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“Lavoriamo per 700 euro al mese ma il governo si indigna solo per qualche vetrina rotta”: le voci della piazza di Napoli

A Napoli più di 20mila persone tra studenti e lavoratori hanno partecipato allo sciopero generale indetto dal sindacato Usb contro carovita e spese militari. “In questo momento in tutta Europa – ci dice uno dei manifestanti – c’è una ripresa delle manifestazioni giovanili dappertutto in Francia, in Spagna e in Albania e pensiamo ci sia un vento nuovo di giovani che vogliono lottare per un futuro migliore che questo sistema non può più assicurare. Oggi scioperano i lavoratori ma scioperano anche gli studenti perché c’è la necessità di unire le forze ispirandosi a quello che fu il ’68, un periodo di grande trasformazione della società e di lotta contro un sistema marcio che adesso è più marcio di prima”.

I manifestanti partiti da Piazza Mancini intonando slogan contro il governo hanno tentato di accedere alla Stazione Centrale partenopea, ma l’enorme dispiegamento delle forze dell’ordine ha impedito loro l’accesso. “Oggi in piazza c’è un pezzo di Paese che non è rappresentato – spiega Giuliano Granato portavoce di Potere al Popolo – un pezzo di Paese di cui non si ascolta mai la voce ed è la voce di chi lavora a 700 euro al mese, abbiamo letto editoriali su qualche vetrina rotta ma mai nulla su chi non arriva più nemmeno alla terza settimana del mese e il governo di fronte a tutta questa gente ha risposto solo con la repressione, otto pacchetti sicurezza e nessun decreto sui salari, sul caro affitti e sul costo della vita in generale. Ma – conclude Granato – non è con il manganello che si governa un paese e soprattutto non è con il manganello che si danno risposte a migliaia di cittadini in piazza e alle ragioni profonde che stanno dietro a questa protesta e a questo malessere diffuso che oggi riguarda sia lavoratori che studenti”.

Nel corso del corteo un’immagine raffigurante la premier Giorgia Meloni e la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini è stata data alle fiamme. Il corteo ha poi cambiato percorso per dirigersi verso il porto commerciale mandando di fatto in tilt il traffico cittadino per tutta la mattinata e bloccando i varchi autostradali. Qui un gruppo di studenti ha appiccato il fuoco ad un carro armato di cartapesta e a delle finte banconote da 100 euro proprio davanti alle forze dell’ordine schierate in assetto antisommossa. “E’ un gesto simbolico – ci spiega una manifestante – per dire che i miliardi che i governi stanno bruciando in armi dovrebbero essere impiegati per i salari, per le scuole e per il welfare”.

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Toffoli nega ida de Filipe Martins para o regime semiaberto

O ministro Dias Toffoli, do STF (Supremo Tribunal Federal), rejeitou o pedido da defesa de Filipe Martins para que ele passasse ao regime semiaberto.

O ex-assessor para Assuntos Internacionais de Jair Bolsonaro (PL) foi condenado pela Primeira Turma do Supremo a 21 anos de prisão pela trama golpista.

A defesa de Martins entrou com um pedido num mandado de segurança de relatoria do ministro Luiz Fux, que tratava do descredenciamento de um fotógrafo pela CPMI do 8 de Janeiro. Os advogados alegavam que a prisão de Martins em regime fechado ocorria de forma ilegal ou por motivos juridicamente questionáveis.

“A petição formulada revela-se manifestamente inepta e procedimentalmente ininteligível. A peça cumula pretensões de execução penal como readequação de dosimetria e progressão de regime prisional, com pedidos impreciso de concessão de habeas corpus de ofício, de ingresso como amicus curiae e de arguição de nulidade por suposta investigação exploratória (fishing expedition) derivada de outros feitos, tudo veiculado em sede de mera petição incidental em processo alheio”, argumentou o magistrado na decisão.

Martins responde por cinco crimes imputados na denúncia da PGR (Procuradoria-Geral da República):

  • Organização criminosa armada;
  • Tentativa de abolição violenta do Estado Democrático de Direito;
  • Golpe de Estado;
  • Dano ao patrimônio da União;
  • e deterioração de bem tombado.

Segundo a condenação, Martins teria apresentado a Bolsonaro a “minuta do golpe”, documento que instauraria medidas excepcionais para mantê-lo no poder.

