2022 a quasi 143 nel 2026, oltre 17 miliardi in più. Le cifre tornano, ma il record che raccontano è soltanto nominale: l’inflazione ha assorbito parte degli aumenti e l’incidenza del Fondo sul Pil è scesa dal 6,27% del 2022 al 6,14% del 2026. Secondo la Fondazione Gimbe, mantenendo costante la quota di ricchezza nazionale destinata alla sanità, nel quadriennio 2023-2026 il servizio pubblico avrebbe ricevuto complessivamente 18,8 miliardi in più.

Secondo Nino Cartabellotta, presidente di Gimbe, con la nuova finanziaria “addirittura torniamo indietro”. Il problema è anche come vengono presentati i finanziamenti. Il bonus da 300 euro, spiega, “non può essere cumulato all’interno del Fondo sanitario nazionale”. Si tratta infatti di “un sussidio a parte, le cui modalità di utilizzo mi lasciano molto perplesso”. Se servisse a pagare prestazioni già garantite dal servizio pubblico, aggiunge, “non va bene per nulla”. Il timore è che lo Stato finisca per sovvenzionare il ricorso al privato senza risolvere le cause delle liste d’attesa. Le perplessità arrivano anche dalla Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo). Il presidente Filippo Anelli riconosce che il finanziamento raggiunge una cifra “storica”, ma ricorda che “i professionisti chiedevano un intervento straordinario per sbloccare le assunzioni e soprattutto allineare gli stipendi alla media europea”. E avverte: “Nel 2027 arrivano 3,4 miliardi che copriranno sicuramente gli aumenti dei costi energetici, ma non consentiranno altri interventi, per esempio per la riduzione delle liste d’attesa”. Sul sostegno alle persone fragili, tuttavia, apre a un possibile utilizzo delle risorse per consentire ai cittadini meno abbienti di ottenere prestazioni quando le attese nel pubblico diventano eccessive.

Critiche alla manovra arrivano anche da Michele de Pascale, presidente dell’Emilia-Romagna, che chiama alla mobilitazione anche i governatori regionali di centrodestra. “Rompono l’universalità, aumentano l’iniquità. C’è la volontà di distruggere il sistema sanitario pubblico”, ha detto in un’intervista a Repubblica. E sui voucher da 300 euro avverte: “Di fatto segna la resa dell’universalità del servizio sanitario e prova a nasconderne il fallimento dietro al piccolo bonus”. Per de Pascale, il governo ha preferito interventi di consenso agli investimenti necessari per garantire le cure. Teme anche uno scontro tra Nord e Sud per spartirsi risorse insufficienti e fa un appello ai colleghi: “Non guardare all’appartenenza politica e dare battaglia in modo unitario per cambiare questo pezzo di manovra sanitaria”. All’attacco della manovra va tutta l’opposizione, dal M5s a Iv, da Avs al Partito democratico. L’ex ministra Beatrice Lorenzin denuncia: “Un bonus non assume un infermiere e non prende in carico un malato cronico”. La responsabile Salute del Pd, Marina Sereni, accusa invece il governo di destinare alla sanità pubblica meno della metà delle risorse richieste dal ministro Schillaci: “Con queste cifre, che sembrano peraltro in parte già vincolate, non si coprono i costi del rinnovo dei contratti, dell’aumento dell’energia, dei farmaci più moderni e innovativi”. La conclusione è un’accusa politica: “Il Governo Meloni dimentica e abbandona chi soffre, dà uno schiaffo ai professionisti sanitari e sociosanitari del SSN e fa i regali alla sanità privata”.

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Non mi sembra che la manovra di Meloni affronti i problemi reali del Paese

L’Italia sta vivendo un grande momento di difficoltà economico e sociale. Non pretendo che i miei testi stimolino la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni a compiere una reale inversione di marcia che consiste nel guardare in faccia i problemi reali del paese, ma speravo che qualche politico occasionalmente li leggesse e si mettesse in discussione o perlomeno capisse che investire nel sociale non significa sprecare delle risorse economiche, ma al contrario, si rende l’Italia pronta ad accogliere le sfide che ci attendono. Non mi sembra che i provvedimenti previsti nella legge di bilancio presentata ieri sia il modo adeguato ad affrontare i problemi reali del paese, anzi mi sembra quasi una beffa.

L’Italia, per quanto riguarda le disuguaglianze e la povertà, è messa peggio di 15 anni fa: se non si investe nei giovani con dei progetti concreti che li stimolino a restare, il nostro paese non avrà futuro. I giovani vanno ascoltati, va data loro la possibilità di sviluppare le proprie potenzialità e non di certo nella compravendita di armi che contribuisce alla loro crescita e si infonde la speranza in un futuro migliore.

Non riesco a comprendere come Giorgia Meloni e il suo governo non voglia vedere la realtà, la maggior parte delle famiglie non riesce più a fare la spesa né a pagare le bollette, “le politiche dei bonus” non reggono più e anzi credo che per molte famiglie sia diventato avvilente pensare solo di dover farne richiesta, servono aiuti più corposi e ben strutturati.

Credo che fin tanto che chi ci governa rimane arroccato all’interno dei propri palazzi a tutelare solo i propri interessi, il Popolo ha il dovere di manifestare e chi governa dovrebbe considerare quelle proteste un momento di riflessione per cambiare direzione, e le misure repressive non servono a nulla. Spero (anche se ormai ho perso le speranze) il governo Meloni impari ad ascoltare i bisogni reali del nostro paese.

Io continuerò sempre a dare voce alle vostre storie, sempre a titolo gratuito.

Per segnalarmi le vostre storie scrivete a: raccontalatuastoria@lucafaccio.it

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