Também teria ajustado o texto a pedido do ex-presidente, incluindo um pedido de prisão do ministro Alexandre de Moraes, e participado de reuniões com comandantes das Forças para tentar convencê-los do golpe.

Em voto, Moraes afirmou que ficou amplamente comprovada a participação de Filipe Martins na organização criminosa e na elaboração da chamada minuta golpista.

“Não há nenhuma dúvida”, afirmou o ministro. Moraes citou a colaboração de Mauro Cid, depoimentos de comandantes militares e registros de entrada de Filipe Martins no Palácio da Alvorada como provas.

A CNN Brasil entrou em contato com a defesa de Filipe Martins e aguarda um retorno. O espaço segue aberto para manifestação.

 

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Corteo a Napoli, bruciato un carro armato di cartone per protesta contro la spesa militare

Un carro armato di cartone – con dei soldi finti e il volto di Giorgia Meloni – è stato dato alle fiamme dai manifestanti del corteo di Napoli contro il carovita e la politica del riarmo. “È un gesto simbolico“, dicono i promotori schierati proprio davanti all’ingresso dell’autostrada in via Reggia di Portici. Di fronte a loro le forze dell’ordine in assetto anti sommossa per impedire l’accesso all’autostrada. Alle spalle degli agenti anche quattro camionette blindate di polizia e carabinieri. Un gruppo di manifestanti sta continuando a percorrere via Reggia di Portici, andando in direzione dell’uscita dell’autostrada.

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Napoli, manifestanti portano cornetti e sfogliatelle alle forze dell’ordine: “Gesto per abbassare le barriere”

Durante la protesta in zona porto, in via Reggia di Portici, a Napoli alcuni manifestanti hanno deciso di portare cornetti, graffe e sfogliatelle alle forze dell’ordine in servizio. A parlare è proprio uno dei manifestanti: “Sì, abbiamo deciso di portare sfogliatelle, cornetti, graffe alle forze dell’ordine. È un gesto che serve per abbassare le barriere. Abbiamo visto tante cose brutte nelle manifestazioni, hanno usato tanta violenza per screditare le cose che portavamo in piazza e non è una cosa giusta“, spiega l’intervistato. “La maggior parte siamo tutte brave persone, lavoriamo, andiamo all’università e abbiamo i nostri problemi. E non dobbiamo prendercela con le forze dell’ordine, perché anche loro fanno benzina, fanno la spesa, hanno i figli. E come dicevo prima, sono angeli, perché comunque ci tutelano, mettono tutto in sicurezza. E quindi dobbiamo abbassare un po’ questa barriera d’odio che si è creata. Grazie mille”, ha concluso.

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Napoli, bruciate le immagini di Meloni e Bernini durante lo sciopero generale

Bruciate le immagini di Meloni e Bernini a Napoli durante lo sciopero generale. Gli studenti e le studentesse del CAU (collettivo autorganizzato universitario), durante il grande corteo regionale indetto dall’unione sindacale di base contro carovita, guerra e carobenzina hanno dato fuoco ad un’immagine rappresentante la premier Giorgia Meloni e la Ministra dell’università Annamaria Bernini mentre stringono le mani del famoso omino simbolo del gioco di società Monopoly.

Gli studenti hanno spiegato le ragioni del loro gesto: “I prezzi dei beni di prima necessità sono triplicati, la benzina è diventata un bene di lusso, i trasporti funzionano sempre peggio, lo stipendio – quando c’è – non basta più, e invece di ricevere risposte concrete dall’attuale governo vediamo solo tappeti rossi alla speculazione edilizia”.

La critica principale mossa dai giovani del CAU è proprio rivolta all’attuale piano di edilizia studentesca voluto dal governo Meloni nel PNRR: “Siamo stufi di continuare ad assistere a politiche di privatizzazione e di definanziamento del settore universitario, paghiamo affitti che raggiungono i 700€ per una camera singola nelle grandi città universitarie e l’unica risposta di questo governo è investire miliardi del PNRR per la costruzione di studentati di lusso privati in cui solo il 30% dei posti è a prezzi calmierati e che coprono meno del 5% del numero di fuorisede in Italia”.

Infine, concludono: “Noi vogliamo una vita degna, una vita bella, chiediamo che il totale degli investimenti PNRR siano destinati alla sola costruzione di studentati pubblici al 100%, un calmiere sui prezzi degli affitti delle nostre città e extra tassazione dei multiproprietari che nelle nostre città posseggono decine di case e le tengono sfitte”.

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